ERIDANO SCHOOL - Astrologia e dintorni
 
La dipendenza affettiva ed emotiva
a cura di Fassio Lidia
Inserito il su Eridano School - Astrologia e dintorni
 
Questa particolare forma di dipendenza è sempre esistita ma, solamente negli ultimi anni se ne parla con sempre più frequenza per cui molte più persone hanno la possibilità di comprendere che, certi comportamenti, che apparentemente sembrano dettati dall’amore, sono in realtà, dovuti ad una forma di dipendenza mai risolta.

Quando si usa il termine “dipendenza” occorre subito pensare che, chi ne è affetto cerca, attraverso un surrogato, di ottenere qualcosa di cui avverte la mancanza. Alla base c’è sempre la ricerca di felicità, di completezza, di uno stato paradisiaco che è possibile risolvere solamente nell’infanzia in quella fase in cui qualcuno ha soddisfatto in modo sano i bisogni del bambino accompagnandolo poi pian piano a trovare modalità per soddisfarli in prima persona; non a caso astrologicamente le dipendenze hanno a che fare con la Luna e con Venere nei suoi rapporti con Nettuno in cui vi è un misto di trasfigurazione della realtà, di vuoto affettivo e di problematicità nel gestire il lato emozionale che, per l’appunto, ha a che fare con i bisogni e con gli attaccamenti.

La dipendenza è una sorta di “processo” che inizialmente parte con la ricerca di una gratificazione che deve arrivare dall’esterno, attraverso una persona o una sostanza che sembra riempire quel vuoto rimasto dagli stadi infantili non ben superati; ovviamente la gratificazione è vista in modo idealizzato e non reale. Via via però chi è in uno stato di dipendenza perde completamente il controllo del suo bisogno fino a giungere ad un allontanamento dalla realtà per cui, il soggetto stesso, non è più in grado di resistere ai suoi desideri e a ciò che considera la fonte di gratificazione.

In genere la dipendenza di cui stiamo parlando riguarda sia la parte emotiva che quella affettiva e costringe i soggetti che ne sono affetti a restare intrappolati in rapporti altamente distruttivi e disfunzionali che nulla hanno a che fare con l’amore.
La relazione tra Luna e Venere indica proprio il passaggio dallo stato di “bisogno” in cui si cerca qualcosa attraverso l’altro a quello di “relazione” in cui l’altro è la persona con cui costruire, scambiare e mettere in comune ciò che si ha e si è. Il primo archetipo indica uno stato di incompletezza (precedente all’identità), il secondo rappresenta una maturazione ed una completezza interna che permette di essere un individuo a tutti gli effetti.
Nel caso della donna affetta da questa dipendenza, ci troviamo di fronte ad una sorta di Cenerentola che non ha alcun valore e che si sente relegata in un ruolo di secondo piano in attesa che qualcuno possa “salvarla” dalla condizione in cui si trova e, in virtù di questo, vive all’ombra di un’identità altrui giacchè è incapace di bastare a sé stessa e di vivere se non attraverso il valore o l’appoggio di un altro essere umano (surrogato della madre).
Questo automaticamente porta a pensare.. che vi siano stati dei gravi problemi che hanno minato in fondo l’autostima e il valore personale, lasciando uno stato di bisogno pressochè totale sotto il profilo emotivo ed affettivo ed una incapacità di scegliere ciò che può essere salutare per sé.
In pratica è una persona che manca di un rapporto con sé stessa e, nella maggioranza dei casi, c’è anche una vera carenza sul piano relazionale – incapacità di scambio - per cui vive uno stato di disperazione e di solitudine causate dal suo vuoto interno. Da qui nasce l’idea che un’altra persona – l’amato – possa essere la fonte di quella gratificazione e di quel riempimento che non può giungere da sé. Con questo pensiero di base l’altro finisce per essere visto come una fonte di rassicurazione, contenimento e gratificazione sempre più totalizzante che, ovviamente, non si può perdere.

