martedì 19 marzo 2019
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    GLI ARTICOLI DI ERIDANOSCHOOL
- Astrologia e dintorni

IL PUER AETERNUS
     a cura di Raffaella DiSavoia
 
IL PUER AETERNUS
Narcisismo e significato dell'archetipo dell'Eterno Fanciullo - Per gentile concessione del sito www.centrosicmoro.org/puer.htm

Peter Pan, Mercurio, Icaro, l'Innocente del viaggio dell'Eroe, sono tutte figure simboliche che richiamano, sia pur con qualche diversità, l'Eterno Fanciullo, colui che non vuole crescere, che è attaccato alla realtà originaria in cui tutto è bello, tutto è possibile, e si rifiuta di calarsi nel mondo, con le limitazioni che questo comporta.

Premetto che l'archetipo del Puer Aeternus, identificato da Jung e poi analizzato da vari autori, è estremamente vasto e complesso, presenta numerosi aspetti anche contraddittori, e racchiude in sé figure simboliche parecchio diverse fra loro. Per stessa ammissione di James Hillman, "ogni descrizione del Puer sarà comunque complicata, perché sfondo archetipico e aspetto nevrotico, positivo e negativo, non sono distinti chiaramente".

L’Eterno Fanciullo, innestato sulla base di una patologia narcisistica, è un essere perfetto che vive in un suo mondo ideale; è vivace, curioso, brillante; ha un’inestinguibile sete di novità e di esperienze; è egocentrico, impaziente, "al di là del bene e del male"; è incapace di fare i conti con la realtà; è ottimista, impulsivo, incostante. Vive in un mondo che non esiste, l'Isola che non c'è, e non ha nessun’intenzione di abbandonarla, anzi, essa rappresenta per lui l'unica realtà possibile.

Dopotutto, perché dovrebbe calarsi nella realtà? Perché lasciare un mondo in cui ogni suo desiderio è soddisfatto prima ancora di essere espresso, in cui non esistono il male, il dolore e la morte; perché aprire gli occhi su un mondo molto più brutale, doloroso e faticoso di quello in cui egli vive? Ecco il grande imbroglio che il Puer fa a se stesso. Il mondo in cui egli vive non è reale, esattamente come Peter Pan "Vedete la differenza fra Peter e gli altri ragazzi: mentre i ragazzi sapevano che quella era una finta, per lui gioco e realtà erano esattamente le stessa cosa. Questo, qualche volta, era imbarazzante per i ragazzi, come quando, ad esempio, dovevano far finta di aver cenato, Se loro smettevano di far finta, Peter li picchiava sulle nocch
e delle dita" (J.M. Barrie) Il suo mondo è una finzione, quindi egli stesso non è reale, è un immagine dorata che vive in un paradiso dorato, in cui ci si dedica a musica, arti, avventure ed espedienti, in cui non c'è bisogno di alcun sacrificio. Il Puer ha l'illusione di vivere prima del peccato originale, cioè prima della conoscenza del bene e del male. Bene-male sono, infatti, concetti astrusi, per il Puer, sono costruzioni concettuali pronte a dissolversi all'occorrenza.

Nel suo mondo egli è il capitano assoluto, tutto esiste unicamente per lui, in funzione dei suoi desideri e dei suoi umori: "Peter si decideva sempre all'ultimo momento, e si capiva benissimo che quel che gl'importava era dar prova della sua capacità, e non salvare una vita umana.() Era molto amante della varietà, e il gioco che l'entusiasmava per un momento lo annoiava subito dopo: così, non potevi mai sapere se la prossima volta non ti avrebbe lasciato annegare". (J.M. Barrie) L'unica cosa che conta è stare bene, essere felici. L'importante è non avere bisogno di nulla e di nessuno. Nulla gli serve, egli è perfetto in se stesso, un Dio a cui tutto è dovuto, e davanti a cui il mondo s'inchina ammirato. Le piccole banalità quotidiane, le fastidiose
difficoltà della vita gli scivolano addosso, egli è speciale, superiore, vive nel futuro, nell'immaginario, nello straordinario. Il Dio Mercurio ha i calzari alati, si libra con leggerezza al di sopra dei comuni mortali. Leggerezza che spesso, nel Puer, diventa superficialità. Egli non ha dolori o affanni, quindi non li può riconoscere nell'altro: una battuta, uno scherzo, ed ecco che se ne va, pronto per un nuovo gioco. Essendo un Dio, tutto gli è permesso, senza alcun limite. Tempo, spazio e possibilità sono concetti non compresi dal Puer. Se vuole qualcosa, lo vuole subito, e non contempla la possibilità di non essere esaudito, anzi, non contempla nemmeno il dover chiedere per ottenere. Mercurio è impaziente, a-temporale, tutto deve avvenire immed
iatamente, il tempo limita le sue possibilità di movimento. In questo, anche, consiste il fascino del Puer, che scappa da un'avventura all'altra, imprendibile, sfuggente, sempre altrove.

