mercoledì 23 agosto 2017
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LE RUBRICHE DI ERIDANOSCHOOL - Astrologia e dintorni a cura di Lidia Fassio

RUBRICHE DI ASTROLOGIA

a cura di Catia Nanni 
VIAGGIO ALLA RICERCA DI RADICI SCONOSCIUTE
 
Viaggio alla ricerca di radici sconosciute Sono una Pesci e da brava Pesci mi piace pensare alla mia vita come a un’avventura di emozioni, sensazioni, percezioni che nella prima parte della vita sono state vissute in modo passivo, per essere poi elaborate, interiorizzate e trasformate nella seconda parte della vita in un qualcosa che mi ha portato alla gioia di vivere e alla sensazione di voler abbracciare il mondo intero.
Sono le sensazioni che vivo in questo momento e che sono il frutto di un viaggio portato a termine ultimamente, sulla ricerca delle radici paterne mai conosciute.
E’ stato un viaggio interiore iniziato diversi anni fa, che ha coinciso con la quadratura di Plutone al Sole e con l’analisi del tema di nascita in una lezione del corso di Lidia, dove ogni allieva prendeva in esame il proprio.
Adesso mi rendo conto che è stato un viaggio a tappe, come la vita è costellata di tappe e ogni tappa dovrebbe mettere in grado di affrontare quella successiva e senza saperlo, in quel momento è iniziata la preparazione a quello che avrei dovuto affrontare in seguito. Lì sono state gettate le basi per andare verso quella parte di radici rimaste mute.
Attraverso il linguaggio simbolico astrologico è stato tracciato il profilo psicologico di mio padre, della sua situazione ingarbugliata e fuori dagli schemi che allora ha causato scandalo e di come questo abbia influenzato la sua scelta di andarsene quando sono nata. Non c’era giudizio in questo, ma solo la necessità di capire e comprendere, perché sapevo ben poco di lui.
In seguito c’è stata una elaborazione più approfondita del mio Giove in Capricorno in IV casa, quadrato all’asse dei nodi, ma anche dei pianeti personali e interpersonali, che nel mio Tema sono quasi tutti lesi, anche se con recupero.
Posso dire con soddisfazione che mi è stato di grande aiuto il mio Sole in VI, che non avevo mai tenuto in grande considerazione: ho capito che se si trova in quella posizione vuol dire che ha una sua funzione ben precisa, e infatti mi è servito per fare un’analisi lucida e obiettiva, per mettere in ordine ciò che creava ancora confusione. E’ come se avessi dovuto conciliare Nettuno e Saturno, mettendo insieme la parte Pesci col Sole in VI, lavorando su regole e confini e nello stesso tempo lasciando aperti i canali per poter esprimere l’empatia e la compassione dei Pesci senza rischio di inflazione. Questo lavoro mi è servito per avere i piedi ben piantati per terra e poter anche affrontare quello che è avvenuto dopo.

In concomitanza al transito di Plutone al Sole, Urano ha fatto il suo ingresso nei Pesci e quando è arrivato sulla mia Venere (trigona alla Luna, Luna che forma un quadrato con Nettuno in I) esattamente al grado, ha coinciso con la morte di mia madre.
Nonostante ci fosse sempre stato un rapporto difficile tra noi, è stato come se fossi stata travolta da un uragano, unito ad un senso di rimpianto per non essere riuscita a recuperare un rapporto con lei; era come se avessi dovuto risarcirle un torto tutta la vita.
Elaborando il lutto, sono riuscita a separare quello che era suo da quello che era mio, a comprendere le sue motivazioni ma nello stesso tempo a essere in pace con me stessa per avere fatto tutto quello che era possibile fare per lei. Se n’era andata in un giorno di primavera e ricordo lo stupore del prato vicino a casa pieno di soffioni del tarassaco, il fiore della trasformazione. Certo lei si era trasformata e forse questo prato rappresentava una speranza di una sua futura riconciliazione con il mondo intero, con se stessa e con me, forse da qualche parte nel tempo.

