martedì 23 luglio 2024
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RIFLESSIONI ASTROLOGICHE SUL TEMPO E LO SPAZIO
     a cura di Fabrizio Cecchetti
 
RIFLESSIONI ASTROLOGICHE SUL TEMPO E LO SPAZIO
Al di là della curiosità pura e semplice che provo verso le sconcertanti capacità dell’astrologia di rispondere alle domande dell’uomo comune, ciò che mi spinge ad indagare su di essa è soprattutto la profonda convinzione che lo Zodiaco su cui si basa sia uno schema simbolico raffinatissimo dove sono riassunti e messi in reciproca relazione tutti i più fondamentali principi organizzatori del Cosmo.

Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca anche questo mio presente lavoro basato, come tutti gli altri precedenti, sulle scoperte della geniale e compianta maestra Lisa Morpurgo. Come molti sapranno, fu lei la prima ad intuire ed affermare con chiarezza che lo Zodiaco era (ed è) una sorta di messaggio in codice alquanto rimaneggiato dal tempo. Un messaggio venuto da chissà dove ed elaborato da chissà quale civiltà, ma che la nostra studiosa ha avuto l’acume e la pazienza di ricomporne l’ormai malmessa struttura simbolica, in certi casi reinserendo, addirittura, i “pezzi” smarriti e completamente dimenticati.

Due, in particolare, di questi “pezzi” mancanti, reintrodotti dalla Morpurgo, hanno sempre sollevato parecchie perplessità tra le fila degli astrologi più tradizionalisti: i due famigerati ed ignoti pianeti trans-plutoniani. Gli stessi che dovrebbero completare la sequenza dei dieci corpi celesti riconosciuti ufficialmente dall’astrologia moderna, in un totale di dodici.
Non è certo mia intenzione in questa sede discutere sulla possibilità o meno dell’esistenza astronomica di questi due pianeti all’interno dei confini del sistema solare, peraltro messa pesantemente in dubbio dalle ultime rilevazioni scientifiche.

Voglio solo mettere in evidenza che, a dispetto dei dati astronomici contrari (ma forse ancora non conclusivi), c’è una logica interna zodiacale ben solida che giustifica e qualifica la postulazione di X ed Y (così li ha succintamente chiamati la Morpurgo). Senza contare poi il supporto di tutta una serie di osservazioni, riguardanti i transiti dei pianeti lenti conosciuti nei segni di esaltazione e domicilio dei due incogniti, che sembrano dimostrare indirettamente delle presenze simboliche altrimenti inspiegabili.

Mi sembra opportuno, insomma, considerare X ed Y, non tanto come delle figure fisiche, quanto piuttosto come delle necessità geometrico-matematiche capaci di far “parlare” uno strumento di consultazione altrimenti muto o comunque semanticamente poco comprensibile.
Tra tutte le novità rivoluzionarie morpurghiane, ho tirato qui in ballo proprio la faccenda di X ed Y (che io denominerò rispettivamente Demetra e Cronos) perché sono semplicemente i simboli chiave per comprendere il ruolo dello spazio e del tempo all’interno dello schema zodiacale.

Giusto per finire in “bellezza” questa breve premessa, inoltre, vorrei avvisare i lettori che questo mio articolo contiene e sviluppa speculativamente alcuni importanti conclusioni della cosiddetta teoria degli Zodiaci alternativi, elaborata anch’essa da L. Morpurgo negli ultimi quindici anni.

Y-Cronos, il signore del tempo

Chi ha avuto la ventura di leggersi almeno i primi due testi dell’indimenticabile L. Morpurgo, probabilmente conosce già l’associazione molto suggestiva che lei stabilì molti anni fa tra il misterioso pianeta Y-Cronos e il tempo.
Ora, pur non conoscendo tutti i dettagli della scoperta di questo collegamento, si può immaginare che all’origine della stessa corrispondenza c’erano state varie sue osservazioni fatte in ambiti zodiacali diversi, ma tutte in qualche modo convergenti su un solo significato: il tempo come fenomeno naturale che si manifesta in forma ritmica.
Come spesso accade agli astrologi, anche la Morpurgo cominciò a cogliere un possibile legame tra i due prendendo in esame un’analogia già ben convalidata dalle esperienze tradizionali e, in questo caso, proveniente dall’ambito delle osservazioni anatomico-zodiacali: il Sole-Leone quale simbolo del cuore.
L’inedito accoppiamento schematico del Sole con Y-Cronos, venutosi a comporre nel Leone dopo la rigorosa ricostruzione dei domicili e delle esaltazioni planetarie, stimolò ben presto l’autrice di tale operazione a porsi una domanda che nessuno aveva mai formulato prima.
Se il Sole in Leone continuava indiscusso a simboleggiare il cuore, cioè l’organo vitale per eccellenza, cosa poteva rappresentare Y-Cronos posto in esaltazione ora al suo fianco? Forse qualcosa che prima si addebitava soltanto al Sole: cioè il ritmo pulsante del cuore stesso!
Si trattava di un’intuizione in apparenza balzana, ma che trovava agganci e conferme anche al di fuori del segno del Leone, ossia negli altri due segni presieduti dal lontanissimo ed incognito pianeta: nella Vergine e nei Gemelli, dove l’astro trova rispettivamente il suo domicilio primario e il suo domicilio base.
La nostra studiosa, infatti, aveva già notato in precedenza un fatto schematico alquanto rilevante e cioè che, in queste due sedi, Y-Cronos veniva sempre affiancato dallo stesso pianeta: quel Mercurio che la tradizione associava alle vie respiratorie.
In altre parole, Y-Cronos veniva sempre accostato a delle funzioni biologiche dal carattere palesemente ritmico, come lo sono certamente quelle cardiache e respiratorie.
Concentrando ulteriormente la sua attenzione sulle simbologie accessorie dei tre segni in gioco finì per scoprire che persino il metodo della tastazione del polso, usato per misurare empiricamente la frequenza dei battiti cardiaci, rivela una sorta di filo conduttore ipsilonico-croniano.