Vorrei riprendere il concetto della mancanza di bisogno. Il Puer è collocato nella situazione originaria, nell'Eden. Di conseguenza, non è colui che ha superato il bisogno, bensì colui che non lo riconosce nemmeno: Peter Pan "non solo non aveva mamma, ma neanche il minimo desiderio di averne una. Le mamme gli sembravano esseri sopravvalutati" (J.M. Barrie). Un fanciullo che non ha bisogno di mamma, evidentemente sta mentendo a se stesso. In realtà, questo non-bisogno nasconde un bisogno profondissimo, assoluto. La madre di chi vive nell'Eden non può che essere una madre infinitamente potente, un'entità superiore, eternamente e totalmente pronta a soddisfare tutti i bisogni del Dio-figlio: "si scappa via come le creature più senza cuore del mondo, ché
così sono i bambini, si vive allegramente senza un pensiero per nessuno; e poi, quando si ha bisogno di speciali cure, si ritorna, nobilmente, per riceverle, fiduciosi che invece d'essere presi a scapaccioni saremo abbracciati" (J.M. Barrie). Tutti gli uomini identificati con l'archetipo del Puer hanno un contenzioso aperto con la figura materna. La ricerca continua di una madre perfetta sfocia nel dongiovannismo, oppure viene negata nell'omosessualità, in quanto "la madre che vuole trattenere o distruggere il figlio combatte istintivamente la sua spontaneità virile" (M-L. von Franz). Il Puer non può esimersi dalla ricerca inconscia di una sorta di Grande Madre, da cui è estremamente dipendente, e che lo blocca nel processo di crescita. Allo stesso tem
po, questa medesima madre perfetta diventa una figura dal potere assoluto, quindi la madre-strega, da uccidere per non farsi fagocitare. Da qui l'incapacità di relazione del Puer, che negando il proprio bisogno reale, ed elevandolo all'assoluto, nega a se stesso qualunque possibilità di soddisfacimento, in una ricerca di perfezione che tradisce l'incapacità di confrontarsi con la realtà, e si tramuta in distacco e non-coinvolgimento.

Il distacco è presente anche nel mito di Eros/Cupido, bimbo alato che fa innamorare scagliando le sue frecce, quindi mantenendosi a distanza. Nel Puer è sempre presente un aspetto di freddezza, di solitudine. Peter Pan vive un'eterna primavera, in cui egli però è infinitamente solo, sradicato dal mondo "reale". Il Puer vola e fugge, dal tempo, dai limiti, e dall'Anima. Anima in senso junghiano, intesa come parte femminile nell'uomo, e anche anima come Psiche, cioè essenza interiore. E qui sta il grande limite del Puer, come vedremo più avanti: la scissione con la sua parte femminile. Il Puer è totalmente rivolto all'esterno, al mondo; manca di capacità introspettiva e, non conoscendo la passione erotica, è psicologicamente androgino. Interessante no
tare che astrologicamente Mercurio è anche associato all'omosessualità, quindi all'estrema fuga dall'altro da sé e alla ricerca narcisistica di uno specchio di sé.

Anche i limiti fisici sono trascesi: come Icaro che, troppo sicuro di sé, volò eccessivamente vicino al sole e rovinò in mare, mentre il padre Dedalo, più saggio, riuscì ad atterrare sano e salvo. La saggezza non è certo una qualità contemplata dal Puer, perché implica il fare i conti con la realtà così com'è, tutta intera, e abbiamo visto che il Puer vive in una realtà tutta sua.

Questi aspetti di solitudine, distanza, e non accettazione dei propri limiti sono evidenti anche in un'altra celebre figura della letteratura, il Gabbiano Jonathan Livingstone di Richard Bach. Jonathan è un gabbiano speciale, convinto di essere destinato a grandi imprese, che non si accontenta di una vita banale basata sulla mera sopravvivenza: "a quel gabbiano lì non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più di ogni altra cosa al mondo, a Jonathan piaceva librarsi nel cielo". E questa sua certezza di essere diverso, questo bisogno di ricercare altre possibilità, di volare più in alto, il suo non potersi adattare ad una piatta quotidianità, sono caratteristiche che sempre ritroviamo nel Puer.

