mercoledì 28 ottobre 2020
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- Astrologia e dintorni

IL FENG SHUI E L’ARTE DI ABITARE
     a cura di Sandra Zagatti
 
Il Feng Shui e l’arte di abitare
“Siamo nell'era dell'Acquario, e riscopriamo pian piano i principi della vita grazie ad un atteggiamento diverso, ad un diverso modo di vedere; è il fenomeno olistico, secondo il quale non si può separare un elemento
da tutto ciò che lo circonda.”
(Yannick David)

Fino a poco tempo fa, pochi sapevano cosa fosse. Negli ultimi anni, grazie alla riscoperta delle discipline tradizionali e naturali, anche il Feng Shui ha trovato un varco nella cultura occidentale per essere studiato ed apprezzato: cosa sia, comunque, è tuttora difficile da descrivere; almeno in poche parole, e almeno per noi occidentali, allevati dalla scienza ed abituati ad un approccio sistematico, logico ed empirico alla realtà.
Sappiamo che il Feng Shui è una millenaria dottrina cinese che, tra le altre cose, veniva applicata agli edifici; sappiamo che teneva in grande considerazione la natura e che cercava di migliorare la qualità della vita. Si potrebbe obiettare che, al di là di tutte le differenze storiche, tecniche e culturali, si tratta in fondo di un corrispondente della nostra scienza delle costruzioni, con estensioni all’urbanistica, alla progettazione del verde e alla bioarchitettura... In che cosa si distingue da queste moderne discipline?
In poche cose, e in tutto. Perché, a differenza del modo di progettare e di co-struire dell’occidente moderno (anche quando è un modo rispettoso e attento), che si at-tua a scale diverse ma comunque per “oggetti d’intervento”, il Feng Shui si rivolge so-stanzialmente al “soggetto”… a colui che abita: sulla terra, nelle nostre città o campa-gne, nella propria casa, nel proprio ufficio o negozio ed anche nel proprio corpo. Un punto di vista globale, letteralmente olistico, che solo in tal senso è ugualmente applica-bile a tutti i livelli, dalla scala urbanistica a quella edilizia, dai materiali costruttivi agli oggetti d’arredo, perché l’armonia è un tutto inseparabile dalle proprie parti e dal loro molteplice interagire.
Ecco dunque che parlare di Feng Shui oggi, nel terzo millennio, non deve appa-rirci come un “revival” tra i tanti proposti da mode pseudoculturali di passaggio, e nemmeno come un nostalgico ma inutile ritorno al passato: è proprio il presente che ci obbliga ad osservare i frutti dell’antropizzazione e riconsiderare le nostre possibilità, ne-cessità e responsabilità d’intervento sull’ambiente. Ed è proprio l’urgenza attuale verso nuove scelte progettuali e costruttive a poter trovare in questa antichissima arte risposte adatte perché verosimilmente adattabili anche al nostro futuro abitativo.