Tale operazione, come fece argutamente notare la nostra famosa astrologa nel suo altrettanto celebre “Convitato di pietra”: “…sembra condensare in un gesto il tracciato Gemelli – Vergine – Leone, perché con la punta delle dita (Urano-Vergine) si preme il polso (Mercurio-Gemelli) dove affiora ben percepibile il ritmo cardiaco, regolato da Sole-Leone.”
L’individuazione di questo emblematico tracciato ipsilonico-croniano, in sintonia sia con il ben noto interesse per la salute della Vergine-casa sesta, sia con la naturale ritmicità degli organi vitali come il cuore leonino e i polmoni gemellari, non poteva che condurre prima o poi a un’altra importantissima simbologia verginea: la misurazione accurata dello scorrere del tempo con l’ausilio di strumenti artificiali (Urano).
A parte tutte le conferme empiriche che si possono raccogliere sul fascino effettivamente avvertito dai soggetti con forti valori verginei nei confronti degli orologi, il già menzionato metodo della tastazione del polso mi fa venire in mente il caso di Galileo Galilei che lo utilizzò, almeno stando ai racconti, per scoprire l’isocronia delle oscillazioni del pendolo. Quello stesso principio fisico che fu adottato più tardi dai primi orologiai di precisione moderni, cosa che avvenne appena all’inizio del ‘700, durante un doppio transito in Vergine di Urano e Plutone!

La questione del ritmo, fenomeno, come abbiamo visto, connesso sia al funzionamento dei principali organi vitali del nostro corpo, che degli orologi a pendolo, non è un fatto così marginale come si potrebbe pensare. Esso rappresenta effettivamente la traccia di un qualcosa che sembra scandire il nostro passaggio dal passato verso il futuro per mezzo del presente. Questo qualcosa noi lo definiamo con il nome di tempo, espressione quanto mai appropriata per indicare la divisione e, anzi, la suddivisione del fluire degli eventi in un numero infinito di istanti.
E’ proprio quest’immagine classica del tempo che L. Morpurgo applica a Y-Cronos. Un tempo che scorre (o sembra scorrere) con estrema uniformità, in cui si succedono senza soluzione di continuità innumerevoli istanti di uguale durata.
L’impressione dello scorrimento in avanti (solo apparente, dicono i fisici), ossia l’uni-direzionalità verso il futuro che noi usiamo attribuirgli, è una caratteristica fondamentale del tempo che invece la studiosa non ha mai pensato di accordare ad Y-Cronos. Lacuna, secondo me, che si può colmare facilmente e doverosamente.
Il termine “lentezza” che lei ha associato al tempo ipsilonico-croniano, al contrario, potrebbe sembrare un elemento del tutto estraneo alla concezione classica di un tempo che per definizione non è né lento né veloce, ma semplicemente regolare e costante.
Al fondo di tale bizzarra correlazione simbolica, come vedremo, c’è assai di più che una serie numerosa di interessanti osservazioni empirico-astrologiche atte a confermarla: essa descrive una realtà del tempo riscontrabile solo in presenza di condizioni estreme e speciali, come lo è il segno del Leone che le rappresenta.


Y-Cronos esaltato in Leone

Nel Leone, l’Y-Cronos morpurghiano corrisponde simbolicamente al battito ritmico del cuore. Ma non solo a questo. E, infatti, per un traslato analogico quasi spontaneo, il pianeta trans-plutoniano corrisponde anche al pulsare della vita terrestre in sintonia con il movimento apparente del Sole.
Dal ritmo cardiaco degli animali (uomo compreso), in sé abbastanza rapido, quindi, si passa a quello un po’ più lungo con cui si alternano i giorni e le notti, a quello ancora più lungo con cui si avvicendano le stagioni dell’anno.
Simbolicamente ricollegabili allo stesso pianeta e allo stesso segno, sono anche gli eventi periodici che si verificano con scadenze molto lunghe e/o addirittura lunghissime, come le intensificazioni dell’attività solare, le riproposizioni cicliche delle varie ere climatiche, da quelle glaciali a quelle calde, ecc..
Questa sorta di gerarchizzazione dei ritmi regolatori della vita biologica e delle dinamiche climatiche, che va dal più breve al più esteso, non è che una pallida traccia simbolica (ancora una volta ipsilonico-leonina) di una gerarchizzazione di ritmi assai più imponente: quella che ha regolato lo sviluppo di strutture di dimensioni cosmiche, quali i sistemi solari, le galassie, gli ammassi di galassie, ecc..
Una gerarchizzazione di ritmi, estesa fino al più remoto passato, che ci induce a pensare non solo all’esistenza di un progressivo rallentamento a monte del fiume del tempo universale, un po’ come se quest’ultimo fosse un film fatto girare a rovescio e a velocità sempre più ridotta, ma addirittura alla possibilità che nell’attimo della creazione il tempo abbia potuto fermarsi davvero.
Parlare di Y-Cronos esaltato in Leone significa, infatti, riferirci al tempo immobile e glorioso delle origini, non del sistema solare locale in cui siamo nati, ma bensì dell’intero universo!
Forse nemmeno la grande maestra Lisa poteva immaginare quanto vicino alla realtà, perlomeno quella emergente dalle più avanzate teorie cosmologiche, è giunta la sua seguente descrizione delle origini leonine: “(…) Inoltre, la vicinanza di un solo pianeta, e per di più neutro quale è Y, lascia intatta nel Sole in Leone una certa indeterminatezza originaria, come se nell’attimo cosmico della fantasmagorica riproduzione planetaria il gioco della direzione fosse rimasto in bilico. (…)”
L’indeterminatezza originaria di cui parla, infatti, anziché riguardare la momentanea sospensione di un supposto orientamento psicologico patriarcale del sistema solare, allude senza saperlo all’assenza di una direzione precisa della cosiddetta freccia del tempo durante la primissima fase del Big Bang.
Detto in altri termini, l’intuizione morpurghiana, secondo cui nell’attimo della fantasmagorica riproduzione planetaria il gioco della direzione era rimasto in bilico, coincide sorprendentemente con la situazione del tutto speciale presente 15 miliardi di anni fa nei primissimi istanti dell’universo, ipotizzata dalla cosiddetta teoria inflazionaria: quella in cui il tempo, pur avendo le potenzialità di muoversi sia nel passato che nel futuro, risultava perfettamente fermo!
Situazione, come si sa, ben confacente alla psicologia dei nativi del Leone, i quali spesso credono di essere al di sopra di tutto e di poter dominare addirittura lo scorrere degli eventi, senza alzare un filo di paglia.
L’eterno presente (Y-Leone) prodottosi fulmineamente nel Big Bang, grazie alla più immensa liberazione di energia mai avvenuta (Sole-Leone), in realtà non durò moltissimo (Saturno-Aquario) e dovette ben presto cedere il campo al futuro (Nettuno-Aquario), o meglio a quella forma più banale di tempo che procede a piccoli e costanti passettini verso il domani (Y-Vergine).