La metafora del volo è assai esplicita, e assai frequente nelle figure di Puer: e "soltanto chi è gaio, innocente e senza cuore può volare" (J.M. Barrie). In questa frase sono racchiusi i concetti fondamentali per comprendere il Puer: egli vola, vuole "arrivare il più in alto possibile, lontano dalla madre, dalla terra, e dalla vita normale" (M-L. von Franz); e può volare perché è felice, privo di colpa, e soprattutto senza cuore, ovvero senza sentimenti che lo tengano legato a qualcosa o qualcuno.

Inevitabilmente, l'essere diverso implica prima o poi il rimanere soli. Peter Pan viene abbandonato dai suoi seguaci, che decidono di tornare nel mondo. Il Gabbiano Jonathan non è ben visto dai suoi compagni di stormo, egli se ne sta isolato, in disparte, a provare e riprovare le sue tecniche di volo. In questo senso, Jonathan è qualcosa di più di un Puer. La sua solitudine nasce da una spinta interiore a perfezionarsi, a superare i propri limiti; implica disciplina e forte motivazione. La solitudine del Puer nasce invece dalla paura "di essere in qualche modo inchiodato, di entrare completamente nello spazio e nel tempo, di essere la creatura umana e specifica che egli è. Vive nel timore di essere catturato da una situazione dalla quale diventi poi impo
ssibile uscire" (M-L. von Franz). Il Puer non riesce ad inserirsi nelle situazioni sociali, "sentendosi una creatura speciale ritiene di non doversi adattare, perché questo sarebbe chiedere troppo ad un genio nascosto quale è lui" (M-L. von Franz).

L'aspetto fanciullesco e briccone del Puer si esplicita molto chiaramente nel mito greco del Dio Mercurio: neonato, si divincola dalla bende nello stesso giorno in cui nasce, e se ne va altrove a combinare guai: precocità, velocità, libertà da ogni costrizione, viaggio e movimento, sono tutte caratteristiche del Puer. Il giovane Dio ruba una mandria ad Apollo, il Dio Sole, la nasconde astutamente, poi finge innocenza finché non è costretto a restituirla, avendone comunque un tornaconto: furbizia, senso degli affari (infatti è anche il Dio del furto e del commercio), bugie, mentalità astuta e utilitaristica, ma sempre giocosa ed elusiva. Nonostante tutto, gli altri Dei, Apollo compreso, lo considerano una simpatica canaglia e non lo puniscono, riconos
cendo in lui più la voglia di scherzare che quella di fare danni. Mercurio è maestro nella capacità d'improvvisare, e di adattarsi all'ambiente circostante secondo la legge del vantaggio egocentrico.

Astrologicamente, il pianeta Mercurio rappresenta le facoltà intellettive, la curiosità di conoscenza, che tuttavia rimane ad un livello di superficialità. È la percezione intellettuale, che è sempre razionale ed essenzialmente amorale: il contatto col mondo esterno avviene tramite una conoscenza lucida, che si trasforma in immaginazione, non attraverso intuizioni o sentimenti. Da ciò derivano l'astuzia, il calcolo, l'opportunismo, ma anche il senso dell'umorismo, ed un distacco dalle cose e dai sentimenti che favorisce lo spirito critico. Per questa sua lucidità mentale non offuscata da affettività, il Dio Mercurio ha una disincantata conoscenza delle contraddizioni dell'animo umano. Le sue caratteristiche di intelligenza, velocità e di abilità co
municativa fanno si che egli sia anche il Dio della mediazione, colui che fa da messaggero, oppure colui che annuncia con abilità le brutte notizie e riesce a farle accettare. Il suo essere senza limiti lo rende in grado di oltrepassare il limite ultimo, ovvero il confine fra il mondo dei vivi e quello dei morti, come nel caso di Hermes, il Mercurio romano, che accompagna gli eroi nell'aldilà.

Il Puer, quindi, usa l'intelligenza, ed è estremamente attento al mondo esterno: ma l'attenzione può venire distorta, nel tentativo di difendersi da ciò che può essere spiacevole. Attenzione non necessariamente vuol dire consapevolezza, anzi: qui è spesso un attenzione selettiva che elimina alcuni aspetti di realtà, e porta quindi ad una percezione distorta dell'esperienza.

Il vivere nell' Eden implica evidentemente un'altra caratteristica: l'ottimismo. In un mondo perfetto, non si può che essere ottimisti. Tutta va sempre, comunque, bene. E per caso qualche piccolo intoppo si frappone nel raggiungimento dell'obiettivo, questo viene sdegnosamente spazzato via. Il Puer vive nel mondo dell'innocenza, ed è facile rilevare in lui una tendenza ad essere ingenuo, credulone e idealista. Si tratta di un ottimismo cieco che nega la realtà, a favore del mantenimento dell'illusione.

