domenica 30 aprile 2017
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LE RUBRICHE DI ERIDANOSCHOOL - Astrologia e dintorni a cura di Lidia Fassio

RUBRICHE DI ASTROLOGIA

a cura di Maria Elisabetta Luciani 
GUESS
 
GUESS
A 32 anni Guess decise che ne aveva abbastanza di essere invisibile. Certo, gli aveva fatto comodo in passato, per rubacchiare qualche libro che non poteva comprare, per andare al cinema gratis o per riempirsi la pancia a spese di quell’antipatica della Xenia del bar Argo. Con l’andare del tempo però si era reso conto che gli inconvenienti superavano di gran lunga i vantaggi e che la libertà di non essere visto poteva diventare una prigione.

Di preciso non avrebbe saputo dire come era scivolato in quella storia: aveva avuto inizio quand’era bambino, per gioco e talvolta per evitare la collera degli adulti. Poi, appena uscito dall’adolescenza, l’invisibilità gli era servita per sfuggire alle richieste di impegno di qualche ragazza troppo insistente. Negli anni successivi però era diventato una specie di vizio a cui non sapeva sottrarsi: a una festa noiosa, a una riunione inconcludente aveva imparato a scomparire, ma col tempo le occasioni si erano moltiplicate e ora non era più certo di riuscire a farsi vedere.

Così una mattina di primavera del 3013 decise di intraprendere il viaggio. Era discretamente soddisfatto della sua decisione, radunò le cose che riteneva indispensabili: una borraccia per l’acqua, un paio di scatole di cibo liofilizzato, una clessidra, due libri, un termo lenzuolo a energia solare e, all’ultimo momento, un disintegratore parziale; si vestì con cura e con lo zaino sulle spalle si diresse alla stazione della sopraelevata.
Resistette alla tentazione di scroccare il passaggio, comprò un biglietto di sola andata per Keiron e si accomodò in vettura.

Doveva essersi appisolato durante il viaggio perché la voce metallica che annunciava la fermata a Keiron lo colse di sorpresa. La stazione era un hangar vecchio e malandato che gli ricordava i luoghi dove trascorreva le vacanze da bambino, ma qui il paesaggio era molto diverso: una pietraia nera e ocra senza vegetazione con uno sfondo di montagne modellate dal vento in forme sorprendenti.
Il sole brillava nel cielo ma il clima era tiepido, con un po’ di brezza che metteva addosso una certa baldanza. Dalla stazione partivano quattro agevoli strade in terra battuta prive di indicazioni, Guess si incamminò di buon umore senza alcuna esitazione verso la pista di destra, pur non avendo la più pallida idea di dove lo avrebbe condotto.
La strada si snodava in ampie svolte, il giovane camminò fino all’imbrunire in un paesaggio piuttosto uniforme, senza incontrare nessuno e cominciò a domandarsi dove si sarebbe fermato per passare la notte. Conosceva la regola del viaggio: il cammino era consentito soltanto dall’alba al tramonto.
La strada prese a salire dolcemente e Guess si disse che dopo aver superato la collina che gli stava davanti avrebbe deciso il da farsi, ma l’umore era buono: l’impresa si stava rivelando più agevole di quanto aveva temuto. Giunto alla sommità della collina si accorse che il paesaggio stava impercettibilmente mutando, comparvero rade viti protette da muriccioli semicircolari e al fondo dell’orizzonte si intravvedeva una casa di pietra scura circondata da una vegetazione stentata.

Quando fu nelle vicinanze dell’abitazione vide un pergolato di vite e al di sopra di questo un tralcio di edera, l’insegna che in tutta la galassia indica le locande. Si avvicinò e vide un uomo che gli porgeva le spalle ‘Ti aspettavo per cenare’ gli disse costui ‘è così raro che possa dividere il mio cibo con anima viva’. Guess guardò la tavola apparecchiata sotto il pergolato e notò che si trattava di cibo non liofilizzato, da anni non ne assaggiava più, non l’aveva mai apprezzato in modo particolare, ciononostante rispose ‘Sarà un onore per me farti compagnia’. ‘Se lo compiaccio, costui mi vedrà’, si disse.
Si accomodarono a tavola mentre il sole calava dietro la collina e vi si trattennero a lungo, lo sconosciuto era colto, discreto ed arguto e Guess non mancò di farglielo notare. Conversarono piacevolmente finché venne il momento di coricarsi. ‘Mia giovane amica’ disse l’uomo ‘ti sono grato di questa serata, domani all’alba ciascuno di noi riprenderà il proprio viaggio, ma quando questo sarà finito vorrei rivederti’ ‘Ne sarò lieto’ rispose Guess, mentre pensava con una punta di delusione: ‘Quest’uomo ha conversato con me tutta la sera, ma non mi ha visto e mi crede una fanciulla’.
La notte era limpida e tiepida, la luna piena e i pochi cactus proiettavano lunghe ombre sulla terra battuta davanti alla casa nera, Guess scelse un angolo riparato sotto una giovane vite, stese il sacco lenzuolo, vi si infilò, pose accanto sé la clessidra, lo zaino sotto il capo e si stese.
Il sonno arrivò rapidamente, preceduto da un piccolo brivido di inquietudine.

