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- Astrologia e dintorni

CAPODANNO, SOLSTIZIO D’ INVERNO E SEGNO DEL CAPRICORNO
     a cura di Corrado Aguggini
 
Capodanno, solstizio d’ inverno e segno del Capricorno
L’anno legale inizia attualmente il 1° di gennaio, anche se per diversi secoli l’inizio dell’anno ha coinciso con il Natale, o con il 1° settembre, o meglio con l’inizio della primavera, perché lì solo ha inizio la vita, con lo sbocciare dei fiori e della natura; vita che si concluderebbe, secondo i precetti antichi, con il segno dei Pesci, dopo la metà di marzo, e quindi con il finire dell’inverno (non per niente l’oroscopo inizia sempre con il segno dell’Ariete, e cioè con il 21 marzo, inizio di primavera). In realtà la questione della data di inizio dell’anno è stata dibattuta per secoli, anche a seconda delle zone d’Europa o delle stesse città. Infatti il 1° gennaio come data di inizio dell’anno fu abbandonata quasi completamente durante tutto il medioevo, perché il 1° gennaio non è collegato e nessun evento astronomico, né a una festa religiosa.

Il solstizio di inverno, invece, coincide, non casualmente, con il Natale (antica pagana festività del “Sol Invictus”) e con l’entrata del Sole nel segno del Capricorno.

Ben venga dunque l’inverno ! E ben venga Capodanno ! Sì, perché come voi ben sapete, il 21 dicembre inizia ufficialmente l’inverno che ci lascerà per concedere il posto alla primavera di marzo. Il concilio di Nicea del 325 d.C. stabilì infatti che la Pasqua si dovesse festeggiare nella prima domenica dopo il plenilunio successivo all’equinozio di primavera, e non a caso la Pasqua cade sempre e ogni anno fra il 22 marzo e il 25 aprile !

Il termine “gennaio” deriva probabilmente da Giano. Il simbolismo delle due porte solstiziali (inverno ed estate: 21 dicembre e 21 giugno) esisteva, in occidente, anche presso i Greci (soprattutto pitagorici, discepoli degli egizi), e si ritrova presso i Latini, con appunto il simbolismo di Giano.

Questo Giano è appunto lo Janitor che apre e chiude le porte (Januae) del ciclo annuale con le chiavi, che sono uno dei suoi principali attributi, con valenza “assiale”. Ciò si riferisce naturalmente al lato temporale del simbolismo di Giano: i suoi due volti, secondo un’interpretazione, rappresentano rispettivamente il passato e il futuro, l’ascesa e la discesa. In realtà, tuttavia, Giano, è espressione di un triplice tempo e di un terzo volto; questo terzo volto rappresenta il presente ed è un volto invisibile, perché il presente, nella manifestazione temporale, è un istante inafferrabile (non a caso alcune lingue semitiche non hanno la forma verbale del presente, perché è un concetto impossibile). Quando ci si eleva, invece, al di sopra delle condizioni della manifestazione transitoria e contingente, il presente contiene ogni realtà. Il presente è il “Nunc stans” realizzato da Tommaso d’Aquino, il “Qui e ora” , l’”Uno senza secondo” che caratterizza lo stato di pienezza di ogni essere umano illuminato, il quale, a differenza dei suoi simili, non vive più nel passato o nel futuro, pieno di proiezioni o anticipazioni, desideri e paure. Il terzo volto di Giano corrisponde, in un altro simbolismo di tradizione indù, all’occhio frontale di Shiva, invisibile anch’esso perché non è rappresentato da nessun organo corporeo, e raffigurante il senso di eternità, eternità che non matura ovviamente nel tempo, proprio perché ne è fuori, tanto fuori da essere sempre nel presente, e sempre presente a se stessa. Uno sguardo di questo terzo occhio riduce tutto in cenere, cioè distrugge ogni manifestazione; ma quando il temporale entra nell’ a-temporale, ogni cosa si ritrova e rimane nell’eterno presente, di modo che, come ricorda Guénon, “ogni cosa si ritrova e rimane nell’eterno presente, di modo che l’apparente distruzione è in verità una trasformazione”, come quando – dopo il “tutto è compiuto” pronunciato da Gesù sulla croce prima di “rendere lo spirito” - il corpo non viene meno, ma diventa “corpo glorioso” fatto di carne e di anima, nello sposalizio mistico di Gea e Urano.

