domenica 17 novembre 2019
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NETTUNO E LA FOLLIA: L'UNIVERSO IN UNA GOCCIA DI RUGIADA
     a cura di Jessica Crepaldi
 
NETTUNO E LA FOLLIA: L'UNIVERSO IN UNA GOCCIA DI RUGIADA

Dall'appartamento nel quartiere piccolo
borghese
alla muta stanza dei diversi
Stato di alienazione
Umore panico
figli della selvaggia inafferrabile
Follia


Follia, dal latino Follis "sacco vuoto, testa vuota". Ma la testa del folle è vuota? O vive in
uno stato di alienazione in cui l'aria che ha nella testa lo eleva verso mondi lontani?
Platone nel "Fedro" distingue una follia buona da una follia cattiva e sostiene che «i
maggiori beni ci sono elargiti per mezzo d'una follia che è un dono divino.»


Anche Erasmo da Rotterdam non considera la follia come una malattia, ma come una
diversità rispetto alla normalità, come una fonte di verità.
Il pensatore arabo Gibran ha scritto: “Mi chiedi in quale modo io sia divenuto folle: accadde cosi: un giorno, assai prima che molti dei fossero generati, mi svegliai da un sonno profondo e mi accorsi che erano state rubate tutte le mie maschere-le sette mascchere che in sette vite avevo forgiato E indossato-e senza maschere corsi via per le vie affollate gridando: ladri, ladri maledetti, ladri! Ridevano di me uomini e donne, e alcuni si precipitarono alle loro case, per paura di me. E quando giunsi alla piazza del mercato, un giovane dal tetto di una casa grido: "e un folle". Volsi gli occhi in alto per guardarlo; per la prima volta il sole mi bacio il volto, il mio volto nudo. Il sole baciava per la prima volta il mio viso scoperto e la mia anima avvampava d'amore per il sole, e non rimpiangevo piu le mie maschere. E come in trance gridai: "Benedetti, benedetti i ladri che hanno rubato le maschere". Fu cosi che divenni Folle.



La Follia, esaltata nei riti dionisiaci, rappresentata nel mitodramma teatrale, accettata come
iniziazione nel mondo greco, ha condiviso gli stessi spazi della ragione fino alla sua
demonizzazione nell'età classica.

Questa condizione dell'esistenza è stata derubata della sua identità da un moralismo
religioso, che il mondo occidentale ha esaltato come estremo tentativo di garantirsi la
redenzione.

Allontanata dall'anima, proiettata nel diverso, nella sragione, nello straniero, è stata isolata
nel silenzio indifferenziato dell'internamento. Nel rimuovere la follia dal proprio essere
l'uomo non ha fatto altro che voltare le spalle alla propria ombra, dimenticando che il dio
nato due volte vuole essere riconosciuto.

In una società che chiede perfezione, solidità, efficienza non è possibile abbandonarsi
all'estasi del momento presente, unico tempo in cui è possibile annusare l'infinito, toccare i
raggi solari, udire il canto delle sirene. Chiusi all'interno della realtà non possiamo vedere il
ponte che ci collega ad altri mondi, l'ingresso del teatro magico e se mai lo vedessimo
getteremmo via il biglietto dopo aver letto la scritta «solo per pazzi».

Oggi più che mai la follia rivendica la propria dignità e il proprio diritto di esistere. Vuole
occupare un posto nel mondo, un luogo sacro all'interno dell'essere umano.



Nettuno: l'archetipo dell'invisibile



Siamo un composto energetico che interagisce in modo armonico con gli altri composti che balla sfiorando mani vibranti estensioni digitali interconnesse in una rete di filamenti invisibili che collegano Tutto.



Nettuno è l'archetipo più difficile da comprendere, tradurre, collocare. Il nostro linguaggio non è adatto a spiegare qualcosa di intangibile, tentiamo, coniando termini come anima, tutto, infinito, spiritualità, di dare forma alla non forma.

La comprensione di questo archetipo deve basarsi sul sentire, deve utilizzare canali diversi
da quelli comunemente utilizzati nella vita quotidiana, conosciuta. Solo andando oltre le
sensazioni colte attraverso i cinque sensi possiamo annusare quell'altro mondo privo di
confini. Quel mondo dal quale siamo stati catapultati, bagnati ed indifesi, nella vita reale.
Reale...ma cos'è reale? Cos'è la realtà?

Il concetto di realtà, in questo periodo storico sta subendo una grande trasformazione, grazie
alla fisica quantistica, alla collaborazione fra fisica e spiritualità. La scoperta che il mondo
così come lo conosciamo non esiste, o meglio non è proprio così come lo conosciamo, sta
permettendo all'umanità di aprire gli occhi, la mente, di mettere in discussione una realtà
statica, immutabile.

La realtà "altra" che sta emergendo, dove tutto è in relazione, dove energia, movimento ed
osservatore interagiscono, può favorire la consapevolezza che non esiste separatezza, che
ogni atomo, cellula, essere vivente fa parte di un sistema integrato, di un tutto unico, dove
ognuno di noi respira con l'universo intero, dove l'azione del singolo si ripercuote sulla
collettività.

Gli esperimenti della nuova fisica hanno dimostrato che la materia, costituita da un insieme
di particelle, può trasformarsi totalmente. «le proprietà di una particella possono essere
capite solo in rapporto alla sua attività – alla sua interazione con l'ambiente circostante - e che
perciò la particella non può essere vista come un'entità isolata, ma va intesa come una parte
integrata del tutto.»