In pratica la dipendenza consente una reiterata fuga da sé stessi il che svuota sempre più e genera ansia e depressione che, apparentemente, vengono placate solamente in presenza di un’altra persona che ami e sostenga. Il punto è che, dato che il problema è personale, non può essere spostato all’esterno ed in effetti, chi è dipendente finisce non solo per svuotare sé stesso, ma per svuotare anche l’altro che si sente fagocitato e obbligato a fare un ruolo che sente assolutamente improprio.
In pratica queste donne versano in uno stato di bisogno che viene placato solamente in presenza delle attenzioni di un compagno; tuttavia, al suo interno c’è molta fragilità e non essendoci autostima, c’è anche la paura costante di essere abbandonati, dovuta questa al fatto che un lato di sé pensa di non essere in grado di stare in relazione e di non potersi garantire un sano rapporto d’amore.
Questo porta il soggetto a mettersi in condizione di accettare situazioni svilenti e compromessi assurdi pur di restare a fianco di qualcuno; è uno stato di aggrappamento che, inevitabilmente, conduce a totali fallimenti della relazione.
La persona dipendente sembra vivere “in funzione di un altro ma in realtà non può vivere senza l’altro” e questo annienta il rapporto che viene svuotato totalmente di contenuti, di slanci e di quella sana individualità che ne è alla base e che permette la crescita.
Queste donne finiscono per rinunciare a qualunque altra forma di rapporto puntando tutto sulla relazione di coppia che, come ben sappiamo, non può essere l’unica fonte di gratificazione a meno di non distruggerla.

Questa modalità finisce per far sentire la donna “vittima” giacchè non riesce a rendersi conto che, ogni volta, entra in un vortice sempre uguale: non sa stare da sola, si sente inadatta e insoddisfatta perché non si dà valore per cui si butta a capofitto in una relazione dietro l’altra a cui si aggrappa, accetta situazioni impossibili che fanno naufragare il rapporto naufraga e, in questo modo, la persona ottiene la conferma di non essere in grado di essere amata.
Questa modalità riguarda più i rapporti Venere Saturno in cui, il bisogno di amore è fortissimo ma è altrettanto forte (anche se inconscia) la sensazione di non essere in grado di amare perché non si ha valore e si è inadeguati.
Di solito però l’analisi delle motivazioni che portano sempre allo stesso finale non viene fatta per cui la persona si concentra sull’idea di aver incontrato “l’uomo sbagliato” e questo consente di rifare sempre la stessa esperienza e di arrivare sempre alle stesse conclusioni.

La dipendenza dà il meglio di sè nel momento in cui l’altro, il partner se ne vuole andare e vuole mettere fine al rapporto: li’ si apre il baratro e il soggetto dipendente comincia a fare i salti mortali pur di mantenere il legame, si annulla, si sottomette, implora e si condanna all’infelicità. La motivazione è chiara: senza l’oggetto di appoggio la persona non esiste perché non c’è alcun valore e nessuna identità per cui bisognerà trattenerlo ad ogni costo.

Si tratta di persone che hanno un forte bisogno degli altri e, soprattutto, dello sguardo degli altri; devono piacere anziché piacersi; devono essere accettate anziché accettarsi e in tutto questo vediamo come l’archetipo di Venere sia disatteso e vissuto solamente nella sua forma “ombra”.

In effetti Venere e la Luna sono pianeti “personali” che ci ricordano che ciò che rappresentano dovrà essere soddisfatto in prima persona; laddove si continua a pensare che i bisogni debbano essere soddisfatti da qualcuno di esterno e che il valore saranno gli altri a darcelo, le difficoltà diventeranno via via sempre più evidenti il che porterà ad un annullamento totale di sé stessi oltre che ad una sofferenza costante.

