giovedì 20 luglio 2017
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ERIDANOSCHOOL - IL LABORATORIO DEI SOGNI
 
a cura di Bruna Scataglini
 
 IL LAVORO CON IL SOGNO 

Lavorare con i propri sogni è un’attività che richiede tempo, dedizione, energie mentali ma principalmente motivazione profonda. Sicuramente anche passione.
Ho usato il termine “lavorare”.
La mia natura di Capricorno mi porta a privilegiare questa modalità mentale di approccio razionale rispetto a ciò che noi possiamo fare con i sogni. Per qualcuno che non abbia un buon rapporto con la terra, è possibile che questo termine non sia così accattivante. Lo so per esperienza.
La terra richiede fatica, si sa. In cambio essa dona i suoi frutti.
La parola lavorare deriva dal latino labor cioè, appunto, fatica. La fatica non sempre è necessariamente spiacevole e mal sopportata. Quando ci impegniamo per compiere un’impresa, a volte proviamo soddisfazione per quello cui stiamo dando vita, e in questi casi la fatica è in realtà un piacevole impegno e diventa molto più leggera. Alla fine del processo essa può dar luogo a grande senso di pienezza e soddisfazione, ti lascia stanco nel corpo ma rigenerato spiritualmente. E’ il caso di quando compiamo un lavoro creativo, realizzando qualcosa che ci piace. Di per sé in effetti il termine fatica sembrerebbe richiamare più l’idea dello sforzo da compiere, del sudore, del dovere e di un certo sacrificio, piuttosto che non qualche cosa di piacevole. Ma mi viene in mente il termine, romanzesco e certo un po’ desueto, di fatiche amorose. Queste fanno pensare a una lauta ricompensa che dovrebbe, appunto, rendere piacevoli tali fatiche. E poi basta pensare a quando finisci una creazione, un dipinto, uno scritto, una scultura, l’approfondimento di un tema natale, una ricerca….La fatica quindi può anche essere appagante.
Il dizionario definisce il termine lavoro come “compiere azioni impiegando il proprio tempo al fine di produrre un vantaggio, generalmente economico”. Potremmo generalizzare ulteriormente e dire  un vantaggio “concreto”. Come concreta è infatti la terra.
Chi intraprende la strada dell’analisi di sé, compiuta con i vari mezzi disponibili ai fini della ricerca interiore, sa bene che si tratta di lavorare, di impegnarsi in prima persona, di agire. Nessuna guarigione viene dall’esterno; per quanto piccolo, un atto, magari di affidamento e di fede nella possibilità concreta di guarigione, va compiuto.
Per chi ama l’astrologia con impostazione psicologica è fin troppo chiaro che per ottenere risultati nei termini di un cambiamento del mondo in cui si vive, si debba “lavorare su di sé”.
Per me, Capricorno, è stato sempre incredibilmente chiaro che per ottenere qualcosa dovevo impegnarmi, a volte anche davvero tanto.
Eppure, devo dire, non ho cominciato a lavorare con i sogni pensando di dovermi applicare e dover faticare per ottenere da loro qualcosa di concretamente utile.
“Utile” è un’altra parola chiave del Capricorno, si sente dire. Concordo in pieno. Deve essere colto il senso dell’utilità delle cose, anche del rilassamento o del gioire, in fondo. Quella dell’utilità è la lente attraverso cui si guarda alle cose. Ha senso compiere un’azione se ne può derivare un vantaggio, un qualche cosa che serva. Non pensiamo ad Arpagone, o a Paperon de’ Paperoni.
Non stiamo parlando dei difetti, ossia delle qualità di un segno astrologico portate all’estremo perché non c’è equilibrio. Sto parlando di una chiave di lettura della realtà.
Ovviamente utilità e vantaggio si devono riferire a qualche cosa, assunto come il termine di riferimento. Utile per cosa? Sicuramente, nel caso del Capricorno, a realizzare la sua modalità fondamentale, che è rappresentata simbolicamente dalla casa decima: padroneggiare la situazione, ovvero, raggiungere l’autonomia.
Quando ho iniziato a scrivere i miei sogni, io l’ho fatto per un motivo che apparentemente era opposto a quanto detto sinora. L’ho fatto per piacere.
Era il piacere di scrivere le avventure assai stravaganti e colorate che, all’interno di  un’esistenza piuttosto  incanalata nelle regole e nella convenzione (forse un po’ meno della media, ma non tanto meno da uscirne), rendevano le mie notti caratterizzate da un’intensità di esperienze che non riuscivo a ritrovare nel quotidiano.  Un’esistenza quotidiana che sembrava non consentirmi di tirar fuori tutto il mio mondo interiore.
Segno che c’erano vasti mondi inesplorati che ambivano ad essere scoperti, ora lo so. Ma allora non mi era affatto così chiaro.
Semplicemente sentivo che la quotidianità, nonostante le belle cose vissute, era come se mi lasciasse incompleta. Compiere il mio dovere, coltivare i miei ideali di matrimonio, famiglia, lavoro e interessi vari, non mi bastava per essere felice e mi dava solo il sollievo di non sentirmi eccessivamente in colpa. Segno non solo che vivevo troppo le cose con il senso del dovere, ma anche che io non ero solo quelle cose.
E’ sicuramente l’insoddisfazione dello stato attuale che ci spinge innanzi, che stimola in noi la ricerca. Una sorta di sete di altro.
La vita che si risvegliava in me di notte sembrava lasciar uscire passione, fantasia, voglia di avventurarmi nell’ignoto. Molte volte sono stati sogni angosciosi, soprattutto nella prima parte della fanciullezza e giovinezza, il più delle volte parecchio più avventurosi rispetto a come io ritenevo di essere.
Al di là delle trame complicate e spesso intessute di temi ricorrenti di angoscia e paura, di fuga da qualcosa e qualcuno e ricerca di protezione, il senso di vitalità che sognare mi dava era molto chiaro. Per il fatto di sognare io al risveglio mi sentivo più piena e più ricca, pur non comprendendo grandi cose dei possibili significati.

Il nutrimento che porta il sogno.
Sognare fa bene anche se non si comprendono i sogni né i loro messaggi.
Anche se non si ricordano i sogni.
Ma se si ricordano e se ne comprendono possibili messaggi, se si arriva ad avere la sensazione di parlare con qualcuno che, come ho già scritto,  è in noi ma non siamo direttamente noi, nel senso che non è la nostra parte cosciente e consueta, alla quale siamo avvezzi, ma pure, essendo in noi, sicuramente è una parte che ci appartiene, francamente a me ha dato la sensazione di aver davanti il forziere del tesoro da aprire (e proprio come in certi sogni, sapere perfettamente che dentro comunque un tesoro c’è).
Io ho cominciato per bisogno, non per amore del lavoro su di sé. Anche se è vero che il lavoro su di me lo stavo facendo già da tempo, ed è possibile che questo fatto mi abbia influenzato.
Il bisogno era quello di non perdere le briciole sparse della mia anima, di registrare, di poter ritrovare, di mantenere traccia di queste avventure che una strana me amava compiere.
Ho sempre avuto necessità di leggere la sera prima di abbandonarmi al sonno.
Era come il nutrimento dell’anima, necessario per sentirsi sazi. Era per non cadere nel vuoto. Ma le mie letture non erano romanzi, in genere. Io cercavo letture che riguardassero il mondo interiore, manuali, saggi, astrologia, psicologia nelle numerosissime variazioni del tema. Solo così, cercando le chiavi per esplorare il mio spazio interno, sentivo per un po’ che la mia “fame” veniva momentaneamente placata.
E’ stato così che ho pensato di scrivere i sogni con regolarità. Sogni che arrivavano tutte le notti, anche più di uno per notte. Scrivendoli avrei potuto mantenerli vivi per la mia coscienza, avrei potuto rileggerli. Sinceramente l’idea era anche che quando non avessi avuto voglia di leggere altro, avrei potuto rileggere quelli, come fossero state avventure e storie, come la favola che ti raccontano la mamma o il papà prima di dormire (mio padre mi raccontava le favole prima di addormentarmi).
Dunque ho iniziato a scrivere i sogni per necessità (di compagnia, di sostegno e nutrimento emotivo su misura per me) e per il piacere di poter avere a disposizione il ricco materiale che emergeva, quando l’avessi desiderato in futuro.
Poi, soltanto dopo, gradualmente, si è trasformato in un lavoro. Devo dire mai antipatico, o mai fatto per dovere (in questo caso, lasciavo perdere).
Dunque un lavoro che era una gioia compiere, perché dopo la fase della ricerca e dell’impegno, arrivava il senso di pienezza per aver trovato un significato di senso costruttivo per me, incoraggiamento, spiegazione. Quando qualcosa si collegava e io trovavo un messaggio utile, provavo pienezza e felicità.  Nonché un profondo senso di ringraziamento e gratitudine per la natura delle cose, per come siamo fatti, per la ricchezza che possiamo scoprire dentro e fuori di noi.

La fonte interna.
Sinceramente, questo collegarmi alla mia fonte interiore nel tempo ha prodotto in me la convinzione che questa fonte sia la parte divina dell’essere vivente, mi ha dato riscontro e conferma di esistere in un tutto organico e perfettamente logico. Ma questo avveniva semplicemente perché avvertivo come mi faceva bene all’anima tutto ciò. All’anima, ma di conseguenza anche al corpo. L’utilità che trovavo era espressa dal fatto di stare meglio dentro, di non sentirmi sola e sperduta, era un vero e proprio nutrimento emotivo molto grande, che mi procuravo in autonomia (non mi rendevo conto, inizialmente, di come stessi lavorando per attivare le mie risorse e muovermi verso l’autonomia emotiva e la crescita spirituale e psichica)
Visto che il mio tema non è quello di un monolitico Capricorno ma parla di grandi necessità e potenzialità affettive ed emotive che devo imparare a vivere in modo autonomo, evidentemente quello del dialogo coi sogni non è stato per me un passaggio casuale, ma una tappa molto significativa del mio percorso personale.
Nettuno sulla cuspide della decima casa mi racconta che il sogno e l’ineffabile, lasciati entrare nella vita e posti nello spazio che compete loro, possono molto per me ai fini della mia autonomia e realizzazione. Bene. (Autonomia non è autarchia, e neanche la rinuncia così facile al Capro; per me include il benessere, se no è autonomia mutilata, e mutilante).
In realtà per me non è mai stato faticoso (nel senso pesante del termine) lavorare con i sogni. Mi ci sono sempre dedicata volentieri. Grazie anche al fatto di essere sempre stata molto mattiniera, potevo scrivere ed interpretare riempiendo i miei quaderni e dedicando anche un’ora e mezza o due al mattino prima di prendere il via della routine quotidiana.
Per me era un bel modo di cominciare la giornata.
Sono stata fortunata, credo. Ho cominciato a rendermi conto dell’utilità di scrivere ed arricchire i sogni con interpretazioni ed elaborazioni dopo che mi era già venuto facile cominciare a farlo.
Mi rendo conto che se qualcuno mi avesse chiesto di farlo, magari non sarebbe stato facile. Ma se mi avessero mostrato qualche esempio…
Credo che il mio percorso sia quello di trovare la facilità e bellezza in sé del dovere (che si trasforma a questo punto in scegliere e volere), attraverso la piacevolezza del lasciarsi andare a un attivo affidamento a forze transpersonali. Altrimenti da Capricorno, in senso più ristretto e cupo, avrei continuato per tutta la vita a compiere dei doveri che sentivo imprescindibili sperando, inutilmente, di ricavarne nutrimento e felicità.
Per questo, forse, per un caso del mio personale destino, a quanto mi è dato intendere sinora almeno, ho iniziato con più soddisfazione che fatica a compiere il lavoro sui sogni.
Ma sono certa che ognuno di noi ha le sue modalità di entrare nelle cose.
La curiosità e l’interesse, sono ottime motivazioni, anche a me tutt’altro che estranee (la domanda era: cosa ci sarà mai qui dentro di interessante? Cosa sarà mai capace di inventarsi il mio inconscio?).
Essi tuttavia richiederebbero (qui è Capricorno e Casa Decima che parlano, come punto di arrivo dopo Toro e Vergine, seconda e sesta) costanza, continuità, durata, metodo, “ripetizioni” per affinare quest’ultimo, coerenza. Per arrivare a padroneggiare la materia (noi stessi).
Coerenza. Se faccio un generico percorso pensando che mi sia utile ad imparare a vivere meglio e maggiormente in armonia con ciò che mi circonda, non posso trascurare un elemento così importante di dialogo col Sé come è il sogno.
Se voglio davvero instaurare un dialogo, non bastano uno o alcuni tentativi più o meno sporadici.
Ma questo è una nostra scelta, che deriva da come sentiamo impellente o meno l’idea di metterci in contatto con l’interiorità di noi stessi.
Per alcune persone magari il contatto con se stessi è particolarmente pauroso, ed esse hanno creato equilibri per vivere che, in un bilancio globale, può essere meglio non smuovere. Il nostro inconscio ha la capacità di comprendere se è meglio non toccare certe questioni, nel caso agisce attivando le difese psicologiche.
Ma nella misura in cui noi sentiamo che ci sono limiti che ci impediscono di fare delle cose che però vorremmo fare e che ci piacerebbe rimuovere, oppure che abbiamo qualcosa dentro che ci spinge ad allargare i nostri orizzonti a qualunque costo, per amore di conoscenza e di verità, non possiamo a lungo far finta di non capire. Io sono dell’idea che, chiedendo, ci sarà dato.

Ritengo che scrivere i propri sogni semplicemente come un diario onirico, anche senza volerci lavorare sopra, sia molto arricchente e alquanto creativo comunque.
Lavorandoci, il linguaggio si affina sempre più, l’intesa con il proprio mondo interno anche. La capacità di sognare e ricordare si sviluppa ed affina anch’essa. Questo non evita che ci siano momenti in cui sembra di ripercorrere fasi già trascorse. In realtà, è solo per vedere meglio, per approfondire, per trovare nuovi aspetti ancora celati e magari un diverso approccio o punto di vista che ora è possibile individuare.

Riflettendoci, come mi è capitato di fare in questo periodo di attività nel laboratorio, mi rendo conto che lavorare seriamente con il sogno non è per tutti. Come accade per l’astrologia umanistica, probabilmente. Che anche se tutti a sentir parlare di possibilità di allargamento della conoscenza di sé possono reagire con entusiasmo, in realtà la motivazione vera ad approfondire non è cosa tanto facile da trovare.
Ad alcuni potrebbero servire tempi più lunghi, o che magari accada qualche cosa di particolare che induca a compiere il viaggio, ma potrebbe anche non avvenire mai che una persona maturi una tale scelta. Ognuno ha diritto a trovarsi il suo equilibrio come crede (possibilmente senza danneggiare altri, almeno).
Ma ognuno ha anche il dovere di rendersi responsabile al meglio di sé stesso, proprio per diventare apportatore di armonia nel personale e poi nel collettivo, per far fruttare i propri talenti e per trovare quell’individuo unico e irripetibile che ciascuno è.