Tornando a Giano, le sue porte, che Giano chiude e apre, non sono altro che le porte solstiziali, e non a caso Giano ha dato il nome al mese di gennaio, che è il mese che apre le porte al nuovo anno e chiude le porte al vecchio, ma che soprattutto è quello che apre le porte al solstizio di inverno. La festa di Giano, non a caso, era festeggiata a Roma dai “Collegia Fabrorum” ai due solstizi di inverno e d’estate. In particolare è doveroso ricordare che le porte solstiziali danno accesso alle due metà, ascendente e discendente, del ciclo zodiacale diviso per dodici segni e fatto di sei assi. Giano, come signore del triplice tempo, è anche il signore delle due vie, di destra e sinistra, che i pitagorici rappresentavano con la lettera Y.

Le chiavi di Giano sono in realtà collegate all’iniziazione e a ogni inizio di vita nuova, anche come forma battesimale, e a ciò che la tradizione cristiana considera come apertura e chiusura del Regno dei Cieli, latente e sempre presente nell’uomo.

Da notare che Giano – nella sua veste di antichissima divinità del pantheon romano – era il Dio dell’inizio di ogni cosa, del passaggio, della soglia , della porta, ed era, come detto, il Dio dell’iniziazione, presiedendo i “Collegia Fabrorum” , depositari a loro volta delle iniziazioni, che, come in tutte le civiltà tradizionali, erano legate alla pratica dei mestieri (non a caso l’iniziazione massonica avviene tuttora con la Bibbia e secondo simboli dell’ars muratoria, trattandosi di un’iniziazione strettamente legata a un lavoro, ma non nel senso degenerato che ha colpito così aspramente l’essere umano nell’era della post-rivoluzione industriale).

