martedì 31 marzo 2020
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- Astrologia e dintorni

LA FASE EDIPICA
     a cura di Lidia Fassio
 
La fase Edipica
Per meglio comprendere la sessualità, tema che soprattutto oggi ha assunto un’importanza straordinaria nella vita di ogni persona, bisogna comprendere bene da cosa inizia, o meglio dalla fase infantile che pone le condizioni per una sessualità sana da adulti; pur sentendo spesso parlare di “complesso edipico o di fase edipica”, pochi sanno che cosa è e quali sono le sua implicazioni da un punto di vista psicologico ma, soprattutto quali sono le conseguenze del non superamento di quel delicato periodo dell’infanzia.

Sappiamo bene che i bambini ad un certo punto della loro vita, che si situa più o meno intorno ai 3 anni, cominciano a manifestare una potente curiosità verso i propri organi sessuale e verso quelli dei genitori. Quando questa curiosità si fa evidente significa che il bambino ha scoperto che esiste una “differenza” tra la madre e il padre ed anche tra le bambine ed i bambini.

Questa prima scoperta immette il bambino direttamente nella fase edipica che sarà importantissima per la sua identificazione sessuale e per porre le basi per una sana e piacevole sessualità adulta, vissuta in maniera serena e non angosciante.

La curiosità pone spesso molti interrogativi ai genitori che non sanno come rispondere a domande a volte fin troppo esplicite ed anche ad atteggiamenti molto coinvolgenti che possono essere considerate “seduzioni in piena regola”.

Il bambino in quel periodo scopre che tra i genitori vi è una complicità ed una intimità che a lui è preclusa e questo stuzzica ancora di più il suo bisogno di sapere.

I genitori ricorrono quasi sempre a frasi standardizzate che poco placano le sue bramosie.. infatti, a lui poco importa di cosa accade ai fiori e alle farfalle, vuole sapere cosa fanno “gli uomini e le donne in camera da letto”.

In quel preciso momento iniziano le domande che ognuno, dall’inizio della storia dell’umanità, si è posto: “chi sono io, come sono nato”, come se il bambino volesse conoscere bene cosa è successo tra la madre e il padre e quale è il profondo mistero che ha dato vita a qualcosa che lui sente “segreto”, ma con cui ha familiarità.

Il legame tra i genitori è quello che ha dato vita al piccolo; questo spesso viene detto ma, a queste risposte il bambino incalza con interrogativi del tipo “ma dove ero io prima? dove stavo? da dove sono uscito”, e questo perchè il bambino ha bisogno di comprendere e di sapere che ruolo si gioca lui all’interno del grande triangolo familiare.

Certo non è facile per lui capire teoricamente e, proprio per questo la vita lo immetterà direttamente dentro ad una fase che, in qualche modo, gli rivelerà il grande segreto.. esattamente come accadde ad Edipo che, nel momento in cui uccise il padre e poi si innamorò della madre, non sapeva minimamente che stava giocandosi un ruolo fondamentale.. e che, del tutto inconsciamente.. andava incontro al suo destino.

Infatti, molta della storia che noi attraversiamo acquisisce significato proprio perché la viviamo, ci entriamo dentro e siamo obbligati ad introiettarla e a farla nostra; così anche per questa delicata fase.. bisognerà che passino alcuni anni - che saranno importantissimi - perché ci permetteranno di consegnarci alla vita figli di quei due genitori non solo in senso biologico, ma in senso cognitivo, affettivo e sessuale.

Fino a quel momento tutto sembrerà complicato perché il bambino ingaggerà una battaglia con il genitore del suo stesso sesso per conquistare quello di sesso opposto.

Alcuni eminenti psicologi suggeriscono che la fase della procreazione, così delicata nei mammiferi, non può essere frutto del “caso” ed è per questo che il bambino intuisce precocemente che esiste qualcosa di molto segreto ma di molto profondo tra i genitori, qualcosa di più delle effusioni che si fanno palesemente e di quelle che fanno a lui. E’ un po’ come se il rapporto sessuale - che ha generato ognuno di noi - lasciasse una traccia potente nella memoria di ognuno, pronta a risvegliarsi quando sarà tempo. Sono una sorta di immagini che esistono a priori e che, pertanto, precedono il risvegliarsi della coscienza egoica, anche se solo in quella fase diventeranno comprensibili.

Per questo è molto importante che ai figli vengano date risposte alle loro domande e che la fase edipica venga presa molto sul serio dai genitori in quanto è in gioco la loro identità sessuale e la loro futura vita di uomo o di donna.

Affronteremo le due diverse fasi edipiche: nel maschietto e, in seguito nelle femmine.