POLARITA' E MOVIMENTO

Il Feng Shui è collegato all’antica filosofia dell’I KING, il Libro dei Mutamen-ti. Partendo dal presupposto che tutto sia energia e che l’energia si trasformi incessante-mente, ciò di cui tratta è appunto il movimento della vita e le modalità di tale movimen-to, che non è casuale o disordinato ma segue leggi naturali. Oltre a questo, il Feng Shui studia le relazioni tra le diverse energie in movimento e i risultati della loro interazione; senza mai dimenticare che anche l’uomo è natura ed energia, per cui anche la sua vita, interiore ed esteriore, è soggetta alle stesse leggi, così che dalla capacità maggiore o mi-nore di agevolare od ostacolare il flusso naturale di energia, dipenda la sua serenità o sofferenza psicofisica.
Ma prima ancora di parlare della polarità intrinseca dell’energia, nonché del motivo per cui ha tanta importanza anche nella nostra vita di tutti i giorni, ritengo neces-sario ricordare alcuni concetti fondamentali; senza i quali anche il Feng Shui, come pur-troppo altre discipline tradizionali, si ridurrebbe ad una serie più o meno elaborata di “prescrizioni”, da applicare in modo più o meno fantasioso ma senza alcuna partecipa-zione o motivazione consapevole.
Quando parliamo di movimento energetico, inevitabilmente parliamo di dire-zione: se qualcosa si muove, infatti, è ovvio che lo faccia da un luogo ad un altro. Quando parliamo di relazioni tra energie, inevitabilmente ci riferiamo a quel principio biunivoco di azione-reazione che coinvolge la vita non solo a livello fisico. In entrambi i casi, la parola chiave è “relatività”.
Facciamo un esempio. Dal balcone al secondo piano di un condominio una si-gnora alza lo sguardo verso l’alto per chiacchierare con la signora del terzo piano. Dall’attico, per chiacchierare con la stessa signora, sarebbe necessario guardare in bas-so; dal balcone dell’appartamento a fianco un’altra signora dovrebbe solo girare la testa a destra o a sinistra, e se ci fosse un condominio di fronte, la dirimpettaia guarderebbe semplicemente in avanti. Ciò presuppone movimenti diversi e quindi diversi rapporti: tra sguardi, nel caso, ma più in generale tra pensieri, attenzioni, energie.
Ecco dunque un concetto fondamentale del Feng-Shui: il punto di vista. Non dobbiamo mai dimenticarcene, perché se cambia quello, cambia tutto.
Purtroppo abbiamo perso l’abitudine di considerare i punti di vista perché la scienza ne accetta solo uno. E questo ci ostacola non solo, naturalmente, a livello di rap-porti interpersonali, ma anche a livello di armonia abitativa. La scienza, d’altra parte, si interessa solo della materia, considerando “vuota” la realtà esistente tra una materia e l’altra: vuoto lo spazio interstellare, vuoto quello tra la nostra poltrona e la finestra del salotto. Invece, la realtà è fatta per il 90% di... spazio; il movimento nello spazio e l’osservazione dello spazio sono espressioni del tempo. La realtà, quindi, è spazio-tempo, ed in quanto tale è realtà in divenire: fluttuante, ciclica, relativa, in continua e perenne conversione da uno stato all’altro...
Il movimento in sé è comunque solo l’aspetto esteriore e quantitativo di ciò che definiamo mutamento, cambiamento, trasformazione, evoluzione. Esiste infatti anche un aspetto qualitativo del flusso energetico, ed altrettanto importante (per certi versi di più) è capire il senso delle direzioni, la loro naturale motivazione e funzione. In una parola, il loro valore.
Affinché ci sia movimento e quindi energia devono esistere due poli. Yin e yang si manifestano solo a livello vibrazionale, cioè “invisibile”; eppure noi li perce-piamo, e li percepiamo sempre insieme, o meglio l’uno relativamente all’altro. Ogni parte ha infatti bisogno del proprio opposto per esistere, e a sua volta lo fa esistere, così come sono indissolubili e mutuamente significanti alto e basso, maschile e femminile, fuori e dentro, destra e sinistra. Per l’uomo, anzi per tutti gli abitanti del pianeta, i due poli e riferimenti principali sono Cielo e Terra; sulla terra abbiamo infatti la direzione che va verso il centro e quella che si allontana dal centro. Ma per comprendere meglio l’aspetto qualitativo delle direzioni, facciamo alcune considerazioni particolari. Pren-diamo ad esempio una pianta. Il suo cosiddetto “centro di crescita” corrisponde al punto di contatto con la terra, in cui era stato posto o caduto il seme: quantitativamente parlan-do, la crescita verso il basso (radici) è inferiore a quella verso l’alto (fusto). Le piante, gli alberi, i vegetali, sono infatti organismi della terra, che crescono verso il cielo.
E noi, come cresciamo? In quale direzione, e su quale “terreno”?
Facciamoci caso: se consideriamo le dimensioni di un neonato, o meglio le loro proporzioni (relazioni), è evidente che la testa sia di poco più piccola rispetto a quella di un adulto, ed è il resto del corpo che con l’età si estende maggiormente... Il nostro centro di crescita è infatti collocabile più o meno all’altezza del collo: insomma, contrariamente a ciò che possiamo credere quando diciamo “Guarda quanto si è alzato il mio nipoti-no!”, la maggior parte della nostra direzione di crescita è… verso il basso.