Appena il sole uscì da dietro la collina Guess si svegliò, guardò la clessidra e si rese conto di aver dormito per quattro unità di tempo, un po’ meno delle cinque a cui era abituato. Non si sentiva stanco, ma gli doleva un poco la spalla sinistra a causa delle asperità del suolo. Mangiò rapidamente un pane liofilizzato, bevve un sorso d’acqua e si mise in cammino senza salutare nessuno.
La giornata gli parve leggermente più calda della precedente e il paesaggio stava di nuovo mutando, la strada aveva ripreso a salire e le montagne apparivano più vicine, le viti piano piano si diradavano, all’ocra e alla pietra vulcanica scura si alternavano rocce ferrose color ruggine.
Il sole era allo zenit quando Guess giunse ad un bivio dove la pista si divideva in due viottoli entrambi più stretti e in salita, rimase per qualche istante perplesso, poi si decise e imboccò il sentiero più ripido: il caldo cominciava a farsi sentire e pensò che in alto avrebbe trovato maggiore refrigerio.
Il paesaggio aveva una bellezza aspra e le rocce assumevano forme inattese, camminò ancora per qualche tempo sempre continuando a salire, finché giunse ad un altopiano circondato da cime di colore scuro. Sulla destra vide una capanna e più in lontananza del fumo; si disse che doveva esserci qualche anima viva accanto al fuoco e si diresse in quella direzione.
Di lontano vide una vecchia che cuoceva qualcosa su di un focolare, quando però fu più vicino si accorse che la veste della donna stava sfiorando una delle braci e in pochi istanti vide la gonna divenire una fiamma che avvolgeva la donna fino ai fianchi. Questa, spaventata, si mise a correre verso di lui.
Ebbe solo il tempo di pensare ‘Se la salvo mi vedrà’ e si lanciò su di lei coprendole le gambe col lenzuolo termico. Ci volle qualche minuto per soffocare l’incendio e la vecchia, per la paura o per il dolore perse conoscenza. Guess l’adagiò con cura dove il terreno gli parve più soffice e corse in direzione della capanna per cercare aiuto. All’interno non c’era nessuno, ma riuscì a trovare del balsamo di buraq e delle bende pulite. Con tutta la cura di cui era capace medicò le piaghe e attese che la donna riprendesse conoscenza. Finalmente la vecchia cominciò gemere e si svegliò, lo vide e volle abbracciarlo piangendo. ‘Figlio mio’ gli disse ‘ero certa che saresti tornato, ma non potevo immaginare che mi avresti salvato la vita’. Guess ricambiò l’abbraccio e le disse ‘Buona donna, non posso fermarmi, devo riprendere il cammino, ma molto presto sarai in grado di reggerti in piedi da sola’. La baciò sui capelli e si sciolse dall’abbraccio con una lacrima pensando ‘L’ho salvata eppure non mi vede: mi crede il figlio e non l’ho mai incontrata prima d’ora’.
Si diresse verso la montagna più alta camminando un po’ curvo, ora il sentiero correva accanto a un precipizio, il giovane procedette verso occidente fino a quando il sole cominciò la sua discesa, allora cercò un riparo per la notte.
Si accomodò sotto una rientranza delle rocce, ma aveva freddo senza il sacco lenzuolo, posò la clessidra, si rannicchiò su se stesso e cercò di assopirsi. Le rupi alla fioca luce della luna calante disegnavano ombre fantastiche e inquietanti. Guess non avrebbe saputo dire quanto tempo rimase vigile ad ascoltare il vento prima di scivolare in un sonno leggero e agitato.
***
Quando si destò tremava, gli dolevano la schiena e i fianchi per la scomodità del giaciglio, guardò la clessidra e calcolò che non aveva dormito neppure per tre unità di tempo. Si levò lentamente, bevve un sorso d’acqua e riprese il cammino già stanco.