Questa realtà mutabile, questa energia universale che non si accende,
spegne, ma si trasforma, è una realtà nettuniana che sfida la solida concretezza di Saturno.

Noi, come osservatori, possiamo pensare che un tavolo sia un tavolo, oggetto solido
confinato entro delle mura, oppure possiamo considerare questo tavolo come vita.

Forse le persone che si scollegano dalla realtà, i cosiddetti folli, sentono, percepiscono,
vedono una realtà ben diversa, una realtà che li ha affascinati a tal punto da non riuscire più
a vivere nel mondo della "ragione". Forse i folli considerano pazzi tutti quelli che si
illudono di conoscere la verità, quella verità comunemente accettata. Forse i pazzi siamo
noi, gente comune che crede in quello che vede, che si alza al mattino, va al lavoro, guida
l'auto, prepara la cena, va in vacanza, mangia seduta attorno ad un tavolo, che è
semplicemente un tavolo. Forse il folle col suo delirio cerca di farci uscire dall'illusione.



Saturno-Nettuno: Paura della Follia



Nella confortevole prigione nello stato di assoluto isolamento aggiungendo piombo alla labile struttura mettendo cemento sulla sottile fessura per non far entrare l'odore nauseabondo di liberta e la dolce disposizione alla felicita.




Saturno teme Nettuno, sente la minaccia del caos, del maremoto emotivo, la possibilià che
Poseidone, battendo il suo tridente irato, possa scatenare un terremoto ed abbattere la
struttura faticosamente costruita nel tempo.

Più utilizziamo l'archetipo di Saturno, più aumenterà la forza distruttiva con la quale
Nettuno si manifesterà. Nettuno vuole essere riconosciuto.

Non si tratta solo di riconoscere sfumature emotive, ma le grandi emozioni, l'oceanica
profondità dei sentimenti, l'estatica assenza di tempo e spazio.

Non si tratta di scegliere uno dei due archetipi, sono entrambi fondamentali, senza Saturno
non sarebbe possibile sperimentare la vita, crescere, costruire qualcosa.

Nella prima parte della vita è più facile conoscere Saturno, viviamo in un contesto fatto di
regole, dove il tempo condiviso ci permette di relazionarci con gli altri. Saturno si adopera
per la costruzione del Super Io, per un riconoscimento del limite, può aiutarci a contattare
Nettuno senza essere risucchiati nel vuoto.

Spesso ci costruiamo un ipercontrollo, una corazza troppo spessa che ci imprigiona in una
piccola torre, che ci isola da tutto il resto, da quel mondo che sta oltre e del quale non si
vedono i confini. Radicati nelle sicurezze del conosciuto, ci priviamo della possibilità di
sentire la voce del mare.

Il regno di Nettuno, le profondità dell'oceano, è percepito come pericoloso e destabilizzante
da Saturno, che fa di tutto per scollegarsi dalle emozioni. Questo regno sommerso, che
ribolle, ricco di sentimenti, richiami estatici, istinti animali, ipersensibilità, può esondare
superando le barriere. L'arido Saturno teme di trovarsi con i piedi nell'acqua.

Mercurio e Saturno della sesta casa sono fondamentali per afferrare dolci sfumature, rubare
piccoli attimi ad altri mondi, viverli nel quotidiano senza perdersi nella follia, senza essere
risucchiati nel buco nero. Il buco nero del vuoto, del nulla, del caos della dodicesima casa.
Ma è dal caos che nasce ogni cosa, è dall'oscurità dell'inconscio che prende forma la vita.

Saturno mantiene il controllo a tutti i costi, perchè sente il potere attrattivo della perdita di
controllo, forse inconsciamente percepisce quei demoni tentatori che potrebbero scollegarlo
dalla ragione. Così facendo, barricati in una cella senza finestre ci priviamo della possibilità
di correre il rischio, il rischio di sentirsi più leggeri, di vivere la vita, di ricontattare la nostra
Anima.

Nettuno come inconscio collettivo fronteggia Saturno come principio di realtà. Ma qual è la realtà?




Nostalgia del paradiso perduto



Amara solitudine nell'isolamento di una cella senza finestre ogni ombra si materializza gelide scosse lungo la schiena clonie diffuse
spasmi incontrollabili tocco macabro di anonimi spettri che conducono al limite della pazzia. Dolce amara solitudine.



Nettuno simboleggia il liquido amniotico, quelle acque in cui si era sospesi senza sforzo,
quella condizione di unione totale con la Madre, con l'Universo. La dodicesima casa
rappresenta il termine della gestazione, quella fase intermedia fra la fine e l'inizio, fra la vita
e la morte, fra l'appartenere al Tutto e diventare Uno.

I nettuniani provano una costante malinconia, la sensazione di non sentirsi mai veramente
appagati, giace in loro una profonda nostalgia per quella condizione paradisiaca di unione.
Harry del "Lupo della Steppa" provava questa profonda nostalgia per un tempo, un mondo
perduti, si sentiva fuori posto, incapace di adattarsi alla vita comune della borghesia. Nutriva
il desiderio di morire per porre fine alla sofferenza, per ritornare a "casa": «...attraverso
Nettuno simboleggia il liquido amniotico, quelle acque in cui si era sospesi senza sforzo,
quella condizione di unione totale con la Madre, con l'Universo”.