Una precisazione.
Lavorare con i sogni comunque non significa che io riesco a interpretare esattamente ed univocamente ogni cosa. Non si può pretendere di esaurire la portata che un sogno può avere vivisezionandolo (anche se non ritengo sia vivisezionare, l’attività di auto interpretazione che io propongo, anzi, tutt’altro!). Non possiamo avere la certezza assoluta che quella interpretazione è quella giusta. E non dobbiamo cercare questo.
Dobbiamo invece ricercare nella fragile creatura notturna cui abbiamo dato vita un messaggio che abbia senso per noi e che ci possa essere di aiuto, confortandoci, allargando la conoscenza di noi stessi e le nostre opportunità. Soprattutto facendoci sentire quanto è vero che le nostre risorse sono in noi!
Ecco perché solo il sognatore può sentire quando l’interpretazione è avvenuta. È come il dipanarsi di una matassa e muta lo stato d’animo; c’è come un’apertura, un respiro più grande e allo stesso tempo più leggero.
Senza escludere che, essendo i simboli contenitori ricchissimi di significati e i simboli nei sogni vivi come è vivo chi il sogno produce, domani potremmo sempre trovare per quel certo sogno un significato maggiormente sensato e calzante.

Il laboratorio dei sogni e lo scambio nel forum.
Il senso del lavoro nel laboratorio è produrre un discorso, fatto di interventi alternati, tra sé e sé onirico. Dove sé è semplicemente l’Io cosciente che registra e ricorda il sogno e  il sé onirico è la parte che produce il sogno, che esprime la voce dell’inconscio, che è a contatto con il Sé Superiore. Quando non ricordiamo il sogno, spesso esso è seppellito appena sotto la soglia della coscienza, negli strati più superficiali dell’inconscio. A volte sono le difese dell’Io a non permettere di ricordare il sogno, per via magari di messaggi di cui si ha timore. A mio avviso è anche l’abitudine e  il convincimento di non ricordare che prendono il sopravvento; lo dimostra il fatto che parlare di sogni, scriverne, lavorarci, pensarci su, cercare e curare il sogno, valorizzandolo anche quando si presenta in modo modesto e limitato, tendono a stimolare il fatto di sognare.
Ciò che curi con amore, ti ricambia prima o poi.
Interagendo nel forum, il dialogo interno tra noi e noi avviene anche mentre rispondiamo a qualcuno che ci ha suggerito uno spunto di indagine, o il cui racconto ci ha ispirato una risposta da dare; in primis, parliamo a noi stessi.
Mentre scriviamo il sogno sul quaderno per non dimenticarlo, stiamo spiegando e raccontando a noi stessi. Mentre lo raccontiamo a qualcuno, lo stesso. A chi non è capitato di rendersi conto di un aspetto o di un particolare del sogno proprio nel raccontarlo o nello scriverlo? Forse solo a chi è convinto di non sognare mai e non vuole rischiare di doversi smentire. Il dialogo interno, quindi L’ASCOLTO INTERNO, vanno sempre mantenuti in essere. Allora i messaggi fioccano.

Simbologia, sogni e transiti.
Io ritengo che, come nel sogno noi possiamo simboleggiare realtà psichiche anche difficili da rappresentare direttamente (ad esempio i nostri sentimenti ostili verso qualcuno, o certe nostre insicurezze che ci farebbe ancora male riconoscere al momento), così come possiamo rappresentare alla mente realtà difficili usando i simboli, allo stesso modo, poiché anche i pianeti sono simboli di certe energie particolari che possiamo associare a più oggetti concreti, tutti derivanti e collegabili a quel dato simbolo, allo stesso modo, sognare e parlare per questo tramite con il nostro inconscio cogliendo i messaggi che lui ci dà consente ed aiuta a vivere meglio i transiti.
Il linguaggio usato è simbolico, in entrambi i casi, per cui aprirsi all’ascolto dell’interiorità ci permette sicuramente di sintonizzarci con le energie profonde in movimento che spingono all’evoluzione, e che il gioco dei transiti segnala e racconta a chi vuol vedere. Per analogia, per simpatia. Come uno specchio.
In tal modo viene ridotto e limitato il rischio di non ascoltare minimamente ciò che un transito cerca di suggerirci, che si può poi trasformare in un impatto reale assai più duro e difficoltoso (necessario per aprirci gli occhi per forza, o quanto meno per scaricare in quel certo modo quelle energie che non si volevano riconoscere).
Non dico che sia facile, ma penso proprio che lavorare su di sé giocando con la simbologia e il linguaggio dei sogni, abbinato a quello dell’astrologia psicologica, possa diventare un’attività estremamente creativa ed utile.
Utile prima di tutto a se stessi, perché ci vuole l’umiltà sempre di cominciare da sé ad applicare, ma poi anche attorno.
Credo che si possa arrivare a lavorare sui simboli per appropriarsi dell’energia richiamata dai transiti, arrivando a usarli al meglio come occasioni di crescita consapevole.
Su questo argomento sarà certo interessante tornare.

Conclusioni.
Il forum incentrato sui sogni è una buona occasione per lavorare a distanza interagendo con gli altri sui sogni. Si possono avere risposte, stimoli, idee…
Ma il senso profondo è quello di un dialogo con gli altri, mettendo in gioco un poco di noi, ognuno avendo cura di riportare a sé quanto impara, con grande rispetto ed amore per quanto propongono gli altri, con la voglia di dare sempre un ultimo feedback, per raccontare come si sono risolte le cose, cosa è accaduto poi, come il sogno è maturato, se lo è, successivamente, e se non lo è, anche.
Quindi concludo sottolineando l’importanza di interagire nel forum rispondendo sempre a chi ci ha risposto esponendosi e restituendo un utile feedback. Che sarà testimonianza di gratitudine (rivolta in generale) per quanto si può imparare interagendo assieme, di comunicazione e dell’instaurarsi di un collegamento e fiducia tra persone.
Così si crea un contesto di maggiore utilità e facilità per apprendere. In quel luogo nessuno sarà mai giudicato. Si viene per offrire di sé e aver modo di imparare su di sé. Creando collegamento, contatto, fratellanza, scambiando idee.
Personalmente voglio dire che da quando sono iniziati gli scambi sul forum la mia attività onirica si è risvegliata e vivacizzata tantissimo; sogno praticamente tutte le notti e quasi non riesco a star dietro a tutto ciò che sogno.
Sento che l’interazione profonda con le persone è un mezzo potentissimo, per quanto mi riguarda, per conoscermi.
Di questi tempi Nettuno mi è entrato in Seconda casa. Interagendo con le persone sul forum, ancora più che scrivendo questi articoli, io mi sento profondamente nutrita e collegata ad un qualcosa di più grande. La sensazione è davvero bellissima e ne sono profondamente grata.

inserito lunedì 21 aprile 2008

 
 LAVORI IN CORSO 

Infila di saggezza
le perle lucenti
distillate dall’anima tua
Adornala
della sua stessa bellezza

Questa volta desidero utilizzare il mio materiale vivente per raccontare nel Laboratorio il metodo in tempo reale.
In questo periodo la mia attività notturna sta toccando nuovi vertici di produttività, e talvolta non ho neanche il tempo di analizzare tutto, giusto quello di appuntare, a volte anche su fogli volanti che poi allego al mio quadernone, gli effimeri prodotti di una notte di sonno. Noto che ora essi svaniscono assai più velocemente che un tempo, ed è perciò essenziale che io li scriva subito.
Poiché proprio questa notte ho fatto un sogno abbastanza particolare, che stamattina ho scritto velocemente e altrettanto rapidamente interpretato, ho pensato di condurvi con me, mostrandovi così dal vivo “come faccio”.
E’ un modo per condividere senza teorizzare, per così dire.
Trascriverò il sogno e la parte di interpretazione che ho fatto.
Poi, a quel punto sarò veramente in diretta. Non so come andrà; quindi, proviamo a vedere.

Sogno del volo e della sepoltura (del 27 febbraio).
Volo felice e in modo molto facile. Non devo agitare le braccia, semplicemente volo.
Sento il vento addosso e sorvolo una zona di terra e mare.
Il mare è bellissimo, l’acqua è di colore smeraldo chiaro, completamente trasparente, tanto che vedo benissimo il fondo e tutti i disegni che sabbia e rocce formano.
Sulla superficie dell’acqua vedo letteralmente miriadi di pesci guizzanti saltellare, luccicare per un po’ alla luce del sole e rituffarsi.
Io sono abbastanza in alto, ma la luminosità e trasparenza mi permettono di vedere tutto come fossi molto vicino.
Poi fulmineo un pensiero, un accenno di pensiero. Forse condizionato dal fatto che mi sembra di perdere leggermente quota, o forse questa considerazione è a sua volta conseguenza del pensiero stesso, non so.
Penso che forse, se volo troppo vicino all’acqua, quei pesci saltellanti mi potrebbero sfiorare e questo mi fa un po’ paura.
Non si sa mai, ci potrebbe essere tra loro qualche specie pericolosa al contatto, magari velenosa….

Dopo un po’ mi trovo stretta in una specie di tunnel, o meglio un tubo, a sezione rettangolare, in cui sono distesa. E’ dipinto di blu chiaro, potrebbe essere in materiale metallico o plastico.
Una parete mi aderisce al viso e al corpo, forse lateralmente sto in posizione un po’ fetale…
Penso di essere sepolta viva. Tra l’altro lungo quel tubo ci sono anche altre persone, sistemate come me.
Sento una puntura al gomito destro; mi brucia e inizia a farmi molto male, penso con grande chiarezza nel sogno che in un'altra vita devo essere morta (o morto) sepolta viva (o sepolto).
Penso che è orribile, penso a  una miniera, ai poveri esseri che vi lavorano, penso che non capisco cosa mi abbia punto in quel modo al braccio, se un serpente, se un essere che sta infliggendo torture, se altro, ma penso anche che tutto sommato forse è una fortuna il mio dolore al braccio (che sento veramente) perché, se seguo lui, distoglierò il pensiero dalla mia condizione e dal tempo che ci vorrà per morire.
Non sono  in realtà particolarmente terrorizzata, considerando la situazione. Sono consapevole che sto pescando nelle memorie di altre vite, forse povere e misere, vissute in altro tempo e altro luogo.
Che è un passaggio necessario.
Il sogno in questa parte è brutto, anche se non mi angoscia più di tanto.
Comunque, mi sveglio di soprassalto, gelata sotto il piumone e il pigiama pesante, per riaddormentarmi abbastanza rapidamente ma soffrendo per un po’ questo strano  freddo.

Interpretazione
(Sul quadernone cerchio parole e vi scrivo sopra a inchiostro rosso; quello che scrivo ora è ciò che scrivo per me nella mia autointerpretazione)

Volo.
Ho sognato spesso di volare, soprattutto in passato. Una volta volai così in alto da arrivare a vedere la terra dallo spazio, era bellissimo. Un’altra vidi un luogo magnifico, una montagna verde di fitta vegetazione e una strada che costeggiava il lago che si apriva ai suoi piedi, e ancora ho l’immagine precisa di quel luogo, che credo esista da qualche parte o rappresenti per me qualcosa di molto forte.
Avevo iniziato da ragazzina a sognare di volare, ed era agitando le braccia che mi sollevavo faticosamente da terra e prendevo il via, in genere per sottrarmi a situazioni che non mi piacevano. Poi imparai a scappare dalle finestre nei numerosi incubi che avevo, e volar via così. C’era un istante di paura, quando dovevo gettarmi nel vuoto, che il volo non funzionasse. In genere funzionava, più o meno. A volte andava calando e io mi ritrovavo rasente al suolo e troppo a bassa quota per scappare via.
Qua, volo senza muovere le braccia e senza che io stia scappando da qualcosa. (Solo poche notti fa ho sognato che cercavo di volar via da un luogo che mi incastrava, e uscivo da finestre troppo strette spaccando vetri, pensando di trovarmi all’aperto e poi invece ero sempre dentro a pareti o sotto a soffitti e dovevo cercare altre finestre ancora; in quel sogno, mi fermavo sulla soglia del volo su un bellissimo mare azzurro; forse questo è un seguito!).
Non agito le braccia. Volo con energia e facilità.
E’ la prima volta che volo in sogno con questa modalità, non devo faticare e soprattutto non devo usare le braccia. Quando usavo le braccia, simbolicamente poteva rappresentare il mio fare, il mio agire e darmi tanto da fare “per”.
In quel caso, per ciò che il volo rappresentava, ossia spesso il sottrarmi a situazioni che mi impaurivano e creavano disagio, o vero e proprio pericolo. E’ probabilmente ciò che ho fatto nella mia vita, darmi da fare per volare sulle cose, per dominare le situazioni. 
Ma il volare cosa rappresenta? Andando a senso, e senza cercare per ora sui libri, è stare sopra alle cose, condizione naturale per gli uccelli e gli insetti che sono creature dell’aria, ma non per l’uomo. Può significare volersi distaccare dalle cose e dalla realtà, soprattutto se triste o opprimente, oppure anche vedere tutto dall’alto, con distacco e minore coinvolgimento. Dominare le cose, in una solitaria sorvolata sulla vita.
Il mare.
Mare  = madre = emozioni.
Acqua = vita; color smeraldo = colore della vegetazione, della vita vegetativa, i ritmi naturali, il colore di una gemma anche più preziosa del diamante.
Già, mi viene anche in mente che grazie alle piante e alla loro verde clorofilla noi respiriamo ossigeno!
Trasparenza totale di questo mare, fin nel fondo. Si commenta da sé.
È un mare pullulante di vita. Tutto è bellissimo.
Eppure un pensiero di limitazione arriva: forse volo troppo bassa ( = idea della caduta, del limite, del fallimento) e i pesci saltando potrebbero sfiorarmi = paura, nonostante tutta la trasparenza e completezza della visione, del contatto con la vita.
“Con tatto”: riguarda il toccare le cose, il mettere in comune con esse quel confine che è la pelle. Mi sovviene che pochissimi anni fa, mi accorsi, grazie al maggiore rilassamento che le mie attività  varie mi avevano procurato, che mi veniva spontaneo toccare le cose, gli oggetti che vedevo; dicendolo a mia madre mi sentii riferire che da piccola “io toccavo sempre tutto”. Probabilmente era / è il mio bisogno di conoscere a fondo le cose, coinvolgendo il senso del tatto. Se vedo un oggetto che mi colpisce, per forma o colore o altro, per me in realtà, ho scoperto, è assolutamente istintivo allungare la mano e sfiorarlo, o prenderlo in mano!
Impossibile non domandarmi di che cosa io abbia paura nel contatto con la vita.
Magari il sogno mi sta mostrando l’esatta situazione attuale: vedo tutto molto chiaro, lo domino in un certo senso, mentalmente, forse anche in parte emotivamente, ma ho paura del veleno che può essere racchiuso nel contatto vero con le cose, continuo ad avere paura di farmi male.
E’ solo un accenno di pensiero, eppure rovina il quadro idilliaco.
Avrei potuto semplicemente gioire nell’osservare i pesci saltellare.
Oppure scivolare sulla superficie giocando coi pesci, o tuffarmi e poi risalire…
Invece sul più bello mi si crea una paura (ho così modo di osservare uno schema mentale che in me tende a ripetersi; lo annoto, cercherò di averlo presente e modificarlo, anche se so che ci vuole tempo).
Altra idea non limitante poteva essere che i pesci sono così fitti e saltano tanto come a richiamare l’immagine di una possibile pesca miracolosa….in questo caso avrei paura di ricevere i doni e i frutti di un miracolo della vita?

