sabato 19 aprile 2014
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LE RUBRICHE DI ERIDANOSCHOOL - Astrologia e dintorni a cura di Lidia Fassio

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a cura di Lidia Fassio 
IL BRUTTO ANATROCCOLO
 
Il brutto anatroccolo Il brutto anatroccolo
Inadeguatezza e costruzione del “falso sé”

Riassunto della favola:

In una nidiata di anatroccoli, uno di essi, anziché essere bello e bianco, è grigio, grande e goffo nei movimenti. Sebbene la madre cerchi di accettarlo, tutti pensano che lui non abbia nulla a che fare con loro e che, sicuramente non è figlio della coppia. Tutti gli altri anatroccoli continuano a deriderlo e a farlo sentire brutto, inadeguato e assolutamente fuori luogo.

Stanco di questa situazione un bel giorno decide di farla finita con queste umiliazioni e quindi fugge via. L'anatroccolo vaga giorni e giorno senza meta ma non trova nessuno che lo voglia accettare ed amare; così, continua a girare in cerca di qualcuno che gli voglia bene fino a che, con l’arrivo dell’inverno i rischi di morire di fame e di freddo erano altissimi.

Nonostante questo era resistente e forte e così sopravvisse. Un bel giorno arrivo’ presso uno stagno dove stavano nuotando degli splendidi cigni, maestosi, grandi ed assolutamente regali. Attratto da tanta bellezza e fierezza, non potè fare a meno di avvicinarsi a loro guardandoli estasiato. Mentre stava in contemplazione all’improvviso quelle splendide creature gli diedero il benvenuto tra loro e lo invitarono a vivere dentro la loro comunità. Guardando il proprio riflesso nell'acqua, finalmente il “brutto anatroccolo” si accorse di essere anche lui un cigno e di essere bellissimo.


Interpretazione della favola
La favola del brutto anatroccolo mette in luce alcune difficoltà che ogni soggetto può incontrare nel difficile e precario percorso di identità, quando non ci sono immagini positive che giungono dalle figure parentali e che possano dare un “riflesso di sé” positivo ed amabile. E’ una delle favole che puntano direttamente il dito sulle falsazioni che spesso i bambini incontrano nel raggiungimento di una sana percezione di sé, giacchè vivono una condizione psicologica di identificazione negativa perché lo specchio che viene loro rimandato è sempre negativo e, in qualche modo, inadeguato.

Spesso in questo tipo di situazione si trovano quei bambini che per qualche motivo vivono o sono portatori di una sorta di “diversità” che, nell’ambiente in cui sono inseriti, viene vissuta come negativa e inaccettabile. Con questo intendo per esempio anche semplicemente una forte sensibilità in un ambito invece molto pratico e materialistico o un bambino timido in un gruppo fortemente aggressivo o un bambino speciale in un gruppo di mediocri. Queste peculiarità vengono quindi vissute come “diverse, estranee” e vengono rimandate al bambino sotto forma di negatività.

Astrologicamente parlando il brutto anatroccolo potrebbe essere un bambino nettuniano o che ha valori di casa 12a e che si sente estraneo all’ambiente circostante in cui vengono riconosciute come positive caratteristiche che lui non ha, mentre le sue, vengono considerate inutili o addirittura sbagliate. Questo tratto dà vita alla “sindrome da brutto anatroccolo” in cui ci si sente estranei, scartati, emarginati e non ci si riesce ad inserire nella mentalità e nei valori che tutti gli altri familiari ritengono “validi”. Queste difficoltà, oltre a creare grande paura, pongono le basi per un cattivo sviluppo della percezione di sé e minano dalla radice la formazione dell’autostima in quanto, non avendo valore per gli altri, si finisce per credere di non avere valore in senso assoluto in quanto nessuno sguardo ha assicurato valore e importanza.

Vi sono anche tratti riscontrabili in un Sole e/o Venere in aspetto a Saturno che creano condizioni di “rifiuto” che finisce col tradursi successivamente in una incapacità di piacersi e di amarsi e, di conseguenza, di piacere e di essere amati.

Questi bambini non si sono sentiti accolti e si sono sentiti “ sbagliati e quindi, brutti e indesiderati”.

Questo tratto è molto visibile nella fiaba nel passaggio in cui si apre quel grosso uovo ed esce fuori un anatroccolo sgraziato, grigio, diverso da tutti gli altri e quindi schernito ed emarginato.