In quest' ottica s'inserisce anche l'assoluta mancanza di colpa del Puer: egli è innocente, vive in mondo in cui non esiste distinzione fra giusto e sbagliato, in cui promesse e impegni lasciano il tempo che trovano, in cui l'unica via giusta è quella che porta a soddisfare il proprio bisogno: "il giuramento di poc'anzi era dimenticato, l'ebbrezza del volo l'aveva spazzato via. Eppure non si sentiva in colpa, anche se non aveva mantenuto la promessa fatta a se stesso. Promesse di quel genere impegnano soltanto quei gabbiani che s'appagano nell'ordinario tran-tran. Ma uno che aspira ad una sempre maggiore perfezione, non sa proprio che farsene di simili promesse" (R. Bach).

Nel mondo del Puer tutto è possibile, tutto è dovuto. È una specie di fame atavica, un'ingordigia primordiale che non conosce limiti, una "richiesta costante di avere di più, "gli altri mi devono tutto"" (M-L. von Franz). Naturalmente, vedere il mondo come qualcosa la cui unica funzione è soddisfare i nostri bisogni ci espone a concenti delusioni. Nel Puer, tuttavia, la delusione è negata, si cambia gioco, si fa qualcos'altro, nelle frenetica ricerca di appagamento. Ammettere la delusione significa vedere oltre la fittizia bontà universale, significa ammettere l'esistenza dell'ombra, fuori e dentro di noi, e questo il Puer non lo può proprio fare, come Peter Pan che ha perso l'Ombra, e prova senza molta convinzione a riattaccarsela col sapone. "Quest
a ingenuità e questa innocenza infantile potranno guarire solo passando attraverso la disillusione e le esperienze dolorose. () Senza l'esperienza non si sveglieranno mai dal loro stato di innocenza"(M-L. von Franz).

Con il suo atteggiamento entusiastico e curioso, spesso il Puer è un creativo. Egli vive nel mondo delle idee, e possiede una vena fantastica che gli apre le porte dell'immaginazione. Il suo pensiero veloce e brillante è in grado di ideare mondi meravigliosi, di collegare realtà diverse, di intuire nuove possibilità. A volte è un'esteta, oppure si dedica ad arti e musica, da vero edonista. Il suo pensiero percorre vie nuove, superando i limiti delle teorie precostituite o dei valori riconosciuti come reali. Quindi riesce spesso a cogliere realtà potenziali, a vedere dietro una situazione ciò che per gli altri non è ancora visibile. Come sostiene la von Franz, "nell'artista veramente grande alberga sempre, dapprincipio, un Puer". Però, la creatività
al livello del Puer è una creatività incompleta. Manca la capacità di concretizzare le fantasie sul piano di realtà, per cui le infinite potenzialità spesso rimangono tali. Il Puer si entusiasma spesso, produce idee meravigliose e innovative, ma difficilmente riesce a tradurle in azioni o creazioni, in quanto dovrebbe scontrarsi con i limiti del mondo reale, ed è troppo impaziente per farlo, si annoia troppo facilmente: tutto rimane a livello delle idee, ed egli si butta con rinnovata energia in un'altra possibilità.
Soprattutto, alla creatività del Puer manca il vero sentimento. Quindi è una creatività fredda, che si traduce in uno sterile estetismo, in una mera speculazione intellettuale, o in un superficiale sentimentalismo.

Il mondo del Puer è un'esplosione di entusiasmo, in cui ogni cosa conferma la sua eccezionalità. Il Puer rifugge dal banale, dal quotidiano, non si sofferma sulle piccolezze della vita, non è interessato a ciò che sta in basso. Il Puer mira altrove, e non si capacita di come gli altri, invece, siano ancorati ad una realtà così restrittiva. Jonathan è entusiasta delle sue scoperte sul volo: "d'ora in poi vivere qui sarà più vario e interessante. Altro che far la spola tutto il giorno, altro che la monotonia del tran-tran quotidiano sulla scia dei battelli da pesca. Saremo liberi, impareremo a volare" (R. Bach). Rifiutare la mediocrità della vita significa rifiutare la vita stessa, poiché "il mistero dell'essere è nascosto dentro la banalità (); s
oltanto della massima piccolezza possiamo vedere e conquistare la grandezza."(C.G. Jung citato da M-L. von Franz). È quindi necessario calarsi nella materia, poiché proprio lì, nella materia più densa, si trova lo Spirito più sublime.