Non si fraintenda il termine: il punto è che, mentre le piante sono esseri della terra, gli uomini sono esseri del cielo, hanno radici nel cielo, e crescono sulla terra; attraverso il contatto, il rapporto con la terra e l’esperienza evolutiva che questo rappre-senta. Ciò significa che le piante sono la nostra naturale controparte; naturale e quindi necessaria. Non a caso tutte le filosofie e discipline evolutive hanno anche un orienta-mento ecologico: perché sanno quanto sia necessario ripristinare il rapporto con la natu-ra che la “civilizzazione” ha eliminato, e certo non soltanto a livello paesaggistico, ma anche a livello nutrizionale, mentale, emotivo e spirituale.
Dunque, l’energia della terra va verso l’alto, quella del cielo verso il centro del-la terra; ci sono i poli Cielo e Terra, ci sono i poli nord e sud del pianeta... e non solo. Tali energie si muovono infatti dentro di noi attraverso i nostri due poli, nord e sud. Ma, come sempre, il sistema di riferimento relativamente assoluto si relativizza ulteriormen-te, e per l’equilibrio e la salute della vita, a qualsiasi livello si esprima, ogni parte deve avere una controparte. Così il nostro polo nord (testa), che è yang, deve essere freddo, cioè yin; mentre il polo sud (pancia), che è yin, deve essere caldo, cioè yang. Provate a sperimentare sulla vostra persona una condizione diversa, e vedrete se è altrettanto pia-cevole e sana!
Il nostro benessere, insomma, dipende dall’equilibrio – dinamico – delle ener-gie, che fluiscono attraverso il nostro asse energetico e di lì si propagano. Il sole dà luce e calore, e il giorno è yang fino al primo pomeriggio, poi comincia ad essere yin: quando il sole cala noi siamo sempre più attratti verso il basso. Se la mattina fatichiamo ad al-zarci (e a meno che non abbiamo fatto le ore piccole!), significa che la nostra energia verso l’alto fatica a muoversi: può sembrare assurdo, ma da un punto di vista naturale, quando ci sentiamo stanchi è molto meglio che proviamo a metterci in piedi invece di rimanere distesi, così che il movimento energetico tra Cielo e Terra possa riallinearsi al nostro asse. Favoriamo proprio questo, pur senza saperlo, quando decidiamo di “uscire a prendere una boccata d’aria”: poiché lo stress da luoghi chiusi dipende da un eccesso di yang, lo spazio libero ci serve per muovere l’energia verso l’alto, producendo di nuovo un movimento yin.
Noi percepiamo queste energie di continuo, sottilmente ma fortemente, e sono tanti i modi in cui il nostro istinto ci spinge a considerarle e ad esprimerle, nonché – per quanto possibile in condizioni di non consapevolezza – ad equilibrarle. Questo genere di comportamenti può essere definito Feng Shui spontaneo!
Il movimento vitale dell’energia è detto Chi dai cinesi; il ristagno è energia ne-gativa e mortifera, ed è detta Sha. Sia la quantità che la qualità del Chi devono essere tuttavia armoniose: la prima non eccessiva, la seconda non casuale, perché in quel caso sarebbero Sha. Anche il vento (Feng) muove l’acqua (Shui), e così la ossigena e purifi-ca, dandole vita e permettendole di ospitarla, ma le alluvioni, le mareggiate, i nubifragi non portano vita, al contrario; perché quando il Chi scorre troppo direttamente e velo-cemente, altrettanto velocemente l’energia se ne va.
Ricordiamo ancora quanto sia relativo il valore dell’energia. Sempre due sono i suoi movimenti, perché solo così essa può esprimersi. Abbiamo parlato del polo nord e del polo sud del nostro “fusto” corporale, ma a sua volta tale “fusto” è composto da tre parti principali, di cui gli arti possono essere considerati “rami”: la testa, la zona toracica e la zona pelvica, legate rispettivamente alla dimensione mentale-spirituale, sentimenta-le-emozionale, materiale-esperienziale; ed ognuna di queste parti possiede a sua volta due poli. Ecco allora che i nostri sentimenti si alimentano dalla nostra spiritualità, le no-stre emozioni dalla nostra mente, e a loro volta spirito e mente si verificano e realizzano mediante le emozioni e i sentimenti; e così via. Ogni realtà ha valore solo se è collegata alla propria controparte superiore e si manifesta in quella inferiore, senza dimenticare che tali relazioni non sono gerarchiche ma interdipendenti in dignità e funzioni. Ed è fin troppo diffusa la condizione di separazione, e quindi di malessere, per cui gli individui vivono solo con la “testa”, o con il “cuore”, o con la “pancia”...
Noi siamo spiriti dell’Unità, che fanno esperienza della Dualità e nella Dualità. Ma spesso per questo ci identifichiamo in essa e diventiamo ossessionati dalla divisione (luce-ombra, maschio-femmina, bene-male) e quindi dalla concorrenza e competizione. Il movimento, il mutamento, è in sé reale natura; il cambiamento è necessario alla vita ma non sufficiente a darle valore. Naturalmente, è auspicabile un cambiamento in me-glio…