Dopo poco più di un anno, un fastidioso disturbo fisico mi ha portato da una naturopata. Alla richiesta delle malattie dei miei genitori risposi che non sapevo nulla di mio padre, solo che si era formato un’altra famiglia, che forse avevo dei fratelli sparsi per il mondo e che era morto più di vent’anni fa. Questo ha provocato un suo interesse e mi sono trovata a raccontare la mia storia, senza immaginare che le sue parole avrebbero in un certo senso stravolto la mia vita.
Mi aveva consigliato di contattare i miei fratelli per trovare un sacrosanto senso di appartenenza, loro dovevano sapere della mia esistenza, perché quando in una famiglia c’è un ramo nascosto non è una famiglia completa, è monca, quindi lo dovevo fare per me, per un senso di giustizia ma anche per loro, per rimettere le cose a posto. Per farmi capire di che cosa stava parlando mi ha consigliato due libri da leggere sulle costellazioni famigliari.
Cercare i miei fratelli? Non sapevo nemmeno che terra pestavano! Erano due o tre? Oppure una sorella o un fratello? Non sapevo nulla! Possibile tutto questo lavoro per un semplice mal di pancia?
Come se non bastasse mi aveva dato anche un altro compito da assolvere; chiudere il cerchio col passato scrivendo una lettera a mio padre da leggere sulla sua tomba e aspettare la risposta.
Nella lettera dovevano apparire parole chiave come: abbandono, dolore, sofferenza, solitudine ma anche consapevolezza, accettazione, serenità perché va bene la comprensione, però ognuno deve assumersi la propria responsabilità che non finisce con la morte e deve avere l’opportunità di farlo con dignità. Non doveva comparire la parola “perdono” perché secondo lei è una faccenda di Dio e noi non siamo Dio.
Invece io sono convinta che sia un passo obbligato per lasciare andare le cose, che richiede un processo interiore, intimo, profondo e che serva più a se stessi che alla persona da perdonare.
Quindi ho lasciato alla naturopata la sua convinzione ma ho seguito i suoi consigli, perché mentre parlava sentivo che le cose che diceva erano giuste. Era come se avesse toccato delle corde profonde, perché non potevo trattenere le lacrime; c’era una parte di me che non conoscevo che aveva bisogno di tornare alle origini, alle sue radici, perché era mancata la sedia dell’appartenenza.
Non mi sarei mai sognata di fare questa ricerca, ma è bastato che qualcuno me ne parlasse per riconoscere questo bisogno soffocato. E’ come se tutto quello che viene rimosso e buttato nell’inconscio, ad un certo punto gridasse per essere riconosciuto, per risalire a galla e tu non potessi fare a meno di ascoltare quella voce e assecondarla perché non puoi più reprimerla e riconosci la stanchezza e di conseguenza il desiderio di poterti finalmente sedere.

Urano nel mio segno mi portava anche questo turbinare di emozioni, non era traumatizzante ma nemmeno leggero. Certo, riguarda il cambiamento, ma questo cambiamento chiedeva di rompere l’omertà, il vecchio schema? Di rimettere le cose a posto? Perché toccava proprio a me togliere le castagne dal fuoco? Toccava a me perché il mal di pancia era mio ed era arrivato il momento di affrontare e chiarire una situazione rimasta troppo a lungo in sospeso.
Ma se Urano porta a trovare la propria verità interna, a diventare veri con se stessi, forse questo percorso era un percorso obbligato attraverso cui dovevo passare. Per rafforzare questo discorso, Plutone aveva fatto un altro passaggio importante; era entrato nella IV casa, che è sempre un richiamo delle radici paterne.
Dopo quell’incontro sembrava che tutto mi portasse in quella direzione, così ho seguito quella sensazione e ho iniziato a muovermi in quel senso. Come fare per trovare i miei fratelli? Con la legge sulla privacy diventava difficile prendere informazioni e nello stesso tempo non conoscevo nessuno a cui rivolgermi. All’improvviso un’intuizione! Avrei messo un biglietto sulla tomba di mio padre e dovendo fare una scelta, avrei scritto sul biglietto “Per i figli di ….” con il mio nome e numero telefonico, chiedendo di contattarmi, così non avrei coinvolto nessuna persona esterna.