Il rifiuto della banalità è evidentemente un modo per confermare la propria unicità; la solitudine, l'individualismo e il non adattamento alle regole sociali sono tentativi di alimentare l'ideale di sé. Ma il voler essere diversi a tutti i costi è una forzatura, e smaschera l'inconsistenza del Puer: "se fuggiamo l'adattamento pensando di essere qualcosa di speciale, () il risultato è che diventiamo proprio persone prive d'individualità." ((M-L. von Franz). Allo stesso modo, l'estrema flessibilità e la capacità di adattamento del Puer diventano mancanza di specificità. Volendo essere tutto, il Puer si trova a non essere nulla, a non avere una individualità ben definita. Il Puer è come aria fresca, leggera, inafferrabile, senza forma né direzione.


A questo punto mi sembra necessario affrontare l'ombra del Puer. Nell'ottica della bipolarità ci aspettiamo di trovare, nel profondo, ciò che è negato in superficie. E cosi è anche nel caso del Puer. Nella visione junghiana l'ombra del Puer è il Senex, esemplificato astrologicamente da Saturno, il Signore del tempo e del Karma. Il Senex comprende tutti gli aspetti che fanno da contrappeso al Puer. Così invece dell'adattabilità e dell'incostanza troviamo un irrigidimento nelle proprie posizioni; al posto dell'ottimismo cieco e giocoso appare il cinismo; la giovinezza spensierata diventa vecchiaia indurita; la fuga dalla realtà si trasforma in freddo materialismo; l'essere al di fuori del tempo cambia segno e diventa l'implacabilità della legge del Ka
rma; la superficialità muta in pesantezza; il caos si congela in rigida struttura. A tratti, nel Puer, l'opposto fa capolino. Quando il Puer briccone non riesce nei suoi intenti, oppure viene smascherato dagli eventi, è possibile intravedere in lui l'ombra: "quella figura fredda e brutale, nascosta sullo sfondo, che compensa l'atteggiamento troppo idealistico della coscienza (M-L. von Franz). Nelle relazioni emerge come "brutalità glaciale, priva di sentimenti umani"(M-L. von Franz). E la stessa lucida e brutale freddezza appare anche nel rapporto col denaro. Il Puer "non vuole adattarsi socialmente, e neppure è disposto ad impegnarsi in un lavoro regolare, tuttavia ha pur bisogno di denaro. Per procurarselo, agisce per vie traverse, lo ottiene in modi a
nomali, a volta meschini" (M-L. von Franz).

A volte, accade che il Puer si trasformi in Senex, che il gioioso sognatore si trovi ad affrontare la dura realtà, ed assuma un atteggiamento cinico, disilluso e meschino rinnegando come stupidi sogni giovanili la propria parte fanciullesca: "questo atteggiamento è dovuto ad una coscienza debole, che non può concepire di resistere alle difficoltà della realtà senza sacrificare i propri ideali" (M-L. von Franz). Evidentemente questa non è un'evoluzione, bensì il precipitare nella polarità opposta, il rifiutare la parte di sé spensierata ed idealistica in nome di un gretto ed amaro materialismo. L'identificazione con l'archetipo opposto non è un movimento di crescita, è semplicemente un oscillare fra le due polarità, escludendo l'altro dalla vista.
Il Puer non cresce diventando Senex. Certamente, per evolvere il Fanciullo dovrà affrontare il proprio aspetto ombra, quindi dovrà integrare quegli elementi di concretezza, senso pratico, impegno, e consapevolezza dei propri limiti che appartengono al Senex. Tuttavia, non è questo il dovere primario che spetta al Puer, la sua crescita non avviene semplicemente appoggiando i piedi per terra.

Per comprendere qual è il vero compito del Puer, occorre ricollocare Senex e Puer sullo stesso piano, considerandoli quali aspetti opposti dello stesso archetipo: è necessario, quindi, esaminare cosa li accomuna, per capire cosa manca ad entrambi. Non intendo soffermarmi sull'analisi del Senex in quanto esula da questo studio. Tuttavia, appare evidente che Puer e Senex hanno in comune un elemento fondamentale, da cui partire per analizzare il percorso evolutivo del Puer: essi sono uniti nell'isolamento, cioè nella fondamentale mancanza di sentimento. Il Senex è congelato nella propria visione cinica e indurita; il Puer è centrato interamente su di sé, sulla propria immagine divina, sulla propria modalità utilitaristica. Entrambi, sono tagliati fuori d
al mondo delle relazioni. Entrambi hanno eliminato i sentimenti, anestetizzato il sentire, castrato la propria capacità di dare e ricevere affetto, d'inserirsi in un mondo fatto da altri, da relazioni interpersonali. Quindi, ciò che davvero manca al Puer non è il Senex. È la capacità di amare.