La dodicesima casa rappresenta il termine della gestazione, quella fase intermedia fra la fine e l'inizio, fra la vita e la morte, fra l'appartenere al Tutto e diventare Uno.

I nettuniani provano una costante malinconia, la sensazione di non sentirsi mai veramente
appagati, giace in loro una profonda nostalgia per quella condizione paradisiaca di unione.

Harry del "Lupo della Steppa" provava questa profonda nostalgia per un tempo, un mondo
perduti, si sentiva fuori posto, incapace di adattarsi alla vita comune della borghesia. Nutriva
il desiderio di morire per porre fine alla sofferenza, per ritornare a "casa": «...attraverso quante porcherie e scempiaggini dobbiamo passare per arrivare a casa! E non abbiamo
nessuno che ci guidi, unica nostra guida è la nostalgia.

Hermann Hesse con Nettuno in quarta casa in Toro (assenza di radici familiari), sestile al Sole in Cancro in ottava casa, probabilmente ha vissuto questa nostalgia, ha lottato attraverso la sofferenza per trovare un senso oltre l'ordinario vivere.

I nettuniani abbracciano la solitudine, una solitudine profonda, come se fossero angeli
caduti nel pianeta sbagliato. «La solitudine è indipendenza: l'avevo desiderata e me l'ero
conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente
silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri.»5

Harry riesce a svincolarsi dall'abbraccio della pazzia nel momento in cui fa l'esperienza del
«Teatro Magico, soltanto per Pazzi», quando riconosce i suoi mille volti e accoglie con
ironia la condanna alla vita, alla vita eterna.



L'Incolmabile Vuoto


Nel vuoto ho buttato insalubre cibo tossiche sostanze emotive ipotesi blasfeme verita sociale clausura.
Vivo nella frenetica non autorizzata ricerca di un monolite abbastanza corposo da colmare: il grande Buco Nero.



Nettuno ci invita a trascendere l'Io. Questo termine deriva dal latino transcenděre
«oltrepassare, montare al di sopra».

Non si tratta di perdere la nostra identità, ma di andare oltre l'Ego, oltre il Super Io, seppur
dignitosi e necessari.

Se puntiamo tutto sull'Io non riusciamo a guardare oltre il nostro naso, ci priviamo della
possibilità di cogliere incalcolabili bellezze e di poter volare al di là, al di là della
quotidianità, del ruolo, doveri e responsabilità, di gabbie omologate, al di là del semplice
guardare. Potremmo fermarci ad ammirare un fiore senza assaporarne il profumo, senza
vedere il mondo nel quale si trova inserito: l'erba attorno, gli alberi che gli offrono
un'intermittente ombra, il cielo, le nuvole, non potremmo sentire il vento che ne accarezza i
petali, un'ape che si nutre con gratitudine...

Nettuno offre un sentire così vasto, che un Io non abbastanza strutturato corre il rischio di
perdersi.

Chi è molto segnato da questo archetipo sente questa fame di bellezza, anela ad uno stato di
beatitudine che trasuda dalla propria Anima, è più sensibile alla sensazione di vuoto che
lascia la vita ordinaria. È come se Nettuno si divertisse a dissolvere ogni cosa per portarci
alla consapevolezza che se la forma ha un'importanza funzionale, la non forma, quello che
sta oltre la forma, ha un'importanza essenziale.

Un Nettuno forte nel Tema Natale può portare alla sensazione che ci sia un grande vuoto da
colmare. La persona cercherà in tutti i modi di colmare questo vuoto, ma l'appagamento sarà
fugace, non duraturo. Se abbiamo lo stomaco vuoto ci prepariamo qualcosa da mangiare; ma
se da un lato la sensazione di fame non si ripresentasse, non potremmo fare altre esperienze
culinarie, assaporare nuovi sapori, condividere cene e momenti piacevoli, dall'altro, chi
è molto segnato da questo archetipo sente questa fame di bellezza, anela ad uno stato di
beatitudine che trasuda dalla propria Anima, è più sensibile alla sensazione di vuoto che
lascia la vita ordinaria. È come se Nettuno si divertisse a dissolvere ogni cosa per portarci
alla consapevolezza che se la forma ha un'importanza funzionale, la non forma, quello che
sta oltre la forma, ha un'importanza essenziale.

Un Nettuno forte nel Tema Natale può portare alla sensazione che ci sia un grande vuoto da
colmare. La persona cercherà in tutti i modi di colmare questo vuoto, ma l'appagamento sarà
fugace, non duraturo. Se abbiamo lo stomaco vuoto ci prepariamo qualcosa da mangiare; ma
se da un lato la sensazione di fame non si ripresentasse, non potremmo fare altre esperienze
culinarie, assaporare nuovi sapori, condividere cene e momenti piacevoli, dall'altro, chi è molto segnato da Nettuno, può sentirsi sempre affamato, bisognoso di nutrimento,
costantemente vuoto.

In base alla posizione del pianeta e agli aspetti che fa nel Tema Natale, la persona può
cercare di colmare questo grande buco nero con l'assunzione di sostanze e comportamenti
compulsivi che possono portare alla dipendenza. Le dipendenze possono essere alimentari,
affettive, da droghe, alcol, sesso; come ha detto Gabriel Garcia Marquéz, Sole in Pesci e
Nettuno trigono a Saturno: «Alcuni fumano, altri bevono, altri si drogano e altri si
innamorano, ognuno si uccide a modo suo.»