Da qui, guarda caso, si innesca l’altra parte del sogno.
Tubo: qualcosa che fa passare materiali; ma qui ci sono persone sepolte vive. Qualcosa tipo Matrix?
Sezione rettangolare = figura geometrica che parla di solidità, dimensione dell’incarnazione, della vita.
Materiale artificiale = è un prodotto dell’uomo.
Azzurro chiaro = vuol richiamare il maschile? Mentalità, atteggiamento; magari la razionalità?
Quindi io sono incastrata, anzi sepolta, in una specie di conduttura assieme ad altri, bloccata da un qualcosa di artificiale e forse di appartenente all’atteggiamento tipicamente considerato come maschile (il fare, l’attività, il ragionare, il controllare la vita).
Gomito destro: il gomito consente l’articolazione e il funzionamento del braccio, quindi mi permette di fare, di agire (destra  = parte attiva, maschile).
Nell’interpretazione da sveglia ovviamente non considero la “veridicità” vissuta in sogno circa il passaggio nella memoria di altre vite, non so se possa essere o meno, ma come ipotesi di lavoro è più limitante rispetto ai miei attuali obiettivi, quindi la lascio a lato.
Sembra quindi che io mi senta limitata e sepolta viva in una situazione (stile di vita, vita vissuta in passato, ambiente, mentalità assorbita) che mi inculca valori “maschili” ma al tempo stesso mi impedisce l’azione in quel senso. 
Può essere: la competizione, l’efficientismo, l’attivismo sfrenato, il dover essere buoni e bravi, efficienti, sani; il separare un polo (il bianco e buono e giusto) dall’altro (nero brutto e sbagliato), la luce dall’ombra, è certo più assimilabile al maschile tradizionale che non accogliere tutto.
A questo proposito ci sono altri sogni delle notti precedenti che sembrano agganciarsi al ragionamento. Ho sognato nuovamente il diavolo, che ora non mi incute più l’antico terrore, e stavolta modificavo la strategia di lotta con lui: decidevo di usare l’amore. In un sogno diventavo anche sua sposa e usavo poteri molto forti per allontanare i suoi servitori che non mi rispettavano ancora come signora del regno. Poi in altri due sogni vedo dei bambini molto cattivi che io rabbonisco e curo con l’amore, stringendoli forte a me. Ci sono riferimenti ad elementi della mia infanzia ed adolescenza.
Non posso non pensare che io mi stia riappacificando con la mia ombra, in qualche modo, e che sia questo che mi permette di non essere più terrorizzata da lei, e di non temere più il buio (ne ho avuto paura fino alla nascita del mio primo figlio ed oltre, in caso di incubi).
Quel tubo, penso ora, potrebbe anche rappresentare il canale della nascita; il fatto che era artificiale e non naturale rappresenterebbe le difficoltà che mia madre stessa ha avuto. Ha dovuto stringere i denti, essere “un bravo, anzi bravissimo bambino”, cosa che ho cercato poi di emulare anche io. Ma se è la nascita, chi sono gli altri presenti (io percepisco una persona prima e una dopo di me)?
Forse è un generico venire al mondo, in un mondo un po’ artificiale (dove il naturale è da ri-scoprire).
Questa costrizione, questo passaggio di morte da sepolta viva, segue l’insorgere di un pensiero di paura di contaminazione da vita, che a sua volta si collega a un pensiero di possibile inefficienza (il perdere quota). Visto così potrebbe significare che è la mia stessa paura residua che mi incatena e seppellisce. E avrebbe un senso.
Il dolore al gomito può rappresentare la mia paura di non fare abbastanza, di non “produrre”.
Mi aggrappo al dolore fisico per non impazzire all’idea di sepoltura….questo francamente non saprei interpretarlo in un modo molto significativo, per ora…oppure potrebbe essere il suggerimento comunque di aggrapparmi alla saggezza del corpo per lenire la mia sofferenza…..
Di positivo c’era che non avevo paura, era più fastidio (e paura della paura), anche se agitata dovevo esserlo, visto come mi sono svegliata di soprassalto!
Penso a un serpente: può darsi che sia il serpente della conoscenza (attraverso il dolore) che mi aiuterà a compiere i necessari passaggi (le morti, le trasformazioni) limitando la mia paura.
L’alter ego del serpente (che francamente mi è simpatico) è il persecutore, personaggio presente in molti sogni del passato.
Astrologicamente, il persecutore lo collego a Saturno. Il mio Saturno mi ha inculcato grossi sensi del dovere, del limite, della disciplina, grossi sensi di colpa (tanto da contribuire a produrre in me una violenta frattura tra la parte buona e quella cattiva, che poi, stancatasi di essere così ignorata, ha ben presto deciso di cominciare a bussare sotto diavolesche spoglie alle mie notti). Lui, Saturno, mi ha perseguitato come Super Io troppo rigido.  Ma sappiamo che Saturno poi è la legge interiore, l’autodisciplina che serve (quella forte e non rigida), la struttura e l’autonomia, nonché l’autorità interna. Il Saturno celeste staziona da un po’ su Plutone natale nella mia ottava casa….

Concludendo?
Non so, non mi sembra di poter concludere con una frase; c’è tutto, c’è molto, molto di quello che si sta trasformando e mi si avverte di queste trasformazioni, ma ancora non riesco a vedere tutto con il necessario distacco…non so….
Anche la storia della sepoltura: se era chiaramente una sepoltura, perché dentro una specie di conduttura e non una bara? O la terra stessa? Forse perché comunque il sogno mi sta “conducendo”, in realtà…?…

È così che può finire un’analisi dopo un giorno che uno la fa. Sarà anche l’ora tarda, domattina riguarderò e deciderò il da farsi.
Questo è davvero per mostrare appunto i lavori in corso come possono essere.
Tra poco andrò a dormire. Potrei chiedere al mio inconscio se mi racconta altro. E magari altri sogni completeranno il quadro.
Intanto sono grata. Per le belle immagini vissute, per la minor paura di oggi nell’affrontare tutto, per l’opportunità di condividere, perché questa stessa opportunità sta magicamente stimolando tanto il mio sognare oggi le mie trasformazioni attuali.

Però…posso provare, prima di andare, a fare un quadro riassuntivo.
Che comprende quel che ricordo dei sogni dei giorni precedenti.

Sintesi.
Ci sono bambini cattivi; io li amo e loro diventano buoni.
Accetto di amare (accogliere, abbracciare) la mia parte ombra.
Volo sul mare bellissimo e trasparente ma (ancora) temo il (veleno nel) contatto con la vita che lo colma.
La mia libertà si restringe fino a venire soffocata, stretta da ogni lato.
1) Ipotesi della memoria di altra vita: anche se interessante per come era vivida, la accantono perché, per i miei scopi di dialogo col mio inconscio e di conoscenza di me, mi dice poco.
2) Ipotesi simbolica: qualcosa di artificiale costruito dall’uomo mi blocca, limita la mia vita; il dolore al braccio destro è il non poter fare, mi coccolo questo dolore per distogliermi dall’orrore di essere sepolta viva.
Dov’è il riscatto nel sogno? L’indicazione positiva? Solo nella prima parte? O la seconda è un ammonimento? Perché non mi parrebbe, oggi, di essere così tanto incastrata!
Ma siccome il sogno le cose te le mostra esagerate anche per fartele vedere meglio, forse esso mi dice che se mantengo pensieri e schemi di paura di non farcela, questi mi seppelliscono viva e, dopo, hai voglia i serpenti del risveglio spirituale a “smozzicarmi” i gomiti per scuotermi….!!!

Ancora più in breve: accolgo la mia parte cattiva (ombra) e la amo e sposo.
Questo mi dà grande libertà e potere, vedo la vita (il mare di emozioni) in totale trasparenza, ma ne temo anche, in realtà, ancora il diretto contatto carnale.

Basta, mi fermo qui, per ora. Di più non riesco a tirare fuori.
Comunque, dopo il sogno, quella di oggi è stata una buona giornata e il mio umore è stato positivo e piacevole, per tutto il tempo.
La trasparenza e la luce di quel mare rimarranno impresse in me e prometto a me stessa che le lascerò irradiare tutta la loro energia al cuore e alla mente.

inserito venerdì 29 febbraio 2008

 
 IL FILO DI ARIANNA DEI SOGNI.  

La mia vita è la storia di un’autorealizzazione dell’inconscio.
Tutto ciò che si trova nel profondo dell’inconscio
tende a manifestarsi al di fuori, e la personalità, a sua volta,
desidera evolversi oltre i suoi fattori inconsci, che la condizionano.
Carl Gustav Jung, Ricordi, sogni, riflessioni-Prologo


Il filo di Arianna dei sogni. 

Proprio ieri, leggevo Jung, e mi rallegravo di come lui la pensasse esattamente come me (!!!) circa la necessità assoluta e imprescindibile che un medico, o terapeuta, o chiunque si ponga come qualcuno che offre la sua esperienza ad altri in merito ad un argomento, in special modo poi se riguardante la sfera psichica e personale, debba innanzitutto applicare su di sé ogni più piccola cosa che professa.
Questo vale (o dovrebbe valere) molto semplicemente anche per una cosa tanto comune, quanto non facile, né scontata, come svolgere il ruolo di genitori, o insegnanti.
Cioè, per prima cosa, applicare a sé, e lì tornare e da lì ripartire ogni volta.

Forse è per questo che da quando ho preso a parlare dei sogni e del mio metodo di autointerpretazione  in questa sede, sembra che anche la mia autoanalisi sia ripresa alla grande; dopo anni in cui l’avevo applicata con impegno ed assiduità intensi, in effetti, da qualche tempo mi ero  rilassata in merito e dedicata ad altro.
Così, ho deciso che offrirò qualcosa di direttamente mio, esperienze a sfondo onirico che sto vivendo in questi tempi, sicuramente sollecitate dal fatto di essermi messa a raccontare di questi argomenti ed altrettanto sicuramente collegate a fasi che attraverso, che sono correlate ai transiti ed allo svolgersi nel tempo di quello che è il mio personale progetto.

Personalmente, nella mia vita lascio che operino moltissimo le sincronicità, che ho imparato ad ascoltare (restandone ogni volta affascinata), quindi mi arreca molto piacere leggere, proprio in questi giorni, sempre in Jung, che “Il trattamento del paziente comincia, per così dire, dal medico: solo se questi sa far fronte a se stesso e ai suoi problemi, sarà in grado di proporre al paziente una linea di condotta. Ma solo allora. Nell’analisi didattica (nota: l’analisi del medico con il suo supervisore) il medico deve imparare a conoscere la propria anima e a prenderla sul serio: se egli non sa farlo, non potrà apprenderlo neppure il paziente” (1) .
E ancora: “Come medico devo costantemente chiedermi che specie di messaggio il paziente mi reca. Che cosa significa per me? Se per me non rappresenta niente, non ho alcun appiglio. Solo quando il medico è interessato, la sua azione è efficace. << Solo il medico ferito guarisce.>> Ma se il medico si rinchiude nell’abito professionale come in una corazza, non ha efficacia. Io prendo i miei pazienti sul serio; forse sono posto di fronte a un problema come loro” (2).
E in modo particolare mi colpisce: “Spesso accade che il paziente sia proprio il medicamento adatto per il punto debole del medico; quindi situazioni difficili possono presentarsi anche per il medico, o piuttosto proprio per lui” (3).

O piuttosto proprio per lui. Ne rimango affascinata, perché avvalora l’idea di come tutto sia collegato, tutti siamo collegati. Di come si possa vivere trovando un senso per tutto e di come il caso non esista (personalmente, questo modo di pensare mi fa stare bene, perciò lo ritengo buono, per me).
Io non mi pongo come medico o terapeuta, né ritengo di avere verità da insegnare (crescendo e conoscendo le mie certezze sono diminuite, non aumentate). Semplicemente sono qualcuno che viene a condividere ed offrire, a chi voglia ascoltare, una sua esperienza, attraverso la quale ha dato vita a qualcosa che possiamo assimilare ad un “metodo”.
Ciononostante,   mi accorgo che a me accade esattamente quello che Jung descrive.
 “A me accade”. Cioè, io lascio che questo avvenga, e che ciò che mi si presenta sia esattamente quel che mi serve in quel preciso momento. Sogni in primis.

Approfitto per dire che ritengo che un atteggiamento di questo tipo a mio avviso dovrebbe caratterizzare profondamente ogni cultore e studioso di umane materie, quindi di astrologia, in generale, ma in special modo poi se umanistica.
Cercando la trave nel nostro occhio, appena ci pare di scorgere la pagliuzza in quello altrui, possiamo realizzare, o comunque perseguire, il conosci te stesso che apre le porte del mondo.

Venendo ai sogni, questa volta ho perciò deciso che parlerò di alcuni miei sogni di questo periodo, della mia reazione ad essi, del mio sentirmi sfidata e messa alla prova, e potrò magari anche collegare qualche aspetto astrologico in merito.
Ho qualche remora, lo confesso, perché non so se voglio davvero rendere pubblici certi miei passaggi interiori, non so se camuffarli, se questo li snaturi, se parlarne può diventare egocentrismo anziché semplicemente mostrare “come faccio io” (quale vorrebbe essere)…non so…per questo, ci provo e vediamo dove andiamo a parare. Vediamo cosa ne imparo. E intanto ve lo racconto.