Entrare nei rapporti significa esporsi al rischio di soffrire, e la fuga dal dolore è quanto di più caratteristico del Puer. Nel suo mondo, naturalmente, il dolore non esiste. Ma questo implica mantenere la distanza, da una parte di sé innanzitutto, e poi dall'altro. Il Puer si protegge dalla vita, con tutte le pene che questa comporta, con una patina di giocosità, di superiorità e lucida razionalità. Nella lotta fra emozione e pensiero, quest'ultimo è il vincitore assoluto. Tuttavia, dare spazio all'emozione significa sperimentare la pienezza della vita. In questo senso, il Puer non vive, poiché non è connesso al cuore. La sua vita è nella testa, nelle idee, nella fantasia, nei voli immaginativi, nel potere dell'intelletto. Il potere del sentiment
o è negato, il femminile è segregato. "Lo spirito Puer è il meno psicologico, il meno dotato di anima. La sua "sensibilità" è in realtà un derivato dell'effeminatezza ermafroditica. Il Puer può cercare e rischiare; possiede intuizione, gusto estetico, ambizione spirituale, ma non psicologia; perché la psicologia richiede tempo, la femminilità dell'anima e il coinvolgimento dei rapporti. Piuttosto che psicologia, l'atteggiamento Puer presenta una visione estetica: il mondo come immagini belle, o come un vasto scenario" (J. Hillman)

L'evoluzione del Puer implica quindi, più di tutto, l'integrazione del femminile: "prima la Psiche, poi il mondo; o il mondo attraverso la psiche" (J. Hillman); egli deve abbandonare l'egocentrismo onnipotente e calarsi in quegli aspetti della realtà che cerca con tutto se stesso di evitare, una realtà fatta di sofferenza ma anche di profondo nutrimento: "è il sentimento che dà valore al presente, perché senza di esso non è possibile stabilire alcuna relazione con la situazione: il sentimento porta il senso di responsabilità, attraverso la quale acquistiamo il senso della nostra individualità" (M-L. von Franz). Il Puer deve riconoscere in sé il bisogno, deve abbandonare l'idea di essere completo in se stesso, deve mescolarsi agli uomini, per poi co
mprendere che egli è davvero perfetto. Se non c'è questo tuffo nel mondo, questa apertura all'altro, il Puer rimarrà soltanto una sterile idea di perfezione.

Il Puer vola lontano da tutto quello che potrebbe tenerlo legato. E tanto più vola in alto, distante dal mondo reale, quanto più il mondo reale non riesce a rapportarsi con lui. Tornando al Gabbiano Jonathan, egli è entusiasta delle sue scoperte sul volo, e pensa che i suoi compagni saranno ammirati e convinti dalle sue nuove idee, ma lo stormo non lo accetta, non lo capisce, e lo punisce: Jonathan "viene messo alla gogna ed esiliato, per la sua temeraria e irresponsabile condotta, per essere venuto meno alla tradizionale dignità della grande famiglia dei Gabbiani. L'incosciente temerarietà non può dare alcun frutto. Tutto ci è ignoto, e tutto della vita è imperscrutabile, tranne che siamo al mondo per mangiare, e campare il più a lungo possibile" (
R. Bach). In questo caso, il Puer-Jonathan si scontra con l'Ombra fuori di sé, raffigurata dall'Assemblea Generale dei gabbiani che, con la sua rigida ottusità e acquiescenza alle regole stabilite, mi sembra ben rappresenti l'opposto polare, il Senex. Jonathan si trova ad affrontare la dura realtà, quel mondo concreto fatto di schemi e tradizioni da cui egli cerca di fuggire. Jonathan, qui, corre un pericolo: se avesse ceduto alle richieste dell'Assemblea, se avesse rinunciato al suo sogno in nome dell'accettazione sociale, aderendo al gretto materialismo rappresentato dall'Assemblea, sarebbe precipitato nell'opposto polare. Sarebbe diventato Senex, rinnegando la propria essenza, tradendo la parte più vera di sé; l'evoluzione si sarebbe bloccata nell'os
cillazione fra i due opposti.