Tutto questo non sarà sufficiente a colmare il vuoto di un'Anima che si sente straniera,
scollegata dalla vita, che si è persa nel suo tempio.

Nettuno nel suo lato ombra simboleggia una grande sofferenza, un dolore persistente, una
ferita senza confini che continua a sanguinare, un'instabilità costante come se ci si trovasse
sulle sabbie mobili. Se non si hanno avuto sicurezze, stabilità, affetto, riconoscimento,
nutrimento, se si ha fatto esperienza del vuoto, dell'assenza, il rischio di cadere nella
dipendenza come forma di compensazione è molto alto. Il rischio di perdersi
nell'autodistruzione attraverso l'abuso di sostanze, in un mondo fantastico e nel martirio è
elevato.

Come ha scritto Lidia Fassio: «Questo archetipo può condurci al sublime o all'abisso.»6

Il nettuniano sente di essere in prossimità del grande buco nero, della voragine pronta ad
inghiottirlo, si sente sul bordo della Follia.



L'ARTE UN PONTE VERSO LA FOLLIA O LA FOLLIA UN PONTE VERSO L'ARTE ?



Nettuno è associato all'arte, alla musica, alla danza, a qualsiasi modalità espressiva che parla
di emozioni e sentimenti.

L'artista traduce immagini, visioni di altri mondi in un linguaggio comprensibile, materiale,
fruibile dai cinque sensi, si adopera per permettere a tutti di cogliere bellezza, sofferenza,
magnificenza, brutalità, sacrificio, estasi. Angoli di paradiso, insenature buie, visioni folli,
oratorie deliranti vengono dipinte, cantate, scritte. È come se l'artista riuscisse a collegarsi a
dei mondi fantastici, riuscisse a sentire i pianti e le risate di quei luoghi dell'inconscio
collettivo. Luoghi e immagini di altri tempi, dove si possono incontrare le Muse e volare
sopra l'infinito oceano cantando una lode alle stelle.



Follia: necessità artistica



Grande folle prendimi sul tuo cavallo alato sconfiniamo dal mondo della forma portami al di la della cintura di Orione
nutriamoci del tiepido latte di Amaltea prima di perderci nel mondo dove Tutto è un infinito Vuoto.



La follia come condizione non ordinaria, come percezione straordinaria, sentire illimitato
guidato dal nostro Sè superiore, può essere un ottimo strumento per creare un ponte fra l'Io e
l'Anima, fra una realtà condivisa e l'inconscio ricco di immagini e simboli, fra la forma e
l'essenza, fra il passare attraverso la vita come automi programmati per resistere e scegliere
la strada del cuore.

In questo caso un po' di follia sarebbe necessaria per respirare l'amore, sentirsi meno
limitati, per riannusare gli odori del paradiso perduto, per crogiolarsi nella condizione di
appartenenza universale già sperimentata, per aprirsi in qualsiasi momento del giorno al
vero sentire.

Gli artisti lo sanno che alcuni ingredienti sono necessari per poter creare: un pizzico di
follia, la solitudine di una stanza, offerte sacrificali alle Muse affinchè continuino a
sussurrargli le verità dell'Anima.

Vincent Van Gogh ha detto: «Molti dicono che sono pazzo, però...la follia è una benedizione
per l'arte!»

Trovarsi in un particolare stato di "razionalità" è necessario per qualsiasi processo creativo.

Mentre l'artista è alle prese con la creazione perde ogni connessione con il mondo
circostante, in questo stato di alienazione è un tutt'uno con il Dio Nettuno; fuori dallo
spazio-tempo, essere umano e divinità si fondono, nuotano abbracciati nelle acque del
sentimento.


Amedeo Modigliani: I colori dell'Anima


Nato il 12 luglio 1884 a Livorno alle ore 09,00 a.m.

«Quando conoscerò la tua anima...dipingerò i tuoi occhi» e Modigliani riuscì a dipingere gli occhi di Jeanne. Le persone che hanno posato per lui hanno affermato che essere ritratti da Modigliani era come "farsi spogliare l'anima", infatti secondo l'artista «dipingere una donna è come possederla.»
Pittore maledetto, che ha cercato attraverso l'uso di droghe ed alcol di placare un grande
malessere interiore e di scendere più profondamente nei recessi dell'Anima: «io ti amo, è me
stesso che odio! Quello che cerco non è nè la realtà nè l'irrealtà, ma l'inconscio, il mistero
dell'istinto nella razza umana.»

Cancro, Luna in Pesci con un Nettuno forte nel Tema Natale congiunto a Plutone in nona
casa, trigono a Marte e Urano in prima, sestile a Sole, Mercurio e Venere. Questi aspetti lo avranno predisposto ad un interesse per il mondo inconscio, invisibile, alla percezione di un
vuoto incolmabile, ad una grande sensibilità che ha espresso magnificamente attraverso
l'arte. La Luna quadrata a Plutone ha probabilmente accentuato una grande intensità
emotiva, la difficoltà a mettere confini, un sentire profondo.

