mercoledì 23 agosto 2017
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a cura di Patrizia Romagnoli 
CHE BEL VISIN, CHE BEL FACCIN: I DONI DI VENERE
 
Che bel visin, che bel faccin: i doni di Venere Che bel visin, che bel faccin: i doni di Venere

Belle da vedere: sono le 51 persone selezionate da Jana Novikova, un’astrologa russa che si è posta il quesito se esistano elementi in grado di evidenziare già nel tema natale la presenza di un bell’aspetto esteriore.
Una questione complessa, in quanto parte dal presupposto che la bellezza sia un elemento isolato, e codificabile al punto da poterlo confrontare. Chi sono veramente “i belli”?. E poi, passando al concetto astratto, quanto viene condizionata dai fattori socio culturali la percezioen della bellezza? E’ forse qualcosa di sacro, al punto che Lewis Carroll si rifiutè di usarne la parola stessa nei suoi scritti? Qualcosa che riguarda il mondo fisico o si estende al mondo interiore, come suggerisce l’indivisibilità di “bello” e “buono” contenuta già nell’aggettivo greco “kalokagathòs” ? Perchè è vero che bello si associa con buono, con tutto quello che dà piacere, che suscita desiderio e che questo desiderio soddisfa. Un’idea che si fa simbolo e mito e ha un nome, Venere. Nel mito, Venere non è solo dotata di un aspetto gradevole, ma è anche la regina delle arti, ossia di ciò che tocca la sensibilità e regala piacere, e soprattutto si lega al concetto di armonia, in chiunque e dovunque. La dea Venere aveva il dono di rendere bella qualunque cosa su cui posasse lo sguardo, perchè, guardando qualcosa con amore, lo si sollecita a migliorarlo. Un mito estremamente ricco, quello di Venere, che contiene alcune parole chiave: bellezza come equilibrio delle forme, come gusto, come desiderio, attrazione e attrattività, come amore, desiderio soddisfatto e quindi piacere.
Trattandosi di un archetipo, occorre che ci sia qualcosa della natura umana, quella che in un tema natale è rispecchiata, che individua ciò che è bello - e ancora di più ciò che è “kalokagathòn” - nel mondo circostante e nelle forme fisiche. Indubbiamente il volto, e il corpo umano, è qualcosa di fisico, e può essere dotato di quelle caratteristiche che l’archetipo di Venere contiene in se’.
Partendo da questo presupposto, è possibile dunque individuare i temi natali di persone che esprimono questi valori, in specifico un “bell’aspetto”, anche al di là della soggettività del gusto di chi sceglie e del momento storico - con i suoi modelli culturali diffusi - in cui si compone il gruppo.
Perchè è ero che, scavando, qualcosa di non intaccabile dal tempo e dalle mode passeggere esiste. Quando si osserva il volto (presunto, ma non importa) di Nefertiti, piuttosto che quello della Venere (appunto…) di Milo, risalenti a migliaia di anni fa, la sensazione di trovarsi di fronte al “bello” è uguale a quella che proviamo contemplando certe Madonne di Raffaello dipinte, ma anche il volto di Monica Bellucci. Il che porta all’ipotesi che esistano davvero dei parametri per così dire “matematici” (la sezione aurea) che incidono moltissimo sulla percezione, tanto da definire regolarmente “bello” ciò che corrisponde a questi parametri. Una controprova può essere la contemplazione del musetto di un gatto, fortemente corrispondente alla geometria della bellezza. Non sembri sciocco paragonare Nefertiti, la Vergine Maria o Monica Bellucci con un gatto: con tutto l’affetto per questi animali, è difficile riscontrare in un gatto caratteri aggiuntivi, interiori, tali da conferire fascino e attrazione a un volto che non risponda ai canoni ma che “piace”, come può avvenire con gli umani.
E’ proprio questo tipo di bellezza “armoniosa” e di immediata percezione a caratterizzare i soggetti analizzati nella ricerca astrologica di Iana Novikova, selezionati da lei e poi confermati da una sorta di “giuria”, 51 persone “normali” non dedite allo spettacolo o alla moda, cui sono state aggiunte altre 100 persone, professionisti in questi ambiti, di cui non era nota l’ora di nascita, ma comunque utili per eventuali confronti. Complessivamente abbiamo quindi 151 date, di cui 9 relative a uomini.
I risultati - ossia gli elementi che spiccano nel confronto con la probabilità media di certe posizioni planetarie di presentarsi nella popolazione generale - non sono molti, ma sono assai significativi.
1- L’Ascendente in Bilancia e in Leone