Poi ho iniziato a scrivere a mio padre ed è stata la lettera più difficile della mia vita! Quanta fatica solo nello scrivere la parola “papà”. Ho impiegato diversi mesi a scriverla e credo di avere consumato una risma intera di fogli. D’altra parte cosa scrivere ad un padre che avevo visto solo una volta e “per caso”, senza sapere chi fosse?
Se penso a quell’unico incontro con lui, trovo che ha dell’incredibile per tutta una serie di coincidenze concatenate una all’altra e piene di “se”:
se l’insegnante di ruolo non si fosse ammalata, non sarebbe stata sostituita da un’altra che non era prevenuta nei miei confronti e che premiava gli sforzi con bellissimi voti;
se fosse stata un’abitudine per me prendere bei voti, non sarei stata così felice da sentire l’esigenza di esternarlo a qualcuno;
se fossi passata vicino ad altre persone, non avrei importunato proprio lui che era fermo a guardare l’insegna di un negozio;
se lui non avesse detto “non dire alla mamma che mi hai visto”, nel tempo non avrei capito che avevo fermato proprio mio padre.
Quante volte mi avrà vista passare senza poter dire nulla? Quali pensieri affioravano nella sua mente? Quale poteva essere il suo stato d’animo?
Sono convinta che quell’incontro fosse un regalo del Cielo per farne buon uso in seguito, quando la consapevolezza avrebbe squarciato quel velo pietoso sceso a proteggere, per poter capire, perché no?, la sua sofferenza silenziosa, i suoi sensi di colpa per un dovere mancato e che forse gli ha lacerato l’anima, altrimenti perché seguirmi da lontano?
Tutti questi anni di astrologia mi hanno insegnato ad avere una visione più olistica della vita, a non colpevolizzare i nostri genitori perché ce li siamo scelti noi, a comprendere che la situazione in cui ci siamo trovati era giusta per noi, per crescere ed evolvere come persone.
Così ho descritto nella lettera quello che ho provato, ma dicendo anche che le cose dovevano andare in quel modo perché quello che ci capita, ci deve capitare. Invece la reazione agli eventi che ci capitano, diventa la risposta alla nostra vita. Quindi non potevo avercela con lui e nemmeno con mia madre, perché la mancanza di appoggi e la precarietà erano stati gli strumenti per crescere.
Anche se non compariva la parola “perdono” era già implicito in sé. Ho concluso restituendogli la sua dignità come uomo, come padre, mostrandogli gratitudine per avermi donato la vita e l’ho lasciato andare, convinta che tutto quello che si scioglie sulla terra si scioglie anche in cielo.
Quando mi sono sentita pronta sono andata al cimitero in un paesino del Veneto, dove mi aspettava una sorpresa. Non riuscivo più a trovare la tomba di mio padre, allora io e mio marito, che mi ha accompagnata in quest’avventura, ci siamo rivolti al custode per avere informazioni. Lui si ricordava di quella tomba, che era stata spostata perché nel frattempo era morta la moglie ed i figli (i figli!, il biglietto era giusto) avevano voluto metterli insieme.
Facendo domande mirate ma con discrezione abbiamo saputo che erano fratello e sorella e che abitavano nella stessa porta (porta come stessa casa?, stesso palazzo?, avevano famiglia?, avevano dei figli? Interrogativi sospesi).
Però la sorpresa che mi aspettava era un’altra, perché una volta trovata la tomba mi è venuta la pelle d’oca leggendo la data della morte della moglie …… era la stessa di quella di mia madre. Non era possibile! Nello stesso giorno, io e i miei fratelli abbiamo avuto lo stesso lutto. Un’altra coincidenza, che però non riuscivo a decifrare se non quella di rimarcare il fatto di essere fratelli, nonostante il vivere separati senza sapere nulla ciascuno dell’altro e nonostante il fatto di accettarlo o meno.
Passato lo sbigottimento ho messo il biglietto legato a una rosa bianca per mio padre e sono riuscita a leggere la lettera nonostante fossi disturbata dalla foto della moglie, mi disturbavano quegli occhi anche se il viso era sorridente, senza sapere perché.
Ho aspettato un po’ e quando ho sentito la mia solita sensazione di allargamento del cuore me ne sono andata. Sapevo che mi aveva ascoltata, che il contatto era avvenuto.