Y-Cronos domiciliato in Vergine

Lontano sia dal Big Bang, che dagli impressionanti effetti gravitazionali dei buchi neri e/o delle stelle più massicce (anch’essi addebitabili al Leone), come in fondo lo è la Terra, il tempo può scorrere con ritmi relativamente più rapidi e normali (Mercurio-velocità domiciliato in Vergine).
Il fatto curioso è che di questa normalità (verginea) noi, gente comune, non ne siamo assolutamente consapevoli: niente, su questo nostro piccolo mondo, ci autorizza a pensare che il tempo in sé si dilati o si restringa come un elastico.
Quando, ad esempio, osserviamo che il nostro orologio sta piano piano rallentando, o addirittura, fermando del tutto il suo ticchettio, siamo indotti a credere che esso stia semplicemente perdendo la sua carica energetica. In altri casi, dove lo scarto è minimo, notiamo questo fenomeno soltanto attraverso un confronto con un orologio che sappiamo essere assai più preciso del nostro: l’orologio di riferimento per tutti, che è tenuto sotto controllo in qualche laboratorio specializzato.
La convinzione, tipica della nostra società occidentale, secondo cui il tempo non varia mai il suo ritmo e che bisogna sincronizzarci tutti su un unico, precisissimo, orologio di riferimento, è una caratteristica sicuramente riconducibile ad Y-Cronos domiciliato in Vergine. Alla base di tale nostra occidentalissima convinzione, infatti, ci sono delle esigenze meramente pratiche e concrete (Urano esaltato in Vergine), come, ad esempio, l’organizzazione degli orari di lavoro e dei mezzi di trasporto collettivi (Mercurio domiciliato in Vergine). Possiamo facilmente intuire quale disordine si scatenerebbe nelle società avanzate se ci si affidasse improvvisamente a diversi metodi di misurazione del tempo, anziché ad uno solo.
Come ha insegnato la Morpurgo, è proprio l’Y-Cronos vergineo, cioè il fortissimo bisogno umano di mettere ordine nella natura, a voler evitare a tutti i costi il caos incombente. Il fatto di aver appena richiamato in causa l’importantissima associazione tra il fantomatico pianeta vergineo e il bisogno di ordine dell’uomo, senza volerlo, ci conduce ad un’analogia ancora più profonda: il tempo ipsilonico-vergineo contiene già in sé il principio di ordine!
Non occorre, cioè, fare capo unicamente all’uomo per rintracciare nella natura una capacità ordinatrice. Quest’ultima esiste a prescindere dall’esistenza della nostra specie ed è nascosta prima di tutto nel fenomeno stesso del tempo: si tratta dell’uni-direzionalità degli eventi orientata inesorabilmente verso il futuro (Nettuno-Pesci).
Per poter comprendere appieno questa faccenda, in apparenza così misteriosa, basta pensare a che cosa succederebbe se in certi momenti e in certi luoghi si invertisse la direzione del tempo e, invece, in altri rimanesse puntata verso il futuro: vivremmo in uno stato di caos (Nettuno-Pesci) insopportabile, dove gli effetti a volte precederebbero le cause e a volte no.
Le più recenti teorie cosmologiche, peraltro, ci invitano a concepire che l’orientamento in avanti del tempo non è nato insieme ad esso (Y-Cronos esaltato in Leone), ma solo in conseguenza all’abbassamento della temperatura iniziale del Big Bang (Saturno-Aquario opposto del Sole-Leone) e quindi alla rottura della perfetta simmetria spazio-temporale esistente nella “bolla” di energia primordiale.
L’effetto di questa prima grande rottura della simmetria fu l’apparizione di miriadi di particelle, rappresentanti sia un enorme aumento di entropia, che una chiusura irreversibile del moto temporale nei confronti del passato (Mercurio-particelle-misura-dell’entropia domiciliato in Vergine, nonché Urano-taglio-netto-col-passato esaltato nello stesso segno).