La persona “dipendente” è vittima di una vera e propria “ossessione d’amore”, di un continuo pensare all’altro che nasce da un bisogno costante di appoggio e, si gioca anche nel controllo della vita dell’altro per potersi rassicurare emotivamente: non può pensare a sé stessa e non può lasciare la libertà perché non è in grado di averla o di pensarla neppure per sé stessa e così continua a pensare e ad agire in virtù dell’altro ma non per amore, bensì per il bisogno che ha che porta a legare il partner a sé per una pura questione di sopravvivenza emotiva. Se riesce a far suoi i bisogni dell’altro, se entra nei progetti dell’altro, se si assume le colpe dell’altro, pensa che non potrà mai essere lasciata: una forma di dipendenza – spesso molto celata – è quella di pensare di essere indispensabili; in fondo è un modo per assicurarsi che l’altro non si potrà allontanare. Anche questa forma è più legata a Saturno che a Nettuno.
Entrambi gli archetipi però, pur con modalità che apparentemente sembrano opposte, indicano una imperfetta capacità di affrontare la vita in prima persona.
La modalità saturniana porta però ad unirsi a partner sempre in difficoltà; la motivazione sottostante però non arriva alla coscienza giacchè sarebbe inaccettabile; in effetti si ritiene che non si possa aspirare a niente di meglio per cui ci si accontenta e si ripiega su altre persone che, in qualche modo, sono anch’esse dipendenti. Questi soggetti mancano di integrità e di valore: in una parola, si sentono inadeguati ed hanno imparato a “fare” come surrogato dell’amore. A questo si aggiunge spesso l’educazione sbagliata che tende a far credere che le donne debbano sempre dare e che debbano sacrificarsi nel rapporto.
Nonostante il mondo sia cambiato sono ancora tante le donne che vivono questa situazione perchè hanno visto la propria madre sacrificarsi costantemente nel rapporto a causa degli stessi problemi che passano poi in eredità alla figlia.

La dipendenza affettiva porta spesso a sottomettersi a rapporti violenti: sono tante le donne che, dopo aver tentato magari di separarsi da un partner violento, si sentono così fragili, indifese e senza valore da finire per ritornare con il loro aggressore, certe di non poter aspirare a nulla di meglio.

Bisogna per prima cosa pensare che l’amore non è niente di tutto questo ma è un sentimento che rende liberi e che può esistere solo laddove c’è un reale valore di sé cosa che, tra l’altro, porta anche a dare il giusto valore all’altro.
Il bisogno rende così empatici da essere scambiato per amore e per reale interesse per l’altro che, invece, diventa solamente una boa a cui aggrapparsi per non morire annegati.









Quando si usa il termine “dipendenza” occorre subito pensare che, chi ne è affetto cerca, attraverso un surrogato, di ottenere qualcosa di cui avverte la mancanza. Alla base c’è sempre la ricerca di felicità, di completezza, di uno stato paradisiaco che è possibile risolvere solamente nell’infanzia in quella fase in cui qualcuno ha soddisfatto in modo sano i bisogni del bambino accompagnandolo poi pian piano a trovare modalità per soddisfarli in prima persona; non a caso astrologicamente le dipendenze hanno a che fare con la Luna e con Venere nei suoi rapporti con Nettuno in cui vi è un misto di trasfigurazione della realtà, di vuoto affettivo e di problematicità nel gestire il lato emozionale che, per l’appunto, ha a che fare con i bisogni e con gli attaccamenti.

La dipendenza è una sorta di “processo” che inizialmente parte con la ricerca di una gratificazione che deve arrivare dall’esterno, attraverso una persona o una sostanza che sembra riempire quel vuoto rimasto dagli stadi infantili non ben superati; ovviamente la gratificazione è vista in modo idealizzato e non reale. Via via però chi è in uno stato di dipendenza perde completamente il controllo del suo bisogno fino a giungere ad un allontanamento dalla realtà per cui, il soggetto stesso, non è più in grado di resistere ai suoi desideri e a ciò che considera la fonte di gratificazione.

