lunedì 25 marzo 2019
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    GLI ARTICOLI DI ERIDANOSCHOOL
- Astrologia e dintorni

AMORE: FELICITÀ O DESTABILIZZAZIONE?
     a cura di Fassio Lidia
 
Amore: felicità o destabilizzazione?
Relazione presentata al III° Congresso di Eridanoschool


“L’amore è gioia. Ogni amore pienamente realizzato
comporta l’esperienza della gioia, essendo esso la facoltà
che ci mette in contatto diretto ed empatico con il valore e con la bellezza
racchiusi nella realtà amata, facendocela godere, spingendoci a svilupparla e a servirla
perché essa sia qualcosa di più”.



Ho pensato a lungo al tema di Venere e cosa avrei scritto per il Congresso a lei dedicato. Ho iniziato a lavorare al senso della parola “benessere” tanto cara a Venere che, come ben sappiamo, simboleggia appieno l’idea dello star bene e soprattutto dello “star bene con sé stessi” essenziale per qualunque altra possibilità esterna; sappiamo che Venere è il simbolo del “piacere” per eccellenza da intendersi nel suo lato più nobile giacchè è un archetipo interiore che, purtroppo, oggi viene spesso disatteso al punto che ne vediamo troppo spesso solamente il triste riverbero che emerge dalla sua ombra che sta ad indicare che non è onorato e compreso.

Oggi la parola “piacere” è spesso contrabbandata con l’idea che si debba “riempire” un vuoto che si percepisce strisciante ed intenso ma, quando si deve riempire qualcosa all’interno, non si può né discriminare né tanto meno scegliere (altro simbolo di Afrodite) per cui ci si avvicina sempre più alla soddisfazione di una pulsione impellente e difficilmente contenibile piuttosto che trovare quella gratificazione autentica che tanto si desidera e che giunge invece quando siamo noi stessi e scegliamo ciò che effettivamente ci rispecchia in quanto espressione del desiderio più profondo che, senza dubbio, nasce dal nostro Essere più profondo.

Purtroppo regna molta confusione circa questa divinità che, per dirla alla Hillman, è una delle più “rinnegate” in un’epoca in cui, invece, quasi tutti sono convinti di viverla al massimo del suo potenziale e di onorarla in ogni modo. Anche i gusti, sua raffinata prerogativa, sono disattesi poiché sono confusi da un marasma di bisogni di far prevalere un’immagine rispetto a ciò che origina dell’autenticità pura ed incontaminata.

Anche in questo possiamo cogliere l’assoluta carenza di “valori”, tanto cari ad Afrodite che, nella sua prima sede Toro simboleggia la costruzione del senso di valore personale così come nasce e cresce al nostro interno. Da questa prima importante traccia si va poi lentamente a formare la ”scala di valori da portare all’esterno e nella relazione” che dovrà mettersi in luce nella sede Bilancia che aggiungerà a ciò che piace e che si reputa importante anche il senso dell’etica e dell’armonia collegando così definitivamente ciò che idealmente desideriamo a ciò che siamo dentro e le varie parti di noi che formano così un primo nucleo di integrità.

La difficoltà nel distinguere ciò che conta realmente per noi da ciò che invece appaga solamente certi bisogni temporanei e da ciò che è considerato un valore nel nostro mondo è evidente e si manifesta quotidianamente nell’accresciuto senso di insoddisfazione a cui le persone vanno incontro e che appare quando erroneamente pensiamo di avere tutto ciò che desideriamo e, per questo, dovremmo star bene; in effetti Afrodite è molto più vicina all’anima di quando non pensiamo e, quando non la onoriamo come si attende, da vera Dea alchemica, si vendica con noi negando quel senso di gratificazione che può nascere solo dal piacere autentico che è per natura espressione del collegamento preciso tra i desideri del Sé e quelli dell’Io. Quando si vendica, sperimentiamo il mondo senza luce, senza gioia, un mondo grigio in cui tutto diventa opaco e senza valore che rilascia un senso di inappagamento diffuso e strisciante.

Quando siamo in linea con i nostri valori siamo forti e pieni di vita e siamo aperti all’amore e alle necessarie trasformazioni che l’incontro con l’altro catalizzerà sia all’interno che all’esterno.
In questa situazione non ci sarà alcuna paura di perdere né il senso di sé, né il potere personale, né la nostra essenza poiché, in ogni momento, resteremo in contatto con le risorse più profonde che ci danno nutrimento.