Una serie di sogni ravvicinati sul tema dell’auto.
Una mattina mi sveglio, con un senso di irritazione e fastidio.
Ricordavo, più che veri sogni,  una serie di frammenti.
Nonostante questi sentimenti di fastidio e disappunto, che mi spingevano a scacciar via quel poco di ricordi che avevo, mi sforzo di scrivere. (Tanto lo so, anche quando proprio non ti sembrerebbe, scrivere fa bene sempre e comunque, se non altro per trasformare lo stato d’animo).

1 . Primo sogno.
Sono in giro.
A un certo punto sono in auto, seduta dietro. Non so chi guida, alla guida non c’è nessuno.
Sono nuda, ho solo un piccolo spolverino, una specie di vestaglietta da camera molto corta, di un colore delicato pastello (rosa o giallino) che mi appoggio addosso.
C’è anche mio figlio minore seduto accanto a me, mentre il maggiore è forse seduto davanti al posto del passeggero, ma non fa nulla.
Io cerco di convincere il figlio che è dietro con me a passare davanti cercando di prendere la guida, credo che potrebbe farcela ma ho una gran paura della polizia. Se ci fermano, lui è minorenne e non ha la patente.
Poi il mio problema è come scendere dall’auto in quelle condizioni per arrivare a casa mia.

Si capisce perché al risveglio io provassi un gran disappunto? Non è l’unico sogno che mi fa di questi scherzi, in un periodo in cui non sogno più tanto spesso film in 3D, con trame avvincenti, colorate e lunghissime!

La mia autointerpretazione.
Sono in un mezzo di trasporto che procede ma non ho idea di chi lo stia guidando, e non è nemmeno l’uomo invisibile (che almeno sarebbe pur sempre qualcuno). Semplicemente sembra non guidare “Nessuno”.
Quindi si dedurrebbe che io vado nella vita non guidando io, ma “guidata”, cioè non padroneggiando la situazione né dirigendomi dove voglio. Io mi faccio portare, non scelgo.
Questa interpretazione mi crea un senso di frustrazione dolorosa, la sento come una constatazione di fatto di incapacità e inadeguatezza, come un giudizio e una punizione al tempo stesso.
Il fatto che sono nuda, può rappresentare anche che io cerco sempre più di essere me stessa senza finzioni, ma in realtà in quella situazione sono a disagio per esserlo, comunque ho questo indumento molto femminile e delicato, per coprirmi in modo essenziale.
I vestiti in qualche modo simboleggiamo la nostra maschera, la copertura, il modo e lo status in cui ci presentiamo nel sociale.
Io in questo caso ho un capo di vestiario che sì, mi copre più o meno, ma è intimo mentre io sono nel sociale, anche se per il momento chiusa (e più o meno protetta) in auto. Quindi, altro disagio!
Che io mi copra (presenti al mondo) con modi femminili e delicati, ma troppo intimi, non adeguati alle situazioni?
Potrebbe rappresentare un mio timore, del resto il Capricorno è un tipo riservato, e forse non è poi tanto contento di mostrarsi per come è nell’intimo. Infatti, nel sogno non mi sento certo soddisfatta o tranquilla di potermi coprire così.
È chiaro perciò che sono vestita (attrezzata) inadeguatamente, per di più mi faccio portare non so dove da non so chi (ma certo quel “Nessuno” posso pensare che sia il mio inconscio, talmente inconscio da non rappresentarsi nemmeno nel sogno come un essere, magari sconosciuto o invisibile!).
Non so bene cosa rappresentino i miei figli. Le mie parti giovani, il mio maschile interiore ancora adolescente? Sono tutte ipotesi di lavoro.
Il maggiore forse c’è, ma, pur potendo lui guidare, non assume alcun ruolo.
Perché non penso di far guidare lui?
Il minore, con cui sono nel sogno più a contatto, e che però è quello che non ha la patente, cerco di convincerlo a saltare davanti e guidare.
Perché la polizia certo si insospettirebbe a veder passare un’auto che non ha il conducente. Ma potrebbe anche decidere di fare un’ispezione e allora saremmo tutti nei guai, e io avrei inguaiato anche mio figlio per il suo futuro.
Perché non mi viene in mente di saltare io alla guida? Forse perché sono nuda e non mi voglio muovere per non dovermi scoprire? E’ come se solo lui potesse saltare al posto di guida e fare qualcosa.
I due motivi fondamentali di preoccupazione nel sogno sono che vorrei rientrare a casa mia senza essere vista dalla gente e che la polizia/autorità possa incriminarci. E’ chiaramente un timore di giudizio e sanzione.
Da sveglia infatti la mia preoccupazione è che il mio caro inconscio sembra mi stia dicendo che ancora sono inadeguata, che non guido la mia vita, che sono alquanto indietro nel mio sviluppo, ahimè! Il mio sentimento in quel momento è che vivo questo sogno some una sorta di punizione (per cosa? Per aver osato troppo in qualcosa? Per aver creduto che “ce la stessi facendo”?).

2. Secondo Sogno.
Vedo l’auto di una donna che so essere stata mia amica tempo addietro, alla quale ho voluto bene anche, e forse proprio, perché era profondamente diversa da me.
E’ con un nuovo partner, uomo apparentemente molto affascinante, capelli lunghi, cappotto doppiopetto grigio, elegante.
Lui è al posto di guida.
Lei ha il viso cupo e l’aria depressa, non mi vede nemmeno. Comprendo che lui nonostante la buona apparenza è uno sbandato e penso che lei si trova sempre uomini così.

Autointerpretazione.
(Peggio mi sento!). Lei rappresenta un tipo di donna avventurosa, impulsiva, ma poco strutturata, che non riesce a prendere in mano la propria vita e che tende a invischiarsi con uomini cha la sfruttano e danneggiano, e verso i quali sviluppa molta dipendenza, tanto più quanto più viene da loro trascurata e non ascoltata.
Nel sogno, dapprima penso che stavolta è riuscita a trovarsi un tipo diverso, che sembra più in gamba del solito, curato nell’aspetto e dotato di fascino anche ai miei occhi.
Ma subito mi avvedo, attraverso lo sguardo che colgo in lei, che non c’è differenza coi balordi che ha sempre frequentato.
Per balordi, esattamente intendo qui uomini deboli, con poca spina dorsale, che si atteggiano a duri ma in realtà si appoggiano totalmente sugli altri, che cercano di sottomettere.
Cosa mi suggerisce questo sogno?
Provo sentimenti di diffidenza, ma anche di rabbia, perché mi vengono sottolineate nuovamente cose che non mi sembra mi riguardino più (la dipendenza, la passività, il lasciar fare agli altri, che non sono ovviamente altri che agiscono per il nostro migliore sviluppo ed interesse).
Poi faccio un’associazione.
Dal tipo del sogno passo a pensare a un uomo che conosco e che è malato.
Da qui, a mio padre.
Ma mio padre, a differenza dell’uomo del sogno, era un uomo di grande levatura morale, solo fiaccato nel fisico per una malattia cardiaca conseguita a vent’anni, che lo condannava senza praticamente appello ad una vita breve; era probabilmente piuttosto arrabbiato con la vita per questo. Senza il probabilmente.
Ecco qua spiegato il mio Marte in 6a Casa (la salute e i limiti) opposto al Sole (in I Casa). Ed ecco qua la mia rabbia, da lui colta e recepita, fatta mia ma non ancora elaborata, o forse nemmeno totalmente riconosciuta.
L’idea è che se anche vuoi fare tanto, andare, realizzare, non puoi. Hai le frecce spuntate. A causa di un limite che ti viene posto. Quell’opposizione nel mio tema, cui non ho dato sinora grande importanza, più che altro perché non sapevo bene da che parte cominciare a prenderla, potrebbe rappresentare qualcosa di ereditato, che poi ho fatto mio; qualcosa avvertito in lui, collegato alla linea maschile della mia famiglia, passatami da mio padre, che lui non è riuscito a risolvere, e che io ho raccolto.
La frustrazione, la volontà spezzata e la rabbia. Che lui non può insegnarti a riconoscere e gestire, perché neanche lui sa farlo, perché sta già facendo del suo meglio, affrontando i suoi mostri personali. Da cui tu, bambina, prendi le distanze, perché la rabbia ti insegnano che è una “brutta” cosa. Quindi la rimuovi, imparando a negarla quando la senti. Tagliando le radici al problema (e all’opportunità).
Ed ecco qua che il mio andare non si collega al fatto di essere io a guidare la mia auto e di trovarmi adeguata alle situazioni. Il mio Marte ha la freccia un po’ spuntata.
Se notate, sembra che il secondo sogno dia spiegazioni per il primo e serva a collegare a mio padre e al mio Marte astrologico tutta la situazione, attraverso un personaggio onirico molto distante da lui in apparenza, ed una persona reale che ha una situazione che mi consente il collegamento a mio padre.

Ma non è finita! E sempre nella stessa notte!

3. Terzo Sogno.
Nella stradina di campagna che parte dalla casa di una zia materna, nella quale da piccola mi divertivo un mondo per i tre mesi di vacanze estive, io sto passeggiando tranquilla, scendendo lungo la discesa di terra e breccia.
Improvvisamente, alle mie spalle arriva un’auto molto colorata, sulla quale si trovano tre uomini, che, a velocità elevatissima, per poco non mi travolge, e poi, giunta alla colonnina di marmo che contiene una statuetta della Madonnina ed è posta all’incrocio con un’altra strada, urta un’auto che era lì parcheggiata, dandole una forte spinta in avanti e mandandola lungo la strada verso destra.
Io, irritata da tanta arroganza, dico: “Ma chi vi credete di essere?”.
Allora i tre balordi prepotenti, a quel punto ce l’hanno con me e so che torneranno indietro per mettermi sotto. Devo cercare scampo.
Torno a casa e cerco di modificare la mia pettinatura per non farmi riconoscere.
(Una massa di lunghi capelli rosso fuoco che prima erano legati e ora decido di tenere sciolti, anche perché il fermaglio di strass con cui cerco di sistemarli non funziona).

Francamente mi pare giustificabile che il mio umore non fosse dei migliori, con questi  sogni!!
Sembrava che proprio adesso che cercavo di proporre un lavoro sui sogni al mondo, i miei mi venissero a ricordare quanto inadeguata o priva di riferimenti io potessi essere! (Classico esempio di pensiero negativo basato su schema mentale introiettato da anni; ma mentre lo vivi e ne avverti l’emozione negativa collegata non lo comprendi subito così bene!).

Autointerpretazione del terzo sogno.
La casa di campagna è un luogo dove andavo nelle vacanze estive dai sei ai quattordici anni coi miei fratelli e i miei nonni materni, che vivevano con noi.
Lì, avevo una cugina molto amata con cui giocavo e mi divertivo molto e devo dire vivevo giorni veramente spensierati. L’abitudine di trascorrevi le vacanze era iniziata subito dopo la morte di mio padre.
Quindi, luoghi dell’infanzia, legati al lato materno, cui vengo affidata quando viene meno il padre.
Personalità mia, sviluppata in quegli anni in cui “facevo tranquillamente a meno di un padre” (grazie a Saturno non è stato difficile, in apparenza), in cui mi poggiavo sul modello di un femminile psicologicamente e materialmente forte (troppo) di mia madre e di entrambe le nonne,  relegando al mondo del maschile personaggi deboli, o malati, o morti, che nel sogno compaiono e fanno i prepotenti (il che è lo stesso).
Macchina molto colorata = molto vitale.
Questo maschile quindi irrompe nella mia vita come qualcosa di intenso, che non si può non notare. Come apportatore di vita ed emozioni.
Tre uomini, di cui uno guida: è di mezza età, non molto alto, robusto (mio padre era invece molto alto e magro). Sono prepotenti, arroganti e pericolosi. Vanno dritti per la loro strada divertendosi a velocità pazzesca, infischiandosene di poter travolgere o meno qualcuno.
L’auto che viene urtata poteva essere la mia, era parcheggiata dietro alla colonna della Madonnina; io so che c’è, ma la vedo solo quando viene spinta in avanti dall’urto; e lì con delusione mi avvedo che è solo una vecchia carcassa, senza vetri, né parabrezza, neanche più si distingue il suo colore, non è arrugginita ma scolorita, è come un vecchio fantasma, è uno scheletro d’auto che è stata urtata e solo per quello si sposta….
Il risultato di questa autointerpretazione è davvero deludente.
Mi chiedo quale sia il messaggio. Si parla di inadeguatezza, di incapacità di fronteggiare pericoli e prepotenza altrui (il Marte altrui?).
Se ho una giusta reazione di rabbia e indignazione, perfino quella sembra mettermi in ulteriore pericolo! Tanto che alla fine posso solo nuovamente nascondermi dai persecutori.
Se l’avvertimento è: non protestare contro i prepotenti, o se è: difenditi, ma subendo in silenzio, non mi pare davvero incoraggiante!
Non può essere questo il messaggio! Anche se mi si sta dicendo che magari non è quello che dovrei fare ma quello che sto facendo.
Io lo vivo come se il professore a scuola mi desse  un votaccio sul compito. (Sto registrando le mie sensazioni, e non mi diverto per niente!!).

Provo a ragionarci ancora.
Provo ad utilizzare un metodo di cui ho letto di recente in un bel libro (4), ma che io non avevo mai sperimentato. Il metodo mi pare interessante, ma io temo di non saperlo applicare.
Si tratta di prendere un personaggio del sogno e dialogarci. Fargli domande e lasciare che lui risponda. Occorre essere sereni e rilassati, certo, per poterci riuscire.
Da soli, senza l’aiuto di una guida, sinceramente non so quanto sia fattibile.
Ma la situazione richiede ogni tentativo, i miei sentimenti sono così frustrati e delusi, devo fare qualcosa; decido di provarci.

Dialogo.
Io: -Che volete?
U (uomo-uomini): -Devi spostarti quando passiamo noi!
Io: -Va bene, certo, io mi sposto, ma perché tutta quella prepotenza?
U: - Tu spostati e basta, noi non vogliamo intralci.
Io: -Ah, certo! Siete la prepotenza fatta persona. Ma perché siete così **** (=parolaccia)?
U: -Noi siamo e basta! Anzi, visto che ci hai sfidato, ora ce l’abbiamo con te.

Con sconforto, penso che non c’è possibilità di dialogo con quella parte. Anzi, sono molto arrabbiata con quella parte e loro li prenderei solo a parolacce!
Non erano esattamente così, i dialoghi che avevo letto sul libro come esempio!
Sembrava proprio non esserci nulla che io potessi fare di costruttivo, ero sempre più delusa e rattristata.