Il sentiero proseguiva in falsopiano, alternando salite a brevi discese costeggiava lo spartiacque. Le rocce erano quasi nere e in alcuni punti lasciavano spazio a un fondo sabbioso color senape, l’unica vegetazione era costituita da radi cespugli grigi e scheletrici. Il sole ben presto si fece deciso e Guess si pentì di non aver portato con sé alcun copricapo, camminare gli costava fatica e il respiro era troppo rapido. Si domandò se la direzione era giusta, e decise di sostare per qualche tempo, si sedette all’ombra di un picco più alto e si mise a leggere cercando di rinfrancarsi.
Trascorse così gran parte del giorno, quando finalmente si fu un po’ riposato riprese il sentiero che cominciava a scendere dolcemente. Il volto gli bruciava e i piedi gli dolevano, ma continuò a camminare fino al tramonto.
Decise di fermarsi dove il sentiero si biforcava, mangiò una tavoletta di frutta e attese la fine del giorno.
Non si sentiva affatto tranquillo, il vento attraversava il paesaggio producendo sibili sconosciuti e il buio si allargava in una notte senza luna, Guess sistemò la clessidra, si tolse i calzari, impugnò il disintegratore parziale, si pose il sacco sotto il capo e tentò di dormire.
Spaventato e infreddolito attese a lungo che la notte finisse.
***
Un rumore lo destò bruscamente, nella luce sospesa prima dell’alba, vide un’ombra rapida afferrare i suoi calzari e allontanasi. D’istinto strinse il disintegratore, mirò e fece fuoco sulla mano di quello che vide essere poco più di un ragazzo. Il giovane urlò ‘Che tu sia maledetto sbirro e che la tua corazza ti sia prigione’ prima di cominciare a fuggire. ‘L’ho ferito e non mi vede, indosso una ruvida tunica e mi ha scambiato per uno sbirro’ pensò Guess in preda a una collera sorda. ‘Se lo ferisco ancora dovrà vedermi’ si disse. Mirò nuovamente alle gambe e fece fuoco. Il ragazzo si girò, lo guardò con un’espressione sorpresa prima di scivolare verso il precipizio stringendo i calzari con l’unica mano.
Guess era sconvolto, pianse a lungo rannicchiato a terra, finché riuscì a calmarsi, respirò profondamente molte volte e si disse che doveva proseguire.
Il corpo gli doleva in ogni punto, aveva il viso in fiamme, e non sapeva decidere quale direzione prendere. Scoraggiato decise per il sentiero dal fondo più agevole e timidamente cominciò a procedere, un passo dopo l’altro a piedi nudi. In lontananza vedeva una valle con qualche chiazza di vegetazione.
Proseguì la discesa fermandosi molte volte per riposare i piedi sanguinanti. Giunto alla fine del pendio era stremato, i piedi erano una piaga dolorante, il viso completamente bruciato dal sole e la gola riarsa. Non riusciva più a distinguere l’angoscia dalle sofferenze del corpo, vinto si lasciò cadere sul terreno arido.
***
Non avrebbe saputo dire per quanto tempo era rimasto disteso finchè, raccolte la forze, si sedette e guardò verso la vallata. Gli parve di vedere il tetto di una baracca, con fatica si alzò e riprese la marcia in quella direzione.
L’edificio era basso, dipinto di rosso, circondato da tamerici, Guess guardingo si portò sul retro dove, sotto un riparo di lamiera, sedeva un vecchio.
‘Lasciami condividere l’ombra’ implorò il giovane ‘sono stanco e dolorante’. L’uomo in silenzio attinse dell’acqua a un pozzo di pietra, portò un bicchiere e un catino, preparò un semplice giaciglio di stracci nel punto più fresco del portico, poi guardò Guess dritto negli occhi ‘Giovane amico, la tua tunica è insanguinata, i piedi piagati, il viso bruciato dal sole, lava le ferite e riposa con agio’. Guess bevve l’acqua a rapidi sorsi, con sollievo si lavò piedi, poi si stese sul giaciglio soffice e mentre una leggera brezza lo accarezzava, posò il capo e si abbandonò finalmente al sonno ristoratore.

 
 
 
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