LO SCOPO DEL COSTRUIRE

Un tempo le città venivano costruite per motivi semplici e chiari: protezione, comunione di intenti o di vincoli familiari, scambi commerciali e così via. Le piazze e-rano esattamente ciò che ogni luogo centrale dovrebbe essere: un’area di raccolta dell’energia, finalizzata ad aumentare i contatti e le attività, quindi con uno scopo yang. Ma l’energia ha bisogno di muoversi per potersi esprimersi creativamente: un eccesso di yang crea sempre una reazione yin, e infatti col tempo le città hanno cominciato ad e-spandersi in alto (con l’edilizia intensiva) e verso l’esterno (con l’urbanizzazione di peri-ferie e campagne)… a suo modo anche questo era un equilibrio, ma molto estremo, lad-dove ha poi svuotato il centro e quindi il “cuore” delle città. Ogni cosa in natura ha uno scopo preciso, e ciò dovrebbe valere anche per la natura antropizzata, ma quando si per-de il contatto con lo scopo primario di ciò che esiste (o si “fa esistere”, costruendolo), al-lora è inevitabile che l’equilibrio di questa complessa e disomogenea convivenza non regga: anche i fiumi si espandono e contraggono naturalmente, ma continuando a ce-mentificare le sponde, le inondazioni diventano l’unico modo che la natura ha per cerca-re nuovi equilibri, appunto da eccesso ad eccesso…
Lo scopo dunque.
Il rapporto di noi “moderni” con la casa è a dir poco strano. Molte persone so-gnano una casa propria e fanno moltissimi sacrifici per acquistarla o costruirla, ma poi non la abitano veramente: la occupano poco o di fretta, quasi solo per dormire durante la settimana, poi il sabato pomeriggio escono per andare al cinema o dagli amici, e appena hanno qualche giorno di vacanza si precipitano in autostrada per trovare al mare o in montagna un po’ di relax! Eppure “rilassarsi”, alla lettera, significa “dilatarsi, allargarsi nuovamente”, quindi riappropriarsi dello spazio ed anche ripristinare il rapporto con il proprio spazio abitativo. Perché dunque così spesso almeno la maggioranza di noi cerca altrove l’ambiente più adatto a… star bene?
Per rispondere è forse sufficiente modificare la domanda, e chiederci cosa, in effetti, cerchiamo nei luoghi di vacanza o di svago. Un ambiente gradevole, naturale o costruito che sia: bei paesaggi, belle vetrine, “bella gente”, natura o cultura, silenzio op-pure suoni ma stimolanti (canzoni, recite, musica, persone con cui chiacchierare), aria buona o comunque aria “aperta”… ed evidentemente poco o nulla di tutto ciò ci viene offerto dalle nostre abitazioni, acquistate magari a caro prezzo ma in cui, per qualche motivo “sconosciuto”, non ci troviamo bene. E questo non solo perché noi, o il progetti-sta, o il costruttore, non ci siamo preoccupati di capire in anticipo come doveva essere l’abitazione migliore in cui vivere, ma perché nessuno – o pochissimi – sono consapevo-li di cosa sia veramente un fabbricato: la seconda pelle per chi ci abita, ma anche il ve-stito e l’emblema della funzione, lavorativa o residenziale, che vi si svolge all’interno, nonché comunque un ospite, più o meno invadente, dell’ambiente urbano che a sua volta si inserisce in quello naturale.
Può sembrare assurdo ma dal punto di vista del Feng Shui, se un individuo ri-posa male nel proprio letto ed anche se nessun altro ne verrà mai a conoscenza o se ne preoccuperà, questa disarmonia vibrazionale riguarderà tutto l’ambiente intorno, come una nota sbagliata durante l’esecuzione di un concerto, o una goccia di liquido tossico nel mare; non c’è nulla di veramente separato nella vita! Certo, se si trattasse di casi e-pisodici sarebbe un esempio davvero esagerato, ma se pensiamo a quanta gente soffre di insonnia (o a quante schifezze arrivano nel mare), beh, allora possiamo cominciare a ca-pire che il Feng Shui si rivolge ragionevolmente a tutti, o meglio ad ognuno.
Ognuno di noi, infatti, vede la vita in modo diverso perché la vede con i propri occhi. Anche il Feng Shui non è altro che un punto di vista sulla realtà; in altre parole, un sistema di riferimento culturale. Dovrebbe ricordarlo chi lo applica meccanicamente, e magari eviterebbero di appendere stampe di draghi rossi alla porta di casa perché in Cina portano fortuna, mentre lì fanno solo a cazzotti con la tappezzeria!
Anche i simboli possono “influire” su di noi solo se hanno per noi un significa-to, e se lo fanno è in risonanza con quel particolare significato. Ecco dunque che non so-lo il punto di vista, come già detto, ma anche la motivazione, l’obiettivo, la finalità delle nostre scelte abitative diventa fondamentale.
Quando abbiamo un qualsiasi scopo, cerchiamo il modo migliore per realizzar-lo, questo è normale. Ugualmente, quando costruiamo o acquistiamo un edificio, do-vremmo chiederci: cosa vogliamo farci dentro? lavorare? vivere? e quale valore diamo a questo “lavorare”, a questo “vivere”? E’ importante trovare risposte per ogni domanda che riusciamo a porci: ovviamente non tutti i nostri desideri potranno realizzarsi in una casa, ma non dimentichiamo che il pensiero direziona l’energia, e un pensiero chiaro può darci un orientamento molto utile sia in senso logico che in senso vibrazionale, ri-chiamando a noi eventuali scelte più in sintonia con il nostro scopo. Per lo stesso moti-vo, prestiamo attenzione a tutti i segnali che ci giungono quando cerchiamo casa: può ad esempio capitare che il cantiere si blocchi, o che il proprietario rimandi il contratto, che ci siano imprevisti, grane od ostacoli di diverso tipi, ma quando troppe cose non vanno nella stessa nostra direzione, ciò significa che l’energia di quella casa, di quel quartiere, di quel luogo, non si armonizza con noi, e forse sarebbe meglio, se possibile, orientarsi verso altre scelte.

