sabato 20 luglio 2024
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    GLI ARTICOLI DI ERIDANOSCHOOL
- Astrologia e dintorni

LA VENERE PLUTONICA
     a cura di Angelica Querin
 
LA VENERE PLUTONICA

(da Orfeo ed Euridice
a ‘Femme Fatale’ dei Velvet Underground&Nico,
passando per Lars Von Trier,
Serge Gainsbourg e Jane Birkin,
fino a Marina Abramovic)

Il mito, la musica, l’arte contemporanea, il cinema esplorati attraverso le sfumature intense della Venere plutonica





VENERE E PLUTONE

Cosa succede quando Venere incontra Plutone, quando nei corrispettivi simboli e significanti si incontrano l’amore e la morte e nei grandi misteri della vita l’eros si mescola con thanatos? Cosa succede quando ciò che per natura costitutiva è espansivo e creativo si unisce con ciò che per natura e tensione profonda è esiziale? A voler intraprendere una prospettiva obliqua e più articolata, rispetto a quella che li decreta come incompatibili, hanno qualcosa in comune?


Partendo da queste prospettive di ricerca ho indagato affinità e visuali in cui l’incontro tra archetipi facesse congiungere il lato ombra di Venere con il lato luce di Plutone; mi è sembrato un possibile e significativo momento di fusione e sguardo su questo aspetto del TN.


Plutone è stato scoperto il 18/2/1930 attorno alle 16.30; in quel momento il Sole transitava sulla cuspide dell’ottava casa in congiunzione a Venere. E’ una nascita che parla già di affinità tra i due astri e porta ad indagare sulle loro affinità.


Da un’altra visuale, forse, Venere e Plutone sono solo apparentemente e per analisi superficiale il contrario l’una dell’altro, allo stesso modo in cui la nascita non è il contrario della morte ma sono due momenti, due porte, due stati di coscienza nel ciclo dell’esistenza. Venere-amore è inscindibile da Plutone-distruzione in una visione che guardi alle esperienze ed accadimenti dell’Essere e dell’Esistenza e in un senso che trascenda la prospettiva materiale. Plutone più che l’opposto di Venere può essere osservato come il suo lato rinnegato, disconosciuto, rimosso ma… desiderato. E’ l’Ombra a cui si tende con la forza con cui si desidera qualcosa che ci appartiene ma ci è stato negato.




Plutone è la stanza segreta. Venere la chiave per aprirla




Venere nel mitologema nasce dall’impeto, dalla rabbia, dal sangue e dallo sperma. Nasce dai genitali di Urano (che sono collegati a Plutone), evirato da Saturno. Sembrerebbe una faccenda molto maschile e fallica, poco femminile e accogliente. Eppure, Venere è la divinità che parla di armonia, bellezza, amore, creatività e funzione sentimento.


E’ un gioco di potere, un valzer quello tra i due pianeti, dove l’importante non è vincere ma continuare a giocare. Nessuno dei due vuole smettere e per continuare il gioco c’è chi è disposto a farsi condurre, ad adattarsi alla volontà e al ritmo del passo e del sangue dell’altro.


Venere è, come tutte le divinità, polisemica, latrice di più significati e quando scende nelle profondità sotterranee di Plutone perde alcune valenze per indossarne altre: si libera da inibizioni morali, sacrifica il giusto per l’intenso, il bene collettivo per quello individuale, baratta l’armonia con la manipolazione. Punisce, inganna, usa le sue armi a suo vantaggio, le debolezze altrui per raggiungere i suoi obiettivi.


Venere è arte ed estetica, una forma di conoscenza intuitiva e sensibile, guidata dai sensi e dal senso del piacere. Ma quando si scende negli inferi i cinque sensi non forniscono nessun orientamento o utilità. Il ferale e mostruoso Plutone trova Venere opposta nei suoi domicili primario e secondario (in toro e bilancia Venere si trova opposta a scorpione a ariete, domicilio di Plutone). E’ una dialettica che parla di opposti che si completano, si cercano, pur se in una dinamica di attrazione e repulsione che si svolge contemporaneamente. La completezza è anelata, il raggiungimento è più una tensione che qualcosa di realizzabile.


Plutone e Venere hanno in comune la creatività o, meglio, il processo della creazione. Mentre l’atto plutoniano è processo che dalle ceneri della morte si erge come creatività ribollente, nell’atto venusiano la creazione è ariosa, non entra in contatto con la materia ctonia, con il limite e la morbosità.




VENERE PLUTONICA




Quando in un TN Venere e Plutone sono in aspetto, armonico o sfidante, conscio o inconscio, si forma una terza entità, la Venere plutonica. La persona esperisce, nel suo mondo interiore ed esteriore, l’amplesso tra luce e oscurità, la loro possibilità di essere insieme senza contraddizione ma in una dinamicità vulcanica, un’eclissi rara e di bellissima intensità. Una scossa potente che fa vibrare le interiora della terra genera crepe a cui emerge magma incandescente che stava sommerso. Venere perde l’innocenza, Plutone la magnetizza e non perde se stesso.