2- Il governatore dell’Ascendente in Bilancia
3- L’aspetto di Venere con Marte
4- La presenza di Venere prevalentemente in Ariete e Vergine (ossia i segni in cui Venere è in esilio e in caduta)
5 - Venere non è mai “in miniera” ossia priva o quasi di aspetti. Al contrario, forma sempre numerosi aspetti, sia con i pianeti del settenario, che con i lenti.
6 - Scarsa significatività della collocazione della Luna e anche del Sole.
Indubbiamente, in questo panorama, Venere si conferma protagonista, nonostante qui non si tratti dei valori simbolici generali, legati alla personalità e al modo di essere sul piano psicologico, bensì parliamo di fattori concreti, tratti somatici reali. Se la domanda fosse: “che cos’è la bellezza?” verrebbe subito da rispondere: “l’armonia delle forme, l’equilibrio”. Se interpretiamo l’ Ascendente come “aspetto esteriore, come ci vedono gli altri” e Bilancia come - appunto - equilibrio, armonia, charme, piacere, svago, grazia, conflittualità pacificamente risolta, la conferma sarebbe evidente.
Ma ancor più interessante, in quanto meno ovvio, è la presenza del Leone all’Ascendente. Questo dato suggerisce che la bellezza fisica è anche il risultato di un amore e di una cura verso se stessi, capaci di diventare elemento di distintività della persona, tale da farla diventare “bella” agli occhi di chi la guarda, agli occhi del pubblico, sotto i riflettori. La controprova è facile: guardiamo le foto di Sofia Loren bambina, o di Marilyn Monroe: bruttine, si potrebbe dire. Eppure sono diventate “belle”, grazie a una forza interiore che le ha in qualche modo trasformate, alla “ghianda” della bellezza che si è sviluppata, come se il sole leonino le avesse nutrite e migliorate.
Il risultato relativo al governatore dell’Ascendente in Bilancia non fa che rafforzare le considerazioni sulla simbologia del segno, che in qualche modo riappare sempre. Ma tanto più riappare nel discorso relativo alla forte presenza di aspetti tra Marte e Venere. Perchè, se la bellezza esteriore è armonia, tanto più lo deve essere l’armonia tra gli opposti, e Marte e Venere incarnano gli opposti, che fondendosi creano equilibrio e quindi bellezza. Perchè nell’archetipo di Venere c’è anche il desiderio, l’attrazione, il piacere e la soddisfazione del piacere,l’amore che fonda tra loro gli opposti e che dà felicità e gioia, come felicità e gioia dà il guardare “il bello”, il “kalokagathòn”, il bello e buono insieme.
Più elaborato è il ragionamento da fare rispetto alla meno prevedibile presenza di Venere in Ariete e Vergine, ossia nei segni in cui è in esilio e in caduta. Sicuramente la presenza importante per frequenza statistica del pianeta Venere nei due segni suddetti va valutata, proprio perchè apparentemente ne contraddice l’importanza. Un’ipotesi può essere che qui parliamo di bellezza “esteriore”, di tratti somatici, per così dire ricevuti dall’esterno, avuti in dote dai genitori, in forma passiva, proprio per questo capaci di stimolare il soggetto che deve elaborare il simbolo per ricavarne qualcosa di personale, di costitutivo del proprio Se’. A conferma di questa ipotesi c’è proprio l’osservazione di quanto Venere sia importante in tutti i temi natali del campione, sotto il profilo dell’abbondanza di legami, ossia di aspetti, ad altri pianeti (è questo il senso dell’espressione “in miniera”). Venere, comunque sia collocata e interpretabile, è un fattore sempre importante e significativo per queste persone, qualcosa che c’è e che condiziona la personalità e quindi la vita, sia che i valori venusiani siano “sfruttati” - come nel caso di professionisti della moda e dello spettacolo - sia che restino solo un elemento tra i tanti. La riprova di questa importanza in qualche modo comunque condizionante - la bellezza fisica è un parametro significativo del modo di relazionarsi a se stessi e agli altri, che lo si voglia o no - è il fatto che in questi temi i luminari siano “normali”, segnalando che il punto di “eccezionalità” della persona si ritrova altrove, in altri ambiti.
Ricerche di questo tipo, pur con gli ovvi limiti, hanno il pregio di suggerire riflessioni sul valore dei simboli e sul legame con gli eterni archetipi - la bellezza indubbiamente è uno di quelli forti - e di confermare come ci sia un disegno, che sta alla persona conoscere e rielaborare.

 
 
 
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