In genere la dipendenza di cui stiamo parlando riguarda sia la parte emotiva che quella affettiva e costringe i soggetti che ne sono affetti a restare intrappolati in rapporti altamente distruttivi e disfunzionali che nulla hanno a che fare con l’amore.
La relazione tra Luna e Venere indica proprio il passaggio dallo stato di “bisogno” in cui si cerca qualcosa attraverso l’altro a quello di “relazione” in cui l’altro è la persona con cui costruire, scambiare e mettere in comune ciò che si ha e si è. Il primo archetipo indica uno stato di incompletezza (precedente all’identità), il secondo rappresenta una maturazione ed una completezza interna che permette di essere un individuo a tutti gli effetti.
Nel caso della donna affetta da questa dipendenza, ci troviamo di fronte ad una sorta di Cenerentola che non ha alcun valore e che si sente relegata in un ruolo di secondo piano in attesa che qualcuno possa “salvarla” dalla condizione in cui si trova e, in virtù di questo, vive all’ombra di un’identità altrui giacchè è incapace di bastare a sé stessa e di vivere se non attraverso il valore o l’appoggio di un altro essere umano (surrogato della madre).
Questo automaticamente porta a pensare.. che vi siano stati dei gravi problemi che hanno minato in fondo l’autostima e il valore personale, lasciando uno stato di bisogno pressochè totale sotto il profilo emotivo ed affettivo ed una incapacità di scegliere ciò che può essere salutare per sé.
In pratica è una persona che manca di un rapporto con sé stessa e, nella maggioranza dei casi, c’è anche una vera carenza sul piano relazionale – incapacità di scambio - per cui vive uno stato di disperazione e di solitudine causate dal suo vuoto interno. Da qui nasce l’idea che un’altra persona – l’amato – possa essere la fonte di quella gratificazione e di quel riempimento che non può giungere da sé. Con questo pensiero di base l’altro finisce per essere visto come una fonte di rassicurazione, contenimento e gratificazione sempre più totalizzante che, ovviamente, non si può perdere.

In pratica la dipendenza consente una reiterata fuga da sé stessi il che svuota sempre più e genera ansia e depressione che, apparentemente, vengono placate solamente in presenza di un’altra persona che ami e sostenga. Il punto è che, dato che il problema è personale, non può essere spostato all’esterno ed in effetti, chi è dipendente finisce non solo per svuotare sé stesso, ma per svuotare anche l’altro che si sente fagocitato e obbligato a fare un ruolo che sente assolutamente improprio.
In pratica queste donne versano in uno stato di bisogno che viene placato solamente in presenza delle attenzioni di un compagno; tuttavia, al suo interno c’è molta fragilità e non essendoci autostima, c’è anche la paura costante di essere abbandonati, dovuta questa al fatto che un lato di sé pensa di non essere in grado di stare in relazione e di non potersi garantire un sano rapporto d’amore.
Questo porta il soggetto a mettersi in condizione di accettare situazioni svilenti e compromessi assurdi pur di restare a fianco di qualcuno; è uno stato di aggrappamento che, inevitabilmente, conduce a totali fallimenti della relazione.
La persona dipendente sembra vivere “in funzione di un altro ma in realtà non può vivere senza l’altro” e questo annienta il rapporto che viene svuotato totalmente di contenuti, di slanci e di quella sana individualità che ne è alla base e che permette la crescita.
Queste donne finiscono per rinunciare a qualunque altra forma di rapporto puntando tutto sulla relazione di coppia che, come ben sappiamo, non può essere l’unica fonte di gratificazione a meno di non distruggerla.

Questa modalità finisce per far sentire la donna “vittima” giacchè non riesce a rendersi conto che, ogni volta, entra in un vortice sempre uguale: non sa stare da sola, si sente inadatta e insoddisfatta perché non si dà valore per cui si butta a capofitto in una relazione dietro l’altra a cui si aggrappa, accetta situazioni impossibili che fanno naufragare il rapporto naufraga e, in questo modo, la persona ottiene la conferma di non essere in grado di essere amata.
Questa modalità riguarda più i rapporti Venere Saturno in cui, il bisogno di amore è fortissimo ma è altrettanto forte (anche se inconscia) la sensazione di non essere in grado di amare perché non si ha valore e si è inadeguati.
Di solito però l’analisi delle motivazioni che portano sempre allo stesso finale non viene fatta per cui la persona si concentra sull’idea di aver incontrato “l’uomo sbagliato” e questo consente di rifare sempre la stessa esperienza e di arrivare sempre alle stesse conclusioni.