Il piccolo, sentendosi rifiutato inizia a “vedersi brutto” e, proprio questo senso di estraneità lo umilia e lo porta ad allontanarsi, a scappare, a cercare altrove un po’ di calore e di accettazione.

La diversità qui viene vista come sinonimo di “bruttezza” e questo gli porta soprusi ed umiliazione da parte degli altri anatroccoli.

Il tema dell’abbandono, della fuga o ancor meglio dell’erranza è fondamentale da un punto di vista psicologico proprio perché conduce il piccolo eroe a cercare al di fuori del proprio ambiente una ragione per essere e per vivere .

E’ qui che lui cambia il suo destino: perché accetta la sfida non resta dove è e non resta dentro a quel cliché che lo devasta, ha il coraggio di esplorare nuove possibilità.

Il nostro anatroccolo infatti, dopo lunghe peripezie arriva sulle rive di un lago abitato da cigni, bellissimi e maestosi. Il piccolo è fortemente attratto da loro, come se vi fosse un richiamo ancestrale e, nonostante la paura accetta la sfida e inizia il suo tentativo di avvicinamento all’acqua, quasi certo di essere per l’ennesima volta rifiutato da tutti . E’ con questa speranza, ma al tempo stesso con un motto di sfida che plana sulla superficie del lago e, con estrema sorpresa, la sua paura e la sua rabbia lasciano immediatamente il posto ad un senso di stupore e di meraviglia quando, riflessa nelle acque, vede la sua immagine che gli rivela di essere un cigno, bellissimo e meraviglioso.

In quel momento, lui si riconosce, si vede per quello che è e si accorge che è accaduto il miracolo: simbolicamente, la trasformazione da anatroccolo a cigno indica un passaggio che avviene, non solo all’esterno, ma anche e soprattutto al suo interno, dentro alla sua psiche e nella sua identità.

Infatti, da un punto di vista psicologico, proprio il rifiuto subito aveva generato quella terribile frattura nella sua identità che lo costringeva a percepirsi come un “mostro”, come un essere senza alcuna possibilità e, soprattutto, un essere che non avrebbe mai avuto amore e accoglimento. In realtà, il tutto nasceva anche dal suo personale rifiuto che, da adulto, lo portava a non sentirsi degno di vivere e di essere amato.

Nel momento in cui lui si vede (ovvio riferimento al momento in cui è lui a riconoscersi e a riconoscere e vedere le sue qualità), avviene anche il miracolo esterno – e non viceversa - infatti, nel caso, alla sua accettazione corrisponde l’accettazione da parte degli altri uccelli che si accalcano attorno a lui a fargli festa.


La morale : Traformazione ed accettazione di sé.

Il significato di questa favola è molto interessante : ci ricorda infatti che il cammino di accettazione è esclusivamente un fatto personale. Continuare a non riconoscersi in virtù di un “non avvenuto riconoscimento” da parte dei nostri genitori, significa, nel tempo, continuare a “trattarsi male” e, quindi, in un certo senso dare ragione a chi vedeva in noi solo “bruttezza e incapacità”.



Il nostro anatroccolo trova sé stesso – e si trasforma in cigno – nel momento in cui accetta la sfida con sé stesso ed è da quella che nasce la possibilità di vedersi e di incontrare gli altri; in quel momento trova il coraggio di vedersi, di riconoscersi; in pratica trova le sue risorse interne e, con esse, il suo valore personale. Accettare la sfida è un passaggio importante che consente di non continuare a vivere passivamente le difficoltà e a non portarsi dietro il proprio passato come una valigia pesante ed inutile; consiste anche nel non accettare più l’immagine negativa che gli altri hanno rimandato ma andare a trovare la propria immagine, lavorando dunque sulle caratteristiche e su quei tratti personali che caratterizzano l’identità unica e speciale di ognuno.

La trasformazione infatti, in questa favola, sta nel potersi finalmente percepire nella propria verità e nel non accontentarsi della riflessione degli altri che, spesso, non è valida ed è una brutta fotocopia della nostra identità vera.

Molte persone purtroppo si trovano nella condizione di credere ancora di essere brutte e goffe e di non avere alcun valore personale; se ci cede alla paura si finisce per restare tutta la vita identificati con questa falsa immagine; se si ha i coraggio di affrontare sé stessi, si può scoprire qualcosa di veramente importante.




 
 
 
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