Y-Cronos domiciliato in Gemelli

Il fenomeno del rallentamento del tempo, a somiglianza di quello che vedremmo se ripercorressimo all’indietro lo sviluppo dell’universo, si riproduce “quotidianamente” nelle vicinanze di un qualsiasi corpo celeste, specie se dotato di grande massa come una stella. Le simbologie del segno del Leone funzionano anche in questo caso: in prossimità di ogni stella (Sole), specie se collassata in forma di buco nero, il tempo si allunga sensibilmente fino addirittura a fermarsi del tutto (Y-Cronos).
L’effetto di questo rallentamento gravitazionale del tempo, ovviamente, si verifica nei confronti del ritmo con cui noi terrestri abbiamo tarato convenzionalmente gli orologi (Y-Vergine). Un effetto contrario, seppur minimo, lo noteremmo nel caso in cui ci mettessimo a viaggiare con velocità molto moderata fuori dall’influsso gravitazionale della nostra vecchia Terra: lontano da quest’ultima e da ogni fonte gravitazionale, gli orologi della navicella accelererebbero lievemente.
Ora, però, immaginiamo di aumentare la velocità (Mercurio-Gemelli) della nostra navicella virtuale in modo progressivo fino a sfiorare quella della luce: senza accorgerci diventeremmo co-protagonisti di una serie di fenomeni molto strani.
Man mano che ci avvicinassimo a questa velocità limite la nostra attenzione, in linea con l’andamento dell’orologio di bordo, non rileverebbe alcunché di insolito nello scorrere del tempo. Ad accorgersi per primi di qualcosa che non va sarebbero, invece, i vigilissimi controllori di volo rimasti sulla Terra. Con i loro eccezionali telescopi (in verità impossibili) essi noterebbero che gli orologi dell’astronave stanno rallentando progressivamente i loro scatti rispetto a quelli terrestri. A un certo punto anche noi, volendo scrutare da lontano gli orologi terrestri, verremmo a scoprire che sono questi ultimi a subire un rallentamento sempre più grande (Y-Cronos domiciliato in Gemelli).
Ci troveremmo presto davanti a un paradosso terribile: i due tempi, quello dell’astronave e quello terrestre, sarebbero simultaneamente sia avanti che indietro l’uno rispetto all’altro.
Questo paradosso, in realtà solo apparente, si può risolverlo immaginando una coppia di gemelli biologici (guarda un po’ di nuovo un riferimento al segno dei Gemelli), di cui uno parte in viaggio muovendosi a una velocità prossima a quella della luce e l’altro che rimane sulla Terra. Tra i due, sarà quello allontanatosi dal nostro pianeta a dimostrare un’età inferiore all’altro quando ritornerà dal viaggio.
In altre parole, è sempre il tempo del corpo in movimento accelerato (Mercurio-Gemelli) a subire il rallentamento (Y-Gemelli), che sarà tanto più vistoso, quanto più il corpo si avvicinerà alla velocità della luce.

X-Demetra, la signora dello spazio

A differenza di come è stato possibile fare per il tempo, riuscire a presentare già bell’e pronta un’associazione tra lo spazio e un preciso simbolo planetario, risulta un compito un po’ più difficile. Ma solo in apparenza.
Nelle varie opere divulgative e saggistiche della nostra illustre maestra, infatti, si trova questo collegamento solo in forma sfumata e mai veramente programmatica. Eppure, è proprio in alcuni illuminanti passaggi, nell’ambito dei suoi lavori di raccordo dialettico, che si possono rintracciare gli indizi necessari per identificare con una certa sicurezza il signore (o la signora) dello spazio: quelli in cui tratta ed approfondisce le simbologie di X-Proserpina (come amava definirla).
Già nel suo primo e famoso libro “Introduzione all’astrologia” la grande caposcuola ebbe modo di delineare uno schizzo psicologico di questo primo pianeta trans-plutoniano. Un ritrattino basato sulle ben note valenze caratteriali dei segni dove esso trova le sue sedi schematiche: il Toro (domicilio primario), la Bilancia (domicilio base) e il Sagittario (esaltazione).
“Psicologicamente, - scrive l’autrice – il pianeta corrisponde senza dubbio a un temperamento generoso ma avvolgente, in certi casi divorante e possessivo, per analogia con il meccanismo della sessualità femminile. Tale ipotesi è confermata dalla doppia associazione zodiacale di “X” con Giove (in Toro e in Sagittario) che sottolinea un rapporto con l’oralità”.
Più esattamente la studiosa individua in X-Proserpina il massimo pianeta rappresentatore dell’apparato sessuale femminile o perlomeno di quella parte di esso deputata ad accogliere, dapprima il pene maschile e poi l’embrione in formazione: ossia, rispettivamente, la vagina e l’utero.
Ne “Il convitato di pietra”, tra gli altri argomenti, la ricercatrice riprende il filo anche di queste simbologie demetriane, inducendoci ad immaginare letteralmente l’utero femminile come uno spazio interno che l’embrione in crescita va ad esplorare e conquistare…
Ci troviamo di fronte a un parallelismo di estrema sottigliezza, perché fonde in una sola immagine sia il carattere divorante degli organi genitali femminili (X-Demetra e Giove), sia l’attitudine dei medesimi a servire da contenitori elastici di due fenomeni dilatatori ben distinti, quali quello del feto e del pene (X-Demetra e Giove signori del Sagittario – inizio della gravidanza, X-Demetra e Giove signori del Toro –accoglimento del pene maschile inturgidito).
Nello stesso libro queste suggestive analogie, funzionanti a livello anatomico-sessuale ed embriologico, sono poi mirabilmente agganciate ed estese ad altre di ordine naturalistico-ambientale, quali la caverna, la terra fertile e la foresta.
Benché in apparenza eterogenee, queste catene simboliche demetriane ci conducono inevitabilmente a un concetto molto più generale e profondo: lo spazio tridimensionale, sia quello locale dove viviamo e da cui dipendiamo (l’ambiente terrestre taurino) e quello cosmico esterno che vorremmo esplorare (l’ambiente cosmico sagittariano).
Bisogna compiere un esercizio di astrazione notevole, specie per i neofiti e per gli scettici dell’astrologia, per convincersi che X-Demetra, depurata dalle sue simbologie accessorie, altro non è che lo spazio e cioè il grande utero della Natura che ci avvolge e ci permea tutti come una grande, onni-comprensiva, ma allo stesso tempo severissima, Madre cosmica (spazio bilancino retto da leggi saturnine).