Molti dei timori che oggi si evidenziano nelle relazioni sono da ascriversi al senso di svuotamento che si radica nella paura di cadere in balia del potere altrui e di non saper mantenere ferma la propria rotta.
Il terrore di “coinvolgersi” veramente in amore di cui tanto si sente parlare serve ad evitare di lasciar cadere le barriere interne al fine di incontrare realmente l’altro e sé stessi; nel negare questa possibilità appare evidente la sensazione di annullamento e di disagio interno che, tuttavia, è preesistente e del tutto estraneo al rapporto amoroso.

Quando le persone cominciano ad avvertire la potente e destabilizzante energia dell’amore per un attimo si concedono ad essa dopo di che cominciano ad avere paura non tanto dell’altro quanto dell’intensità del loro sentimento e così entrano in crisi noncuranti del fatto che quello è invece il momento più opportuno per chiedersi quali corde personali sta andando a toccare in noi stessi l’amore che proviamo.
Possiamo ricordare in questa sede che la seducente Afrodite ha avuto il compito più bello ma anche più difficile nell’intera gamma delle funzioni psichiche:
- a lei – come rappresentante dell’Amore - tocca infatti destabilizzare l’ordine psichico esistente quello per intenderci della sesta casa con tutti i suoi condizionamenti, paletti e convenzioni che servono a dare un’illusione di controllo e di stabilità;
- il desiderio e l’attrazione che emanano dai suoi tocchi hanno lo scopo di far nascere la “passione” pura, potente e travolgente che conduce gli esseri umani a “perdere la testa” ovvero a lasciar andare il controllo per permettere così di superare le linee di demarcazione che sono state poste a difesa. In questo modo semplice e straordinario possiamo superare i nostri limiti, almeno quelli della coscienza, ed avventurarci in un territorio “altro e sconosciuto” foriero di grandi trasformazioni e, soprattutto, di conoscenza.
- Afrodite in questo frangente mostra la sua cooperazione con il padre Urano in quanto, solo a chi è innamorato, concede di oltrepassare le barriere stabilite per iniziare l’avventura della vita di relazione interna passando attraverso l’incontro erotico;
- in questo frangente nascono le difficoltà più grandi: è in questa fase che vediamo le persone indietreggiare bloccate ed impaurite dal fatto che la loro anima viene scossa dall’imprevedibile e dall’ignoto che, come sappiamo, ci sfidano per farci realmente rimettere in gioco per entrare in un percorso “nuovo” ed in una nuova fase della vita.

I più audaci resteranno per un po’ ad osservare e poi troveranno il coraggio di “guadare lo Stige” e si avventureranno in un mondo fantastico e sconosciuto, pieno di promesse e di aspettative.
“Only the brave” sembra dire Afrodite e, in effetti, è questo che lei desidera; in amore ci vuole coraggio, quel coraggio dei sentimenti che spesso non si ha o meglio, che non hanno gli uomini che, tutto sommato, sono spesso restii ad incontrare Afrodite quando è carica di sentimenti potenti e destabilizzanti e questo al di là che si desiderino più di ogni altra cosa al mondo. Gli uomini sono stati abituati a sfoggiare Marte piuttosto che Venere; in effetti l’addestramento infantile li ha aiutati a mettersi in guardia dai rischi dei sentimenti e così, evitano di entrare in rotta di collisione con questa energia vitale, spostando invece l’attenzione su ciò che giunge da altri “nemici”, quelli che sono abituati a combattere da sempre per conquistare traguardi esterni, lasciando in questo modo totalmente sguarnito il campo della conquista dell’anima.
Il potere personale nell’uomo sembra giocarsi nel restare in trincea a mantenere la postazione per cui, più che conquistare qualcosa, lotta per mantenere fermo e integro il loro territorio, evitando le scorribande di Afrodite soprattutto se riguardano gli affetti e non la sessualità.

Venere utilizza armi molto diverse che, se non sono state apprese ed acquisite, si fatica anche solo a prenderle in considerazione; lei non si occupa di conquiste armate e il suo strumento è il cinto magico con cui opera la seduzione che è la seduzione dell’anima che promette l’attraversamento di un confine che si intuisce come l’unico possibile ma che, proprio per ciò che potrebbe portare, è temuto più di qualunque altra cosa.