La sua vita è stata segnata fin dall'infanzia da una salute cagionevole, affetto da tubercolosi,
ha poi contratto la malattia dell'Anima che ha cercato di sublimare attraverso la creatività.
Una vita intensa, vissuta sul bordo del precipizio, una vita di eccessi, un'esistenza spesa a
placare una grande sofferenza e a seguire il richiamo dei propri demoni interiori.
La sua prematura morte può rappresentare una resa, una sconfitta? O nella morte avrà
ritrovato la chiave per la guarigione? Alla fine della vita terrena avrà trovato quello che
stava cercando?




Charles Pierre Baudelaire: Poeta Maledetto
Nato il 9 aprile 1821 a Parigi alle ore 15,00

«Il poeta è posseduto dalle Muse».

In sostanza il poeta è un folle, nel momento in cui segue l'impulso creativo, entra in
connessione con un mondo non razionale, si trova in uno stato alterato di coscienza,
predisposto a comunicare con la divinità. Anche secondo Platone non è possibile creare
poesia senza essere posseduti da un Dio e il comico Cratino ha espresso metaforicamente lo
stesso concetto affermando «nessun bevitore di acqua scrisse mai niente di bello.»
Baudelaire, poeta maledetto che si è fatto possedere dalla divinità, ha nel Tema Natale: Sole,
Saturno, Giove e Venere in Ariete in ottava casa, Nettuno in quarta congiunto a Urano (il
padre muore quando ha tre anni), quadrato a Mercurio, Plutone, Marte, Venere e Giove.
Attraverso i suoi maledetti versi ha espresso il personale disgusto verso la borghesia
detentrice delle verità etiche, morali. Ha cantato storie di vita vissute nell'ombra, consumate
in vicoli nascosti. Si è allontanato dalla vita comoda, sicura e ha affondato le mani nelle
macerie della giovinezza, nell'immondizia dell'umanità.

Baudelaire a quarant'anni tenta il suicidio. Morirà all'età di quarantasei anni dopo la lunga
agonia della paralisi causatagli da un ictus. Cerca sollievo alla malattia (psico-fisicoemotiva)
nell'Hashish, nell'oppio, nell'alcol. Nel libro "Paradisi Artificiali" dà voce al
desiderio di fuggire dalla realtà. Attraverso i suoi versi esprime una grande sofferenza.



Il Nemico


La giovinezza non fu che una buia Tempesta, attraversata qua e la. Da soli vividi; il tuono e la pioggia. Hanno fatto una tale devastazione. Che al mio giardino restano ben pochi frutti vermigli. Ecco che ho raggiunto l'autunno delle idee, e che si deve lavorare di pala e di rastrello per riassestare le terre inondate cui l'acqua scava fosse come tombe.
Chissà se i fiori nuovi che io sogno.


Nel suolo dilavato come un greto troveranno quel mistico alimento che ne farebbe il vigore? - O dolore, o dolore! Il Tempo mangia la vita e quell'oscuro nemico che rode il nostro cuore, cresce e diventa robusto con il sangue che perdiamo!

(Baudelaire)



LA FOLLIA: UN PONTE VERSO LA SPIRITUALITÀ



Nell'antica Grecia la follia, "mania", era riconosciuta, accettata, nonostante i grandi
pensatori del tempo abbiano puntato molto sul pensiero razionale, sul ragionamento logico.
Gli alienati che venivano posseduti dalla parte ombra del demone, venivano contenuti
fisicamente solo se pericolosi per sè e gli altri, quando l'accecante delirio li allontanava
completamente dall'anima compassionevole.

Folli erano considerati i poeti, i veggenti, gli oracoli, i sacerdoti, persone che riuscivano a
mettersi in contatto con le divinità. La mania era uno strumento per accedere alla spiritualità
e portarla nella collettività a favore della guarigione, della profezia. Godeva di rispetto chi,
con una particolare predisposizione dello spirito, riusciva ad entrare in uno stato di trance e
a compiere un viaggio nell'Anima alla ricerca di importanti rivelazioni. Chi dialogava con
gli Dei in uno stato di alterazione temporanea, era considerato un iniziato. Nel viaggio
iniziatico il prescelto viveva un'esperienza estatica che ne permetteva la crescita spirituale,
una crescita che poi metteva al servizio degli altri.


Alieni terrestri



Figli del continuo tormento dell'eclissi che oscura toglie e poi rida luce
figli del perpetuo cambiamento siamo noi i sopravvissuti al viaggio in estatici mondi all'acquisto del sintetico benessere all'aver visto il proprio ritratto
insudiciato siamo noi i sopravvissuti all'autodistruzione che cercano ora di sottrarsi alla devastazione dell'ordinario vivere.



Rappresentante del vino, dell'estasi, dei forti istinti sessuali, Nettuno è considerato un Dio strano, atipico, non siede comodo sul trono dell'Olimpo con i suoi parenti, ma viaggia fra la
gente comune, di città in città, alla ricerca di un riconoscimento.

Se non riconosciuto si esprime in tutto il suo potere distruttivo, molto lontano dalla
sensibilità "femminile" che lo contraddistingue.

Le personalità nettuniane vengono facilmente etichettate come troppo sensibili, emotive, e
in una società patriarcale queste caratteristiche sono sinonimi di fragilità, debolezza.

I nettuniani nutrono all'interno un senso di abissale solitudine, di estraneità in un mondo che
rincorre materialità, potere, segnato da una moralità arcaica che vede nel diverso una
minaccia. Molto porosi faticano nel distacco emotivo, sentono ogni cosa, perciò nutrono
regolarmente il bisogno di allontanarsi da tutto e da tutti, nella solitudine del proprio nido il
nettuniano si ricarica.

