martedì 26 marzo 2019
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- Astrologia e dintorni

SATURNO E LA LEGGE
     a cura di Lucia Denarosi
 
SATURNO E LA LEGGE

 



Il Sé è ciò che mi spinge, anzi mi obbliga a sacrificare,– il Sé è il 

sacri­ficante e io sono il dono offerto, il sacrificio umano



(Carl Gustav Jung)



 



Potremmo dire che un aspetto del ‘doppio volto’ di Saturno quale signore dei confini, sia quello di scandire il passaggio, necessariamente iniziatico, fra Legge esterna-collettiva e Legge interna-personale. Questo varco stretto e di difficile attraversamento, che certo possiamo far coincidere junghianamente con il percorso di individuazione o con la lavorazione alchemica della nostra “pietra”, rappresenta da sempre per ognuno di noi un cammino irto di ostacoli, in primis perchè si tratta di una nuova dolorosa separazione dopo quella dalla madre-matrice-indefferenziata da cui proveniamo; separazione che per di più, a differenza della prima, si compie per scelta, assumendo la responsabilità piena della propria vita, con tutto ciò che ne consegue. E’ il momento in cui Saturno emerge dalle viscere della madre Gea e impugna il falcetto col quale recide i genitali al Padre. Gesto che comportal’emancipazione dalla figura paterna e dalla sua autorità-Legge, tanto che da lì in poi è a Saturno che spetterà il regno, ma che è insieme, inscindibilmente, un sacrificio. Nel momento in cui taglia, Saturno viene tagliato, castrando il padre assurge ad emblema della castrazione e della sua Legge.



Compiere il sacrificio, che è quanto a dire sacralizzare la propria vita come ricerca di verità[i], ci richiama costantemente a un rapporto scomodo, faticoso, dialettico (e però vitale) con l’Altro, sia con l’Altro in noi sia con l’Altro fuori di noi, ammesso che vi sia una differenza. Certo, nell’era del tramonto del Padre e della scomparsa dell’inconscio [ii], ciò che sembra venir meno è per l’appunto il concetto stesso di confine, di separazione, di Legge, e per conseguenza svanisce la responsabilità di ogni scelta. Stiamo vivendo la fase in cui invochiamo il ritorno del Padre, da una condizione di figli perenni. E’ rimasta paradigmatica la recente situazione vissuta dal nostro paese al momento della rielezione del Presidente Napolitano, ormai più che ottuagenario, richiamato dall’atteso riposo a una responsabilità che nessuno fra i nuovi eletti era in grado di assumersi; e l’applauso scrosciante dei parlamentari, sonoramente cazziati dal presidente nel suo discorso di insediamento, ricordava quel ‘grazie’ implicito che i bimbi destinano al padre, quando finalmente si decide a dar loro una regola[iii].



Giungere ad una Legge interna, significa necessariamente passare attraverso il confronto con quella esterna, passaggio che appunto interessa Saturno, forse l’archetipo maggiormente rimosso dei nostri tempi. In questo confronto la parte più dura della pietra, quella su cui sarà necessario tornare più e più volte nel corso della vita per esfoliare le concrezioni improprie, o se vogliamo dire altrimenti, per conquistare la parte luminosa della propria eredità, è la Legge familiare, quella che tradizionalmente (ma forse non più attualmente) il padre dovrebbe trasmettere. Da qui la forte implicazione di Saturno con le regole esplicite e ancor più implicite che i genitori impartiscono, la dialettica  necessaria fra passato generazionale-genalogico, conle sue cogenti coazioni a ripetere, e il proprio nucleo di verità, la propria essenza, che da quella dialettica primaria si originano e insieme si stagliano. Né privo di scogli e di sofferenze si rivela il confronto con la Legge collettiva, quella che la società e la maggioranza impongono, la separazione dalla quale comporta per tutti noi il coraggio della diversità e e la prospettiva della solitudine come condizione propria dell’ “essere umano”[iv].



