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- Astrologia e dintorni

L'ANTICA RIVALITÀ TRA FRATELLI
     a cura di Fassio Lidia
 
L'antica rivalità tra fratelli
La nascita di un nuovo bambino all’interno della famiglia non sempre è accolta con entusiasmo da parte del primo figlio.
Molti genitori restano sorpresi e attoniti di fronte alle prime reali manifestazione di intensa gelosia del primo figlio e non riescono a collegarla con l’apparente felicità che sembrava essersi palesata durante tutta la fase di attesa.

In effetti, dopo la nascita si verifica la frattura tra l’immaginario e il reale e mentre prima della nascita il primo figlio proiettava sul futuro fratellino solo le aspettative positive (il gioco, la compagnia, un altro bambino con cui condividere le avventure, ecc.), subito dopo la nascita intervengono invece forti insicurezze che danno il via a proiezioni negative (gelosia, invidia, paura e aggressività) e tutto questo perché si rende conto che buona parte delle attenzioni che prima erano rivolte a lui, sono adesso dedicate al piccolo e questo fa nascere la paura dell’esclusione e del rifiuto, sentimenti che danno vita alla necessità difensiva di “regredire” a stadi infantili precedenti che, se non sono presi nella giusta considerazione dai genitori, finiranno per portare grandi frustrazioni; in effetti, molti genitori bollano queste manifestazioni come “veri e propri capricci” che, invece, sono veri e sono finalizzati ad ottenere rassicurazioni profonde che possano mettere a tacere le paure che si affacciano alla mente del bambino.

La gelosia tra fratelli è antica come l’uomo: i greci la imputavano al dio Hermes, il nostro Mercurio noto per la sua rivalità con Apollo, altro figlio di Zeus, al quale spesso rivolgeva le sue attenzioni, non sempre in maniera propriamente positiva.
Celebre il suo “furto delle mucche d’Apollo” fatto come un, vero e proprio, dispetto che però rivela dei tratti interessanti: noi sappiamo che i bambini vivono dell’amore dei genitori e sono certi che se questo venisse a mancare per loro non ci sarebbe speranza.

Gli adulti sanno di voler bene ad entrambi i figli e per questo a volte non riescono a percepire fino a che punto un bambino può sentire rivalità verso colui che lo ha soppiantato tra le braccia della mamma e, così, finiscono per trascurare segnali che devono invece essere colti con attenzione.
La gelosia è un’emozione primaria che si attiva per difesa nel momento in cui si sente che qualcosa di molto importante per la propria sopravvivenza è messo in discussione: si teme dunque di perdere qualcosa di fondamentale.
Bisogna considerare che nel momento in cui il fratellino viene a casa insieme alla mamma, il primo figlio comincia a sentirsi considerato come “il più grande” e spesso gli è chiesto di capire che l’altro è più bisognoso; parole che per lui non hanno molto senso: da lui i genitori si aspettano che riesca a comprendere un sacco di cose proprio nel momento in cui lui si sente in assoluto solo, piccolo e bisognoso.
E’ in quel momento che l’altro è percepito come un intruso che gli porta via qualcosa e che i sentimenti verso di lui si trasformano da positivi a negativi. Non bisogna però dimenticare che si tratta comunque di sentimenti fortemente ambivalenti: infatti, sono presenti contemporaneamente gelosia, rabbia e senso di colpa perché sente che ai genitori non piacciono.

La gelosia per i fratelli è riscontrabile nel tema natale da posizioni particolari di Mercurio e della casa terza: infatti, è evidente che questa casa vede il domicilio di Mercurio ma anche l’esaltazione di Plutone che già ci parla di un’ambivalenza che si manifesta nel momento in cui si passa dall’essere figlio unico a dover condividere i propri genitori con un altro bambino; in quel momento si verificano continue intrusioni che vanno dalla voglia di uccidere l’altro alla voglia di morire (i sentimenti dei bambini sono intensi e totali anche se non vengono agiti); in questa situazione, l’unica vera possibilità sta nel compromesso di “diventare piccolo anche lui” per essere coccolato, nutrito e riconquistare quello che sente di aver perduto.

Spesso i genitori non sanno che pesci prendere di fronte a questi comportamenti e finiscono per sgridare e per far sentire ancora più in colpa il bambino che, così si sentirà anche “sbagliato e cattivo”. E’ dunque importante parlare con il primo figlio, dargli modo di esprimere quello che prova all’interno, rassicurarlo dicendogli che è normale quello che sente e non mostruoso; in questo lo si rassicura e, al tempo stesso, lo si aiuta a portare fuori i sentimenti negativi e le pulsioni aggressive che si nascono dietro a questi.

Un atteggiamento punitivo o bloccante diventa negativo e relega il conflitto nell’inconscio dando vita successivamente a tendenze aggressive che potrebbero essere spostate su altri bambini, all’asilo o verso coetanei; questi comportamenti gli faranno vivere difficoltà nei processi di socializzazione (anch’essi visibili e leggibili nella casa terza).
In queste fasi è importantissimo l’atteggiamento del padre che può stare molto più vicino al primogenito, sviluppando una sorta d’alleanza, che consente anche la costruzione di un rapporto molto intenso di quello che c’era quando era la madre la figura privilegiata.
Questa è una modalità per evitargli di sentirsi escluso ed esiliato dalla nuova diade che si sta formando tra la madre e il nuovo nato.

La rivalità e l’intensità della gelosia sarà più forte quando i figli sono dello stesso sesso, quando sono molto vicini come età e quando il secondo nasce quando il primo è impegnato nel superamento della fase edipica che, ovviamente, comprende uno stadio di unicità e di specialità nei confronti del genitore di sesso opposto che, nel caso di due maschi, rafforza il problema in quanto fantastica di avere l’esclusività della madre.
I maschi esprimono una maggior aggressività tra loro mentre tra le bambine la rivalità resta più sotterranea, ma non per questo meno intensa. Tra maschio e femmina generalmente si intensifica una sorta di rivalità e di disprezzo anche se, nei confronti del mondo esterno, generalmente i due fratelli mostrano una discreta solidarietà.
I genitori devono fare molta attenzione a premiare le reciproche diversità; è importante che si ricordino che i bambini sono impegnati in un processo di “differenziazione” importante per la crescita e che, se viene eccessivamente premiato un aspetto o una particolarità di un figlio, l’altro dovrà scegliere ovviamente un comportamento opposto per potersi differenziare.
E’ così che se uno è bravissimo con gli studi, l’altro si specializzerà nello sport; se uno è particolarmente forte, l’altro sarà sensibile.
Premiare le diversità e sostenerle, dando continue informazioni che tutte le qualità sono interessanti e belle perché è bello tutto ciò che un figlio possiede eviterà di spingerli a fare delle scelte che li portano ad escludere dei tratti oppure a identificarsi nell’opposto.

Articolo pubblicato sulla rivista "www.astromagazine.it"
 

 
 
 
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