IL LUOGO ADATTO

Nessuna casa, per quanto “giusta” per noi, può essere veramente tale se è inse-rita nel posto “sbagliato”. Potremo cercare di isolarla, potremo chiuderla ermeticamente ma l’atmosfera ambientale riuscirà comunque a penetrare all’interno delle mura dome-stiche, attraverso i rumori, gli odori, i colori, le visuali, ma anche attraverso il terreno e l’aria, gli alberi o le pietre che ci circondano, perché tutto è energia e l’energia del tutto risponde a quella delle sue parti, influenzando la nostra salute o il nostro stato d’animo e, tramite noi, le persone con cui veniamo in contatto.
L’atmosfera non è solo ciò che chiamiamo “clima”… o meglio, il clima non è solo quello atmosferico, ma è anche l’energia ambientale che possiamo respirare, rico-noscere, sentire; e il Feng Shui è proprio questo: sentire un posto. Per sviluppare questa sensibilità è sufficiente cominciare a fare attenzione, fin da quando scegliamo un luogo per costruire la nostra casa, ai segnali che tale luogo ci manda, e alle nostre conseguenti reazioni: non è difficile, basta smettere di correre e fidarsi maggiormente delle sensazio-ni istintive; un’alimentazione vegetariana aiuta molto, perché le piante reagiscono ai cambiamenti più facilmente e prontamente degli animali, ma in ogni caso possiamo co-minciare con semplici ma fondamentali considerazioni.
Il terreno di costruzione, per esempio (bisognerebbe sempre fare un’indagine geologica preventiva): deve essere sano, vivo, solido ma non troppo roccioso, perché la roccia non lascia passare facilmente il respiro della terra; anche un eccesso di argilla può renderlo troppo umido e quindi dannoso. E’ importante guardare gli alberi che crescono nei paraggi: di quali specie sono, in quale stato, se sono cresciuti troppo verso l’alto o con i tronchi piegati… Un pendio troppo ripido tende ad accelerare il flusso di energia come le cascate, e rende troppo pesante il lato coperto. L’acqua va bene purché non sia stagnante; e se si tratta di un fiume, bisogna sempre considerare la velocità e la direzione del suo corso relativamente alla casa. Ciò vale anche per le strade, i ponti, le linee elet-triche o le tubature che dovrebbero andare in senso parallelo al fianco dell’edificio. In generale qualsiasi elemento troppo lineare e diretto, che lanci verso la casa quelle che il Feng Shui chiama “frecce segrete” sarebbe da evitare o comunque da schermare: even-tualmente con siepi o alberi, oppure posizionando un piccolo specchio curvo sulla porta di ingresso, così da disperdere il flusso di energia in più direzioni.
E’ importante anche stare lontano da strutture con energia Sha: le leggi sanita-rie ed urbanistiche indicano ad esempio una fascia di rispetto intorno ai cimiteri, ma an-che solo una loro visuale a distanza porta nelle nostre case un’esperienza di dissoluzione e decadimento. Stesso discorso per ospedali, obitori, mattatoi e luoghi di sofferenza o violenza: energie negative ma molto forti che comunque “respireremmo”.
C’è infine qualcos’altro di cui bisogna tener conto e che invece di solito nem-meno si considera: la memoria del luogo, o della casa stessa se è già costruita. Sarebbe importante sapere se i precedenti abitanti sono stati felici o meno, se ci sono stati eventi drammatici, lutti o incidenti… e comunque è altrettanto indicativo valutare lo “stato d’animo” dell’ambiente intorno, magari conoscendo i futuri vicini o semplicemente os-servando se hanno giardini o balconi curati, animali affettuosi e tranquilli, non aggressi-vi, cose che sempre assicurano un rapporto sereno ed equilibrato – di amore! – tra il dentro e il fuori del nostro spazio abitativo e quindi di noi stessi.
Dopo queste valutazioni generali è utile soffermarsi su un discorso fondamenta-le per l’ubicazione e la costruzione della nostra casa, cioè l’orientamento. Come per ogni altra cosa, secondo il Feng Shui nemmeno l’orientamento è qualcosa di assoluto: è invece il luogo in cui ci troviamo noi a determinare i punti cardinali e le relazioni-reazioni con l’ambiente circostante.
Per comprendere questo concetto, analizziamo lo schema dei Cinque Animali, che rappresentano cinque punti di vista, ruoli, funzioni, collegati agli Elementi e quindi alle direzioni dell’energia. Il punto di partenza è la direzione verso cui si guarda, dove è situato il Serpente (centro, colore bruno-giallo, associato all’elemento Terra che con la sua rotazione permette l’avvicendarsi delle stagioni): esso rappresenta la posizione rice-vente e favorente, l’attenzione e la concentrazione; raccoglie le informazioni che gli giungono e decide come usare le diverse energie. Alla sua sinistra c’è il Drago (est, co-lore verde, primavera, elemento Legno – direzione verso l’esterno, crescita), che ha na-tura spirituale ma è forte e sapiente; è l’intelligenza creativa. A destra c’è la Tigre (o-vest, colore bianco, autunno, elemento Metallo – direzione verso l’interno, condensazio-ne e fissazione), che è la parte più istintiva, di autoconservazione, di difesa o di attacco. Davanti troviamo la Fenice (sud, colore rosso, estate, elemento Fuoco – direzione verso l’alto), che è la nostra capacità di guardare lontano e rigenerarci, dilatarci. Dietro abbia-mo infine la Tartaruga (nord, colore nero, inverno, elemento Acqua – direzione verso il basso), che è la nostra parte di stabilità, sicurezza e longevità.
Le indicazioni dei Cinque Animali sono molto semplici, ma incredibilmente va-lide sul piano del benessere abitativo: in pratica è come quando siamo seduti su una co-moda poltrona, in cui le spalle sono protette e sorrette da un alto schienale, ai fianchi abbiamo solidi ma più bassi appoggi e davanti ci godiamo la televisione o il volto degli amici con cui chiacchierare! Allo stesso modo, una buona posizione per la nostra casa dovrebbe avere il fronte libero ed illuminato, con una veduta ampia e piacevole (Fenice), una certa protezione laterale, possibilmente più bassa a destra (un lato Tigre troppo forte accentua l’aggressività), e dietro una protezione più solida e corposa (alberi, colline, an-che muri purché non troppo a ridosso). In tal senso vanno anche valutati gli edifici con-finanti, che dovrebbero il più possibile avere posizioni ed altezze proporzionate a questo schema e alla nostra casa.