Diventa la partecipazione agli impulsi più reconditi e dionisiaci che portano all’agire e sentire primitivo, in un momento che sta prima delle regole sociali, dei doveri morali, della corrente da seguire.


La Venere Plutonica mi fa pensare, nel mondo della musica, a un bemolle o un diesis, qualcosa di non pieno, di distonico che l’orecchio coglie subito come disarmonia ma che è ciò che intensifica la produzione musicale. E’ destabilizzante, incendiaria, visionaria, non si fa trovare ma vuole essere cercata.


Il bisogno di scavare i misteri esistenziali, sessuali, i segreti della relazione d’amore è un imperativo categorico con questo aspetto. L’altro rappresenta la ‘zavorra nelle tasche’ che permette di scendere giù in profondità per guardarsi, conoscersi, rinascere. La zavorra verrà poi lasciata sul fondale per poi risalire e rinascere (senza molti scrupoli o sensi di colpa per la zavorra abbandonata alla sua storia, ormai personale e non più di coppia). La morte e distruzione che si lascia alle spalle interessa poco o è secondaria, ‘ danno collaterale’ rispetto alla propria esperienza personale. Non è una leggerezza egoistica ma una pesantezza necessaria, il tributo richiesto per il cambiamento.


L’intensità, la densità è talmente concentrata da raccogliere ed assorbire in maniera centripeta tutte le emozioni e le energie vitali. Il piacere e la sessualità non sono esenti dalla ricerca e sperimentazione e il pensiero ‘minatore’ scava, cerca, fa esplodere per svelare e portare in superficie. L’esplosione carsica, che rompe la struttura della roccia, è la modalità per trovare i tesori.


Il tesoro da cercare è il proprio Graal, le risorse interiori che non sono evidenti, a portata di mano, immediati nel loro riconoscimento. Spesso si fa esperienza, verso un oggetto/soggetto di desiderio, dell’ossimoro repulsione-attrazione. Le due attitudini possono essere vissute in modalità alternativa e altalenante, con movimento e passaggio da un polo all’altro ma anche si può vivere una modalità (repulsione per es.) in forma conscia e l’altra modalità (attrazione per es.) in forma inconscia. E’ il caso immagino di molte modalità e pratiche sessuali non ordinarie.


Non escludo ce ne siano altri, ma ho un ricordo preciso di una dinamica (pur se indiretta) tra Venere e Plutone nel mito. Venere è intrecciata nel talamo nuziale a Marte, suo amante fedifrago e da cui non può liberarsi perché Efesto vuole che la punizione per il suo adulterio sia l’esposizione alla vista e al giudizio degli altri Dei. Plutone si offre di sostituirsi a Marte nel talamo nuziale e sottomettersi al supplizio di restare intrecciato a Venere davanti allo sguardo degli altri Dei. Nella narrazione di questo mito ci sono tutte le qualità di Venere Plutone: desiderio ‘obliquo’, che si muove nel torbido, lontano dalle acque limpide, ossessivo. C’è la manipolazione, la modalità non diretta di chiedere per ottenere, e dunque ottenere senza lasciare tributi. Non si attiva il coraggio (non vuol dire che manchi) ma è compensato dall’arguzia.


Chi ha una Venere Plutonica (Venere in scorpione, in gemelli o in ariete, in 8 casa, in aspetto con Plutone. Il massimo della plutonicità è Venere in scorpione in VIII casa in aspetto a Plutone) che usa il magnetismo e il carisma come forza vitale per spezzare tabù e limiti, convenzioni amorose e sessuali. Le relazioni sono caratterizzate da intensità, il modo di amare è denso, concentrato ed estremizzato nel tutto o niente. Si vivono situazioni caratterizzate dalla segretezza (per es una relazione clandestina o omertosa, aspetti della relazione taciuti o nascosti, segreti che si inseriscono nel tessuto della trama relazionale, non necessariamente inerenti a relazioni extraconiugali ma anche ad aspetti della propria storia personale).


Chi ha una Venere Plutonica, nelle relazioni e nel modo di amare asseconda un movimento verticale, ascensionale o discensivo, spesso prima in un verso e poi nell’altro, ma scarta (a meno che non ci siano altri aspetti che alleggeriscano il TN) il movimento in orizzontale, la prospettiva larga del modo di essere ed amare leggero. Tra surfista e palombaro è la seconda modalità di stare nel mare del rapporto e della relazione che si sceglie.