X-Demetra domiciliata in Toro

Il concetto di spazio simboleggiato dal Toro risente indubbiamente del carattere materialista e terrestre del segno. Si tratta, infatti, di uno spazio ben ancorato alle proporzioni dei pianeti solidi e compatti, come la nostra Terra, dove vige sovrana la forza di gravità.
Gli indizi di ordine psicologico che consolidano tale correlazione sono chiarissimi. Non c’è nessun altra tipologia zodiacale, come il Toro-Casa Seconda, più sensualmente attaccata alla terra, più affettivamente legata all’ambiente naturale (specie quello di origine), più seriamente convinta della precarietà della vita al di fuori di esso, più lucidamente consapevole del peso delle cose concrete e dei rischi impliciti nello sfidare questa realtà.
La presenza schematica di X-Demetra nel segno (e nella Casa cosignificante) corrisponde, in particolare, allo spazio fisico più o meno naturale che ognuno di noi trova attorno a sé dopo la nascita. Ma, per estensione, rappresenta anche lo spazio terrestre visto nella sua globalità, sottoposto anch’esso e in ogni sua parte, agli effetti della forza gravitazionale del nostro pianeta. La stessa forza che ci fa sentire pesanti ed incollati al suolo, che ci trattiene come fosse l’abbraccio invisibile di un’immensa e gelosissima Madre.
Comincia a diventare evidente un fatto finora del tutto inosservato: se esiste un legame strettissimo fra X-Demetra e lo spazio tridimensionale, ne deve esistere anche uno altrettanto intimo tra X-Demetra e la materia, nonché uno ancora tra X-Demetra e la forza associata alla materia quando quest’ultima è considerata su vasta scala, cioè la gravità!
Il segno del Toro, dove questo ignoto pianeta è domiciliato, sembra riassumere queste proprietà della Natura tutte insieme, specie quando le vediamo accompagnate da quelle di Giove (qui esaltato): accumulo, dilatazione e voluminosità.
Astrologicamente parlando, la capacità della materia di aggregarsi ed ammassarsi, anche enormemente, in alcuni punti dello spazio cosmico, non può che ricondursi all’accoppiata X-Demetra-Giove, piazzata in Toro (e in Sagittario). Secondo questa ipotesi X-Demetra dovrebbe indicare simbolicamente l’attrazione e il trattenimento di altra materia circostante più rarefatta da parte di nuclei di condensazione più compatti; Giove, dal canto suo, dovrebbe riguardare l’accumulo della materia e quindi la crescita dei nuclei gravitazionali stessi. Lo spalleggiamento reciproco dei due simboli, in altre parole, sembra descrivere in modo perfetto il rafforzamento altrettanto reciproco che si verifica tra la gravità e l’ammassamento di materia. Ogni aumento di materia in un luogo qualsiasi dello spazio, infatti, alimenta automaticamente anche l’energia gravitazionale di quello stesso luogo, e viceversa.
La Terra attuale, con la sua massa per noi così colossale, si formò a suo tempo proprio in questo modo: risucchiando e raccogliendo gradatamente la materia sparpagliata che entrava via via nel suo sempre più vasto raggio d’azione gravitazionale.

X-Demetra esaltata in Sagittario

Come ho avuto già modo di sottolineare, all’X-Demetra esaltata in Sagittario è stata associata una funzione importantissima: la capacità dell’utero femminile di accogliere ed assecondare la crescita del feto. Trasponendo ora questa funzione dal piano biologico al piano cosmico ecco emergere limpidissima l’immagine di uno spazio che si espande assieme al suo contenuto in formazione, ossia all’universo di stelle, pianeti e galassie. L’espansione dello spazio cosmico, cosa risaputa tra i cosmologi, non è solo una semplice immagine ma bensì uno dei fenomeni più suggestivi di cui l’uomo possa essere testimone. La realtà di questo fatto è dimostrata dall’osservazione che tutte (o quasi) le galassie si stanno allontanando da noi ed ognuna, tendenzialmente, dalle altre.
Da questo brevissimo accenno di carattere cosmologico risulta subito evidente che la correlazione tra X-Demetra esaltata in Sagittario e lo spazio-utero ne richiama appresso delle altre che le sono intimamente connesse: Giove-espansione e Nettuno-migrazione-fuga-allontanamento!
Non c’è quasi bisogno di sottolineare che tutt’e tre le correlazioni planetarie si riuniscono sotto un unico segno zodiacale e cioè il Sagittario.