FORMA E SOSTANZA

Un luogo comune molto diffuso nella nostra moderna “civiltà” è quello per cui forma e sostanza sarebbero realtà diverse, con la seconda ovviamente più importante della prima... Un concetto del genere non soltanto è errato, ma è addirittura dannoso, laddove venga applicato alla progettazione dei nostri spazi abitativi, e più in generale ad ogni nostro intervento – o comportamento – nei confronti dell’ambiente. Di fatto, forma e sostanza non sono realtà diverse ma diversi aspetti della medesima realtà, per cui non solo nel Feng Shui, ma in ogni disciplina olistica qualsiasi intervento sulla forma in-fluenza la sostanza e diventa perciò di cruciale importanza, a partire dalle distribuzioni urbanistiche, dai volumi architettonici, dalle superfici ambientali fino agli oggetti d’arredo.
In natura non esistono forme perfette o completamente simmetriche, quindi non dobbiamo pensare di doverle ricercare a tutti i costi, tuttavia forme troppo sbilanciate o, appunto, “innaturali” mettono a disagio e possono creare tensione. Secondo una regola di buon senso ma sicura, una forma non dovrebbe mai attirare troppo l’attenzione, altri-menti può trasmettere sensazioni di squilibrio; ciò ovviamente vale solo per le abitazioni (in particolare per i luoghi di pernottamento), perché in ambienti commerciali, ricreativi o di rappresentanza può invece essere utile ed opportuno favorire reazioni più forti o particolari.
Le forme sferiche o circolari sono confortevoli, complete, incoraggiano la con-versazione e la comunione, perché in esse il Chi scorre in modo armonioso, senza acce-lerazioni né ristagni; ma obiettivamente si prestano poco ad essere arredate e non sono consigliabili per ambienti residenziali. La forma rettangolare è la più diffusa: anch’essa armoniosa ma più dinamica, perché legata alla direzione, e per questo favorisce le tra-sformazioni e i cambiamenti; il quadrato è più stabilizzante e può andar bene per perso-ne nervose o troppo eccitabili. Il triangolo è una forma difficile per via degli spigoli acu-ti che possono creare tensione: una forma ricca di energia (le piramidi erano usate pro-prio come accumulatori di energia), ma è un’energia troppo forte, insostenibile a lungo e quindi inadatta alla vita di tutti i giorni; anche per questo bisogna fare attenzione a non creare triangoli con l’accostamento di volumi o superfici.
A questo proposito vorrei fare un piccolo inciso. Da bambini le nostre mamme o nonne ci dicevano che non era educato “indicare le persone”… e noi, ammettiamolo, abbiamo accettato questa regoletta di galateo come altre, senza capirne completamente il motivo! Eppure la forma (anche la “forma mentis”) direziona potentemente l’energia, e per il Feng Shui dunque non solo un dito puntato, ma persino uno spigolo orientato ver-so di noi, una strada trafficata perpendicolare alla nostra casa ed ogni oggetto che inca-nali il flusso di energia in modo troppo diretto e mirato trasforma il Chi in Sha ed è quindi violento e potenzialmente dannoso per la persona o l’ambiente che lo riceve. Come ho già detto, queste forme estreme vengono chiamate “frecce segrete” e vanno e-vitate o schermate oppure in qualche modo riflesse, così che l’energia troppo forte possa essere frazionata e distribuita in diverse direzioni.
Anche la forma del tetto deve corrispondere alla “sostanza” dell’edificio che copre. Il tetto raccoglie l’energia verso l’alto e dall’alto: un tetto piano va benissimo per una costruzione commerciale, perché trattiene e condensa l’energia verso il piano mate-riale, ma è troppo yang per un’abitazione; così come sarebbe troppo yin un soffitto mol-to alto, che è invece tipico delle chiese, in cui favorisce il moto ascensionale dei pensieri e delle emozioni, il distacco dalla materia e l’evoluzione della coscienza.
Per comprendere a fondo come il Feng Shui interpreta l’ambiente abitativo, non è necessario ora soffermarsi a descrivere ogni dettaglio tecnico di quella che viene chiamata la “bussola Bagua” e che racchiude le informazioni utili a diverse scale e per le diverse finalità abitative. E’ sufficiente ricordare, qui, che ogni casa è un piccolo mondo, e andrebbe considerata come un emblema della vita, perché con essa interagisce in mo-do continuo e dinamico. Ogni aspetto della vita è simbolicamente racchiuso tra le pareti domestiche – le relazioni sociali, il lavoro, il riposo, il nutrimento, la salute, l’amore e così via – e ad ognuno corrisponde, o dovrebbe corrispondere, una posizione ed un o-rientamento favorente: si tratta anche in questo caso di rapporti qualitativi e quantitativi, che solo di rado coincidono con “stanze” vere e proprie, ma ugualmente dovrebbero tutti essere presenti e vissuti consapevolmente. Anche per questo le superfici troppo asimme-triche non sono consigliabili, perché in esse un elemento potrebbe essere ridotto o addi-rittura mancante, per cui è utile attuare un rimedio Feng Shui che ne attivi l’energia con un sostituto simbolico (colori o elementi) o comunque con una presenza vitale e positiva (una raffigurazione, una lampada, una pianta).