È una diversità che seduce, affascina, incanta, ma difficilmente viene apprezzata nella sua
completezza. Chi è molto segnato da questo archetipo non arriverà puntuale agli
appuntamenti, si dimenticherà del vostro compleanno, di pagare la bolletta, si troverà più a
suo agio a lavorare in un manicomio criminale che nell'ufficio dell'INPS. Ma queste persone
possono aiutarci ad aprire la nostra mente verso orizzonti sconfinati, possono donarci un
passaggio verso la spiritualità, guidarci all'interno di un'opera d'arte, mostrarci quali possono
essere le cose veramente importanti.

La relazione nettuniana non è una relazione comune, può assumere diverse sfaccettature, può passare dalla condizione di fusionalità, in cui si vive l'esperienza dell'amore ideale,
dell'illusione che l'amore dell'altro possa essere salvifico, allo stato di assenza. Il nettuniano
chiede l'anima e dona la sua anima, si perde nella relazione e si allontana da essa, non ci
sono un tu, un io, un noi, nessun confine, egli appartiene all'universo, può essere tutto e
niente, egli professa un amore universale.

Angeli caduti su questa terra possono essere i profeti di una "realtà altra" in cui un briciolo
di follia è apprezzata, in cui la follia insita in ognuno di noi può essere riconosciuta per
condurre l'Io eroico a percorrere l'ultima parte del viaggio, la tratta della spiritualità in cui
la personalità si fa Anima. Attraverso la diversità possiamo alleggerire le rigide strutture di
Saturno e ballare un walzer con Dioniso.



Meditazione


Nella quotidianità nel precostituito ripetersi nel soggiacere al senso del dovere guardare con occhi vivaci cogliere vistose piccolezze per tingere di straordinario l'ordinario.


Un uomo seduto a gambe incrociate all'ombra di un albero, con gli occhi chiusi e un sorriso
beato sulle labbra, come verrebbe visto dalla gente comune? Nel migliore dei casi verrebbe
considerata una persona stravagante, nel peggiore un pazzo.

Uscire dalla realtà, aprire la mente, vivere uno stato non ordinario di coscienza, respirare,
sentire, sentirsi una goccia d'acqua unita a tutte le altre gocce dell'oceano, quanto è folle
tutto questo? Quanto è folle lasciare andare il controllo, uscire dal tempo e dallo spazio,
ignorare responsabilità, obblighi, scadenze, la voce del Super Io?

Un mezzo per contattare Nettuno può essere la meditazione. Ritagliarsi un pezzetto di
tempo per vivere nello spazio interiore, nel tempo di Nettuno, il momento presente.
Attraverso l'espirazione possiamo allontanare pensieri, scorie emotive, possiamo vivere una
pausa dalla vita frenetica che toglie energia, possiamo deporre momentaneamente il pesante
fardello del dovere. Con l'inspirazione profonda portiamo dentro forza vitale, energia
luminosa, predisponendoci ad accogliere la voce del nostro maestro interiore, del nostro Sè.

La meditazione ci permette di lasciare andare il controllo, di affidarci al vuoto che ad ogni
atto respiratorio di fa più profondo, di restare in attesa. Si tratta di un'attesa priva di
attaccamento e pretese, è una condizione di affidamento incondizionato, in cui siamo pronti
ad accogliere qualsiasi cosa possa emergere dal vuoto.

Ci permette di allontanarci dalla percezione di essere un corpo seduto in una stanza, e di
sentirci un composto energetico che fluttua nell'etere in un'onda cosmica dove Tutto e Tutti
scivolano verso l'illimitato mare.

Forse è più folle non permettersi di vivere questi momenti?



Il Sogno e il Mondo Sommerso


Terrificante percezione nera figura dalle braccia legnose e dagli artigli infuocati so che mi vuoi rubare l'anima. Amante silenziosa che assale con violenza pietrifica ogni movimento volontario figlia dell'inconscio carica di odio ed impotenza. In questa notte dell'orrore non mi ruberai l'anima.

Il regno dell'Anima è l'inconscio, quindi possiamo contattare la nostra Anima quando la
coscienza razionale lascia il posto all'irrazionale, quando l'io eroico lascia il posto all'io
onirico.

Ogni notte quando ci addormentiamo facciamo un viaggio nel mondo infero; attraverso il
sogno la nostra Anima crea immagini, ci parla in un linguaggio privo di forma, ci introduce
in un gioco interattivo sul palco del dramma immaginativo.

Nell'inconscio non esistono cose ben definite, ma ombre, bisbigli, pneuma; lì dovremmo
accostare l'orecchio e udire i sussurri della morte, cogliere immagini nella penombra senza
sforzarci di definirne i contorni, senza girarci a guardare come ha fatto Orfeo, perchè i
confini dell'Anima e dell'Inconscio sono infiniti.

Secondo Hillman l'Anima non è una dimensione o una regione ma «è un'operazione di
penetrazione, di visione in profondità, che mentre procede fa Anima.»9

L'Anima, oltrepassati i confini dello stato di veglia, penetra l'essenza, l'essenza di impulsi, istinti, desideri vissuti liberamente dall'Io onirico. Per non uccidere l'essenza del sogno, dovremmo, ritornati allo stato di veglia, continuare ad annusare il profumo del narciso, restare nell'immagine, nella sensazione del sogno, senza provare ad interpretare con la mente razionale qualcosa che
parla tutt'altro linguaggio. Le essenzialità dell'Anima vengono riportate alla coscienza
attraverso il sogno «i sogni riflettono un mondo sotterraneo di essenze e-i sogni presentano
immagini dell'essere, non del divenire.»