Altra caratteristica che colora le relazioni di densità è quella della GELOSIA. Con questo aspetto la gelosia è una conseguenza di un orientamento interiore che considera l’altro come latore di un doppio messaggio comunicativo, di possibili scorrettezze, modi di agire ‘carsici’. E’ la proiezione di chi ospita questo portato ambivalente nel proprio mondo interiore


Non c’è niente di ingenuo nel modo di amare della Venere Plutonica: c’è il bisogno di scavare nei misteri emotivi e sessuali, propri e dell’altro. Si scruta, si indaga cercando sempre un lato b e l’ altro lato della luna ‘the oder side of the moon’ …. la nera schiena che l’altro non mette nè in evidenza, nè in vetrina. Le massime profondità emotive sono considerate necessarie per vivere l’amore come sentimento degno di essere vissuto e perpetrato.


C’è poi la MANIPOLAZIONE: chi porta questo aspetto sente i bisogni profondi dell’altro e sa come avvicinarsi, offrendone la soddisfazione, in maniera intima a lui/lei. In questo avvicinamento scarta e mette in secondo piano le proprie caratteristiche interiori che deforma e adatta a seconda dell’oggetto da sedurre (se – ducere = portare a sé). Da intendersi che con questo aspetto la seduzione scatta in automatico, non è rivolta solo ai soggetti del sesso opposto ma anche a quelli dello stesso sesso, alle situazioni, anche alle relazioni famigliari sebbene in forme spogliate e private di connotati e azioni apertamente sessuali. Anche se c’è un apparente offrirsi solo per piacere in realtà ci si offre per uno scambio. Il do ut des implica una restituzione in termini di amore anche se ciò avviene in quantità sempre insufficiente al bisogno (che non si colma mai del tutto). Si vuole prendere sempre di più invece che darsi autenticamente. In realtà a essere evitato è proprio il dono di sé nudo e autentico, quello che espone fragilità e ferite.


La TRASFORMAZIONE: i rapporti saranno attraversati da frequenti morti e rinascite, l’araba fenice si scioglierà più volte nel fuoco purificatore per risorgere con nuove forme e vesti. A essere distrutti sono i valori di riferimento, i basamenti e le bussole di un certo periodo della vita. Se nella relazione e nel modo di amare è inibita o limitata la trasformazione, allora la relazione finisce o cambia pelle e diventa più autentica. La capacità di chi è latore di questo aspetto è quella alchemica di trasformazione del piombo in oro, dell’ombra in luce ma nel caso di aspetti dinamici tra Venere e Plutone la trasformazione potrebbe implodere o restare immobile nelle paludi dell’inconsapevolezza. Il fuoco della trasformazione si alimenta con i tormenti emotivi, i dolori che scaturiscono quando si smette di corrispondere ai bisogni dell’altro.


IL POTERE: chi ha Venere e Plutone cerca relazioni con persone di potere e relazioni in cui il potere sia al centro del riconoscimento reciproco. La relazione d’amore è prima ancora una relazione di potere e, visto che in questo processo, l’ego domina sulla visione a due, la relazione è destinata ad implodere. Si attrae nella propria vita persone sintonizzate nella stessa vibrazione o con le stesse densità e torbidezze. Nel caso di aspetti dinamici c’è l’entrata in qualche girone dantesco dove invece che la guarigione si entra ancora di più nelle ferite reciproche. Ci si sente trascurati, dominati usati ma probabilmente non si attiva il meccanismo disvelatore della proiezione e non si arriva a comprendere che il dominio e lo sfruttamento sono diversi ma reciproci.


La sessualità può ammiccare a pratica insolite, non convenzionali o in cui il dolore si unisca al piacere come il sado-maso, il bondage, pratiche di sottomissione attiva o passiva ma essendo implicata Venere ci sarà sempre una certa bellezza e grazia anche in pratiche fondate sul dolore (come lo shibari antica arte giapponese per legare i nemici e oggi pratica erotica che richiede studio, disciplina e armonia).



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Ho voluto fare una ricerca del riflesso della Venere Plutonica nel mondo dell’arte avanguardistica e provocatoria. L’ho cercato nel mito, nella musica, nella performance artistica, nel cinema. Inizialmente e dove possibile, ho controllato il TN dei personaggi osservati e quasi sempre era presente un aspetto tra Venere e Plutone (solo con il pittore Egon Shiele che inizialmente avevo inserito nella struttura non ho trovato corrispondenza. Ho preferito escluderlo dalla tesina anche se la ricerca di questo specifico aspetto non voleva per forza trovare una corrispondenza nel TN quanto indicare una certa intensità e ineluttabilità nel vivere le esperienze della vita).




VENERE PLUTONICA NEL MITO




Orfeo ed Euridice


Nella prospettiva gnoseologica del mitologema, questo aspetto mi fa venire in mente la narrazione che ha come protagonisti Orfeo ed Euridice. Orfeo è un musico, raffinato ed incantatore (me lo immagino come un Fabrizio de André greco). La sua musica suggestiona, guida, eleva, trasporta in atmosfere spirituali e in stati di coscienza straordinari. Tramite le emozioni supera la logica e la ragione. Parla d’amore, è innamorato di Euridice a cui lo lega, oltre l’amore incondizionato l’amore umano e carnale. Nel giorno delle nozze la sposa, morsa da un serpente, viene inghiottita nel regno di Ade ma il musico ottiene, con l’incanto commovente della sua arte, di riportare alla vita umana la donna amata. C’è però un obbligo da rispettare: nel viaggio di ritorno dall’Ade non dovrà mai voltarsi.