Nulla si dà senza sforzo, senza lavoro di raffinamento, senza la lenta conquista di ciò a cui si dà valore, della propria Legge personale. Un lavoro che richiede rispetto dei tempi, pazienza e, di nuovo, il coraggio della  responsabilità. Mi ha colpito il titolo di un volume, che non ho letto: Contro Saturno. Come rendere positivo un oroscopo negativo con la legge d’attrazione[v], perchè, molto al passo coi tempi,  sembra andare appunto nella direzione della rimozione di ciò che è scomodo (il sacrificio) e dunque, par di capire, inutile, da rimpiazzare velocemente col ‘positivo’ in nome di una nuova legge, quella del “desidero quindi ottengo”. Una legge magica che, promettendo il pieno godimento dell’oggetto del desiderio, evoca l’onnipotenza infantile, il superamento indolore di quella soglia di cui Saturno è saggiamente guardiano. Siamo invasi da propostepseudo-spirituali di questo genere, fondate sulla rimozione dell’impossibile quale condizione esistenziale intrinseca, dove la mancanza di quel sano argine tutto necessità-limite-materiache l’archetipo saturnino richiama esita inevitabilmente in tracotanti inflazioni dell’Io.



Non a caso, l’altro aspetto interessante del mito è che la mutilazione che Saturno opera è una ferita della narcisistica onnipotenza del Padre, il quale come si ricorderà rifiutava l’imperfezione della sua progenie. La ‘diminuzione’ di Urano inaugura la storia del mondo, la vita nelle sue forme inferiori, crea lo spazio in cui l’uomo adempie il proprio destino.  Questo sottrarre qualcosa perché possa nascere qualcosa d’altro è uno dei movimenti essenziali della legge saturnina, così come non può essere sottovalutato l’aspetto relazionale che tale castrazione inaugura, perché è a partire dalla ferita inferta all’autocompiacimento uraniano che i figli possono vivere e a loro volta generare. Non a caso, da quella mutilazione prenderà vita Venere. Insomma, è attraverso il confronto e il rapporto con l’Altro che possiamo crescere e svilupparci, sembra dirci Saturno, che possiamo ri-conoscerci. In questa esperienza la pienezza può essere attinta solo quale memoria ancestrale del nostro non essere ancora separati, o nelle illusioni compensatorie che inducono alla formazione di un falso Sé o di uninfantile ideale dell’Io tendente alla perfezione narcisistica.



Ma, una volta usato il falcetto, non si può più tornare indietro. Il Cielo e la Terra sono stati separati e l’orizzonte della vita umana si compie dentro quel solco, nella struttura stessa della separazione.



Ecco che dunque Saturno partecipa alla contrazione sacrificale di ogni tentativo  fantasmatico della psiche di ricreare quell’Ideale originario, iniziandoci alla legge del confronto con la limitazione-diminuzione imposta dal rapporto con l’Altro. Una potatura progressiva che come nel mito  si attua nel segno del taglio, della recisione, tramite la caduta delle proiezioni, la castrazione delle pulsioni e delle dipendenze, la ‘sfoltitura’ dell’Io e della sua pretesa onnipotenza. Inutile aggiungere che, come per ogni altro archetipo, è l’equilibrio, la buona modulazione del principio, che garantisce la sua corretta funzione. Quando cioè la limitazione non diventa paura inibitrice, la frustrazione narcisistica non si tramuta in mortificazione del desiderio, l’autonomia in triste e rigido solipsismo.Il buon Saturno si fa guardiano della soglia fra nevrosi e perversione-  “nevrosi e perversione sono, infatti, due nomi che indicano una adorazione sacrificale del limite (nevrosi) o una enfatizzazione del godimento che rigetta ogni esperienza del limite (perversione)”[vi] – poichè ciò che lo interessa non è né la mortificazione fine a se stessa dell’Io, né la sua esaltazione, bensì potremmo dire la sua autotrascendenza nel dialogo necessario col Sé.



Questa riduzione del soggetto all’osso, per usare una sfera di significante affine al nostro archetipo,  corrisponde certo al volto severo di Saturno, severo perché contrario a ogni autoindulgenza, a ogni consolatorio tentativo di regressione infantile. E tuttavia, a ben guardare, in questo movimento di contrazione inizia a luccicare e si rivela come in un’epifania  proprio quell’oro che rappresenta l’altra faccia della legge saturnina. Potare le pulsioni in eccesso, castrare i falsi desideri, recuperare a sé i contenuti proiettati,significa ricondurre il soggetto all’essenza della sua natura, della sua Legge. A quellaetà dell’oro in cui la soddisfazione dell’Io coincide con quella del Sé, scaturendo da una relazione innocente con ciò che davvero si è, quella spontaneità che raramente tocchiamo nella nostra vita. Una condizione  edenica, di ‘eterna primavera’, cui possiamo aspirare  solo come ‘tensione verso’, visto che  “in <> ogni bene ha il suo male, ogni giorno la sua notte, ogni estate il suo inverno”[vii]:



 



O bella età de l'oro,

non già perché di latte

se 'n corse il fiume e stillò mele il bosco:

non perché i frutti loro

dier da l'aratro intatte   

le terre e gli angui errâr senz'ira o tosco:

non perché nuvol fosco

non spiegò allor suo velo,

ma in primavera eterna,

ch'ora s'accende e verna,   

rise di luce e di sereno il cielo;

né portò peregrino

o guerra o merce a gli altrui lidi il pino.



Ma sol perché quel vano

nome senza soggetto,   

quell'idolo d'errori, idol d'inganno,

quel che da 'l volgo insano

Onor poscia fu detto,

che di nostra natura il feo tiranno,

non mischiava il suo affanno   

fra le liete dolcezze

de l'amoroso gregge;

né fu sua dura legge

nota a quel'alme in libertate avezze,

ma legge aurea e felice   

che Natura scolpì: S'ei piace, ei lice.



(Torquato Tasso, Aminta)



 



L’uomo dell’età dell’oro vive in piena armonia con se stesso e gli altri, libero da leggi perchè detentore di una legge personale coincidente finalmente con la legge “che Natura scolpì”, che anzichè condurlo all'isolamento o al contrasto con i suoi simili gli consente di condividerne la libertà nel segno di una coesione collettiva ormai conquistata. Si noterà come l’età d’oro saturnina sia tutt’altro che una condizione spirituale da cui viene estromesso il corpo, tanto che l’uomo ‘aureo’ è comunque soggetto alla morte che lo coglie quietamente, come in un dolce sonno, quanto piuttosto divinizzato proprio nella sua natura umana.La Legge che Saturno conquista è sempre dunquelegge di natura, in cui ciò che piace ‘lice’proprio perchè senza inganni corrisponde alla propria essenza originaria, e dunque finalmente a una pienezza di godimento priva di ricadute di colpa – pregiudizio  - sacrificio, in cui la relazione fra il soggetto e l’altro, fra l’interno e l’esterno si compie nel segno della cornucopia. Potremmo dire, la vera Legge di attrazione che non origina illusoriamente dalla volizione, dal desiderio cosciente con i suoi inganni, e che meno che mai si raggiunge attraverso l’affinamento di una tecnica. Ma a cui si accede solo a condizione di aver compiuto per intero il sacrificio, di essersi offerti come “capri” sull’ara del Sé.



 



 





[i]"Il sacrificio è una messa a morte che espone sull'ara sacrificale tutti i sensi che la vita rimuove per affermare se stessa e i propri valori" (Umberto Galimberti, La terra senza il male: Jung: dall'inconscio al simbolo, Feltrinelli Editore, 2001)



[ii] Cfr. M. Recalcati, L’uomo senza inconscio, Raffello Cortina, 2010, Cosa resta del padre?, idem,2011, e Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre, Feltrinelli, 2013.



[iii]Sul versante opposto, non si può non rilevare come aver accettato di essere richiamato, aver rsiposto alla domanda con un sì anzichè con un no, come avrebbe richiesto il sano esercizio della paternità, che sempre comporta la cessione del ruolo ai figli, abbia di fatto sclerotizzato la condizione filiale dei neoeletti e aggravato lo stallo del nostro paese.



[iv]“L’individuazione è sempre più o meno in contrasto con le norme collettive, giacchè essa è separazione e differenziazione dalla generalità, e sviluppo del particolare” (C. G. Jung, Tipi psicologici, in Opere, Boringhieri, 1969-1993, vol. VI, p. 464).



[v]A. Capitani, F. Fornaro, Contro Saturno. Rendere positivo un oroscopo negativo con la legge di attrazione, Sperling & Cupfer, 2010.



[vi] M. Recalcati, Il complesso di Telemaco, cit., p. 30-31.



[vii]C. G. Jung, Saggio d'interpretazione psicologica del dogma della Trinità (1942-48), in Opere, cit., vol XI, p. 174-175.



 



 

 
 
 
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