Dopo qualche giorno mi ha contattata mio fratello e ho dovuto reprimere l’emozione per non traumatizzare una persona ignara di tutto, infatti ho capito che non sapeva nulla. Gli dicevo che avevo una cosa importante da dire a lui e a sua sorella e se potevamo incontrarci per poterne parlare. Mi doveva richiamare dopo avere preso accordi con la sorella, ma quella telefonata non è mai arrivata.
A quel punto mi sono chiesta se era giusto andare avanti, invadere la vita di altre persone e tutte le sicurezze di essere sulla strada giusta sono svanite. Volevo andare fino in fondo ma non al prezzo di ferire altre persone. Il dubbio era più forte della curiosità, anche perché leggendo i libri sulla costellazione famigliare si diceva che nelle famiglie dove è stata nascosta o isolata o separata una persona, qualcuno si sarebbe assunto il Karma delle decisioni prese. Uno dei due poteva avere un problema o fisico o psichico… e io cosa avrei fatto? Avrei aggiunto sofferenza ad altra sofferenza! Decisi di fermarmi anche se sotto sotto covava una sottile insoddisfazione per non avere chiuso il cerchio.
Però nonostante la decisione presa, tutto mi portava in quella direzione. Il segnale si è verificato durante una gita fra i dipendenti della società dove lavorava mio marito. Non lo avrei mai immaginato, ma quando ormai non ci pensavo più è arrivata la svolta.
Un signore vicino a noi, parlando ad alta voce diceva di essere stato il primo ad aprire l’ufficio nel paese dove abitava. Non credevo alle mie orecchie, era il paese dove aveva vissuto mio padre! Ho alzato immediatamente le antenne a quella parola magica e al momento opportuno l’ho avvicinato, chiedendo se aveva conosciuto una certa persona. Non solo aveva conosciuto mio padre, anche se di vista, ma addirittura aveva conosciuto la moglie, che era stata l’insegnante del figlio più piccolo.
Tutto sembrava dirmi: “non ti fermare, vai avanti!”.

Mi ha descritto questa donna tutta d’un pezzo, molto rigida e inflessibile, che mi ha permesso di mettere a posto un altro tassello mancante. Ricordo ancora vividamente un episodio della 1° elementare, unica classe frequentata nel paese in cui sono nata, prima di trasferirci a Bologna.
Durante l’ora di ricreazione, la nostra maestra ci fece mettere in fila per due mentre lei parlava in modo confidenziale con un’altra signora. Ad un certo punto disse: “Catia fai un passo in fuori”. Io feci quel passo e mi sentii cadere il mondo addosso; quegli occhi esprimevano disapprovazione, rabbia, disprezzo, risentimento. Poi tutto ritornò come prima, senza una spiegazione, lasciandomi una forte sensazione di disagio che non ha mai trovato risposta, perché quello sguardo non mi ha mai lasciato. In seguito mi sono sempre chiesta chi poteva essere quella signora, intuivo che c’era un legame con mio padre, però non riuscivo a spiegare quello sguardo. Cosa mai potevo averle fatto? Non la conoscevo nemmeno! Alla fine ho capito.
Quando quel signore parlava di lei, ho capito che era lei la famosa fidanzata di mio padre quando ha avuto una storia con mia madre, poi diventata la moglie e dal momento che il cognome era veneto, si intuisce che aveva voluto ricominciare nel paese delle sue origini, lontano dal luogo dello scandalo. Ecco spiegato il rimprovero di quello sguardo; il rimprovero di essere nata. Ecco perché mi aveva infastidito tanto quello sguardo nella foto!