Orfeo si volta. Ovviamente. Di a chiunque di non pensare all’elefante rosa e la sua immaginazione si popolerà di elefanti rosa.


Ma perché Orfeo, conoscendo le conseguenze del suo gesto, si volta? E’ il tutto liquidabile a un volgare atto di incontinenza?


Nell’ Ade Orfeo è l’amore, Euridice è la morte, lui è Venere con la forza propulsiva e centrifuga del sentimento, lei è nel regno di Plutone, la forza centripeta del pentimento. Io non credo si possa estinguere in maniera distratta e poco articolata la questione a un semplice atto originato dall’impulso. Un impulso fuori controllo che sgorga proprio da chi dell’arte della misura e dell’armonia fa la sua espressione più autentica.


Non è neanche per uno scarto involontario del volto che richiedeva in quel momento, senza saper attendere, di vedere l’altro volto, quello amato. Esisteva dentro Orfeo l’immagine interiore di lei e anche l’immagine di quello che li attendeva, tutti motivi sufficienti non solo per domare l’impeto ma anche per orientarsi a qualcosa più profondo di un’immagine carnale.


Orfeo non si gira infine perché non è capace di domare la passione o l’incertezza. Qui si rivela l’ineluttabilità e la necessità di morire prima di poter rinascere.

Orfeo non si gira perché non può non farlo.


Orfeo si gira perché DEVE farlo


In questa interpretazione abbraccio lo sguardo che Cesare Pavese offre nel suo ‘Orfeo l’inconsolabile’ nel teso ‘ Dialoghi con Leucò’.


‘Il sesso, l’ebbrezza e il sangue richiamarono sempre il mondo sotterraneo e promisero a più d’uno beatitudini ctonie. Ma il tracio Orfeo cantore, viandante nell’Ade e vittima lacerata come lo stesso Dionisio, valse di più’.


Orfeo si gira perché deve far finire ciò che è già morto. In quel momento far cadere la ghigliottina è un gesto di pietà rivolto a chi è già condannato a morte, oltre che un gesto di liberazione per lui stesso. Lui sa che lei non sarà più: la grandezza della Venere Plutonica è che non indulge in situazioni tiepide, tanto meno in x sfumature di grigio. Compie azioni assolute, vitali e mortali insieme, unite nella circolarità di essere una, la morte, necessaria all’altra, la vita.


Orfeo non ha la forza di portarla oltre alla soglia, fino a quel punto sono stati insieme ma di li in poi non è più possibile E’ un atto di consapevolezza, si produce dal pensiero magico, dal centro dello sciamano che guarisce. Orfeo deve farlo perché la consapevolezza richiede un sacrificio, il sacrum facere di escatologie più elevate di quelle del mondo terreno. Il tributo in questo come in altri miti è la perdita dell’innocenza. Il viaggio nell’ Ade può prevedere il ritorno ma richiede un tributo, il lasciare qualcosa, abbandonare la pelle di serpente avvizzita.


‘È andata così. Salivamo il sentiero tra il bosco delle ombre. Erano già lontani Cocito, lo Stige, la barca, i lamenti. S’intravvedeva sulle foglie il barlume del cielo. Mi sentivo alle spalle il fruscìo del suo passo. Ma io ero ancora laggiù e avevo addosso quel freddo. Pensavo che un giorno avrei dovuto tornarci, che ciò ch’è stato sarà ancora. Pensavo alla vita con lei, com’era prima; che un’altra volta sarebbe finita. Ciò ch’è stato sarà. Pensavo a quel gelo, a quel vuoto che avevo traversato e che lei si portava nelle ossa, nel midollo, nel sangue. Valeva la pena di rivivere ancora? Ci pensai, e intravvidi il barlume del giorno. Allora dissi "Sia finita" e mi voltai. Euridice scomparve come si spegne una candela. Sentii soltanto un cigolìo, come d’un topo che si salva’.



E ancora…..


L’Euridice che ho pianto era una stagione della vita. Io cercavo ben altro laggiù che il suo amore […] Quando mi giunse il primo barlume di cielo, trasalii come un ragazzo, felice e incredulo, trasalii per me solo, per il mondo dei vivi. La stagione che avevo cercato era là in quel barlume. Non m’importò nulla di lei che mi seguiva. Il mio passato fu il chiarore, fu il canto e il mattino. E mi voltai.


