mercoledì 28 giugno 2017
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LE RUBRICHE DI ERIDANOSCHOOL - Astrologia e dintorni a cura di Lidia Fassio

RUBRICHE DI ASTROLOGIA

a cura di Lidia Fassio 
QUANDO SI LAVORA TROPPO.
 
Quando si lavora troppo. Le società occidentali sono tutte improntate sulla produttività che è il motore della redditività; ovviamente produttività e redditività sono anche le due molle che spingono a fare sempre di più per avere sempre più denaro per soddisfare sempre più bisogni.
Il lavoro oggi, a differenza di alcuni secoli fa, si svolge per la maggior parte delle persone lontano da casa e richiede quindi lunghe ore trascorse lontano dalla propria vita intima e domestica.
Nel lungo cammino che l’umanità ha fatto, c’è stato un cambiamento curioso: l’uomo odierno sembra infatti ricalcare l’esatta condizione del “nomade” anziché quella dell’ agricoltore; infatti, il passaggio da una società agricola legata ai campi e al piccolo laboratorio ad una fatta di uffici e di fabbriche lontane dal luogo di residenza, comporta lo stare fuori tantissime ore a cui si aggiungono anche i tempi per gli spostamenti. Questa situazione ha avuto inizio a partire dal 1700 - età della prima rivoluzione industriale, mentre non era affatto presente nella civiltà contadina che viveva insieme sia la sfera pubblica che quella privata. Gli unici a fare eccezione erano i commercianti e i soldati, ma nella quotidianità il lavoro si svolgeva praticamente a casa o nelle vicinanze della stessa.
Una situazione quale quella odierna era invece tipica delle popolazioni nomadi in cui l’uomo o gli uomini della tribù partivano per andare a caccia e stavano via anche giorni e giorni.. mentre le donne si interessavano dell’andamento della casa e spesso anche di quello dei villaggi.

Con lo sviluppo così esagerato della produttività si è presentata la necessità di costruire gli impianti in luoghi adatti e così, gli uomini, hanno cominciato a trascorrere tantissime ore lontani dalla famiglia investendo sempre più le loro risorse fuori casa, rientrando spesso spossati e stanchi, non più interessati a ciò che accadeva dentro casa.

Non solo, questo tipo di situazione ha dato vita alla credenza – perdurata a lungo – che fosse l’uomo a “portare i soldi a casa” dimenticandosi totalmente che questo era possibile perché c’era un altro elemento fondamentale che si occupava del resto; anche quest’idea è una deformazione figlia della rivoluzione industriale in quanto, prima, uomini e donne lavoravano insieme nei campi e quindi non vi era una mai stata una netta divisione tra chi “guadagnava” e chi invece “no”.

Il bisogno di recarsi lontano da casa per lavorare ha anche creato infine una netta divisione dei compiti: gli uomini fuori a guadagnare e le donne a casa a badare ai figli e a tutto ciò che appartiene alla sfera domestica. Risulta perciò evidente una situazione tipo:
gli uomini da un lato si comportano come se fossero totalmente “estranei” alla vita domestica; rientrano e poco sanno delle abitudini che si sono create, di ciò che fanno i figli e delle situazioni che accadono regolarmente nella vita familiare;
dall’altro, in virtù del loro tantissimo lavoro si aspettano – al loro ritorno a casa - di essere accolti come gli “eroi” che tornavano dalle lunghe battute di caccia o da una guerra che, come premio ricevevano cure, accoglienza e amore.

Generalmente, anche oggi, pur non essendo più imperante questo tipo di realtà, gli uomini hanno però sempre in testa un menage di questo tipo e, soprattutto quelli che fanno carriera e danno tantissimo a livello lavorativo, non riescono a comprendere che le loro donne e la loro famiglia non li considerino dei veri eroi moderni che meritano di essere accolti e sostenuti nel momento stesso in cui rientrano nella loro casa.