Nel sonno non abbiamo difese, usciamo dai confini dell'Io, camminiamo sulle acque
dell'emotività, del desiderio sfrenato, delle azioni sconsiderate, raccogliamo in un secchio i
sintomi della malattia dell'Anima; secondo Guidorizzi «il sogno appare come lo specchio in
cui si riflette sulla vita cosciente la naturale propensione dell'anima irrazionale verso la
pazzia.»

Chi può dirsi immune dalla malattia dell'Anima? Chi può sostenere con assoluta certezza di
non essere Folle?


Riti Dionisiaci


In danze notturne muoverò il candido piede per celebrare Bacco, all'aria rugiadosa il capo gettando, come cerbiatta che scherza tra i verdi piaceri del prato quando sfugge alla caccia paurosa via dai custodi,oltre le reti intrecciate, mentre il cacciatore gridando eccita la corsa dei cani. Con fatica, veloce come tempesta, la pianura lungo il fiume percorre, godendo di luoghi solitari e dei germogli di una selva dall'ombrosa chioma.


(Euripide)


Equilibrio prognosi di stagnazione abortita dalle anime maledette che corrono sulla battigia ascoltando paurosa, la voce del mare urlando sul bordo del precipizio in una notte infernale.




Celebrati in un passato remoto i riti dionisiaci permettevano di contattare il Dio in un
contesto protetto, nel quale era possibile esprimere pulsioni, frustrazioni, istinti indomabili,
senza costituire una minaccia per la società. Da un disordine passeggero, confinato, ad una
trasformazione psicologica permanente. I riti si svolgevano di notte, perchè «le tenebre
hanno qualcosa di sacro.»12

Attraverso la musica, la danza, il suono ritmato del flauto e del tamburo, il tirso che
percuote la terra, la libera espressione sessuale, il vino, si sperimentavano stati alterati di
coscienza, ebbrezza ed estasi colpivano i partecipanti permettendogli di condividere sublimi
momenti di euforia. Il Dio Bacco reclutava adepti pronti ad allontanarsi temporaneamente
dalle mura della razionalità, donando loro pura beatitudine.

Dioniso ha trasformato l'uva in vino, rimedio contro sofferenza e dolori, inebriante pozione
a favore di oblio e leggerezza.

Oggi non si praticano più questi riti così come ci sono stati tramandati dalla mitologia greca.
Ma Dioniso vuole essere riconosciuto.

L'uomo moderno cerca, attraverso l'alcol, la droga, di fuggire dalla realtà. Se questa fuga
non è controllata, se l'estasi momentanea data da una sostanza diventa dipendenza l'incontro
con il Dio avverrà attraverso l'autodistruzione.

Ma Nettuno non vuole l'autodistruzione, vuole un riconoscimento, vuole che portiamo il
sublime nell'ordinario, vuole che girando per le vie della città di Tebe possiamo cantare
elogi a Bacco senza mancare di rispetto a Penteo.

Un gruppo di amici, di persone prescelte e selezionate, potrebbe condividere del vino, una
serata di musica, canti e balli, potrebbe esibire la commedia rituale in onore di Dioniso.

Nella rappresentazione del dramma, il gruppo non sarebbe formato da una, cinque, dieci
persone, ma da sola energia, si creerebbe una connessione di Anime che danzano all'unisono
concedendosi un momento di folle euforia. Probabilmente anche il Penteo dei nostri giorni si sentirebbe minacciato, e considererebbe questa scena una possibile minaccia di
destabilizzazione dell'ordine sociale. Il Saturnino che si trovasse ad assistere alla scena,
inorridito si allontanerebbe, inconsciamente amareggiato per non essersi lasciato andare.
È più folle chi coglie l'attimo ed apre la porta verso l'infinito o chi si ritira spaventato
nell'ipercontrollo?



La guarigione dell'Anima



Mi affidai al vento per muovermi, seguii il volo di farfalla per trovare un fiore accettai la guida di un gabbiano per vedere il mare, lasciai la presa e chiusi gli occhi. Caduta nella notte potei respirare con le stelle arrossire con l'aurora boreale e piangere con la luna.



Nettuno rappresenta il nostro guaritore interno, il nostro Sè che si adopera per farci ritornare
alla completezza originaria, ad uno stato di equilibrio che trascende gli opposti.

La malattia dell'Anima si manifesta quando non siamo in linea con la nostra essenza, con la
parte più vera di noi stessi, quella parte che abbiamo sacrificato all'inizio del viaggio per
favorire la consolidazione dell'Io. Alla fine del nostra viaggio dovremmo tornare ad
abbracciare l'unità, a trascendere l'ego e a tuffarci nel mare dell'infinito.

Quando questo processo di riscoperta del proprio essere autentico non avviene, il Sè ci
manda dei segnali, che possono passare attraverso la malattia. Lo stesso Jung durante un
periodo di degenza ha avuto delle visioni fantastiche che lo hanno portato all'accettazione
dell'esistenza, dicendo «un sì incondizionato a ciò che è senza pretese soggettive;
l'accettazione delle condizioni dell'esistenza così come le vedo e le intendo; l'accettazione
della mia stessa essenza, proprio come essa è-fu dopo la malattia che capii quanto sia
importante dir di sì al proprio destino.»