Orfeo non cercava Euridice, ma sé stesso. Andare all’inferno, conoscere il freddo nel sangue, abbandonare l’odore del vento, rinunciare al viso della propria amata sono propedeutici e necessari alla creazione della religione misterica dei misteri orfici. Conoscere la morte è diventare consapevoli che l’esistenza ha come figli sia Venere che Plutone, sia l’amore che la vita, la bellezza che la decomposizione. Orfeo non rinuncia solo alla sposa ma anche alla sessualità (dopo di lei non amerà più nessun’altra e verrà smembrato, a causa di questa scelta, dalle Menadi di Dioniso).


“Un mito è sempre simbolico: per questo non ha mai un significato univoco, allegorico, ma vive di una vita incapsulata che, a seconda del terreno e dell'umore che l'avvolge, può esplodere nelle più diverse e molteplici fioriture" (C. Pavese, La letteratura americana e altri saggi). In altre parole, il mito è come la lira, lo strumento di Orfeo e di tutti i poeti dopo di lui, che può dare suoni diversi a seconda di chi ne tenta le corde.


Orfeo ci ricorda e insegna che, anche nelle esperienze di sentimento più fusionale, non si cerca che se stessi, non si anela che alla fusione con tutte le proprie parti. L’altro è sempre funzionale a qualcosa di più magnificente, la trasformazione di un serpente che perde la propria pelle per diventare qualcosa di più autentico.




VENERE PLUTONICA IN UN’ARTISTA




Femme fatale - Nico


La seduzione è una condanna: alla propria autenticità, ai propri desideri e, ancora più privativo, ai propri bisogni. Il seduttivo baratta i propri desideri per aderire a quelli di un altro sperando di ottenerne in cambio dell’amore, del riconoscimento, protezione, un aulin per qualche dolore interiore. Questa è la matrice e il nucleo propulsivo da cui nasce la capacità seduttiva di portare a sé.


Nico – conosciuta anche come ‘La Sacerdotessa delle tenebre’ - è stata una cantante degli anni ‘70, la sua vita avvolta dalla leggenda con dominanza di colori scuri, ed è un’ottima testimonianza delle esperienze esteriori ed interiori che si possono vivere quando si ha nel TN una Venere Plutonica. Variegate e volubili le sue esperienze estetiche: modella per Coco Chanel, attrice nella Dolce Vita di Federico Fellini, musa di Lou Reed nella Factory di Andy Wahrol che le dà il ruolo da protagonista nel film ‘Chlesea Girls’ e la proietta nel mondo musicale imponendola al gruppo musicale ‘Velvet Underground’. Wharol chiede a Lou Reed di creare una canzone per lei e lui produce l’iconica ‘ femme fatale’.


Una donna e una canzone che è una vocazione e la dichiarazione di un intento.


Nico si fidanza con tutti. ‘Per lei il sesso è come il caffelatte, qualcosa che fa in automatico, perché bisogna sempre fare colazione’.


E’ stata l’amante di Jim Morrison, Jimmy Hendrix, Lou Reed, Bob Dylan (che scriverà per lei I’ll keep It whit Mine’), Iggy Pop, Brian Jones (Rolling Stones), Alain Delon (da cui ebbe un figlio, non riconosciuto), Philip Garrell, ecc.


Here she comes you’d better watch your step. She’s going to break your heart in two it’s true


Nico non esprime solo molte morti e rinascite nella sua vita artistica ma è stata amata (uso volutamente la forma passiva. L’aspetto Venere Plutone che ha come scopo la conquista, la manipolazione necessaria per raggiungere lo scopo, non si abbandona allo stato fusionale dell’amore) da uomini artisticamente potenti. Il POTERE, la sua ricerca ed espressione, è un altro aspetto di Venere Plutone già evidenziato.


Un aggettivo che caratterizza chi abita e indossa questo aspetto è ‘ipnotico’: si assiste alla magia e alla malia del canto di sirene senza intenzione di legarsi al palo della nave per fuggirne. Ci si abbandona a ciò che va oltre la bellezza e ammalia perché porta in zone nascoste, poco frequentate, non ordinarie


‘Cause everybody knows (she’s a femme fatale)


the things she does to please (she’s a femme fatale)


She’s just a little tease (she’s a femme fatale)


See the way she walks


hear the way she talks


Guarda COME cammina, ascolta COME parla. L’accento è posto sugli aspetti invisibili della presenza e del passaggio femminile, non conta la direzione verso cui è orientata né le parole del suo parlare. Conta ciò che non è espressamente manifesto ma che dirada un’energia potente e magnetica capace di attrarre a sé anche senza azioni dirette.


Nella storia con Jim Morrison - sembrerebbe l’unico uomo che abbia amato- dà dimostrazione del tributo in grado di fare chi abbia un oggetto di attenzione totalizzante. Si conoscono a una festa in una villa, le atmosfere sono quelle della trasgressione e della follia.


Entra Jim ed è silenzio. Entra Nico ed è silenzio.