Fase edipica maschile

I maschietti, si rendono conto presto di essere “diversi” dalle bambine e di avere “un pene”, che le compagne non hanno; quando lo scoprono sono orgogliosi e tendono a mostrarlo; ci sono momenti in cui sfoggiano un vero e proprio spirito esibizionistico e sono molto attenti all’effetto che i loro gesti hanno sulle persone che li osservano. Come contromossa non perdono occasione per osservare il padre, entrano in bagno improvvisamente, lo guardano quando si veste.. e, ogni occasione è buona per guardare … e per fare confronti … che, ovviamente, sono impari e che possono generare frustrazione se non opportunamente supportati; per questo è molto importante rassicurarli proprio perché non debbano subire forti traumi derivanti da complessi di inferiorità; è anche molto importante non umiliare i bambini che si trovano effettivamente a vivere una condizione di inferiorità in una fase in cui, per tutta un’altra serie di cose si sentono onnipotenti.

In questa stessa fase, il maschietto si innamora (letteralmente e per la prima volta) della sua mamma mettendo in atto un vero e proprio corteggiamento che ha come scopo la conquista.

Non è sempre facile mettere tutto sul piano del “gioco” - anche se questo è l’unico atteggiamento possibile da parte dei genitori - però è molto importante comprendere che il bambino passa una fase in cui tenta di mettere in pratica quelle che, fino a quel momento, erano pure e semplici fantasie.

Sono i genitori che devono intelligentemente fare in modo che le fantasie rimangano tali e non “possano diventare reali”, in modo da far loro capire che le fantasie restano fantasie, senza frustrarli in maniera pesante, ma in modo da non dar loro mai conferma di ciò che stanno mettendo in atto, né attraverso le parole né tantomeno con comportamenti inadatti.

Il bambino sta infatti provando la sua potenzialità seduttiva, importante anche questa, tuttavia, è e deve restare un gioco per cui il genitore non può e non deve farsi coinvolgere troppo poiché nel caso sarebbe estremamente negativo per la crescita del figlio.

In effetti, in questa fase l’affettività tende ad unirsi alla sessualità che per la prima volta diventa genitale, ma questo non può avvenire attraverso il genitore con il quale il bambino deve continuare a provare una forte affettività (reciproca), che non deve entrare mai in una condizione di sessualità, di invischiamento e neppure di troppa intimità.

La tenerezza, il pudore, il rispetto per il bambino, che è comunque piccolo e che non avrebbe alcuna possibilità di discernere su ciò che sta accadendo, sono essenziali e, ovviamente, devono essere rispettate dagli adulti. E’ qui infatti che il bambino impara a conoscere i suoi confini e rispettare il suo corpo.. proprio perché è stato rispettato e lui, proprio da questa fase, imparerà a fare altrettanto con sé stesso e con gli altri.

Infatti, il bambino che si innamora della madre lo fa in maniera istintiva, fantastica e del tutto inconscia.. esattamente come inconscio era Edipo quando si innamorò della madre (che lui non aveva mai conosciuto); proprio attraverso questa fase e attraverso lo sbarramento che il padre pone con il suo veto e la sua costante presenza, il bambino comprende di essere figlio e capisce il ruolo che ha dentro al triangolo familiare e, da quel momento, desidera più di ogni altra cosa, diventare grande esattamente come il padre, ovvero diventare un futuro uomo.

Perché questo accada ci deve essere un padre che da un lato rappresenti un limite, uno sbarramento a certi suoi desideri ma, nello stesso tempo, il padre deve essere anche un modello imitabile, qualcuno con cui il bambino si possa identificare e al quale voglia un giorno somigliare, qualcuno che lo conduca mano nella mano nel mondo adulto e nel mondo degli uomini. Se il padre è troppo rigido, o inesistente, oppure totalmente insoddisfacente, il figlio maschio si troverà senza un modello da imitare e questo comporterà un procrastinamento della risoluzione della fase edipica.

La fase edipica conclusa bene consegna al figlio maschio un’identità sessuale psicologica che si va a collegare a quella biologica, ma consegna anche la sessualità del maschio all’esterno della famiglia, significa che da quel momento la libido viene indirizzata sulle bambine, poi sulle ragazze e, infine, sulle donne che incontrerà al di fuori della sua casa.

La conclusione della fase edipica immette anche il bambino in una dimensione psicologica molto più matura: in grado di saper attendere e desiderare qualcosa che non può ancora avere nell’immediato.

In pratica, la fase edipica fa passare la psicologia infantile dalla condizione di immediatezza alla capacità di procrastinare un istinto.. di saperlo frenare e tenere in scacco sapendo che non potrà essere soddisfatto subito ma in seguito.

Tutto ciò fornisce anche la base per mantenere vivo un desiderio dentro la psiche dal momento in cui lo si comincia a provare fino al momento in cui si potrà realizzarlo o soddisfarlo.

E’ importante quindi comprendere che senza questa fase noi resteremmo nel mondo dell’infanzia in cui si vuole “tutto e subito”; lo stato adulto comporta il saper aspettare e il saper mantenere l’investimento energetico su qualcosa che si potrà avere solo tanto tempo dopo.
 

 
 
 
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