Anche sul piano sessuale Venere è interessata all’erotismo e mai alla sessualità come “pulsione” finalizzata alla gratificazione immediata o riproduttiva. Afrodite è rivolta all’aspetto più raffinato dell’amore, a quel sottile gioco di desideri che sollecita la fantasia e che nasce dall’immaginare e dal desiderare e che, proprio per via dell’attesa, porta la sessualità ad un livello più elevato, celeste e perché no? Spirituale. La parola “afrodisiaca” si riferisce ad un’energia prettamente femminile, di cui la Dea è governatrice e che dispensa solo a chi la comprende e la onora. Lei è lontana da qualsiasi forma di sentimento “materno, genitoriale o filiale”; è regina dell’amore ma di quello che trasforma l’anima, quello che lei dispensa erotizzando i rapporti tra uomo e donna.
Afrodite intende l’amore come un tramite tra l’umano e il divino e, nella nostra mitologia – intendo quella giudaico cristiana – questo tratto è invece molto ambivalente se non addirittura represso e rinnegato.

Gli uomini di chiesa nella nostra filosofia non possono avere rapporti amorosi ma, per assurdo un tempo, potevano partecipare a combattimenti e, quindi, potevano utilizzare Marte ma non la sua dirimpettaia; nel mondo pagano invece era esattamente il contrario: i sacerdoti e le sacerdotesse potevano accedere alla sessualità ma, in compenso, non potevano partecipare ad atti di sangue. A volte ci si chiede come possiamo essere così convinti di aver raggiunto una più grande civiltà evitando di onorare uno degli archetipi fondamentali.

Quando non si può o si nega l’ accesso all’amore, si consuma il più grande tradimento all’anima perché, dato che non è possibile non desiderarlo con tutte le forze ma ne è impedito l’accesso, si finisce per respingerlo operando una rinuncia che sa di amputazione e che porterà ad una mancata conoscenza di sé a cui consegue un abbruttimento dell’anima. Già, perché è Afrodite che attraverso l’amore permette di raffinare ogni cosa, ogni stato, ed ogni rapporto fino a farlo diventare un “valore”. Quando non si riesce ad entrare nel territorio di Afrodite per paura, si finisce per temere il cambiamento e la destabilizzazione e ci si oppone ad essi ma, in questo modo, il mondo intero finirà per soffrire della mancanza di “bellezza, di amore e di armonia”.
L’amore apre le porte alla conoscenza ma le apre anche alla sensibilità, all’estetica, al gusto e al senso del bello che, per eccellenza sono “armonia”.

La nostra civiltà manca tanto di amore e, di fatto, manca di bellezza. Le città sono brutte perché non vi è raffinatezza simbolo dell’assenza della Dea che il mito vuole “raffinare tutto ciò che è grezzo”.

Una delle convinzioni che mi hanno definitivamente fatta propendere per l’esaltazione di Urano in Bilancia, segno governato da Venere, è stata proprio la complicità che la figlia ha con il vecchio Dio dei Cieli per quanto riguarda la capacità di destabilizzazione, l’irruzione e il risveglio che è in grado di produrre l’amore laddove lo si lasci veramente entrare.
C’è da dire che è difficile resistere all’amore e, spesso è solo un’illusione quella di evitare di coinvolgersi giacchè, nel momento in cui si sono abbandonate anche solo per un attimo le difese, è già penetrato all’interno e comincia comunque a fare la sua funzione.
Sappiamo bene che non si può amputare e rendere muto un archetipo anche se lo si può ridurre al suo livello più basso.
L’amore prevede in sé il compito di disorganizzare le difese degli esseri umani, di mettere a ferro e fuoco il controllo, di dissolvere le paure e, al tempo stesso, di far nascere il desiderio di attraversamento della zona minata al di là di ogni resistenza.

Venere è la grande seduttrice, il che significa che l’amore ha lo scopo di distoglierci da noi stessi, di traghettarci al di là della quotidianità e della monotonia della quotidianità, di allontanarci dalle abitudini ma, soprattutto, dalle sicurezze che sono spesso causa dei nostri impaludamenti; con la sua forza radiante ci immette nell’imprevedibilità, nel rischio e, se vengono superati i confini, può condurci alla vera trasformazione che si ottiene con l’incontro di forze ctonie, uniche in grado di produrre la vera alchimia.

Afrodite è imperativa e tirannica nelle sue richieste: non permette che le si resista ed è interessante valutare che, pur essendo una forza attiva, dinamica e yang tendente a far scattare desideri impellenti è però anche profondamente femminile in quanto pretende assoluto affidamento e, per questo, travolge le difese tipiche della mente quando le si oppone.