A notte fonda, in preda ai fumi dell’alcol, LSD o sesso, lei sale sul parapetto del castello e incomincia a camminare come fosse un fantasma. Lui è estasiato, è ciò che ama fare lui stesso quando cammina sui cornicioni degli hotel. Ha trovato una come lui, non una groupie, non una che lo adora ma una che reputa al suo livello. Jim amava le ragazze con i capelli rossi; era risaputo e la sua compagna storica aveva la chioma rubina. Nico, riconoscibile invece per i capelli biondi, un giorno si tinge di rosso per aderire all’immagine del mondo interiore femminile di Jim. Quando lui la vede è sopraffatto dalla commozione, riconosce il sacrificio e il pegno d’amore di cui lei è capace ma quando Nico gli chiede di sposarla smette di piangere e inizia a ridere. Nico lo schiaffeggia e colpisce più volte. Il tributo di una Venere Plutone richiede di essere riconosciuto. L’alternativa è la morte, simbolica o reale. Una Venere Plutone non teme le fini, le metamorfosi che elevano a purificazione interiore le trasformazioni, non indietreggia, piuttosto va incontro e sollecita esperienze estreme. Lo strumento musicale che accompagna Nico è l’harmonium, una sonorità medioevale, scura, stridula. Si scarta l’armonia, si cerca la nota disturbante, si trovano sensi e significati non maggioritari e demagogici,


‘ Io non sono mai stata felice, nemmeno in quei giorni quando ero bellissima e tutti dicevano che ero una musa. Ma le muse danno respiro a tutti, ma non a se stesse. E quando manca il fiato, vicino non c’è mai nessuno’.


Nico fonde amore e morte anche quando a rischiare la vita è il figlio che si trova in ospedale per overdose (arrecatasi mentre si drogava insieme alla madre stessa). Sembra che sia rimasta affascinata dal rumore dei macchinari che tenevano in vita il figlio e avesse voluto registrali per inserirli in una traccia musicale..
PS: ex post ho controllato il suo TN. Nico ha un trigono quasi perfetto al grado tra Venere in sagittario e Plutone in leone.




Link alla canzone femme fatale di Nico & Velvet Underground


https://www.youtube.com/watch?v=svYqI1PvcpM





VENERE PLUTONICA NEL CINEMA




LARS VON TRIER – sulle onde del destino


Lars Von Trier - Venere in gemelli sestile a Plutone in leone – è il regista capostipite della corrente cinematografica ‘ Il Dogma’ , plutonica anch’essa e ultima significativa innovazione del linguaggio espressivo del cinema dopo la ‘ Nouvelle Vague’. Le emozioni sono al centro della narrazione, dense, tossiche, sensuali anche quando non si parla di erotismo. Tra i suoi film (la lettura di alcuni titoli già echeggia le atmosfere di qualche girone infernale ‘Dancer in the dark’, ‘ Antichrist’, ‘ Nymphomaniac’..) ne ho selezionato uno che esprime al meglio la Venere Plutonica del regista e le esperienze dei protagonisti.


‘Sulle onde del destino’ è uno di quei film che non si rivede. La discesa in quegli inferi non è sostenibile dopo una prima e inconsapevole volta. Il titolo riporta subito a una dimensione destinica a cui non si può fuggire né intuire, perché si cammina una traiettoria ondivaga, non prevedibile proiettando l’origine e non scrutabile immaginando la destinazione. Chi ha una Venere Plutonica spesso esperisce storie ed incontri che portano la cifra dell’ineluttabilità: che siano portati dal caso o dalla volontà, sembrano diretti da fili che l’occhio della ragione non vede. Non vede ma pur ne intuisce la regia, il potere, la capacità di direzione magnetica.


‘Sulle onde del destino’, ambientato sulle coste di una Scozia lugubre e in sottrazione di luce, è la storia di Bess, una figura in principio naif e innocente. La ragazza si convince, in un delirio della mente che, per salvare il marito vittima di un incidente in una piattaforma petrolifera (il petrolio come materia ctonia che va ricercata nella profondità per far emergere il suo potenziale e la sua distruzione – simbolo plutonico), dovrà sacrificarsi offrendo il suo corpo, fino ad arrivare al degrado sessuale. La bellezza e l’innocenza sono disposte a morire, a farsi contaminare da intense pulsioni dionisiache fino a masturbare un vecchio in un autobus, a farsi lacerare la carne in pratiche sadiche che estremizzano la violenza.


In Jan, il marito ferito, il dramma scatena la perversione e una morbosità che giaceva in lui sotterrata allo stesso modo del petrolio che estraeva e che ora può spargersi fuori perché non c’è più una pressione vitale a trattenerla. Il tema della morte e rinascita, eros e thanatos è vissuta inizialmente in senso univoco dalla protagonista per poi coinvolgere anche il marito paralizzato e voyeur passivo del degrado. Da questi inferi non si ritorna e proprio sulla piattaforma petrolifera, a porre una doppia enfasi, come viaggio interiore e come luogo logistico, Bess non tornerà, dopo aver praticato l’ultima pratica sessuale perversa. Bellezza e perdizione, amore e degrado come una trivella di caratteristiche allacciate che bucano il sottosuolo per far emergere una materia vitale e mortifera allo stesso tempo. Lars Von Trier è un regista divisivo che polarizza i gusti sia in merito alla sua personalità che alla sua arte; la corrente avanguardistica del ‘ Dogma’ , ultima innovazione della storia del cinema, è un’arte di sottrazione che disattiva e disinnesca la tentazione nettuniana dell’idealismo, del romanticismo e dell’astrazione.