La dipendenza dà il meglio di sè nel momento in cui l’altro, il partner se ne vuole andare e vuole mettere fine al rapporto: li’ si apre il baratro e il soggetto dipendente comincia a fare i salti mortali pur di mantenere il legame, si annulla, si sottomette, implora e si condanna all’infelicità. La motivazione è chiara: senza l’oggetto di appoggio la persona non esiste perché non c’è alcun valore e nessuna identità per cui bisognerà trattenerlo ad ogni costo.

Si tratta di persone che hanno un forte bisogno degli altri e, soprattutto, dello sguardo degli altri; devono piacere anziché piacersi; devono essere accettate anziché accettarsi e in tutto questo vediamo come l’archetipo di Venere sia disatteso e vissuto solamente nella sua forma “ombra”.

In effetti Venere e la Luna sono pianeti “personali” che ci ricordano che ciò che rappresentano dovrà essere soddisfatto in prima persona; laddove si continua a pensare che i bisogni debbano essere soddisfatti da qualcuno di esterno e che il valore saranno gli altri a darcelo, le difficoltà diventeranno via via sempre più evidenti il che porterà ad un annullamento totale di sé stessi oltre che ad una sofferenza costante.

La persona “dipendente” è vittima di una vera e propria “ossessione d’amore”, di un continuo pensare all’altro che nasce da un bisogno costante di appoggio e, si gioca anche nel controllo della vita dell’altro per potersi rassicurare emotivamente: non può pensare a sé stessa e non può lasciare la libertà perché non è in grado di averla o di pensarla neppure per sé stessa e così continua a pensare e ad agire in virtù dell’altro ma non per amore, bensì per il bisogno che ha che porta a legare il partner a sé per una pura questione di sopravvivenza emotiva. Se riesce a far suoi i bisogni dell’altro, se entra nei progetti dell’altro, se si assume le colpe dell’altro, pensa che non potrà mai essere lasciata: una forma di dipendenza – spesso molto celata – è quella di pensare di essere indispensabili; in fondo è un modo per assicurarsi che l’altro non si potrà allontanare. Anche questa forma è più legata a Saturno che a Nettuno.
Entrambi gli archetipi però, pur con modalità che apparentemente sembrano opposte, indicano una imperfetta capacità di affrontare la vita in prima persona.
La modalità saturniana porta però ad unirsi a partner sempre in difficoltà; la motivazione sottostante però non arriva alla coscienza giacchè sarebbe inaccettabile; in effetti si ritiene che non si possa aspirare a niente di meglio per cui ci si accontenta e si ripiega su altre persone che, in qualche modo, sono anch’esse dipendenti. Questi soggetti mancano di integrità e di valore: in una parola, si sentono inadeguati ed hanno imparato a “fare” come surrogato dell’amore. A questo si aggiunge spesso l’educazione sbagliata che tende a far credere che le donne debbano sempre dare e che debbano sacrificarsi nel rapporto.
Nonostante il mondo sia cambiato sono ancora tante le donne che vivono questa situazione perchè hanno visto la propria madre sacrificarsi costantemente nel rapporto a causa degli stessi problemi che passano poi in eredità alla figlia.

La dipendenza affettiva porta spesso a sottomettersi a rapporti violenti: sono tante le donne che, dopo aver tentato magari di separarsi da un partner violento, si sentono così fragili, indifese e senza valore da finire per ritornare con il loro aggressore, certe di non poter aspirare a nulla di meglio.

Bisogna per prima cosa pensare che l’amore non è niente di tutto questo ma è un sentimento che rende liberi e che può esistere solo laddove c’è un reale valore di sé cosa che, tra l’altro, porta anche a dare il giusto valore all’altro.
Il bisogno rende così empatici da essere scambiato per amore e per reale interesse per l’altro che, invece, diventa solamente una boa a cui aggrapparsi per non morire annegati.









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