Il nono segno, inoltre, traspone gli stessi principi fisici che avevamo già accordato al Toro in un’ottica più estesa.
Se nel secondo segno X-Demetra rappresenta lo spazio terrestre o simil-terrestre, con la sua materia solida, la sua massa per noi enorme e la sua relativa forza di gravità che li ha generati, nel Sagittario X-Demetra corrisponde allo spazio cosmico in via di espansione e rarefazione, popolato qua e là da pianeti e stelle giganti, ma che risulta nonostante ciò vincolato alla forza gravitazionale che opera su scala universale.
Da un concetto di spazio terrestre ormai stabilizzatosi molto tempo fa su certe misure di massa, volume e gravità (X-Demetra domiciliata in Toro), insomma, si passa a un altro in cui lo spazio si dilata con il tempo e dove la gravità potrebbe giocare il ruolo di grande “collante” e forse, addirittura, della grande “riavvolgitrice” di tutto il “film” cosmico (X-Demetra esaltata in Sagittario).
Quando, in un futuro lontanissimo, la prodigiosa spinta propulsiva del Big Bang (Leone), che alimenta l’espansione cosmica tuttora in atto (Sagittario), comincerà a dar segni di stanchezza allora, forse, la forza gravitazionale di tutta la materia dell’universo riprenderà il sopravvento sull’esplosione iniziale e potrà così avere il via il grande collasso, il cosiddetto Big Crunch.
In uno scenario del genere, dove la forza gravitazionale (X-Demetra) supererebbe la spinta dilatatoria (Giove), tutto finirebbe per ritornare com’era alle origini, cioè al passato in cui ogni cosa era concentrata in un solo punto. Sotto questo profilo è astrologicamente interessante notare che il Sagittario si presta a simboleggiare una doppia funzione: lo slancio espansivo verso il futuro (Giove-Nettuno signori per domicilio) e il ritorno al passato per un eccesso di energia attrattiva (X-Demetra esaltata).
Ricordo qui di passaggio che, se seguissimo la teoria morpurghiana degli Zodiaci alternativi e quindi prendessimo in considerazione anche l’esaltazione in trasparenza della Luna (seppure B femminile) nel Sagittario, allora ciò avvalorerebbe ancora di più il già osservato e misconosciuto legame tra il nono segno e il passato.
Quanto profondo sia questo rapporto basta considerare il fenomeno per cui ogni segnale luminoso proveniente dallo spazio, per esempio la luce di una stella in esplosione, anziché essere la testimonianza di un qualcosa che sta accadendo ora, è piuttosto la traccia di un evento risalente a un passato per noi molto remoto. Ammirare la volta celeste, insomma, significa godere di uno spettacolo non solo lontano nello spazio (X-Demetra esaltata in Sagittario) ma anche tanto lontano nel tempo passato (Luna Bf esaltata in trasparenza) rispetto al nostro presente.

L’effetto elastico connesso al Sagittario, in cui l’espansione spaziale contiene anche la possibilità teorica della contrazione e dell’inversione temporale, lo ritroviamo pure in un tipo di fenomeni che abbiamo già accennato in precedenza: quelli relativistici.
Effetto evidenziabile, ripetiamolo, soprattutto in condizioni di moto relativo dei corpi su grandissime distanze e prossimi alla velocità della luce.
Se vogliamo essere precisi, più che di elasticità spaziale in senso dilatatorio (X-Demetra e Giove signori del Sagittario), questa classe di fenomeni si riferisce a un’elasticità di tipo contrattivo che si verifica a spese dello spazio occupato da un corpo quando viaggia a una velocità vicina a quella della luce.
In altre parole, si tratta della compressione dei corpi (e degli spazi occupati) lungo la direzione del loro moto dovuta alla elevatissima accelerazione a cui sono stati sottoposti (sollecitazione astrologicamente associabile all’asse Sagittario-Gemelli).
Quando, al contrario, gli stessi corpi decelerano fino a velocità più “normali”, anche le sue dimensioni spaziali ritornano come quelle di prima.
Come si vede, ciò costituisce pur sempre uno spettacolare effetto elastico, anche se prodotto da un altrettanto spettacolare accelerazione (Mercurio-Gemelli ai danni di Giove-Sagittario).