Che soluzioni mi voleva offrire il sogno? Non è che veniva solo a far crollare le mie (già poche) certezze?
Non trovarmi sulla strada dei prepotenti. Nascondermi e non farmi vedere né sentire. Ne ho fatti a bizzeffe di sogni così!
Se li affronto, non è affatto detto che, anche se vendo cara la pelle, io ce la faccia.
E farmi far fuori non è esattamente ciò che vorrei per la mia vita.
Che razza di suggerimenti sono?
Chi sono quegli uomini? Perché il dialogo non mi riesce?
Non sono capace io? Non è vero che funziona?
Perché quella macchina che viene urtata e che forse era la mia, mi sorprende per il suo aspetto di vecchia carcassa? Tra l’altro la forma mi ricordava quella di mia madre con la quale per l’appunto ella ci portava all’epoca in quella casa.
Ogni domanda suscita ipotesi di possibili risposte. Occorre muoversi tra esse in attesa che succeda qualcosa.
Forse il mezzo che io uso per andare avanti/per muovermi/farmi strada nella vita è un mezzo fuori uso, obsoleto, che cammina e procede (notare che l’auto va a destra, che io considero simbolicamente andare verso il futuro) solo se qualche prepotente la urta!
Cammina e si muove solo come re-azione, non per sua/mia volontà (neppure potrebbe, del resto, è un ferrovecchio ormai praticamente inutilizzabile, cosa che peraltro, prima di vedermela sfilare davanti, non sapevo; finché essa era nascosta alla mia vista dalla colonnina della Madonnina io la immaginavo un’auto normale).
Mi viene in mente Marte (affermazione) e le spiegazioni psicologiche in cui si elabora la differenza tra il reagire di un Marte ancora immaturo e non consapevolmente integrato nell’Io e l’agire di un Marte che si pone al servizio e sotto la guida del suo signore.
Che io viva tutto questo come un giudizio di inadeguatezza che mi dà il Sogno /Inconscio, so che è parte del mio schema di pensiero che eredito dal passato e che non ho ancora del tutto smantellato.
Ma posso riconoscere tale sensazione e dire a me stessa che non necessariamente oggi è così.
Posso pensare che oggi il sogno mi viene a parlare con modi e simboli dei sogni dei tempi passati, ma richiamando gli strumenti odierni che ho a disposizione, per dirmi che questo era sempre stato il problema e che oggi l’integrazione può avvenire.
Oggi, ora, io posso vedere. Vedere è il primo passo per guarire.
Sta di fatto però che io questi ragionamenti li faccio ora, che al momento non riuscivo ancora a trovare la via per risalire dal pozzo in cui ero scivolata.
E quel tentativo di dialogo naufragato così miseramente? Con me che li prendevo a parolacce e loro che rispondevano più prepotenti che mai!?

In realtà, c’era stata fin dall’inizio e per tutto il tempo, una sensazione fastidiosa, tra le altre, che mi riecheggiava fin da subito Marte, l’aggressività, la capacità di difendersi e di imporsi, e fatti precisi accaduti pochissimi giorni prima, che mi aleggiavano nella mente ma io continuavo a scacciare, minimizzandoli e dicendomi che erano cose troppo poco importanti, perché fosse di quelle che il sogno mi voleva parlare!
Si trattava di una situazione in cui ero stata coinvolta da una persona a mettermi in gioco, io avevo accettato, e poi l’altra persona si era tirata indietro con un comportamento anche leggermente isterico, sembrando attribuire a me non si sa bene quali responsabilità.
Io avevo deciso che andava bene lo stesso, che non importava, che avevo avuto il mio insegnamento, anche se avrei potuto per lo meno dire in faccia che quello era stato un comportamento quanto meno capriccioso e infantile.
In effetti, non mi aveva lasciato chissà quali sensazioni o rabbie, veramente non pensavo che valesse la pena tornarci sopra, ero sinceramente abbastanza tranquilla quanto a quel fatto.
Non era più che un lieve fastidio, che stava lì, da una parte, e che sarebbe presto svanito del tutto.
E che avevo deciso di non considerare più.
Tuttavia, fin dall’inizio, la storia degli uomini prepotenti, le mie varie inadeguatezze, il farmi portare da un’auto che non guido io, eccetera, mi riportavano quell’episodio alla mente, ma io mi continuavo a ripetere, sinceramente convinta, che non poteva trattarsi di quello, perché veramente non aveva avuto per me tutta questa risonanza!
Inoltre quella tipologia di sogni mi era appartenuta da una vita.

Ma quando sia l’autointerpretazione che il tentativo di dialogo erano miseramente falliti, e io mi ritrovavo ancora con quelle sensazioni di tristezza, frustrazione, fastidio e disappunto, decisi infine di provare a seguire la via di indagare circa l’episodio in questione.
Effettivamente c’erano delle cose che avrei potuto dire a quella persona, effettivamente mi sentivo irritata per essere stata chiamata in causa, coinvolta, per aver deciso di prestare la mia attenzione e, in cambio, essere poi lasciata lì senza considerazione né rispetto.
Non era fondamentale per me, d’accordo, ma sta di fatto che non avevo detto nulla.
Provai ad ascoltare meglio dentro di me se c’era invece qualcosa che avrei voluto dire. Mi accorsi che c’erano parecchie cosette, e decisi perciò che le avrei scritte, anzi, che avrei scritto direttamente una bella lettera a quella persona per fargliele sapere tutte.
Così, misi da parte il lavoro sul sogno e cominciai a scrivere elencando dalla a alla z ogni piccolo fatto che mi aveva creato fastidio del comportamento di quella persona nei miei confronti (che non era poi così grave, ma in effetti tra fatti e fatterelli, ve n’erano diversi).

Scrissi più fogli, fitti fitti. Alla fine mi sentivo contenta e rilassata. Dissi a me stessa che forse il sogno mi stava suggerendo che in realtà io non ero affatto così tranquilla come credevo, né così superiore ai fatti accaduti, ma invece ero arrabbiata con quella persona.
Semplicemente, mi ero, come mio solito, impedita di vederlo.
Forse il sogno voleva che io scrivessi la lettera e dicessi a quella persona ogni cosa, che rimettessi le cose a posto.

A quel punto, in cui sentivo che la mia tensione e il nervosismo si erano notevolmente allentati, provai nuovamente a intessere il dialogo, così, quasi più per curiosità “scientifica” che per vera convinzione che ci fosse qualcos’altro da scoprire (in fondo credevo che non fosse così facile lasciar dire cose autonome a dei personaggi cui noi stessi diamo voce, e volevo sperimentarlo. Già che c’ero).
Trascrivo qui il successivo dialogo, in modo fedele a quanto è sgorgato e da me scritto di getto.

Secondo Dialogo.
Io: -Ehi, che fate? Attenti! Perché siete così invadenti?
U: -Perché tu non lo sei a sufficienza.
Io: -Ma io sto qui tranquilla.
U: -Se tu fossi davvero tranquilla come dici, non ti darebbe alcun fastidio la nostra invadenza. La mia provocazione ti fa reagire ma poi scappi perché temi di aver toccato qualcosa di pericoloso.
Io (sentendomi serena e non provocata):-E’ vero. Allora sei venuto a “rompermi” per farmi capire questo?
U: -Sì, certo.
Io: -Ti ringrazio allora. Tu sei stato così **** (parolaccia di prima) perché io non ti lasciavo altra scelta, in un certo senso ti avevo escluso dal mio orizzonte senza prima averti dato la possibilità di integrarti con me. Ora ho scritto quella lettera, accettando di dare voce alla mia aggressività e riesco a tenere questo dialogo sereno con te. Non ti rifiuto più, infatti ti vedo meglio disposto verso di me. Lo dimostra il fatto che ora mi sento serena. Grazie.
U:- Di niente.

A quel punto, non ebbi più bisogno di analizzare niente.
Il mio stato d’animo era veramente cambiato e io potevo affrontare serenamente la mia giornata.

Il sogno, con modalità e simboli a me familiari, mi veniva a sollecitare per riconoscere in me stessa un sentimento di rabbia ed un’istanza di affermazione di me che stavo soffocando con la scusa di essere matura e “superiore” e di evitare problemi.
In realtà, era la vecchia modalità di lasciar fare all’altro per ottenerne un’implicita conferma/accettazione,  trattenendomi dal dire la mia, travestita in forme un po’ più sofisticate. Ma la sostanza, quella era!
La mia modalità di affermazione / difesa era un mezzo infantile (magari sviluppatosi in quell’epoca) ormai non più utile ed efficiente (auto che è solo una carcassa vuota) che oggi agisce e va avanti solo per effetto di una provocazione esterna (il Marte che re-agisce anziché agire).
Ecco perciò le auto che guidano me, anziché io guidare loro. (Io vedo molto l’auto come un prolungamento marziano dell’Io; astrologicamente è un’impostazione morpurghiana che non rinnego e credo sia giustificabile anche per la mia Terza Casa in Ariete).
Ecco la passività cui si può andare incontro, per amore del quieto vivere e la ricerca dei comodi e ovattati agi cancerini, con il mio Marte in Cancro. Che poi rivolta però sempre la rabbia verso se stesso (la somatizzazione preferita diventa lo stomaco), grazie anche alla censura di sentimenti ed emozioni che Saturno dal Capricorno sa bene come operare!
Il fatto con la persona davvero non era poi tanto importante in sé, infatti nei giorni seguenti il bisogno di inviare la lettera scemò del tutto.
Ma per la mia consapevolezza, il tutto fu invece di grande importanza; ero stata in grado, grazie alla guida del sogno, di ascoltarmi e leggermi dentro, di saper avere occhi per vedere e orecchie per ascoltare, tra l’altro, una lezione di astrologia psicologica con dimostrazione in laboratorio. 
Che fortuna, che gran dono!
La massa di capelli rossi, che stavo cercando di “sistemare” per camuffarmi onde non farmi riconoscere dai persecutori, simbolicamente ricorda: i capelli, la forza (che riporta anche a Marte) e gli istinti (Plutone, nel mio tema è perfetto sestile a Marte; in questo periodo Saturno di transito è su Plutone); il rosso, Marte; io li sciolgo, quindi, pur se ancora mi camuffo, in realtà anche lascio liberi la mia forza e il mio potere e non li può più trattenere il femminile e prezioso fermaglio di strass!

Per inciso, il sistema del dialogo funziona!


4. Quarto sogno.
(Notte successiva)
Sono in un’auto piccolina, seduta davanti, lato passeggero!
Al posto di guida c’è una bimba. Avrà otto, dieci anni.
Siamo ferme e stiamo chiacchierando.
Improvvisamente, l’auto si sfrena e comincia a scivolare all’indietro, lungo una ripida discesa.
Io, direttamente, non posso far niente per fermare l’auto perché c’è lei alla guida.
Non posso usare direttamente i comandi.
Allora comincio a parlarle, con voce ferma e cercando di infonderle la massima fiducia  e serenità.
Lei è terrorizzata.
Io le dico con voce profondamente calma di spingere il pedale centrale.
Lei esegue fedelmente. Perché, lo sento, la fermezza e serenità della mia voce la sottraggono alla paralisi del panico.
L’auto frena e si ferma.
Ma quando arriviamo al fondo della discesa, dopo un attimo di pausa l’auto riparte in avanti, perché ora l’inclinazione della strada è mutata e la discesa è davanti a noi.
Di nuovo il panico e il terrore nei suoi occhi.
Io le dico ancora di frenare, tengo a bada la mia paura per governare quella di lei, la incoraggio, le dico che è brava e che va molto bene quello che sta facendo, le infondo con calore fiducia in se stessa.
Ma qualcosa lo stesso non va, perché l’auto acquista velocità.
Guardo la zona dei pedali e vedo che lei per sbaglio sta pigiando l’acceleratore anziché il freno (che però è il pedale più a sinistra, dove solitamente sta la frizione).
Con calma le dico di spostare il piede sul pedale al centro.
La guido con la dolcezza e fermezza della mia voce per far sì che freni con la giusta gradualità, perché temo che l’auto possa sbandare.
Alla fine comincio a tirare il freno a mano, perché la velocità è ancora troppa, temo che sbanderemo, invece finiamo per fermarci perfettamente a fianco di una bambina che è accanto ad una donna (siamo noi due) che si trovano su un piazzale (quello di dove andavo alle elementari dalle suore, con al centro un’ampia aiuola con una bellissima statua in marmo bianco della Madonna con una corona di stelle).

Questo ultimo sogno non lo interpreto tutto, mi pare molto chiaro.
I riferimenti biografici sono la vicenda dell’accelerare anziché frenare (che mi capitò realmente in un primo tentativo di guida, in preda all’emozione, all’età poco maggiore di quella della bimba del sogno) e l’ambiente della scuola….direi che in comune con l’altro sogno c’è anche la statua della Madonna, quest’ultima molto più grande e sontuosa. Quasi un riferimento alla Madre, all’archetipo della Grande Madre Buona.
Il fatto che io incoraggio e guido la bambina, che reggo e contengo il suo terrore, è chiaro sintomo che ora sono in grado di fare la madre a me stessa (sto guarendo il mio archetipo materno, ma anche paterno, in fondo, perché mentre contengo e do fiducia, la guido anche verso la soluzione).
Il fatto che ancora è la bambina che si trova alla guida è probabilmente un retaggio del passato. Del resto l’auto parte perché si sfrena, e poi riparte nuovamente perché l’inclinazione della strada muta (mutano le circostanze). Il fatto che all’inizio non posso intervenire direttamente ma solo arrivare a lei attraverso il parlarle in un certo modo, credo rappresenti l’importanza dell’elaborazione/comunicazione con le parti di noi. Alla fine infatti intervengo direttamente anche  io a frenare.

Direi perciò che non è esatto dire che ancora non guido direttamente l’auto. Ho già cominciato a farlo.
Quello che tento in realtà, e che il sogno mi rappresenta, è qualcosa di molto importante: integrare le varie parti, tra cui principalmente quella che ha sempre dovuto “guidare” finora, a causa di una serie di circostanze, cioè una bambina spaventata cui sono state affidate (che si è scelta di prendere), in età precoce, responsabilità da adulta e che ha fatto del suo meglio, tra terrori ed emozioni che paralizzano.
Direi che il sogno mi suggerisce che ora posso fronteggiare le situazioni con calma, serenità e forza d’animo, ricorrendo ad una ferma dolcezza (che sia una buona ricetta per Marte in Cancro?).
Che poi posso intervenire anche io direttamente; che alla fine non accade neanche un danno, né all’auto, né tanto meno a me, e alle mie parti.
Quello che avviene in questo periodo, indicato dalle evoluzioni cui si sottopone il mio tema natale, è, tra le altre cose, una profonda revisione del rapporto con l’autorità e il tentativo di riguadagnare il pieno e consapevole possesso dei territori della mia capacità di affermazione e di potere personale. Con annesse prese di responsabilità. Cosa non facile, né affatto scontata, come ben sa chi si dedica onestamente a questo lavoro.
Sto tentando di ragionare con Marte, Saturno in veste di autorità, e Plutone potere, di venire a patti con loro, di ascoltare cosa vogliono dirmi, affinché la smettano di dovermi mandare messaggi trasversali tramite i sogni per poter entrare nell’ambito del mio Io conscio. Poverini, in effetti è da parecchio che bussano in questo modo alla mia porta! S’erano anche un po’ stancati di bussare, ma ora che hanno captato che c’è aria di rinnovamento, che il momento è propizio, sono tornati alla carica.
Sono felice di queste mie interpretazioni, sono felice della vita che mi si sta raccontando nei sogni mentre la vivo.