Poiché ogni aspetto della vita ha un’energia particolare e quindi un particolare significato (senso-direzione), è bene ricordare che i Cinque Elementi cinesi sono ap-punto direzioni energetiche e non vanno confusi con i “nostri” Elementi che invece cor-rispondono a stati (della materia o della psiche). I movimenti qui considerati sono: quel-lo verso il basso (Acqua), verso l’alto (Fuoco), verso l’esterno (Legno), verso l’interno (Metallo) e quello rotatorio (Terra), a cui sono rispettivamente associati punti cardinali o meglio posizioni (come abbiamo visto con i Cinque Animali), numeri, colori, sapori, odori, organi, qualità e così via... L’interazione tra tutti questi aspetti si ottiene attraverso il “Ciclo della Creazione” (il Fuoco è figlio del Legno, il Legno è figlio dell’Acqua, l’Acqua è figlia del Metallo, il Metallo è figlio della Terra, la Terra è figlia del Fuoco) e il “Ciclo del Controllo” (il Fuoco controlla il Metallo, il Metallo controlla il Legno, il Legno controlla la Terra, la Terra controlla l’Acqua, l’Acqua controlla il Fuoco). Su queste basi è possibile interpretare le relazioni dei singoli spazi all’interno della nostra casa ed effettuare eventuali interventi correttivi o migliorativi: ad esempio anche solo evitando di accostare l’Acqua (lavello) al Fuoco (forno) in cucina, o appendendo imma-gini di laghetti montani (Acqua) alle pareti di una camera da letto esposta a sud (Fuoco) e quindi non adatta al riposo, o ancora scegliendo un pavimento di parquet (Legno) per lo studio, per alimentare l’attività produttiva (Fuoco)…
Sempre a proposito di direzioni, nella nostra casa l’entrata ideale dovrebbe ave-re un’esposizione verso est o sud, così da permettere l’ingresso del sole “crescente”; in ogni caso dovremo assicurare luce ed aria, spazio libero davanti alla porta e subito dopo. Tutte le porte rappresentano infatti il modo in cui portiamo energia all’interno, e quindi soprattutto quella principale (che simbolicamente corrisponde alla “bocca” della nostra casa) ha la funzione di apportare nutrimento vitale, con il giusto equilibrio. L’energia ha poi bisogno di circolare, senza sostare troppo ma nemmeno scivolare via troppo rapida-mente; anche qui, corridoi lunghi e stretti, scale subito dopo l’ingresso o porte allineate, tendono a “risucchiare” il Chi ed è necessario intervenire con rimedi o filtri. Attenzione anche all’eccesso di finestre, che vanno schermate con tende soprattutto quando la vista esterna non è gradevole. Le finestre sono gli “occhi” della casa e devono essere ampie a sufficienza per permettere la visuale e l’affaccio, apribili e chiudibili a piacimento. La luce è sinonimo di vita e di consapevolezza: deve essere il più possibile naturale e, se ar-tificiale, non fredda; gli apparecchi illuminanti servono anche a rendere completa una forma, a rivitalizzare angoli in cui ristagna l’energia, e se utilizzate con correttezza crea-no energia yang e la dirigono dove necessario, per favorire l’attività o compensare per-sonalità dispersive. Ricordiamo ancora di evitare soffitti troppo bassi; o, in presenza di soffitti inclinati, di non posizionare i letti in corrispondenza della parete più bassa né sotto un trave a vista. Il sonno è una condizione primaria per la salute del corpo e dell’anima, ma anche estremamente delicata e vulnerabile, e quindi è fondamentale fa-vorirlo con un ambiente equilibrato, privo di “frecce segrete”, di quadri od oggetti dall’energia troppo forte o colori inadatti.
Infine, non dimentichiamo mai di dedicare alcuni spazi (e quindi un po’ di at-tenzione-coscienza) alla nostra controparte vegetale, tenendo piante all’interno o all’esterno della nostra casa. Le piante hanno natura yin e un amichevole potere inte-grante e calmante, ma è necessario che siano mantenute sane, non sacrificate in angoli angusti e nemmeno – viceversa – sacrificando gli spazi ad esemplari sproporzionati. L’equilibrio è spesso solo una questione di buon senso, ed il Feng-Shui ne ha in abbon-danza…