VENERE PLUTONICA TRA DUE ARTISTI




SERGE GAINSBOURG E JANE BIRKIN


Lui è stato uno dei chansonniers francesi più intenso, dotato di una densità espressiva e melodica che ha creato uno stile capace di esplorare i ‘lati oscuri e inaccessibili dell’esistenza’. Nell’osservazione della sua esistenza, i confini tra arte e vita sono percorsi sul filo del rasoio, la vita e la morte sono plutoniane, a volte estatiche a volte drammatiche. In un’intervista a ‘Liberation’ da pubblicare postuma, Gainsbourg ha immaginato il finale della sua vita e ipotizzato due fini possibili: di morire assassinato mentre cerca di rimorchiare un’asiatica di spalle e per suicidio all’ hotel Gritti di Venezia, come conseguenza della disperazione di essersi scoperto omosessuale. Anche la morte la immagina come qualcosa di polarizzato: o situazione esterna a lui a cui non partecipa o atto totalmente volitivo (il suicidio appunto).


Lei è sensuale, più che bella, capace di creare uno stile. Insieme genereranno una figlia iconica (Charlotte Gainsbourg che sarà protagonista di un altro film da Venere Plutonica come ‘ Ninphomaniac’, canzoni iconiche, una borsa iconica. La canzone ‘Je t’aime, moi non plus’ è entrata nell’immaginario musicale collettivo più per i sospiri erotici di lei che per i riff riusciti. Creata da Serge per Brigitte Bardot è con Jane che raggiunge la fama (si dice i sospiri dell’incisione fossero frutto di un vero e consumato trasporto erotico tra i due). Jane dichiarò che ‘fu la gelosia a spingermi ad interpretare quella canzone’. La gelosia e il senso del possesso, altri temi dominanti della variabile Venere – Plutone che, a seconda dell’armonia o sfida dell’aspetto, possono virare da modalità gestibili fino a quelle ossessive-manipolatorie. Si tratta di una gelosia non solo subita dunque, ma anche inflitta come arma per misurare e verificare l’intensità del sentimento dell’altro/vittima che viene stimolata ed esposta all’ipotesi della perdita, del tradimento e dell’abbandono.


Quella di Jane e Serge è una coppia che si espone senza controfigure al mondo: non per esibizione morbosa della propria intimità o per necessità di un pubblico ma perché, nell’ assolutismo ed emozioni totalizzanti che Plutone Venere genera, gli altri non esistono. C’è un palco che illumina due persone ma non c’è pubblico, annullato ogni riferimento e interesse, vergogna o pudore fuori da loro due.


Anche quando la storia giunge al capolinea, non finisce nel momento in cui termina: che il cordone ombelicale sia visibile o resti a collegare invisibilmente i mondi interiori dei due amanti, c’è sempre un richiamo che dall’uno porta all’altra. Ricorda il moto dei metalli che perdono le proprie caratteristiche nel momento della fusione per generare una nuova lega (e non riacquistare mai più le proprie identità iniziali). Quando Birkin diede alla luce la sua terza bambina, frutto della relazione con Jaques Doillon, Gainsbourg inviò alla donna una scatola piena di regali per la piccola firmandosi “Papa Deux”.


Cercando in rete qualche dettaglio pruriginoso e rappresentante la turbolenza della loro vicenda sentimentale (se ne trovano molti, da quando lei si butta nella Senna nel dramma di un litigio al loro primo incontro) che mi paresse rappresentare l’aspetto Venere Plutone, ho trovato la narrazione del funerale di Serge. Loro non stanno insieme da molto, entrambi hanno amato di nuovo e costruito altre relazioni. Lei mette nella sua bara una scimmietta di pelouche che l’accompagnava dalla sua infanzia, un oggetto transazionale, affettivo, la duplicazione del proprio Sé immaginale. Se ne separa per donargli calore nel passaggio, per enfatizzare ogni separazione possibile e quella definitiva da lui.