Credo che ora dovrei, in ossequio a un minimo di metodo, seguitare a dare quei principi di cui parlavo tempo fa.
Ne avevo elencati quattro, che erano:
1. Principio della fiducia di base nella natura umana
2. Principio della totalità del sogno
3. Principio della tendenza alla guarigione
4. Principio della partecipazione attiva
Avevo successivamente spiegato i primi due.
Ora completo con gli ultimi due.

3. Principio della tendenza alla guarigione.
La psiche, se vogliamo usare un termine “scientifico”, o anima, termine più poetico e filosofico, insomma quel Qualcosa di unitario che è nella nostra interiorità, vuole la guarigione, la pace, l’integrazione e la conciliazione armoniosa delle parti, e lavora indefessamente per ottenere questo scopo.
Esattamente come il corpo, che costantemente lavora per lo stesso scopo, per riparare, sostenere, reintegrare e guarire le parti malate, cercando sempre di pervenire ad un equilibrio di parti e ad un fluire libero di energie.
Se accettiamo questa idea, che è del resto perfettamente logica, ogni cosa che ci accade, come pure ogni sogno che possiamo fare, non sarà mai per uno scopo di nocumento, pur se si trattasse di un incubo terrificante, ma sempre di apporto di utilità.
Che ciò sia logico, può anche essere un’idea di chi scrive, ma ammesso e non concesso che anche non fosse così, questa idea aiuta a sviluppare un atteggiamento positivo verso la vita che a sua volta porterà a un comportamento improntato alla fiducia e volto ad individuare risposte positive; poiché è evidente che focalizzare l’attenzione su certi aspetti consente poi di individuarli molto più facilmente, direi che quanto meno c’è una grande convenienza pratica, se si vuole stare bene, a pensarla così.

4. Principio della partecipazione attiva.
Il metodo presuppone un lavoro, un ruolo attivo: è la persona stessa che si analizza, che deve innescare un processo di attività varie che la portano a investire energia su di sé, allo scopo di trovare messaggi che l’aiutino a dare senso, a rendersi consapevole di questioni importanti delle quali magari non si occupa a sufficienza, alle quali  non  presta attenzione, o perfino che evita accuratamente di prendere in considerazione. 
Però, appunto, come nell’analisi e in qualunque lavoro su di sé, il metodo è tanto più efficace quanto più la persona è  sinceramente intenzionata a lavorarci attivamente, ad impegnarvisi in prima persona.
Il che non vuol dire che non si possa chiedere, anzi!
Il confronto, il chiedere, il cercare spiegazioni, ad esempio dei simboli che verranno di volta in volta individuati, anche attraverso ricerche sui libri, o varie altre fonti, saranno sempre importanti, perché allargano il ventaglio di informazioni disponibili, e aiutano ad immaginare significati plausibili, a formulare continue ipotesi di lavoro.
Si dovrà diventare come degli Sherlock Holmes, sviluppando il fiuto e il gusto dell’investigatore (dei fatti dell’anima). Chiaro che ci saranno persone più o meno predisposte o amanti di tali lavori introspettivi, ad ogni modo credo sia interessante per chiunque, e specialmente proprio per chi non vi ha mai pensato, scoprire dentro di sé tesori, storie affascinanti, percorsi intriganti, sontuose architetture di trame.
Il ruolo è attivo anche perché infine l’interpretazione può e deve sentirla vera su di sé il sognatore stesso, che percepirà attraverso il modificarsi delle sue emozioni lo sviluppo del lavoro ed il raggiungimento dei risultati (considerando che è sempre possibile andare oltre, sarà la trasformazione dello stato d’animo, come un aprirsi e distendersi della percezione sensoriale interna e della coscienza, che dimostreranno di aver raggiunto un traguardo nel percorso).
Pensiamo a come questo può arricchire la nostra esistenza e contribuire a trasformarla pian piano in una vera e propria arte di vivere!


Note.
(1) Carl Gustav Jung, “Ricordi, sogni, riflessioni”, Raccolti ed editi da Aniela Jaffé, BUR, 2006, pag.172
(2) Ibidem, pag.173
(3) Ibidem, pag.173
(4) Strephon Kaplan Williams, “Manuale d’interpretazione dei sogni”, Newton Compton Editori, 1988

inserito lunedì 11 febbraio 2008

 
 COME USARE I SOGNI COSTRUTTIVAMENTE. 

Su ali dorate di farfalla mi trasporti
E mi inviti a contemplare
La divina bellezza che seduce

Nell’interpretazione del sogno di Barbara, la scorsa volta, avevamo concluso che il processo di integrazione della parte inconscia e l’instaurarsi della comunicazione non sono sempre lineari.
A volte ci sono momenti in cui sembra di tornare indietro, di ritornare nel buio da poco lasciato per un po’ di luce. Questo ci può spiazzare, talvolta, e far sentire confusi e anche avviliti.
In realtà questi processi non possono che apparirci per certi versi circolari, a scatti, a spirale, con momenti di apparente regressione e non sempre i passaggi avvengono tutti alla luce del sole. Al contrario ci sono fasi e momenti in cui il cammino procede nell’incubazione dell’inconscio, come nel seno del sonno lunare, e per quanto ci sforziamo di trovare una risposta chiarificatrice, ci sembra sul momento di non riuscire.
Spesso (non so dire se sempre sia così, ma non importa il sempre), sono momenti di un tornare indietro per poter andare più avanti.
Anche in questi casi, non dovremmo perciò cedere alla tentazione di demoralizzarci, né tanto meno di demordere ed accantonare il lavoro sul sogno e su di sé. Proprio allora vale la pena di insistere, ma non tanto come sforzo e tentativo testardo di “far parlare a tutti i costi il sogno”, bensì piuttosto attraverso un atteggiamento di fiducia riposta nel fatto che anche questa fase ha un suo senso e fa parte del percorso, e che ci sarà un momento in cui avverranno un’integrazione di tutto ed una chiarificazione.
Un po’ come la fase della luna nuova, quando niente appare chiaro, ma avvolti nel buio grembo della luna (terra), i semi di nuovi progetti e futuri cicli stanno intanto germogliando nel sonno.

Avevamo fatto l’esempio di un sogno che la sognatrice aveva avuto successivamente a quello molto bello, il cui significato luminoso era stato facilmente colto, che ho illustrato; per questo secondo sogno, al contrario, non era per niente facile cogliere il significato “luminoso”, almeno non di primo acchito, e meno ancora quale seguito logico dopo il precedente.
Qual’è la nostra reazione quando facciamo un sogno con contenuti che ci disturbano? Vorremmo cancellarlo, dimenticarlo, fingere che non sia avvenuto, oppure desidereremmo trovare un modo per riconciliare quei contenuti, per trasformarli in qualcosa di costruttivo e che abbia un senso nell’aiutarci a trovare serenità (e risposte)? Trovare un senso autenticamente “piacevole” significa trasformare il sogno in esperienza onirica e apprendere da essa con facilità; molto meglio che affannarsi a cancellare tutto.

Il sogno è il seguente.
Sogno della furia distruttrice.
“Sto salendo lungo un viottolo e fatico; è una strada di pietra, scivolosa. Mi accorgo solo dopo un po’ che c’erano dei gradini sulla sinistra, che mi avrebbero fatto faticare un po’ meno. Alla fine della salita mi trovo su un alto terrapieno alla cui sinistra si apre una grande vallata.
Ricevo la precisa sensazione che la terra stia ribollendo internamente e che tutto andrà sottosopra. Infatti cominciano dei violenti scossoni. Il terrapieno sta crollando. Mi chiedo come scampare, da un lato penso che se riesco a restare sopra potrei salvarmi, ma il rischio è che poi io precipiti pericolosamente. Dall’altro, penso che potrei assecondare il movimento della terra e scivolare sotto con lei, ma in quel caso potrei restare sommersa dalla marea di terra in movimento. A quel punto vengo presa come da un ciclone, è una bufera fortissima. Vengo sollevata e fatta volare da una forza immensa che sembra scuotere ogni cosa. Io sono priva di ogni forza per provare a resistere e sottrarmi o nuotarci in mezzo in qualche modo. Vengo fatta volare di qua e di là. Non sarebbe neanche brutto ma a un certo punto il vento impetuoso mi sta per scagliare in direzione di una parete di rocce taglienti come rasoi.
Poi la scena cambia e sono con della gente lungo le viuzze strette e tortuose di una città antichissima scavata sotto un’alta montagna. È come un lento esodo, dobbiamo per forza passare lì, ma io sono certa che tutto ci crollerà addosso.
Cambia ancora: con della gente, per scappare ora saliamo su un alto tetto a terrazza. Ma vi sale tanta di quella gente che io temo per l’incolumità, soprattutto, della bambina che ora ho con me. Delicata, bionda, per proteggerla dalla calca le dico di mettersi al centro, così non verrà spinta di sotto; le sto vicino, ci accucciamo e io presto attenzione a che lei non venga calpestata. Ma non siamo al sicuro neanche lì e io guido tutti a cercare un riparo migliore.
All’improvviso sono nella casa della mia infanzia, entriamo in camera da letto dei miei genitori, ma una donna che si trova lì con un fischio chiama dei cecchini per farci sparare addosso. Io non voglio arrendermi ed essere uccisa.
Cambia ancora scena: ora una donna molto patinata e curata, truccata con rosso alle labbra e pettinata coi capelli stile anni quaranta pronuncia una sorta di sentenza: - Colpire il padre a 5 gradi di distanza è uguale a colpire una figlia – quindi prende mia figlia, non quella che avevo protetto ma un’altra, una neonata, avvolta in copertine e fasce bianche, e le spara come a impalarla con una pistola dalla lunga canna nera. Lo sparo ha il rumore soffocato del silenziatore. Inutilmente spero che non accada quel che invece sta accadendo. Della bimba non resta niente, solo brandelli della copertina bianca, come piume leggere di un uccellino che aleggiano attorno. C’è, a guardare, della gente con facce terrorizzate, ma io sento che sono di circostanza, e tutto suona falso, come un film, anzi, una pantomima. Pensandoci, anche la faccia di quella donna, così curata nel trucco perfetto del bel viso gelido, sembra quella di un’attrice. Quello che in apparenza è un dramma, stranamente non presenta le emozioni drammatiche che ci si aspetterebbe. La mia preoccupazione resta forte per la bambina più grande, che potrebbe restare scioccata per sempre da ciò cui ha assistito. Quello per me sarebbe un grandissimo dolore.
Compare a quel punto un fratello di lei che sembra un po’ sempliciotto. Indossa un lungo cappotto nero stile famiglia Addams. Ha i polsi e il collo imprigionati in una gogna. Con la sua parlata buffa, un po’ strascicata, un po’ stile Donald Duck e con assoluta semplicità, riferisce di essere stato buttato in mare, ma di essere riuscito a nuotare e a uscirne. In effetti la gogna era ricoperta di alghe.
Io allora spero che questo rassicuri la bambina.

Al risveglio mi sento amareggiata, priva di energia, come risucchiata in cose vecchie che credevo ormai piuttosto appartenenti al passato. Mi lascia perplessa, aver fatto questo sogno, forse anche un po’ sgomenta.
Allora vuol dire che non sono andata avanti? Che non sono andata da nessuna parte? Forse ho peccato di presunzione a credere di potercela fare e sono stata punita?
Oppure tutto è così illusorio ed instabile che niente può mai essere dato per acquisito, come la terra che non sostiene ma crolla sotto i piedi? Allora non avrò mai certezze che mi possano davvero sostenere? Penso che non è possibile sia questo il vero messaggio di questo sogno, che sembra contraddire così manifestamente l’altro, eppure non riesco a trovare una risposta che mi appaia adeguata e che mi faccia sentire meglio. ”