X-Demetra domiciliata in Bilancia

Il domicilio di X-Demetra in Bilancia, bisogna ammetterlo, non ha la stessa intensità di quello visto in precedenza nel Toro. Tecnicamente parlando, in Toro l’ignoto pianeta trova il suo domicilio primario e quindi più forte, mentre in Bilancia deve “accontentarsi” del suo domicilio più “debole” e cioè quello base. Senza contare poi l’enorme disparità di energia che esso accusa nei confronti della sua esaltazione in Sagittario.
Pur non avendo messo in luce esplicitamente questo fenomeno schematico, la stessa cosa era avvenuta anche per il domicilio base di Y-Cronos in Gemelli: più “debole” sia rispetto al suo domicilio in Vergine, che alla sua esaltazione in Leone.
In quell’occasione Y-Cronos riacquistava la sua natura di tempo lento o rallentante solo in relazione a un aumento di velocità dei corpi così elevato da considerarsi prossimo a quello della luce, cioè solo in conseguenza al trionfo di Mercurio in domicilio primario nei Gemelli-movimento-rapido.
Come scrisse giustamente L. Morpurgo nel suo Convitato, esiste anche una sorta di dialettica interna ad ogni segno, rappresentata dalle simbologie dei due pianeti in domicilio. Nel caso dei Gemelli, ad esempio, Mercurio-accelerazione deve fare i conti con il suo compagno Y-Cronos-rallentamento e viceversa.
Fra i due, quindi, non ci sarà mai uno che prevarrà totalmente sull’altro, cosicché Mercurio, benché più forte di Y-Cronos in questa sede, non potrà mai accelerare un corpo o un impulso qualsiasi senza produrre in esso un rallentamento temporale. Viaggiare sempre più velocemente nello spazio, infatti, non implica un proporzionale aumento della velocità con cui sembra scorrere il tempo nel veicolo spaziale, ma proprio il contrario.
Tale rallentamento, sia detto a chiare lettere, non smentisce affatto la natura profondamente regolare e costante del tempo ipsilonico-croniano, poiché non si esplica mai all’interno di un dato sistema di riferimento ma bensì in rapporto ad altri sistemi di osservazione più statici.
Detto questo non resta che ritornare sul domicilio base di X-Demetra in Bilancia per cercare di capire la sua funzione all’interno dello scenario spazio-temporale proposto dalla fisica moderna.
Un grosso limite alla comprensione della funzione del pianeta in questo segno è costituito dal fatto che qui la sua compagna domiciliare più forte è Venere, cioè un corpo celeste che astrologicamente sfugge (almeno per ora) ad un qualsiasi tentativo di rappresentazione in chiave fisica o cosmologica.
Se Mercurio in domicilio primario nei Gemelli corrisponde al concetto di velocità, o meglio di accelerazione, a che cosa potrà corrispondere Venere in domicilio primario in Bilancia, cioè a quale forza o principio naturale è possibile associare il pianeta dell’amore e della bellezza?
Rimandiamo a un’altra occasione tale difficile compito di identificazione e cerchiamo di dedurre qualcosa di X-Demetra in Bilancia dal suo relativo “indebolimento” schematico.
Il primo collegamento che mi viene spontaneo fare è quello con il parallelo indebolimento della forza gravitazionale in proporzione all’aumento della distanza tra i corpi.
Oltre allo spazio e alla materia, come abbiamo visto, X-Demetra simboleggia anche la forza che attrae e tiene uniti tutti i corpi su scala macroscopica e quindi appare del tutto giustificata questa associazione. La Bilancia, inoltre, è un segno che ospita l’esaltazione di Saturno e quindi la conferma dell’idea di un processo di separazione, di distacco e di indebolimento energetico.
Ma l’elemento simbolico più convincente di quest’ipotesi si nasconde, secondo me, sotto l’esaltazione di Saturno: ossia l’esaltazione in trasparenza di Nettuno Bf.
Mi sembra quasi superfluo sottolineare che Nettuno (seppure Bf) qui rafforza il concetto dell’allontanamento dei corpi, già implicito nel processo di separazione saturniano, quale maggiore responsabile della diminuzione di efficacia della gravità demetriana.

Il secondo collegamento più probabile per X-Demetra domiciliata in Bilancia, invece, mi pare quello con lo spazio e la gravità quantistici.
Già dagli anni ’20 i fisici, che studiavano l’allora nuova frontiera del mondo sub-atomico, scoprirono che si doveva prendere atto di una realtà sconcertante: a quel livello della materia esiste un’incertezza irriducibile ed intrinseca che impedisce la precisa misurazione dei parametri di una particella.
Approfondendo le implicazioni di tale scoperta essi giunsero poi a concludere che l’intima indeterminazione della materia non affligge solo le identità dello spazio e del tempo, ma anche la geometria stessa dello spazio-tempo. Dal punto di vista quantistico, in altre parole, non esiste un singolo spazio-tempo con qualità geometriche ben definite; al suo posto si devono immaginare tutte le possibili geometrie spazio-temporali mescolate assieme in una specie di cocktail, o “schiuma”.
Questo problema della molteplicità (delle realtà alternative) che si sovrappone o addirittura si sostituisce al concetto di unicità del reale, tipico della dialettica Ariete-Bilancia, lo ritroviamo anche in un altro ben noto fenomeno quantistico: il dualismo onda-particella. Fenomeno in cui un elettrone, per esempio, si comporta a volte come un’onda e a volte come una particella a seconda di come lo si osserva.
Alla contraddittorietà apparente di una tale doppiezza (bilancina) di stati si passa, come propongono i fisici quantistici, a una concezione di complementarità (bilancina) che permette la coesistenza di due aspetti diversi in un’unica realtà (arietina) condivisa sia dall’oggetto osservato che dal sistema di osservazione.
Data l’impossibilità dell’elettrone, ritornando all’esempio di prima, di assumere i due stati contemporaneamente all’interno di uno stesso esame di controllo, si consegue che è il sistema di osservazione (e quindi, in ultima analisi, il ricercatore) a scegliere quale dei due stati dell’elettrone voler mettere in luce (scelta saturnina).

Alla fine di questa panoramica in cui ho cercato di trattare i diversi aspetti del tempo e dello spazio, sia come ce li presenta la scienza attuale, sia come sembra rivelarceli lo Zodiaco, cioè in accordo con le valenze di Y-Cronos ed X-Demetra assunte nei loro segni di domicilio ed esaltazione più ortodossi, ora vorrei prendere in considerazione la mirabile fusione concettuale dei due grandi enti naturali operata dal grande A. Einstein: lo spazio-tempo quadri-dimensionale. Per compiere un salto interpretativo del genere dovrò chiamare decisamente in causa i famigerati Zodiaci Alternativi morpurghiani.