E’ stato necessario descrivere sommariamente i principi del Feng Shui e i suoi principali campi e metodi di utilizzo per giungere a suggerirne lo studio e l’applicazione a fini evolutivi. E’ pur vero che un modo di costruire sano ed attento all’ambiente sareb-be già molto, ma è altrettanto vero che, se la bioarchitettura si occupa del corpo (mate-riali, tipologie, strutture), il Feng Shui si occupa invece dell’anima della nostra casa; quindi l’ideale sarebbe un’interazione consapevole di entrambe le discipline. Il Feng Shui resta comunque applicabile a qualsiasi ambiente e in qualsiasi momento perché, operando con le analogie e le corrispondenze, non impone cambiamenti impegnativi sul piano del gusto, dei costi o degli spazi. Ciò che infatti mi premeva sottolineare, è che il Feng Shui non è una tecnica, tanto meno un approccio dogmatico e rigido al costruire, ma è soprattutto un sistema di pensiero: ne ho parlato come “arte dell’abitare” perché anche in situazioni già compromesse, anche in costruzioni già terminate ed occupate, può intervenire a correggere e riequilibrare eventuali conflittualità. Questo perché l’energia è un tutto organico e naturalmente predisposto a trasformarsi e a muoversi ver-so risultati più armonici, ed è sufficiente richiamare congrue assonanze simboliche per produrre un’eco vibrazionale direzionato e potente.
Affinché ciò sia possibile dobbiamo però riabituarci a considerare noi stessi, la nostra casa e gli stessi sentimenti che proviamo al suo interno, come elementi partecipi e sinergici della vita intera che abita il pianeta.
Esistono tantissimi testi che analizzano i fondamenti psichici di ogni rapporto interpersonale ma ancora troppo poco è stato detto su quello tra l’uomo e la propria casa, sulla psicosomatica dell’abitare. Eppure capita spesso che qualcuno cerchi da tempo una casa particolare, ma poi si trovi ad averne una completamente diversa: diversa da ciò che pensava e desiderava, appunto, eppure psicologicamente – inevitabilmente – affine a lui, in quel momento. Il Feng Shui ci ricorda che questa legge di affinità vale anche in senso opposto, e che possiamo migliorare noi stessi anche migliorando la nostra casa: modifi-care ciò che sentiamo procurandoci consapevolmente – strategicamente – sensazioni di-verse da quelle a cui siamo abituati o forse rassegnati, eliminando ciò che non ci piace oppure correggendolo, portando attenzione al “cosa”, al “come” e soprattutto al “per-ché” di una disarmonia ambientale e quindi ascoltandoci nel profondo, ascoltandoci davvero, senza pre-giudicare ciò che il nostro cuore ci dice e ritrovando così la nostra natura di esseri creativi, e non solo reattivi.

«Come il sangue trasporta ossigeno e sostanze nutritive (...), così l’energia Chi porta con sé le idee, i pensieri, le emozioni e i sogni che vorremmo realizzare nella vita.» (Simon Brown)
 

 
 
 
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