Questo era il tenore dei pensieri indotti dal sogno.
Effettivamente, esso ha un clima quanto meno gotico! Direi anche che esprime chiaramente paure angoscianti e profonde.
Oltretutto, una tale colorazione del pensiero non rende facile lavorare sul sogno perché è come se corrodesse la fiducia di base di potercela fare (farcela equivale a trovare significati che reintegrino la serenità e diano una spinta a procedere nella ricerca e nel conseguimento di un migliore stato dell’essere).
In questo caso, accostando linearmente il sogno al precedente, di primo acchito sembrerà, a chi ha sognato, di essere piombato indietro, di essere ritornato negli inferi da cui si credeva ormai uscito, quasi un Orfeo che incapace di resistere si volta troppo presto a guardare l’agognato premio della sua impresa….e viene punito.
Ma in realtà, è proprio a questo punto che si dovrebbe resistere e con tenacia mantenere l’idea che si possa riuscire prima o poi, in un modo o nell’altro, a vedere da quale parte la montagna può essere attraversata. O scalata.
Che ci si riesca, a compiere il salto, a questo punto, è affidato al libero arbitrio e alla scelta della persona, né più né meno di quanto si possa dire osservando un tema natale con le sue potenzialità che solo scelte precise potranno far dispiegare (senza poter misurare né quantificare i fattori che influenzano l’effettiva possibilità di tali scelte, che rimane alfine un mistero).
In effetti, Barbara non è riuscita in questo caso a trovare “spiegazioni” razionali che le mostrassero una via “positiva” di interpretazione del sogno, o almeno non tali da eliminare nettamente le sue sensazioni di disagio. Probabilmente perché l’aggancio emotivo era molto forte e lei non è riuscita a distaccarsene sufficientemente; o forse non è stato necessario farlo al momento, forse è attraverso altri sogni che il lavoro onirico potrà essere portato avanti e la trasformazione perfezionata.
Ma, nonostante tutto, ed è questo esattamente che voglio sottolineare, ella riesce a volgere in positivo il sogno e a ricollegarlo al precedente pur senza operarne una precisa interpretazione. Nel tentativo di interpretazione che fa, Barbara trova poca soddisfazione: situazioni di trasformazioni subite e vissute come angosciose; minacce che sembrano provenire dall’ambiente, ma anche dall’elemento Terra, archetipicamente la madre; anche dal vento, simbolizzante lo spirito e il maschile, che sta per scagliarla violentemente contro le rocce taglienti; il femminile che si incontra è di una bellezza falsa e crudele e distrugge una potenzialità; se anche le minacce paventate non si realizzano una, due, tre volte, emerge comunque l’immagine di un femminile distruttore che sembra non lasciare speranza; il maschile che sopravvive e a cui la sognatrice si affida per alleviare le sofferenze della sua bimba (di lei stessa) è piuttosto malconcio, tutt’altro che ideale, anche se, in fin dei conti, di fatto efficace. Vero che nell’ultima parte c’è l’elemento della finzione che potrebbe far pensare al carattere “illusorio” di molte idee che ci facciamo sulla vita per il fatto di averle fissate in un certo modo nella mente (l’illusione di Maya); vero che le minacce della Terra, del Vento impetuoso e della Montagna contenente la città, minacce che sembrano mortali, non si attuano affatto.
Però, anche volendo vedere una serie di passaggi e di iniziazioni, sempre di esodo e di fuga per la salvezza si parla, e la salvezza come può essere trovata se non c’è un lieto fine decente?
Il “lieto fine” deve essere cercato.
Non intendo presentare qui l’interpretazione di questo sogno, che sicuramente presenta molto materiale interessante, in grado di rivelare importanti aspetti di guarigione.
Mi interessa focalizzare l’attenzione sull’atteggiamento costruttivo adottato, nonostante sembrassero mancare agganci agevoli forniti dal sogno.
La sognatrice, dopo aver tentato sommariamente le vie che ho detto, non riesce a trovare un modo per lavorare sul sogno direttamente per trasformarlo. Ma sente che deve elaborare e trasformare le sensazioni tristi ed angosciose che ne sono scaturite.
La soluzione che lei trova è quella di attribuire al sogno il ruolo di offrirle la possibilità di una revisione di cose passate, affinché coscientemente lei possa scegliere di pensare che ora quel passato non è più presente.
Forse il sogno intendeva suggerire che ci voleva un atto di volontà per credere che, nonostante la consapevolezza di tante difficoltà oggettive avute, queste potevano essere viste ora con il distacco salvifico dovuto ad una finzione cinematografica; inoltre, che certi pensieri pesanti ricorrenti nel suo quotidiano, legati alle difficoltà incontrate, potevano essere, per lo meno in parte, frutto dell’attaccamento agli schemi del suo passato, non ancora del tutto smaltiti ed elaborati.
Del resto, è vero che ella aveva avuto quel primo sogno molto bello, pieno di sensazioni ricche e vitali; ma possiamo ritenere che l’inconscio le aveva mostrato dapprima la configurazione perfetta e pura che la muoveva, ispirava ed orientava, per poi venire a ricordarle che il quotidiano e la materia richiedono tempo e impegno fattivo per modellarsi su una tale purezza di visione.
Insomma, il secondo sogno poteva venire a suggerirle che se non riusciva ad avere una realtà adeguata al primo sogno era per via dei vincoli della materia che la imprigionavano ancora al passato (le sinapsi sono, in fin dei conti, circuiti stampati nella “carne” e nella materia). Incoraggiata dalla sensazione di alleggerimento provata con tale considerazione, possiamo immaginare che la sognatrice rifletta così sul suo sogno:
“Sembrerebbe indicare una revisione del passato. Mi dice forse che i pensieri di blocco, di paura e di morte che a volte mi abitano sono il residuo di vecchie modalità di vivere le esperienze e derivano dall’idea di un femminile crudele introiettato. Mi piace se penso che il sogno è venuto a dirmi il perché delle mie tristezze: che esse sono dovute a vecchi film che continuo a proiettare nella mente e alla conseguente paura di trasformazioni importanti in corso, alle quali non riesco a lasciarmi andare perché non mi fido, ma che di fatto non mi fanno un graffio!
Il vecchio film racconta di una vita spezzata. Vi è una donna spietata che forse però è una maschera. E un maschile non brillante, né forte, ma di fatto, al lato pratico, molto meglio di quel che sembra in apparenza. A lui è affidata la speranza. Il primo sogno mi ha mostrato la realtà dello spirito, del mio sé, della mia guida interiore divina. Questo, invece, la realtà quotidiana e materiale e le paure che si agitano in essa sotto la soglia della coscienza, retaggi della prigione delle esperienze passate, che ora posso decidere di voler continuare a superare. Del resto, il sogno si chiude sulla speranza che la mia dolcissima bimba ce la faccia.
Lui - il mio “brutto” sogno -  mi suggerisce in questo modo l’immagine fonte ispiratrice e imprinting per l’anima.
Io, nel reale della veglia, devo impegnare la mia volitività per crederci e forgiare nel mondo fisico il significato per me più costruttivo. Il sogno mi invita perciò ad agire ponendomi in una situazione in cui, proprio agendo in tal modo, trovo il significato che allevia l’angoscia.
Ideale, da una parte; realtà e volontà di azione, ad esso ispirata, dall’altra.
Scelgo questo significato, dunque, come il più valido e buono per me, ora. E divento co-creatrice del mio sogno e della mia vita”.

Trovo molto bello il fatto di aver scelto, nell’impossibilità di conseguire attraverso le vie consuete lo scopo prefissato con la pura ragione, di credere a un messaggio di questo tipo, che non perde niente del carattere rassicurante e caldo di quello del sogno precedente, ma a condizione di trovare il coraggio di agire quella scelta, anziché di riceverla in visione.
Il sogno così produce l’effetto di stimolare direttamente l’attuazione di una volitività ed affermazione positiva di sé più mature e consapevoli; il Sé le ispira e l’Io le padroneggia.
Lo scopo prefissato è ottenere dall’esperienza qualcosa che faccia stare bene perché integra, completa, fa crescere.
Per comprendere il messaggio, è stato necessario stavolta decidere di “crearlo” in quel preciso modo, di volerlo esattamente così, accettando il rischio di scegliere magari il “significato sbagliato”, introducendo una nota di arbitrio nell’interpretazione della “volontà” del sogno.
Che quell’arbitrio esprima la libertà della persona e che “sbagliato” non sia niente che non decretiamo noi come tale, sono tutt’uno.
Dal coraggio di scegliere, alla libertà, alla responsabilità: scatta l’incanto e l’arcano effonde il suo fluido misterioso che alleggerisce l’anima portando guarigione e serenità.

inserito martedì 15 gennaio 2008

 
 IL SOGNO, LINGUAGGIO DEL MAESTRO INTERIORE 

Attraverso le trame del sogno
il nostro Sé, guida e maestro,
amorevolmente ci parla

Questa volta desidero cominciare subito dall’esame di un sogno.
Barbara, una giovane donna sui 35 anni, è una mia amica che ha approfondito con me questo metodo di lavoro sul sogno.
Qualche tempo fa, Barbara si è trovata ad affrontare un periodo di crisi nel suo ambiente lavorativo, in particolare nel rapporto con i colleghi. Persona sensibile e dotata di tatto, amante del quieto vivere e dell’armonia, solitamente per non creare problemi, Barbara si esprime cercando preventivamente di adattarsi al clima dell’ambiente. Un certa difficoltà ad affermarsi (Plutone e  Marte stimolati e contemporaneamente lesi nel suo tema), l’empatia e un carattere mite hanno sempre fatto sì che lei cercasse in primo luogo il consenso e l’integrazione nel gruppo, e successivamente, se c’era modo, di affermare le proprie idee. Con l’aiuto di approcci terapeutici e con il lavoro sul tema natale, Barbara aveva intrapreso a suo tempo un lavoro di consapevolezza sull’importanza di capire esattamente quali fossero le sue autentiche esigenze, oltre a quella, già nota, di andare d’accordo con gli altri, per poi successivamente vedere se era il caso di affermarle e come, sostenendo eventualmente anche il dissenso.
Così a un certo punto, provando ad affermarsi in maniera più diretta, era stato inevitabile che le si creasse della turbolenza. Nello specifico, c’era stato un episodio in cui alcuni colleghi l’avevano duramente attaccata. Sembrava difficile recuperare la serenità e il clima di fiducia che c’era sempre stato e che l’aiutava molto a sentirsi bene in quell’ambiente dove doveva stare per tanto tempo; per questo, lei si era sentita all’improvviso di nuovo molto insicura sul proprio comportamento, sulla validità del percorso intrapreso e in generale su se stessa, venendosi a riproporre tutte le vecchie insicurezze.
Una sera in cui, pensando all’accaduto, si sentiva triste e frustrata, prima di addormentarsi, Barbara “chiede” di poter sognare il significato di quanto le era accaduto.

Racconto del sogno:

“Sono nella cucina di casa di mio marito, sono al lavello, mi sento molto serena e sto lavando delle stoviglie.
Penso, perdendo lo sguardo nel colore bianco del lavello, che ormai è ora che io riunisca la mia famiglia.  Provo una sensazione di grande serenità, una gioia calma e profonda, un senso di grande pace che mi fanno stare davvero molto bene.
E’ una sensazione presente in tutto il corpo che mi fa sentire bene dentro alla mia pelle e mi fa percepire il corpo in un modo per niente abituale, con tale nettezza e pienezza, da sveglia.
Penso, inoltre, che questa cucina va ristrutturata e rinnovata, resa più funzionale e più bella.
Nel frattempo potremmo usare la mia, unendo i due appartamenti che tanto già sono uniti grazie a delle scale. Dalla mia postazione, vedo le scale che scendono verso una probabile cantina o comunque dei locali sotterranei; sono ripide e le pareti sono tinteggiate di celeste, mi ricordano case di campagna antiche. C’è comunque molta luce su quelle scale.
Penso a come potrei fare per impedire che la polvere dei lavori invada tutta la casa, e immagino di applicare teli di plastica per sigillare la porta della cucina in ristrutturazione per fermare l’invasione di polvere.
Poi sono con i miei figli, ancora bimbetti, e stando con loro provo di nuovo e a lungo quella sensazione di assoluto e gioioso benessere e di pienezza nel corpo che mi fa stare così bene e sperimentare pienamente la felicità di esistere.
Mi sveglio ancora ricolma della bellissima sensazione del piacere di vivere ed essere nel corpo, che dura a lungo e colora la mia giornata di positività”.
Interpretazione (autointerpretazione).
- Casa di mio marito: nel sogno, dopo aver vissuto molto da sola, mi trovo a casa sua; dopo una lunga separazione, sento che posso tornare con lui, che ora tutto è risolto. Il momento è ora.
- Marito: mi sento come una sposa che va serenamente incontro al suo sposo, senza enfasi, con semplicità e naturalezza.
- Cucina: è il luogo alchemico in cui si prepara il cibo, mescolando elementi base secondo ricette che danno poi un risultato in cui gli elementi stessi vengono trasformati, combinati, resi più appetibili, saporiti, fruibili.
- Acqua, lavare stoviglie: io uso l’acqua corrente (emozioni che scorrono via) per ripulire le stoviglie usate per mangiare e cucinare. Le emozioni, scorrendo via, ripuliscono e consentiranno di nutrirsi ancora in recipienti puliti (sto ripulendo il corpo, contenitore delle emozioni).
- Contemplo il bianco: simbolo di purezza, del nuovo ed immacolato, dell’inizio, del ripulire, anche.
- Penso (anzi, sento) che è ora di riunire la mia famiglia: sono io che accetto, in quanto mi sento pronta, di riunirmi alle varie parti di me; il mio maschile e il mio femminile, il conscio e l’inconscio si riuniscono, dopo la lunga separazione, formando una famiglia, un unicum. Così le due case verranno unite. Non mi sento sminuita dal fatto di riunirmi nella casa di mio marito; non ci sono elementi conflittuali tra le parti, ma appunto una serena armonia e senso di pace.
- Ristrutturare la cucina: va rivisto il modo di nutrirsi, non tanto perché non funzioni più il vecchio, ma per renderlo molto più bello, oltre che funzionale e comodo. È un rinnovamento del nutrimento interno che vuole realizzarsi con modalità molto più armoniose e piacevoli.
- Usare la mia cucina nel tempo di inagibilità di quella principale: nell’attesa di completare il lavoro, rendo disponibile per tutti la mia vecchia cucina, cioè le vecchie modalità di nutrimento, quelle cui sono abituata, che possono simbolizzare quelle della parte femminile che vuole il contatto e tende a ricercare la fusione. Posso continuare a usarle, ma già con una consapevolezza nuova, che le rivaluta e valorizza perché le mette a disposizione della Totalità che si sta formando e non le limita a una difesa dell’Io dalla paura del mondo. Sarà ancora per poco; intanto, le case si stanno già unendo, poi si completerà la grande, nuova, bellissima cucina.
- Scala verso i sotterranei (che sembrano coincidere con la mia casa attuale): questa nuova casa risultato dell’unione delle due case, dovrà comprendere i sotterranei, ossia la parte oscura, la cantina, il sotterraneo, l’ombra, l’inconscio, il femminile. I sotterranei coincidono con la mia casa, quella che io apporto nell’unione, io sono la portatrice del lato femminile e inconscio.
- Colore celeste della scala: è il colore del cielo, dello spirito e di tutto ciò che si ispira allo spirituale, del maschile; colore rilassante, sembra ribadire l’unione tra cielo e terra, alto e basso, sopra e sotto (il cielo che scende nello scantinato).
- Luminosità della scala: la via verso i sotterranei è chiara, piena di luce, perciò non sarà difficile integrare quelle parti alla casa, il sogno mi dice che si può portare luce al mondo delle pulsioni, dei sentimenti, delle emozioni.
- La polvere e le macerie della ristrutturazione: c’è però ancora del lavoro da fare e io mi preoccupo che i detriti derivanti dalla demolizione del vecchio invadano e sporchino tutto; perciò escogito di isolare la stanza in ristrutturazione, per cui anche se un po’ di polvere filtrerà lo stesso non sporcherà dappertutto e non rovinerà le cose. Sembra suggerirmi che se anche ci sono detriti e sporco, che si creano perché sto ristrutturando il mio modo di nutrirmi, posso comunque cercare di isolarli ed impedire che si depositino, soffocandolo, su tutto il resto. Sembra un’indicazione molto precisa alla mia richiesta: se hai sensazioni negative e frustranti  per i tuoi tentativi di porti in modo nuovo ed imparare a nutrirti meglio, sappi che è momentaneo e che puoi scegliere di isolare il tutto. Significa non dare enfasi e importanza a quegli aspetti, perché rappresentano solo residui fisiologici del passaggio verso una situazione nuova e molto più gratificante. Il mio inconscio mi sollecita a non lasciarmi condizionare negativamente.
- I miei bambini: sono felice mentre sto con loro e mi godo il momento, è come se contemplassi la bellezza e la pienezza creativa della mia vita; tanto che mi sfiora il pensiero che così serena e priva di pensieri e preoccupazioni di dover fare questo o quello non ci sono stata mai davvero nella vita.
Loro sono la mia parte giovane, bambina, piena di potenzialità di guarigione ma anche di espressione e di progettualità. Io non mi preoccupo di dover fare assolutamente niente, semplicemente vivo e sono. Questo mi dà un grandissimo nutrimento.