Se pensiamo ai vecchi miti degli “eroi” comprendiamo che cosa è successo e, forse ci avviciniamo anche a certe verità che continuano ad emergere e che non sono facile da capire.
Gli uomini moderni, quasi tutti nomadi più o meno pendolari, sono abituati fin da piccoli ad interessarsi di lavoro, professione, rendimento; molte famiglie spingono i maschi a diventare responsabili, a impegnarsi a scuola in virtù di una carriera che dovrà gratificarli e che dovrà occupare l’intera loro vita e… non solo… dovrà dare loro anche la possibilità di avere una donna ed una famiglia importanti. Nell’immaginario collettivo è ancora potente l’immagine dell’uomo importante che ha una famiglia importante.
Non possiamo dimenticarci che per tradizione, l’uomo che aveva il “patrimonio più sostanzioso” poteva ambire alla donna più bella che, da arte sua, poteva così garantire al meglio la sua progenie (teoria darwiniana).
In effetti, salvo alcune rare eccezioni, gli uomini hanno questo nel loro DNA anche se il mondo femminile si è discostato molto dalla loro visione: ormai le ragazze studiano, fanno carriera e, quando decidono di mettere su famiglia vogliono avere accanto un compagno con cui condividere la vita e, almeno coscientemente , non desiderano un eroe che ritorna vittorioso la sera, ma un “amico” con cui parlare e sentirsi comprese.
Tuttavia, anche loro giungono da una tradizione che è sedimentata dentro la psiche per cui si aspettano inconsciamente che l’eroe vinca le sue battaglie, conquisti il successo (carriera), protegga la famiglia e pensi a tutto ciò che è l’andamento economico nel senso che faccia vivere la famiglia nel confort.

Questa dicotomia tra l’atteggiamento cosciente e la tradizione sedimentata, ha generato e continua a generare, una grande confusione tra ruoli, aspettative e realtà creando un tasso elevato di ambivalenza in quanto, si finisce per essere convinti di cercare un tipo di situazione che, in realtà, non è poi così vera.. o meglio, non è la sola.. perché l’altra, quella più profonda è ancora in grado di dire la sua nell’inconscio.

Cosi, nella piena inconsapevolezza l’uomo è sincero quando dice di volere una donna che sia pari a lui, che lavori e che sia una compagna intellettualmente valida e in grado di condividere molto di ciò che affronta lui tutti i giorni, ma la parte non cosciente fa sì che, quando rientra a casa la sera stanco dal lavoro e dallo stress che accumula durante la giornata, si aspetti di essere accolto esattamente come “l’eroe” che ritorna dalla guerra e che viene coccolato, nutrito e amato e a cui si risparmiano tutti gli stress della vita domestica.

Anche la donna, da parte sua, coscientemente cerca un uomo compagno, un uomo che condivida con lei l’allevamento dei figli e l’andamento della casa e che sia empatico e comprensivo ma, dentro di lei.. è ancora inconsciamente intrisa dell’immagine eroica che si aspetta che sia lui a renderla grande e a fare grande la famiglia soprattutto… economicamente parlando, facendola vivere in una situazione di agiatezza in cui non vi siano ansie per il futuro.

Ed è qui che si ingarbugliano le carte… nel momento in cui l’uomo, dopo aver provveduto – a suo parere - egregiamente alla famiglia, si sente “tradito” da lei che sembra non riconoscere gli sforzi che ha fatto e che, anzi, lo accusa di non “essere mai stato presente” e di averla lasciata sola come donna e come madre; qui il mito dell’eroe si infrange perché lui, non solo non conquista la principessa, ma la perde pressochè definitivamente.

Lei, da parte sua.. si sente profondamente “tradita” per essersi interessata della vita domestica, considerata meno importante per lui senza aver avuto in cambio un vero compagno con cui condividere emotivamente insicurezze e drammi emotivi e, per di più, arrabbiata per aver rinunciato ad una vera “carriera” sacrificandola per quella di lui.

In queste fasi, se ognuno dei due riesce a fare una retrospettiva senza retorica e senza falsi alibi, allora emergono due cose importanti:
lui può rendersi conto di quanto si sia ingannato rispetto all’idea che carriera e famiglia fossero sullo stesso piano di importanza.
Infatti, lui se da un lato ha pensato di volere realmente una famiglia, non ha quasi mai visto con chiarezza quanto sia dipendente dall’ambizione e dal successo e quanto poco attento sia quindi nel rispondere ai ripetuti appelli di lei. Lui ha continuato a dare vita alla voce interna che gli sussurrava “se sei un eroe verrai premiato”;
lei, da parte sua, può rendersi conto di quanto in realtà da un lato sia stata sedotta dal benessere e dal potere derivante dal lavoro di lui per cui, molte delle sue richieste e della sua insoddisfazione non erano realmente motivate dal profondo, per cui finivano per cadere nel vuoto perché non sostenute da una precisa volontà di metterle in atto.

Oggi, queste dicotomie tra interno ed esterno e tra tradizione e modernità stanno emergendo e richiedono attenzione per essere viste in modo da non cadere nella loro trappola.

 
 
 
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