Comunque il fatto di trasferirsi non poteva cancellare o annullare il fatto che ci fosse una figlia di mezzo. Bastava questo per far tacere la coscienza? Io so di avere idealizzato la figura di mio padre perché la realtà era troppo dura da accettare, so anche che non mi ha mai cercata quando i tempi erano cambiati ma non credo che la sua vita sia stata più facile della mia, anzi credo che abbia pagato un prezzo molto alto.
Ho anche riflettuto sul fatto che le cose si sono mosse un anno dopo la morte delle nostre rispettive madri, prima non sarebbe stato possibile un avvicinamento, per via del forte risentimento della loro madre. È una coincidenza anche questa? Mi chiedevo anche quali messaggi erano passati con una educazione non certo morbida e flessibile, quale condizionamento potevano avere subito loro se io, a distanza di 50 anni, ricordavo ancora la potenza di quello sguardo? Era una prima indicazione per intuire che probabilmente era stata costruita una corazza ermeticamente chiusa e difficile da scalfire. Nonostante questi preamboli avevo deciso di andare avanti, questa volta niente mi avrebbe fermata, anche considerando il rischio di una delusione.
Allora ho preso contatti con il loro parroco, che mi ha dato conferma di quello che avevo già intuito. Intanto ho saputo che vivono nella stessa casa, che non sono sposati, che sono persone istruite, hanno la casa piena di libri, sono gentili ma mantengono le distanze, lei mi assomiglia sul piano fisico ed è lei che prende sempre ogni iniziativa, mentre lui è sempre in secondo piano.
Siccome non se la sentiva di fare da tramite perché non frequentano la parrocchia, mi ha consigliato di scrivere una lettera (un’altra!) perché secondo lui era il modo migliore per avere un approccio con loro; avrebbe dato modo di valutare e soppesare le cose.
Ero d’accordo con lui e ho scritto due lettere uguali, indirizzate singolarmente, proprio per evitare che se fosse stata lei la prima a leggere la lettera, la potesse strappare o nascondere. Spiegavo chi ero, il malinteso che si era creato (proprio per non colpevolizzare), che un’integrità morale mi impediva di approfittare o fare del male a chiunque, che nonostante il cognome diverso … ero loro sorella, senza togliere nulla a loro perché ero nata prima della costituzione della loro famiglia, che la molla per cui li contattavo non era dovuta a questioni materiali e ho sottolineato questo aspetto, quello che mi interessava era recuperare un senso di appartenenza mancato. Ritenevo che essere fratelli rappresentasse una ricchezza e che sarebbe stato bello risolvere su un piano più elevato le incomprensioni di chi ci aveva preceduti, quindi poterci incontrare e conoscere.
Concludevo dicendo che se non se la sentivano di affrontare questo discorso, lo avrei capito e mi sarei messa da parte senza interferire.

Questa volta la risposta non si è fatta attendere. Urano era congiunto al Sole e Giove quadrava Venere mentre Saturno si opponeva a Mercurio in V casa. Era passato un anno dall’incontro con la naturopata.
Ricordo di avere pensato “troppo presto”, perché non poteva esserci stata una elaborazione. In effetti quando arriva una lettera come quella che ho mandato io, anche se scritta con tatto e in modo delicato, è sempre una lettera che ti sconvolge la vita (almeno in un primo momento) perché mette in discussione l’educazione ricevuta e ci vuole un po’ di tempo per macinare quel mattone.
Naturalmente si trattava di un rifiuto, una pagina scritta col computer, dove mi si dava rigorosamente del Lei. Volendo essere obiettivi non si trattava di una lettera cattiva e si leggeva tra le righe le parole ricercate per non ferire, scritta magistralmente ma priva di emozioni, fredda e distante.
Diceva che pur rispettando la mia ricerca di fare chiarezza, temevano di non potermi essere utili perché si chiedevano che utilità potesse avere un incontro fra tre persone sconosciute tra loro, con differenti percorsi di vita, perché gli affetti famigliari sono costituiti dallo scambio, dall’esistenza comune, quindi non potevano esserci “surrogati” possibili.
Surrogati possibili? Mi chiedo se un padre in comune possa rappresentare un surrogato possibile.
Conoscono il valore dell’amicizia? Persone con differenti percorsi di vita si incontrano e possono nascere sentimenti di amicizia molto profondi.
È vero che ho voluto uscire dall’ombra come hanno scritto loro ed è anche vero che tutta questa situazione non è colpa loro e nemmeno mia, però rimettere le cose a posto l’ho ritenuto un doveroso atto di giustizia non solo per me e mia madre ma anche nei loro confronti, perché un ramo delle loro radici non era completo. Poi ne faranno l’uso che credono.