Nel cristianesimo, a volte ahimé costruito, nel corso della storia, a tavolino, a colpi di concili e di discutibili scomuniche – e permeato di elementi pagani greco-romani e giudaici – le feste solstiziali di Giano sono diventate quelle dei due San Giovanni, che si celebrano sempre alle medesime epoche, e cioè in prossimità dei solstizi di inverno ed estate. San Giovanni l’Apostolo si celebra a dicembre; San Giovanni Battista si celebra a giugno. Si dice infatti: “Bisogna che Egli cresca e io diminuisca” in Giov. 3,30; e ciò nel senso della presenza del sole che a dicembre, alla nascita di Gesù, è al minimo, ma l’astro solare è pronto per l’ascesa massima che toccherà il picco a giugno, alla nascita di Giovanni Battista, quando inizierà poi il sole a decrescere, e le giornate inizieranno a perdere luce giorno dopo giorno. Non a caso nell’età di Gesù e Giovanni Battista ci sono solo sei mesi di differenza, come ricorda anche Luca. Per quanto poi la stagione dell’estate sia in genere considerata gioiosa e l’inverno una stagione triste, e ciò per il fatto stesso che la prima rappresenta in certo modo il trionfo della luce e il secondo quello dell’oscurità, i due solstizi corrispondenti hanno nondimeno, in realtà, un carattere esattamente opposto. Infatti, ciò che ha raggiunto il suo massimo, può ormai solo decrescere, e ciò che è giunto al suo minimo può invece solo cominciare a crescere (vedi anche la tradizione dell’estremo oriente con l’alternanza dello Ying e dello Yang); ed è per questo che il solstizio d’estate (apoteosi del sole) segna l’inizio della metà discendente dell’anno, mentre il solstizio d’inverno (esilio del sole) segna, all’opposto, quello della sua metà ascendente. Di conseguenza, nello zodiaco, il segno del Cancro (giugno) corrisponde al solstizio d’estate, a San Giovanni Battista, e alla porta degli uomini (cioè al Pitri-Yana indù), mentre il segno del Capricorno (dicembre) corrisponde al solstizio d’inverno, a Cristo e a San Giovanni Evangelista (l’Apostolo prediletto da Gesù, ed è, non a caso, l’unico che non abbandona Gesù alla solitudine della croce), alla porta degli dei (e cioè al Deva-Yana degli indù). Sul perché Cristo e San Giovanni Battista siano invece separati da un asse perfetto di sei mesi, ciò è dato dal fatto che, come ricorda Matteo, “Ecco, io mando innanzi a te (Cristo) il mio nunzio (Giovanni Battista), affinché prepari la via dinanzi a te (Cristo). Fra i nati di donna non è sorto nessuno più grande di Giovanni Battista ………….”. Il Battista è dunque colui che prepara il terreno (a giugno) all’ascesa di Cristo (di dicembre) ed è lo spartiacque fra il passato, rappresentato dai profeti imperfetti e dalla legge mosaica, nonché dalla stagione del sole discendente, cioè l’estate che sta alle spalle, e il futuro dell’ascesa del sole, che in inverno è, per dirla con Aristotele, al minimo dell’atto, ma al massimo della potenza. In un certo senso, la metà ascendente del ciclo annuale è il periodo allegro (inverno), cioè benefico e favorevole (più ricco di feste rispetto agli altri periodi dell’anno, anche per festeggiare quello nuovo), e la sua metà discendente è quello triste (estate), cioè malefico e sfavorevole; e lo stesso carattere appartiene naturalmente alla porta solstiziale che apre ciascuno dei due periodi nei quali l’anno risulta diviso dal senso del cammino del sole.

E come detto, i due San Giovanni sono legati ai due solstizi e ai due aspetti, negativo e positivo. Non a caso la parola ebraica “Hanan” significa sia benevolenza e misericordia, sia lode. Il termine “Jahanan” può pertanto voler significare sia Misericordia di Dio, che Lode a Dio. Pare evidente che la Misericordia si riferisce a San Giovanni Battista (il Giovanni che piange), mentre la Lode si riferisce a Giovanni Evangelista (il Giovanni che ride); infatti la Misericordia è un qualcosa che dall’alto discende verso il basso, come il sole da giugno discende per essere in esilio a dicembre, mentre la Lode è un qualcosa di ascendente verso l’alto, come il sole ascende nello zodiaco da dicembre, per trovare il proprio picco a giugno (e non a caso Giovanni Evangelista si festeggia il 27 dicembre).

E’ altrettanto interessante notare che l’aspetto esoterico della tradizione cristiana sia sempre stato considerato “gioannita”. La successione degli antichi “Collegia Fabrorum” è stata del resto regolarmente trasmessa alle corporazioni le quali, attraverso l’intero medioevo, hanno conservato lo stesso carattere iniziatico, e in particolare quello dei costruttori e dei maestri muratori della massoneria. Anche nella sua forma “speculativa” moderna, e non più operativa, la massoneria ha comunque sempre conservato (vedi ad esempio le logge dedicate a “San Giovanni”) le feste solstiziali nel nome dei due San Giovanni, ed è così che il dato tradizionale delle due porte solstiziali, con le sue connessioni iniziatiche, si è mantenuto ancora vivo, benché accettato e compreso molto a fatica a causa soprattutto delle varie lacerazioni determinate dalla modernità e dai “segni dei tempi”, che hanno portato l’essere umano e vivere sempre più da “babbano consumista”, semmai più preoccupato della vicinanza con il centro commerciale sotto casa, che dal rapporto con madre natura e con il suo Creatore.

Felice Inverno !
 

 
 
 
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