Serge - Venere in pesci trigono a Plutone in cancro e Jane – Venere in scorpione quadrata Plutone in leone





https://www.lepetitarchive.com/styleicons-jane-birkin-serge-gainsbourg-love-story/

VENERE PLUTONICA NELLA PERFORMANCE




MARINA ABRAMOVIC


La serba Marina Abramovic ha inventato un genere in cui l’arte non riproduce più il mondo esteriore, come fece tutta l’arte figurativa, classica e impressionista che iniziò per prima a deformare la lente di osservazione e contaminarla, sporcarla, ingrandirla o rimpicciolirla con la prospettiva del proprio mondo interiore. Per Marina è il corpo la tela su cui esprimere e rovesciare il proprio universo interiore, tortuoso e torbido. Il pennello con cui dipinge quella tela è la paura, il dolore, la morte (come simbolo, come possibilità o come minaccia) e l’erotismo necrofilo. Il corpo è usato in modo estremo nel tentativo di toccare, lacerare e superare i limiti della materia per accedere a una dimensione trascendentale (e infatti Marina ha un percorso spirituale che viaggia tra il buddhismo, sciamanesimo e la wicca più primitiva).


Marina ha una Venere in scorpione in V casa quadrata a Plutone in leone in 2. La Venere in scorpione non ha paura di rompere la forma, di sporcarla, di rovinarla, di contaminarla. Non ha paura di non riconoscersi nel riflesso di uno specchio rotto e, anzi, resta affascinata nella deformazione che non riesce a mettere insieme tutte le parti e che lascia invece convivere in perfetta disarmonia. Marina porta avanti il senso più elevato di arte come ricerca del Vero. E se viene a mancare il rischio, il desiderio, quello artistico e quello umano che spinge lo sguardo oltre ciò che dichiarano gli astri (de-siderare, senza le stelle, in mancanza dell’appoggio delle stelle), si SPEGNE. Il pericolo nell’arte di Marina catalizza l’energia e la fa divampare, come benzina su fuoco.


Tutte le performance di Marina esprimono la cifra della Venere Plutonica, ne ho scelte due per narrarla.


BALCAN BAROQUE, 1997


Marina è seduta sopra un mucchio di ossa ancora pulsanti nel loro narrare la morte. Sono ossa di animale che lei pulisce dal sangue, dalle fibre muscolose e simbolicamente dal ricordo della guerra nei Balcani, la sua guerra, e della violenza di ogni conflitto. Per ore, instancabile, più sembra andare giù più pare staccarsi dalla dimensione umana e acquisire la trascendenza di una divinità infera. L’opera, premiata con il Leone d’ oro alla Biennale di Venezia, parla della guerra dei Balcani, vissuta in prospettiva diretta e partecipata da Marina. La pace non pulisce il delitto, l’odore di sangue resta nelle generazioni future come all’interno della stanza dove la performance si svolge.


Gli spettatori, così in questa come in tutte le performance di Marina, non stanno in disparte. Anche quando lo sono per la posizione dei corpi, anche quando sono laterali, l’aria è condivisa con l’artista, e questa è portatrice della tensione, dell’orrore, dell’odore della guerra. Non è una scelta tra quelle possibili non esserne contaminati. L’unica possibilità è scegliere cosa provare di fronte alla performance, non SE provare.


E ciò che si proverà sarà probabilmente disturbante



RHYTHM 0 1975


Marina è molto giovane, a Napoli in un teatro minore si svolge nel 1975 la performance. L’invito per gli spettatori è che lei sarà a loro disposizione, a disposizione dei loro desideri, brame o gesti gentili. Sono gli oggetti le calamite degli stati interiori e sono disposti su un tavolo per essere utilizzati dagli utenti: 72 oggetti tra cui lame, piume, una pistola, forchette, specchi.. All’inizio l’esplorazione è blanda, poi gli animi si eccitano e si incitano collettivamente fino a strapparle i vestiti, minacciarla con un coltello, poi con la pistola. Lei non reagisce, ma non è marionetta passiva. Non è lì, ha superato la presenza nel corpo, è altrove. Alla fine della performance Marina si alza e si avvicina al pubblico: la maestosità è quella di chi è stata all’inferno ed è tornata ingrandita, trasformata, innalzata. Come Persefone, come Inanna. Alla fine dello spettacolo Marina ha una ciocca di capelli bianchi.



…infine a chiudere con Marina e con questo momento di scrittura e analisi in cui mi sono divertita e specchiata (ho una Venere congiunta Plutone) uno spiraglio di leggera intensità. In questo video Marina e Ulay, suo compagno d’arte e di vita (è deceduto da poco) dopo 20 anni che non si vedevano. Insieme hanno creato nell’astrattezza dell’arte e delle idee fino a trasformare anche il loro ultimo saluto come coppia in una performance. Percorrendo a piedi la muraglia cinese, lei dal basso con l’energia dell’acqua e lui dall’alto con l’energia della terra, incontrarsi poi al centro.




BIBLIOGRAFIA


Arroyo – Astrologia della Relazione – Ed. Astrolabio


Cesare Pavese – Dialoghi con Leucò – Ed. ET Scrittori


Massimo Cotto – Decamerock – Ed. Marsilio Cartabianca

La Venere Plutonica – Minima astrologica


Marina Abramovic - Attraversare i muri – Ed. Bompiani


 

 
 
 
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