Noi non facciamo altro che parlare di amore e di relazione, eppure è ciò che, alla luce dei fatti, temiamo di più e per questo, passiamo a volte l’intera vita stando alla finestra, convinti che prima o poi l’amore busserà alla nostra porta senza fare nulla, ma ancor di più, senza rischiare nulla.

Eppure l’amore è forse il sentimento che più ci chiede di rischiare; la difficoltà sta nel fatto che il rischio non può essere calcolato in quanto, il sodalizio con Urano impone che ogni volta che ci innamoriamo, andiamo ad esplorare qualcosa di completamente nuovo di noi per cui, ogni previsione, ogni calcolo o sicurezza, non ci serviranno a nulla proprio perché l’Amore ha lo scopo di tirare fuori le nostre “risorse auree” quelle che non abbiamo ancora visto e che si scorgono nell’incontrare l’altro carico delle nostre proiezioni; nel caso non vi siano rischi, non saremmo al cospetto di Afrodite – figlia di Urano – ma di qualcosa di molto lontano da lei.
Lei è figlia del Dio dell’imprevedibilità, di colui che ha lo scopo di “disorganizzare e destrutturare” tutto ciò che tende a stabilizzarsi e a restare uguale nel tempo, impedendoci la conoscenza; tra l’altro, essendo figlia di Urano è anche abbastanza lontana dal concetto di “tempo e durata” che, invece sono concetti che si addicono molto di più a Saturno.
Il Tempo, di fronte all’amore appare come qualcosa che “corrompe”, che umilia e, quando questo accade, lei si vendica richiamando i suoi adepti a nuovi ed imprevedibili sconvolgimenti anche al di là della volontà degli stessi.

Nel mito Afrodite è imprevedibile, nessuno poteva sapere chi avrebbe chiamato e scelto, né quando avrebbe chiamato ma, soprattutto, a lei non interessava certo la condizione del prescelto, quello era territorio di altre divinità (tipo Era, la Dea del matrimonio) verso la quale Afrodite mostrò sempre una grande irriverenza.

In effetti, la figlia di Urano non aveva alcuna considerazione per il matrimonio; trasgrediva spesso il suo (con Efesto) e non si curava se le persone che chiamava a sé fossero sposate o meno, cosa che faceva invece imbestialire Era; come a dire che l’amore si cura poco delle strutture e delle convenzioni sociali ma segue strade sue, legate solamente al mondo dei sentimenti.
Questo ci porta ad alcune considerazioni obbligate sui delicati temi di amore e matrimonio che, solo a volte o meglio, solo all’inizio si incontrano e viaggiano fianco a fianco ma, spesso, si accompagnano solo per un po’ per cui il matrimonio continua ma, per soddisfare Afrodite, uno dei due deve andare ad attingere ad altre fonti mantenendo il matrimonio fermo su concetti che hanno più a che fare con la stabilità, la sicurezza, il supporto reciproco, l’affetto e la stima, tutte cose importanti che, tuttavia, non possono essere considerate Amore, non nel senso afroditico del termine.

Tutti vogliono provare amore e vogliono sentire quella tensione interna che spinge alla ricerca, al voler nuovamente entrare in quello “scrigno magico”. Venere però non è neppure l’innamoramento; in effetti, in casa quinta lei non è presente e, per questo, l’innamoramento non la riguarda anche se lei si serve naturalmente di esso per infondere quel coraggio che solo la passione concede.

Venere abita normalmente la seconda, la quarta e la settima casa. In tutte e tre le sue sedi è sempre a contatto con gli altri due pianeti femminili: due volte con Eris (X) ed una volta con la Luna però, mentre nelle prime due sedi si viene a trovare in segni ricettivi e yin, nella sua sede privilegiata (Bilancia), si trova invece in un segno attivo e yang, come a dire che prima sin trova in una stato di passività in quanto immersa in fasi in cui predominano ancora la simbiosi e la fusionalità avvolte nell’illusione dell’eterno appagamento, senza un proprio reale intervento e senza mettersi in gioco con i propri veri mezzi. Nella terza sede incontra finalmente l’elemento Aria (scelta, decisione, relazione) e, anche se il segno è femminile è però yang ed in realtà è lei che attrae il che ci fa capire che l’amore non capita, ma lo si cerca e, quanto lo si incontra, sta a significare che è l’anima che si sta muovendo e che produce il suo richiamo e, come ben sappiamo, l’anima non vuol certo restare inascoltata.