Jonathan non cede al richiamo del Senex, l'Ombra non ha il sopravvento, ed egli abbandona lo stormo: "Visse il resto dei suoi giorni esule e solo. Il suo maggior dolore non era la solitudine, era che gli altri gabbiani si rifiutassero di credere e aspirare alla gloria del volo. () Egli imparò a volare, e non si rammaricava del prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì ch'erano la noia e la paura e la rabbia a render così breve la vita di un gabbiano. Ma, con l'animo sgombro da esse, visse contento, e visse molto a lungo" (R. Bach).

Anche qui, la fondamentale solitudine, il non aver bisogno dell'altro, il voler convincere gli altri della giustezza del proprio ideale, l'impossibilità ad adattarsi ad un mondo fatto di regole prestabilite. E, anche, una ricerca di felicità che implica negare "la noia, la paura e la rabbia". Ma come ho già segnalato, Jonathan è un Puer in evoluzione, in lui queste stesse caratteristiche assumono un'altra dimensione, diventano assoluta fedeltà a se stessi a qualunque costo, per il raggiungimento di uno scopo superiore. Jonathan vuole imparare a volare, dopotutto è un gabbiano e questa è la sua via, e si stacca dal mondo reale per seguire quella che forse posso definire "chiamata del Sé". A questo scopo superiore, al raggiungimento della perfezione, J
onathan aderisce con tutto se stesso, e ad esso devolve la sua vita.

Inizia ad evidenziarsi un tratto importante. Nei suoi tratti inferiori, il Puer è un fanciullo capriccioso ed egocentrico, ciecamente onnipotente. In una visione più ampia, egli è puro spirito. L'aderenza ad un Io ideale si evolve in un idealismo spirituale, superiore. E la metafora del volo assume un altro aspetto: da modalità per mantenere una distanza dal mondo, per non calarsi nella vita, diventa "desiderio spirituale esteriorizzato" (M-L. von Franz), nasconde quindi la ricerca di una realtà superiore. "Per forza il Puer è debole sulla terra, egli non appartiene alla terra. () Egli non è destinato a camminare, ma a volare" (J. Hillman)

In quest'ottica, le caratteristiche del Puer sono ribaltate, diventano ricerca del divino. Il Puer, convinto di essere Dio, scoprirà di esserlo davvero. L'impazienza, l'incostanza, l'onnipotenza, la bramosia di esperienze nuove, il bisogno di fare, andare, sapere, sono aspetti che nascondono il bisogno di spiritualità: "il mondo non potrà mai soddisfare le richieste dello spirito. La fame di esperienze eterne ci rende divoratori di eventi profani" (J. Hillman) Lo scollegamento dal mondo reale diventa collegamento diretto con lo spirito, una "immediatezza dove visione della meta e meta stessa sono una cosa sola, la velocità, la fretta, persino la scorciatoia sono indispensabili" (J. Hillman). L'onnipotenza infantile nasconde la piena consapevolezza del SüBR> ?, della completezza e intrinseca perfezione dello Spirito. Gli aspetti di freddezza e distanza sono espressioni distorte di questa superiore consapevolezza, sono "derivati di questa privilegiata connessione archetipica con lo Spirito" (J. Hillman): il distacco del Puer rappresenta in modo falsato il non-attaccamento, la capacità di essere strumenti del Sé. L'a-temporalità del Puer, il suo tenersi fuori dal tempo, è, allo stesso modo, una distorsione della piena coscienza di sé, nel qui-e-ora, il contatto con il tutto perfetto che eternamente È.

Il Puer incarna la divinità nei suoi aspetti di gioia, di pura prospettiva, di sostanza non deperibile, non databile, non invecchiabile. È la capacità di vivere il presente con entusiasmo, partecipando a tutta la magia che ci circonda. Il cieco ottimismo si trasforma nella profonda fiducia in una realtà superiore, l'incostanza e instabilità nascondono la capacità di rinnovarsi, di fluire con la vita; l'infantilismo diventa curiosità, stupore, meraviglia. Naturalmente qui è insita una sfida estrema. Il Puer è puro spirito, ma deve guadagnarsi questa consapevolezza, deve ridiventare ciò che è. Se non c'è il percorso di crescita, se il Puer non evolve, perde il contatto col proprio significato superiore. Allora resta congelato nella propria immaturi
tà, resta un "Eterno divenire mai realizzato in Essere" (J. Hillman), una promessa mai mantenuta; oppure muore come Icaro e Narciso, o ancora precipita a terra identificandosi con la dura, cinica realtà del Senex, quindi rinnegando se stesso; o altrimenti, diventa la caricatura di un' iperattività frenetica e materialistica svuotata di ogni significato superiore. Il Puer deve entrare nel mondo, ma ciò non significa abbandonare i propri sogni, bensì acquisire la "conferma del significato mitico presente nella realtà" (J. Hillman).