Lì c’è ancora un Super-Io che lavora ed è molto potente; l’eredità della loro madre. Ancora una volta le lezioni di Lidia mi hanno aiutato nella comprensione di questo meccanismo: Saturno per proteggere l’io ha costruito un muro intorno che non lascia passare il nuovo dall’esterno, per non essere travolto dalle ondate emotive; ma se da un lato protegge, dall’altro imprigiona, Lidia ha sempre fatto l’esempio del carcerato e del carceriere che stanno dentro la stessa prigione. Poi mi chiedo, in una famiglia dove i ruoli erano invertiti quale opinione potessero avere del loro padre? Mi auguro che la mia lettera, se non altro, possa essere servita a rivalutare la figura paterna, a capire il suo atteggiamento, magari una sua tristezza intrinseca.
La constatazione è che io ho dovuto lavorare con la mancanza di confini di Nettuno per mettere i limiti di Saturno, loro al contrario dovrebbero lavorare con i troppi limiti di Saturno per conoscere l’empatia di Nettuno e lasciarsi andare un po’ di più per vivere la vita con meno rigore ma con più leggerezza.
Mentre lui, mio fratello, è l’anello debole della catena, è quello che funge da catalizzatore delle relazioni famigliari karmiche e non credo di essere andata molto lontana dalla verità.
Capita questa cosa, non mi rimane che rispettare il punto in cui sono, lasciandoli liberi di essere se stessi. Del resto anch’io mi sono mossa tardi; solo nella seconda parte della vita, in concomitanza con l’opposizione di Urano a se stesso, che ha cambiato radicalmente la mia vita. Prima non avrei potuto accettare nessun cambiamento, c’era un blocco molto forte che aveva bisogno di tempo per essere smaltito. Quindi li capisco benissimo; vorrà dire che abbiamo due strade diverse da seguire. Non significa una migliore e l’altra peggiore, ma solo diverse.

Arrivata a questo punto mi sono chiesta che senso aveva avuto tutta questa fatica, perché tutto mi aveva portata in quell’unica direzione, per cosa? Per non realizzare nulla? Ma che senso c’era?
Alla fine ci sono arrivata; non è la meta che conta, ma il viaggio per arrivare a quella meta. Adesso posso dire che questa ricerca certamente è servita per lasciare andare mio padre e mettere le cose a posto anche con i miei fratelli, ma in verità è servita per aiutare soprattutto me. Se tutto mi portava là era per fare luce e chiarezza non solo fuori ma dentro di me, per capire che anche chi poteva essere privilegiato ai miei occhi aveva la propria matassa da dipanare e, nello stesso tempo, questa ricerca mi ha permesso di mettere dei tasselli mancanti che solo io avrei potuto mettere. Il bisogno di ricercare le radici sconosciute è arrivato al momento giusto, dopo una preparazione di lavoro su me stessa che mi ha messo in grado di valutare e discernere le cose. Forse non è un caso che sia avvenuto proprio con Urano nel mio segno, forse per tagliare i rami secchi che non servivano più. Non ho più bisogno di lasciare una rosa bianca sulla tomba di mio padre per lasciare una traccia del mio passaggio perché non ho più bisogno di segni esterni, l’unione è interna. E’ come se avessi già trovato la mia sedia, è come se avessi già trovato il mio senso di appartenenza.
Quindi il rifiuto dei miei fratelli non lo ritengo una sconfitta, perché la loro decisione non dipende da me, riguarda un loro problema relazionale di cui forse non ne sono nemmeno a conoscenza.
Di nuovo ritengo importante il mio Sole in VI, che è servito a usare la discriminazione che porta a separare ciò che è tuo da ciò che non è tuo, a non caricarsi di inutili fardelli che servirebbero solo a rallentare il viaggio personale.
Un giorno mi sono guardata allo specchio e ho notato che era sparita quell’espressione velata di tristezza per fare posto a una più sorridente. In effetti i frutti di questo viaggio sono quelli della serenità, della fiducia e della soddisfazione interiore.
I transiti di Urano hanno accompagnato questo viaggio, mentre per assecondare il transito di Plutone in IV casa dovrò forse continuare la mia ricerca ma ad un altro livello, quello ontologico dell’uomo. In questo momento, con Nettuno in I casa sento molto forte e prepotente il bisogno di dare un senso più spirituale alla mia vita, lo devo realizzare ma ci dovevo arrivare per gradi, prima assolvendo i compiti karmici, poi con un lavoro di pulizia interiore. Infatti tutti i pianeti che sono sotto l’orizzonte rappresentano un bisogno, una necessità di entrare dentro se stessi, un fermarsi per scavare, rivoltare, estirpare, setacciare per preparare il terreno al nuovo seme, per voltare pagina e aprire un capitolo nuovo.
Forse, per dirla con Dante, per essere pronta ad avvicinarsi a “quell’amor che move il sole e le altre stelle”.

 
 
 
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