L’Aria vuole stare in relazione; noi nasciamo in relazione, nasciamo per amore e, ad esso dovremmo sicuramente dare qualcosa nella vita. Tutti abbiamo idea di quanto sia triste una vita senza amore, tuttavia, a volte lo cogliamo ma non riusciamo quasi mai a trattenerlo e, quindi, ricadiamo nell’ordinarietà. L’amore infatti ci fa vivere nella straordinarietà e nel desiderio di completezza e di armonia.
L’amore non può essere mai ordinario; il problema però è capire dove si cerca la straordinarietà: spesso la cerchiamo fuori, nel partner, all’esterno mentre, in realtà è straordinario incontrare l’amore e trattenerlo dentro di sé perché è da li’ che nascono le infinite possibilità.

L’amore è prima di tutto uno stato dell’anima; è collegato al nostro essere più profondo, all’aver unito e rese armoniche le nostre tante sfaccettature, al provare dentro la fine della “guerra” per il sopravvento dell’una o dell’altra parte, al sentire “armonia e cooperazione”.

Forse è da questa premessa che potrà nascere l’amore eterno quello che non ci stanchiamo di cercare fuori e che spesso ci delude giacchè l’illusione sta nel pensare che arrivi dall’esterno ciò che non siamo ancora disposti ad accogliere dentro.

In conclusione possiamo dire che:

- se cerchiamo fuori dobbiamo arrenderci all’idea che sia per sempre; in effetti Afrodite come figlia di Urano non può neppure pensare di bloccare l’amore dentro a connotazioni di eternità, parola estranea a lei al padre che, come ben sappiamo, si oppone sia al Sole che alla Luna;
- se vogliamo onorarla dobbiamo quindi abituarci alle sue cicliche destabilizzazioni che avvengono allorchè l’amore ci vuole riportare verso quel lato di noi che ordinario non è;
- in pratica ci chiama per sedurci e invitarci a mollare le sicurezze per incontrare chi siamo realmente;
- se invece coltiviamo dentro di noi questo stato è molto più probabile che riusciamo a produrre quell’alchimia che potrà permetterci di uscire dal senso del tempo e dell’ordinarietà, superando così i confini della polarità ed andando ad agganciare il vero significato della totalità.

Ancora una volta Afrodite possiede la possibilità di attrarci verso ciò che è fondamentale per noi e lo fa sbalordendoci, impedendoci di mettere difese e ragioni che con l’amore poco hanno a che fare. Abbandonarsi ad esso è però difficile perché temiamo di essere sopraffatti da qualcosa che poi risulta difficile da gestire nella vita ordinaria.
L’amore sembra essere l’oasi dentro la quale tutti vorrebbero approdare e sostare ma che solo pochissimi trovano; per arrivarci bisogna però essere pronti in qualunque momento a rispondere alla sua chiamata.
Come sempre per noi umani non è facile accedere ad un sentimento che è divino per eccellenza e che, pertanto, ci spinge spesso verso il conflitto profondo che nasce dall’incontrare la straordinarietà pur vivendo in un costante stato di ordinarietà.

Venere è l’archetipo che chiede ad ognuno di noi di uscire dal guscio narcisistico per incontrare veramente gli altri e l’altro; è l’opposto dell’egocentrismo che, invece, rinchiude le persone in una bolla da cui è difficile uscire se qualcuno non tenderà la mano offrendo per l’appunto “amore”.

L’amore è felicità ed arricchimento ma, per incontrare questi stati, bisogna accettare di passare attraverso la destabilizzazione che porta l’anima a sussultare e ad incontrare i lati sconosciuti apportando una vera rivoluzione interiore. Venere governa il desiderio che è la molla di ogni nostra azione e di ogni trasformazione. Solo quando desideriamo siamo in grado di attivare le forze più potenti che abbiamo all’interno e di superare, almeno temporaneamente, il conflitto tra gli opposti incontrando “la relazione”.


Bibliografia:

J. Krishnamurti: La ricerca della felicità – ed. Supersaggi BUR
M. Andolfi: La crisi della coppia – ed. Raffaello Cortina
E. Cristiani: Femminile & Maschile – Vivarium Editore
G. Paris : Vita interiore – Moretti e Vitali











 

 
 
 
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