Vediamo come si conclude il libro di Richard Bach. Jonathan rinasce in un altro mondo, dove gabbiani speciali come lui si esercitano nell'arte del volo. È un paradiso, e Jonathan fa progressi sorprendenti, volando oltre i limiti di spazio e tempo. Il suo maestro, l'anziano Ciang, prima di scomparire nella luce gli lancia un messaggio: gli ordina di istruirsi sull'amore. E in Jonathan succede qualcosa: "più ripassava le lezioni di bontà, più meditava sulla natura dell'amore, più cresceva, in lui, la nostalgia della terra. Perché, nonostante la vita solitaria che gli era toccato condurre, il gabbiano Jonathan era nato per fare l'insegnante. E, per lui, mettere in pratica l'amore voleva dire rendere partecipe della verità da lui appresa qualche altro gab
biano che a quella stessa verità anelasse" (R. Bach). Jonathan quindi prova nostalgia per la terra. Pur avendo raggiunto la perfezione nel volo, egli si rende conto di non essere felice. Ha bisogno di unirsi agli altri, di dedicarsi a loro. La sua ricerca solitaria deve avere uno sbocco, Jonathan sente che tutta questa sapienza è inutile se non ha nessuno con cui condividerla: in sintesi, ha bisogno di amare. Decide quindi di tornare sulla terra, come una sorta di bodhisattva, ad insegnare ad altri quello che sa. Si mette al servizio dei giovani gabbiani che vogliono imparare, diventa un maestro, saggio ed amorevole. Ed al suo discepolo favorito che gli chiede come fa ad amare uno stormo che ha cercato di attaccarli, risponde: "è chiaro che non ami la cat
tiveria e l'odio, questo no. Ma bisogna esercitarsi a discernere il vero gabbiano, a vedere la bontà che c'è in ognuno, e aiutarli a scoprirla da se stessi, in se stessi. È questo che io intendo per amore" (R. Bach). Affrontando il dolore della solitudine, ed imparando ad amare, Jonathan è diventato perfetto.

Il Puer può crescere solo abbandonando la propria visione autocentrata e aprendo gli occhi sull'altro. L'evoluzione del Puer passa necessariamente per la scoperta del dolore dentro di sé, che aprirà le porte all'amore: "il fanciullo rappresenta la nostra parte più genuina, quella parte autentica che soffre perché non riesce ad accettare la realtà (). È in questa forma che si conserva il nocciolo genuino di un individuo, ed è questa la fonte della sua sofferenza. Solo attraverso l'accettazione e il dolore che quella parte c'impone l'individuazione può procedere.() "Il Fanciullo è sempre dietro e davanti a noi. Quando ci sta dietro, rappresenta quell'Ombra infantile, quell'infantilismo che dev' essere sacrificato; l'aspetto che ci spinge indietro, ch
e ci porta ad essere dipendenti, pigri, giocherelloni, a fuggire i problemi e le responsabilità della vita. D'altro canto, quando il Fanciullo appare davanti a noi, rappresenta il rinnovamento, la possibilità dell'eterna giovinezza, della spontaneità e delle nuove possibilità; la vita scorre verso un futuro creativo" (M-L. von Franz).

Il Puer deve intraprendere il viaggio che lo riporterà ad essere quello che è. Egli dovrà affrontare il crollo della propria illusione, calandosi nel mondo "reale", per poi scoprire che la sua illusione era, in fondo, l'unica vera Realtà. L'Innocente deve diventare Orfano, affrontando la caduta dall'Eden, quindi il dolore della solitudine primordiale ed il bisogno dell'altro; Eros si deve innamorare di Psiche. Il Puer deve imparare ad amare, innanzitutto se stesso, non come fredda immagine idealizzata ma nella propria pienezza di essere umano, facendo i conti con i limiti, il dolore, la caducità. Da qui, egli potrà vedere l'altro e amarlo, riconoscere se stesso nell'altro, inchinarsi all'umanità.


Riferimenti bibliografici


J. Baldaro Verde Illusioni d'amore Cortina

J. Hillman Puer Aeternus Adeplhi

M-L. von Franz L'Eterno Fanciullo Red

R Bach Il gabbiano Jonathan Livingstone Rizzoli

J.M. Barrie Peter Pan nell'Isola che non c'è GiuntiJunior

W. Burkert La religione Greca Jaca Books

A. S. Mercadante Dizionario universale dei Miti e Newton & Compton
delle leggende
 

 
 
 
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