Commento.

E’ incredibile la puntualità, anzi l’immediatezza, con cui l’inconscio è giunto a dare alla sognatrice il suo confortante messaggio, nel momento preciso in cui lei aveva bisogno proprio di questo conforto e di rassicurazione.
Inoltre, saggio e sapiente com’è, non solo il suo inconscio le ha  mostrato il senso di quanto le stava capitando, come lei aveva richiesto; non solo le ha fatto sperimentare a livello fisico sensazioni di pienezza e piacere di vivere che l’hanno nutrita e le hanno mostrato una direzione (il senso della sua esperienza specifica può essere dunque interpretato come un andare verso quella pienezza); ma, anche, le ha dato un suggerimento circa il come comportarsi con gli aspetti fastidiosi della trasformazione, con gli scarti della ristrutturazione, potremmo dire, che lei sta portando avanti.
Il sogno suggerisce infatti di “isolare” quei detriti, di impedire che invadano ogni cosa, relegandoli all’ambito dei “disagi per lavori in corso”.
In questo caso, il sogno offre anche un esempio di vera e propria elaborazione di un’esperienza vissuta nella veglia e il suggerimento di una soluzione pratica che è possibile adottare. L’elaborazione è avvenuta nel sogno e viene palesata in modo chiaro; si tratta poi di applicarla, ricorrendo ad una precisa volontà in tal senso, da parte della sognatrice. Il valore di un tale suggerimento è molto più forte che se fosse qualcuno dall’esterno a fornirglielo.
Questo racconto testimonia che il lavoro di contatto e colloquio con il proprio mondo interiore, sviluppato attraverso i diversi approcci che si possono avere nei suoi confronti, spaziando dalla psicoterapia alla ricerca con l’astrologia fino al lavoro con i sogni, solo per fare alcuni esempi, è in grado di accrescere considerevolmente la fiducia della persona nelle proprie risorse interioni, nonché la capacità di comprensione e di ascolto tra interno ed esterno di sé. 
Alla luce di ciò, si possono spiegare la fluidità della risposta data dal sogno analizzato e il suo essere così facilmente interpretabile. La grande chiarezza con la quale esso si è presentato è collegabile certamente anche all’acquisita dimestichezza con l’uso dei simboli.
Vale tuttavia la pena di considerare un altro aspetto, che ritengo significativo. La serena accettazione con la quale la sognatrice aveva posto la domanda e si era addormentata, la sera, hanno sicuramente agevolato un accesso semplice e diretto alle sue risorse interiori e, di conseguenza, un flusso di informazioni non solo facile, ma estremamente ricco di senso, piacevole, nutrente. Le è stato abbondantemente risposto, e dato!
Io sinceramente trovo commovente constatare quanto ci può venire dato dalle nostre risorse interne, con quanta abbondanza e con quanto sollecito amore!
Ma la condizione necessaria è ovviamente quella di aprirsi a quelle possibilità, e qui subentra il nostro personale lavoro in tal senso.
Infatti, lo stato d’animo di Barbara, nonostante la delusione e la tristezza derivanti dall’esperienza vissuta, nel momento della richiesta, era molto più di sereno affidamento alla sua interiorità, nella certezza quasi “religiosa” che solo questa potesse aiutarla, piuttosto che di tristezza e rabbia; c’era insomma un fiducioso affidarsi alla guida interiore, del cui aiuto lei stava imparando a non dubitare più, piuttosto che autocompiangimento,  dolorosa frustrazione o ripiegamento vittimistico.
Sono convinta che proprio questo atteggiamento aperto e sereno abbia dato luogo ad un così felice risultato e ad una tanto illuminante e facile manifestazione da parte della guida interna.
Nel sogno, c’è un chiaro riferimento alle nozze alchemiche, all’unione interiore di maschile e femminile, di razionalità e istinto, di forza e sentimento, mentre l’idea quasi dell’andare sposa, con tale serenità e consapevolezza, senza eccitazione ma come la cosa più semplice e naturale del mondo per formare una Totalità, la vedo come simbolizzante il processo di individuazione: l’Io ormai consapevole accetta di unirsi e affidarsi al Sé.
Contestualmente, la sognatrice comprende non solo di essere pronta a una riunione delle sue parti interne, ma anche ad accogliere una più completa identificazione con il suo femminile, simbolizzato dall’elemento “terra-cantina” e dalla maturità nel predisporsi al matrimonio (spirituale).
Quindi il sogno viene a dirle che ciò che lei ha vissuto e l’ha turbata si inserisce nel contesto di quell’importantissimo processo esistenziale che lei ha intrapreso.
La sottolineatura del senso di benessere fisico provato nel sogno mostra uno stato che può esistere, perché fisicamente sperimentato: uno stato di semplice piacere e gioia solo per il fatto di essere ciò che si è, in quanto pieni ed integri.
Questo stato di piacere è a mio avviso il corrispondente sul piano corporeo dell’individuazione psichica.
Da un lato, l’esperienza fisica, anche se vissuta nel sogno, di questo piacere di vivere le lascia una sensazione di nutrimento al risveglio che le infonde energia e fiducia; dall’altro  vedo questo elemento come il nutrimento della Grande Madre Buona (Archetipo) che, se ci fidiamo di lei, non ci delude ma ci inonda del dono di sé; infine, dirò di più: lo vedo quasi come  un premio e una conferma molto tangibile della bontà della strada intrapresa (riferita sia al senso dell’esperienza realmente vissuta, sia all’atteggiamento che lei ha assunto per cercarne la soluzione ed il superamento).
Il sogno sembrerebbe aver consentito di sperimentare uno stato di grazia al quale si può aspirare, se non altro per ispirarsi ad esso nella propria ricerca, accettando la sfida di capire se esso può essere raggiungibile pienamente e per quanto a lungo. Ammesso, e non concesso, che ciò non sia possibile, muoversi in questa direzione darebbe comunque un senso molto profondo all’esistenza.
A volte, pensando alla ricchezza di sogni, mi piace chiedermi quale sia veramente la realtà vera, visto che nei sogni capita di sperimentare sensazioni di una purezza e intensità che nella realtà della veglia non sembrerebbero rinvenibili.
Riflessioni.
Mi sono dilungata su questo sogno anche se la sua interpretazione poteva non essere  particolarmente difficoltosa, con un minimo di dimestichezza e pratica.
Il motivo per cui l’ho illustrato approfonditamente è che esso mostra a quanto si può arrivare in termini di contatto col mondo ricchissimo della nostra interiorità e di facilità di dialogo con essa. Mi pare affascinante e molto promettente!
Consideriamo tuttavia che il processo non è lineare, ci sono momenti in cui sembra di girare su se stessi e di tornare indietro. Infatti la stessa Barbara, qualche giorno dopo questo sogno, ne farà un altro di tutt’altro tenore (sempre collegato agli stessi eventi ma non su richiesta, stavolta!) che avrebbe potuto prestarsi ad interpretazioni molto più limitanti e anche frustranti.
E’ interessante vedere come si può reagire costruttivamente di fronte a un simile caso.
Infatti, la sognatrice deciderà di impegnarsi a ricercare in se stessa un’idea per trovare un significato costruttivo per questo secondo sogno, così tanto meno piacevole di quello appena analizzato e soprattutto per trovare un senso di continuità e coerenza tra i due che non leda la bellezza del  significato trovato per il primo.
Ma vedremo questo la prossima volta.
Ora qui proseguiamo con alcune considerazioni circa i principi di cui avevo parlato la volta scorsa e che avevo lasciato in sospeso. Illustriamo il secondo dei principi indicati.
Principio della Totalità del sogno.  
Tutto ciò che il sogno ci porta ci appartiene, rappresenta parti di noi e quindi è portatore di messaggi dell’inconscio che vogliono essere riconosciuti, accolti e ascoltati.
Questo non toglie che il sogno implichi anche un significato oggettuale, per cui se io sogno di trovarmi con una persona o in una specifica questione che conosco effettivamente nella mia vita, indubbiamente mi viene rappresentato qualcosa di oggettivamente esistente con riferimenti concreti esterni a me.
Ma il significato interessante e più fecondo di risvolti e indicazioni resta indubbiamente quello soggettivo, in base al quale la persona o la situazione effettivamente esistenti nella realtà della veglia del sognatore vengono utilizzati dall’inconscio per rappresentare contenuti e significati suoi specifici, attraverso una loro strutturazione simbolica prodotta nel sogno.
Infatti, in questi casi, per indagare opportunamente il significato del sogno, è opportuno riflettere su cosa quegli elementi onirici tratti dalla realtà oggettiva esterna sollecitano e quali sentimenti e considerazioni suscitano nella persona.
Del resto, è importante rimanere consapevoli di come non esista mai, neanche nella veglia, al contrario di quanto sarebbe forse comodo credere, una realtà puramente oggettiva.
Tutta la realtà, esterna ed interna, viene sempre rappresentata nella nostra mente, filtrata, come insegna l’astrologia, attraverso le facoltà percettive simbolizzate da una precisa collocazione di Mercurio.
Come ha senso di parlare di Mercurio inserito nel contesto di un ben determinato Tema Natale, simbolo di una individuale totalità psichica, così ha senso parlare di percezione e rappresentazione della realtà in riferimento a quella stessa totalità in cui si esprime lo specifico individuo.
Ogni parte, oggetto, situazione e personaggio presente nel sogno appartiene dunque ad una unità, e va interpretato alla luce di questa totalità.
Il concetto di totalità si estende anche al sognatore, ovviamente, per cui per interpretare devo considerare il contesto della vita del sognatore, dei fatti che sta vivendo, da episodi recentissimi o risalenti appena alla giornata precedente, fino all’insieme del suo vissuto, per trovare i significati particolari degli elementi del sogno.
Interpretare l’unità non è mai così facile, né scontato, ma è l’approccio da seguire analizzando un tema, come pure utilizzando un qualunque altro strumento che serva all’approfondimento della conoscenza dell’essere umano.
Poiché qui stiamo parlando di autoanalisi del sogni, applichiamo a noi stessi il principio e arriviamo a comprendere che, in primo luogo, tutto ciò che si sogna rappresenta una parte di noi.
Il sogno si servirà di oggetti o personaggi o situazioni per indicarci una serie di questioni e guidarci, come attraverso la soluzione di rebus più o meno facili, a un messaggio preciso.
Considerando il doppio binario del significato oggettivo e soggettivo del sogno e pur non negando affatto la possibilità dei sogni di delineare accadimenti futuri, ritengo, se si sceglie di voler utilizzare i sogni per crescere in consapevolezza (e mantenere la serenità), che sia alquanto opportuno soffermarsi sempre sul significato soggettivo e sul suo contenuto potenziale di messaggi profondi e interessanti provenienti dalla psiche.
Tra l’altro, a questo proposito, diciamo subito che non dobbiamo pensare che debba necessariamente esistere un unico significato del sogno; è molto più logico pensare che si potrebbero ravvisare e rintracciare anche diverse opzioni possibili.
Ci si assesterà nell’interpretazione quando avremo sentito di aver “centrato” il messaggio, sarà una sensazione interiore a guidarci. Sarà la sensazione di aver colto qualcosa di importante che dovremo imparare ad ascoltare, anche se all’inizio ci si può sentire insicuri in proposito.
In ogni caso, vale la pena di ricordare, come è già stato detto in precedenza, che in epoche successive nulla impedisce che il sogno assuma per noi nuovi ed ulteriori significati, sulla base di una comprensione più ampia ed approfondita che con il tempo si dovrebbe ottenere.
Il simbolo, cardine sia della creazione del sogno da parte dell’inconscio che della sua traduzione alla parte conscia, permette l’importante opportunità di rendere il sogno capace di produrre significati sempre nuovi nel tempo.
Per questo motivo, non ci si deve preoccupare tanto di trovare “il” significato, ma un significato che sia per noi tale in quel momento, che ci arricchisca di senso, e che questo senso sia costruttivo a livello interiore.
Saremo noi i giudici della bontà e utilità del nostro lavoro, confrontandoci con noi stessi, senza evitare o eludere le utili aperture e i confronti con l’esterno, fonti di stimoli e punti di vista diversi, che poi dovremo incastonare in un contesto che sia significativo per noi.
È auspicabile mantenere un atteggiamento rilassato e di attesa, piuttosto che teso a ottenere il risultato. Occorre darsi tempo, non avere fretta (che non vuol dire demordere).
In modo sereno e rilassato, dovremo cercare finché non sentiremo di aver trovato del materiale valido per crescere in consapevolezza. Se ci vuole un po’ di tempo non importa, l’importante è trovare qualche buon risultato, qualche elemento (soprattutto nel caso ad esempio di un brutto sogno che altrimenti lascerebbe sensazioni angosciose) e sapere che abbiamo tutto davanti a noi per poter riuscire a decifrare ulteriormente il messaggio.
Al limite, è molto più proficuo sviluppare un atteggiamento di ascolto, di ricezione, di interesse per, che con il tempo e un po’ di pazienza non potrà mancare di portare risultati, piuttosto che voler arrivare troppo affrettatamente al risultato di una compiuta interpretazione.
Infatti, anche se non comprendiamo tutto e subito, il nostro inconscio non si stancherà di inviarci messaggi! Se abbiamo un autentico desiderio di comprendere, ci arriveremo, a tempo debito.
Nel caso del sogno raccontato, l’atteggiamento spontaneamente assunto dalla sognatrice di sereno affidamento alle forze superiori del Sé le ha portato il gratificante risultato di un sogno molto significativo, ricco di sensazioni piacevoli e per lei molto facile da decifrare.
È interessante anche notare che, data la sua situazione personale di persona separata da molto tempo, dopo un legame importante durato qualche anno, la sognatrice avrebbe potuto benissimo interpretare il sogno come riferimento a una possibile ripresa del suo vecchio legame, oppure come un nuovo amore in arrivo (livello oggettivo o predittivo).
Invece, l’intensità delle sensazioni e la modalità così chiara del sogno, in rapporto preciso a una esperienza reale e alla relativa richiesta di chiarimento, uniti alla buona sensibilizzazione raggiunta verso la propria interiorità, non le hanno fatto considerare significative o interessanti queste possibilità alternative, ma piuttosto l’hanno indotta naturalmente a sintonizzarsi sulla portata del messaggio ai fini del suo processo di crescita personale e di individuazione.

inserito martedì 11 dicembre 2007

 
 
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