Lo spazio-tempo einsteiniano

Escludendo l’ultimo paragrafo, finora avevo trattato i principi fondamentali del tempo e dello spazio come se questi fossero degli enti del tutto separati ed autonomi. E così essi, bisogna dirlo, erano considerati dalla fisica classica newtoniana fino agli inizi del nostro secolo, ora ormai al crepuscolo. La concezione rivoluzionaria secondo cui questi due principi sono, invece, strettamente dipendenti l’uno dall’altro e formano quasi un’unica realtà, dovette salire alla ribalta solo dopo l’avvento di un altro genio della fisica: Einstein, appunto.
Tale nuova concezione era già presente nella teoria della relatività ristretta del 1905, quando lo scienziato ebreo-tedesco doveva risolvere una volta per tutte l’annoso problema della contraddizione fra i postulati del moto relativo uniforme e del valore costante della velocità della luce. Per dirimere la questione usò, infatti, l’idea di un “continuum spazio-temporale” unificato, in cui gli aspetti puramente spaziali e puramente temporali non potevano più essere districati. Uno spazio-tempo “malleabile”, insomma, che tenesse conto dei più vari punti di osservazione in movimento relativo.
Fu solo nel 1915, però, che a questa concezione Einstein vi aggiunse, integrandole assieme, i campi gravitazionali e il moto accelerato (la cosiddetta relatività generale). Al fine di riuscire nell’intento decise di abbandonare le normali regole della geometria euclidea per abbracciare, invece, quelle più astratte della geometria non euclidea. Grazie a questa nuova (per la fisica) strumentazione geometrico-matematica egli poté ridefinire addirittura il concetto di gravitazione: da forza capace di deformare lo spazio e il tempo essa divenne per la scienza una “semplice” curvatura nella geometria dello spazio-tempo.

Y-Cronos (Am) ed X-Demetra (Bf) esaltati in Leone
e il continuum spazio-temporale


In tutto lo Zodiaco di tipo morpurghiano classico, se così possiamo chiamarlo, non c’è nessun segno che possa ospitare assieme i due simboli planetari del tempo e dello spazio. Dal punto di vista schematico, Y-Cronos ed X-Demetra sono certamente indotti ad allacciare tra loro dei potentissimi legami (trigoni), posizionandosi in segni appartenenti allo stesso “elemento”: all’Y-Cronos domiciliato negli ultimi dieci gradi dei Gemelli fa eco l’X-Demetra domiciliata negli ultimi dieci gradi della Bilancia; all’Y-Cronos domiciliato nei primi dieci gradi della Vergine risponde l’X-Demetra domiciliata nei primi dieci gradi del Toro; all’Y-Cronos esaltato nei dieci gradi centrali del Leone replica l’X-Demetra esaltata nei dieci gradi centrali del Sagittario.
Eppure, per quanto significativi siano questi legami di trigono, atti a dimostrare zodiacalmente una relazione piuttosto forte tra questi due enti naturali, la struttura schematica morpurghiana più classica non pare ancora sufficiente per soddisfare l’idea einsteiniana di una fusione vera e propria tra il tempo e lo spazio.
Astrologicamente parlando, il concetto di fusione ed intimo aggregamento di fattori è di solito associato al fenomeno delle congiunzioni planetarie ed è per questa ragione di tipo analogico molto elementare che la realtà (perché di realtà si deve ormai parlare) del “continuum spazio-temporale” dovrebbe essere simboleggiata da una “vicinanza” schematico-planetaria molto stretta e cioè da una compresenza schematica di Y-Cronos e X-Demetra in uno stesso segno.
A mio modo di vedere, l’unica possibilità che abbiamo per riuscire ad inquadrare l’ente spazio-temporale einsteiniano è l’utilizzazione del sistema, anche questo morpurghiano, degli Zodiaci Alternativi. Includendo nel contesto dei segni e dello schema esaltativo-domiciliare già noto (il nostro, denominato come A maschile) tutte le esaltazioni e i domicili di quello opposto e complementare al nostro (denominato come B femminile), in effetti, troviamo un’indicazione simbolica chiarissima di ciò che andiamo cercando. Questa preziosissima indicazione si situa in un unico segno di entrambi gli Zodiaci e consiste in una sorta di sovrapposizione schematica delle esaltazioni di Y-Cronos (Am) ed X-Demetra (Bf). Il segno coinvolto e co-protagonista di questa unificazione del tempo e dello spazio che si gioca, come diceva la grande maestra, su almeno due Zodiaci e quindi su due universi intrecciati, è proprio il Leone. Lo stesso che abbiamo già visto in analogia con la nascita del nostro universo e con l’apparizione di un tempo praticamente immobile.
Senza saperlo Lisa Morpurgo, con l’ipotesi dei suoi Zodiaci Alternativi, aveva schematizzato ciò che i cosmologi ed astrofisici stanno delineando attualmente: il tempo e lo spazio non preesistevano all’universo, ma sono nati insieme ad esso!
E’ stato proprio durante il Big Bang leonino che questi due principi del cosmo erano fusi fra loro al massimo grado e anzi, secondo alcuni (fra cui S. Hawking), la loro unificazione era tale che il tempo era semplicemente una dimensione in più dello spazio tridimensionale.
Spingendoci ancora più in là con le speculazioni cosmico-zodiacali, in accordo con il tentativo di Hawking di combinare la cosmologia con la fisica microscopica dei quanti, potremmo pensare a quell’X-Demetra Bf esaltata in trasparenza nel Leone come a una sorta di iper-spazio quadridimensionale hawkinghiano da cui doveva prima o poi emergere e differenziarsi il tempo unidimensionale che ci è più familiare, ossia quello rappresentato da Y-Cronos Am esaltato in Leone.
 

 
 
 
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