Dioniso fa di tutto per essere riconosciuto.

La malattia, come segnale di qualcosa che non va, può permetterci di portare l'attenzione
sulla nostra emotività, di sfogarci attraverso il pianto, di sacrificare qualcosa di importante
per l'Io in favore di qualcosa di più grande. Il sacrificio di qualcosa di materiale in nome
della spiritualità; Nettuno ci permette di aprire gli occhi e riconoscere quali sono le cose
veramente importanti.

Quando viviamo momenti di crisi, di grande dolore, sofferenza, l'Io si trova disarmato,
completamente risucchiato nel vortice del caos, perciò abbassa le difese, si arrende al sentire
profondo dell'acuta dolenza. Solo vivendo il dolore possiamo trovare il nostro guaritore
interno che ci prescrive la pillola dell'affidamento a qualcosa di più grande, al nostro Sè, alla
voce della nostra Anima.

Quando trascenderemo i concetti di salute-malattia, dolore-assenza di dolore, Io-Sè, l'Anima
potrà essere dimessa dall'ospedale della dualità e fare ritorno alla folle realtà non ordinaria.


L'universo in una goccia di rugiada


Sono l'infinito colto dal solo sentire l'invisibile viandante che incontrerai lungo il viaggio la verita che stai cercando il vedere e percepire senza confini.Il tiepido vento che ti passa attraverso il coro di uccelli nel cuore i mille fiori dell'albero di Giuda un raggio di sole che s'infila fra le nuvole i piedi che colgono ogni piccola imperfezione del suolo.

Sono l'universo in una goccia di rugiada


Camminando per l'antica via di una vecchia città, le gambe si muovono involontariamente leggere una dopo l'altra accompagnando i piedi che toccano il suolo e allo stesso tempo lo sfiorano appena annuso il profumo di una cena in preparazione sento il vociare dei membri della famiglia le grida allegre dei bambini le auto della parallela via il respiro il mio respiro per la prima volta mi sento respirare. Sto forse impazzendo?

Mi chiedo «quando ho acquistato il biglietto per la nave dei folli? L'ho acquistato o mi è
stato consegnato alla nascita?

Al termine della battaglia di una notte insonne, affacciandomi alla finestra la tiepida brezza
primaverile mi rinvigorisce lo sguardo si perde nell'ipnotica ultima stella rondini ballerine
corrono scappano s'inseguono ed io con loro volteggio nell'aria sono pronta a tuffarmi nella
policromatica alba. Sono pronta ad imbarcarmi sulla nave dei folli.

Ma alla fine...chi sono questi folli?

Cercando nella natura un po' di pace, camminando fra mille tonalità di verde apertura
sensoriale amplificazione uditiva sento e vedo tutto il cinguettio degli uccelli la sirena
dell'ambulanza sulla tangenziale il sussurro del vento il canto del mare vedo nitidamente
nuvole che mi fanno l'occhiolino sono pronte a darmi un passaggio bella la vista da lassù
cambiamento di prospettiva a testa in giù tocco le stelle con i piedi. Una muta farfalla mi
accompagna la natura produce infiniti suoni li odo tutti eppure è silenzio attorno la luce
calda dell'alba si fa spazio fra le foglie degli alberi una libellula mi guarda e mi chiede di
seguirla verso l'infinito. Pace liberazione beatitudine estasi gratitudine per la vita sono viva
mi sento vita posso essere qualsiasi cosa posso essere tutto e niente.

Ascolto e sento ogni cosa grida lamenti soffio vitale energia che sussurra porgo l'orecchio
guardo e vedo ogni cosa forme colori animali sassi tutto emana forza. Piango e rido una
lacrima scivola su una foglia l'accarezza come goccia di rugiada rimane sospesa e vedo sì
vedo l'universo in una goccia di rugiada.

Esperienza nettuniana o esperienza di pura follia?

Forse siamo tutti potenzialmente folli. Forse la follia "buona" è un ottimo rimedio per i mali
dell'Anima. Forse un po' di follia è necessaria.

Ma alla fine...cos'è la follia?




BIBLIOGRAFIA

Carl Gustav Jung Ricordi, Sogni, Riflessioni CE Bur Rizzoli edizione 2018

Lidia Fassio I nostri Simboli Interiori CE Spazio Interiore 2013

Euripide Baccanti CE Feltrinelli 1993

Giulio Guidorizzi Ai Confini dell'Anima i Greci e la Follia CE Raffaello Cortina Editore

James Hillman Il Sogno e il Mondo Infero CE Adelphi 1979

Hermann sse Il Lupo della Steppa CE Mondadori 1996He

Fritjof Capra Il Tao della Fisica CE Adelphi

Kahlil Gibran Il Folle CE SE

Platone Fedro CE Bompiani 2000

Baudelaire Paradisi Artificiali CE Newton 1993

Charles Baudelaire I Fiori del Male CE I Giganti di Gulliver ed 1995

Howard Sasportas Gli Dei del Cambiamento CE Astrolabio 2000

Michel Foucault Storia della Follia nell'Età Classica CE BUR Rizzoli 2018







 

 
 
 
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