mercoledì 23 agosto 2017
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LE RUBRICHE DI ERIDANOSCHOOL - Astrologia e dintorni a cura di Lidia Fassio

RUBRICHE DI ASTROLOGIA

a cura di Giuseppe Mazzitelli  
A PARLAR DI LORO CI SI SENTE A DISAGIO. SONO LE MADRI (E. NEUMANN)
 
A parlar di loro ci si sente a disagio. Sono le madri (E. Neumann) Da sempre, o almeno per quanto io ricordi in questa vita, ho “sofferto” della classica aracnofobia, ovvero della fobia dei ragni. Alla vista, al tocco non vivo sensazioni di panico, con un minimo di controllo e concentrazione riesco fortunatamente a distaccarmi da una sensazione che descriverei di profondo disagio, misto a disgusto, oscuramente in qualche modo anche affascinante, ma in grado di infondere nel mio corpo uno stato di quasi paralisi, oserei dire energetica e, a volte, anche fisica. Sappiamo tutti che il ragno è dotato di una straordinaria intelligenza, e la sua tecnica di caccia, che nella ragnatela esprime la sua originale arte di predatore, garantisce alla preda la più atroce agonia. La preda una volta intrappolata impotente nella ragnatela, assisterà altrettanto impotente e consapevole al ragno che la divorerà viva, dopo averla paralizzata, e avvolta in un bozzolo. L'aracnofobia è molto diffusa tra gli esseri umani, così come sono diffuse le fobie di altri animali come serpenti, topi, rettili o api, vermi e quant'altro. E' possibile che tali paure derivino da situazioni traumatiche direttamente sperimentate, soprattutto nell'infanzia, con uno di questi animali, essendo molti di essi diffusi in ogni parte del mondo. Oppure come ritengono gli evoluzionisti la fobia di un animale potrebbe derivare da un'ancestrale giustificata necessità di aver dovuto sviluppare una precisa difesa in quanto tale animale minacciava effettivamente, in epoche remote, la sopravvivenza della specie umana. L'intensità delle sensazioni e degli stati d'animo che il ragno ha sempre suscitato in me, anche solo osservandone una fotografia, mi ha spinto ad approfondire tale fobia. In particolare ad approfondire la più giustificata domanda: perchè il ragno? Credo davvero di essere minacciato da un ragno anche se piccolo e non velenoso? Credo davvero che il mio senso di paralisi sia giustificato da un animale che potrei uccidere in un batter d'occhio? Oppure davvero in passato l'essere umano può essersi sentito minacciato nella sopravvivenza della specie da qualche ragno, verme, topo, o serpente? Avevo la sensazione che nella paura fossero coinvolte dinamiche diverse, diversi fattori e di sicuro molto più complessi, e che andavano molto in profondità. Provai quindi a riflettere su tale fobia da un altro punto di vista, ovvero da un punto di vista archetipico. Come se dietro ogni paura di un determinato animale, che con i nostri 5 sensi vediamo rappresentato nel mio caso come un ragno, si celasse in realtà un collegamento con l'archetipo che esso simboleggia. Nella nostra esperienza umana una sensazione, emozione, stato d'animo che proviamo è spesso, non mi spingerei a dire sempre, ritenuta erroneamente come prodotta esclusivamente da una oggettiva e definita realtà esterna, data. Nel tempo sono invece approdato alla percezione che fosse proprio il contrario, ovvero che quella che noi chiamiamo realtà altro non fosse che un ologramma codificato di un qualcosa che agisce sulla nostra coscienza in modo da risvegliare porzioni di essa che in qualche modo, e forse in parte o del tutto, già conosce e di cui già possiede un'idea, un linguaggio, e ne coglie il significato in relazione ad un proprio familiare archetipo, una struttura energetica, psichica, animica che possa risuonare con l'oggetto o il fatto rappresentato da e nella matrice, o danza magica, che comunemente chiamiamo realtà. Ritengo sia molto importante andare ad esaminare le impressioni che noi riceviamo della realtà, prima ancora della realtà stessa, al fine di una maggiore consapevolezza. Isolando l'archetipo del ragno dalla sua rappresentazione reale, vorrei individuare i contenuti e le forme di ciò che esso risveglia in me in profondità. Ritornerei ora infatti a quelle sensazioni che descrivevo prima, e di queste sottolineare la sostanza energetica dietro di esse nella interazione con il ragno. Alla base, in profondità emerge la sensazione di sentirsi in trappola, impotenti, e diciamo “vampirizzati” a discrezione, e a piacimento, e con una freddissima intelligenza letale, da un essere, la cui presenza non è per forza visibile, ma che può manifestarsi all'improvviso, da qualunque direzione. Tali contenuti evidentemente risuonavano in qualche modo con una parte di me molto profonda, che è stata fino ad un certo punto della mia vita inaccessibile alla coscienza. In un primo momento avvertii che nella mia psiche giacevano germogli di contenuti che riflettevano precisamente qualità e attitudini da preda di un ragno. Cominciai a rendermi conto, mio malgrado, che ero proprio io che vivevo in una condizione come fossi preda di un ragno, come se fossi in una ragnatela, come se ogni volta che provassi con tutte le mie forze a liberarmi arrivava un qualche predatore che mi “mordeva” per paralizzarmi al fine di non permettermi di liberarmi. E così cominciai a rendermi conto e a percepire che non era solamente in presenza di un ragno che io avvertivo un senso di paralisi, e che non era solo in presenza dell'animale che a volte provavo impotenza e mancanza di energia. Erano evidentemente forze presenti e operanti all'interno di uno schema nella mia psiche che prevedeva inoltre la rimozione della parte attiva alla coscienza e la proiezione all'esterno della parte passiva. Non sappiamo se e perchè la nostra esperienza di vita ci porta ad elaborare determinati contenuti ed a reagire in modo intenso ad alcuni di essi, ma non avrei mai immaginato di rendermi conto che tutto il disgusto e il disagio che la mia mente conscia provava nei confronti di una qualunque esperienza con ragni, poi simbolicamente rappresentati in esperienze nella mia vita con situazioni e persone, in particolare con i miei genitori, fosse, così come per uno dei due lati della Luna, una parte che nascondeva esattamente un opposto, opposto in modo speculare, come un altro lato di una medaglia, composto della stessa qualità, semplicemente polarmente opposto, attivo, invertendo i ruoli di preda e predatore. Come scrisse Jung ogni archetipo possiede in modo paradossale due polarità, dotato quindi di una natura ambivalente. Fu attraverso l'approfondimento della Luna nel mio Tema Natale, in un primo momento esaminando la posizione nel segno, in Scorpione, che riuscii per la prima volta nella mia vita a scoprire e a connettermi con una dimensione della mia psiche più nascosta, profonda, altrettanto viva ed agente, in particolare quando compresi il significato di un' attitudine del segno dello Scorpione, che se non evoluto, tende inconsciamente a porre in essere comportamenti che determinano un nutrimento a scapito dell'energia psichica ed emotiva di un altro soggetto. In pratica, a volte, i soggetti con Luna in Scorpione fanno del male e sembrano non accorgersene, ma è come se si nutrissero del danno che compiono. E fanno questo fin quando non realizzano di convivere con un senso di vuoto, o meglio, con ferite innate di esperienze di perdita. Si potrebbe usare anche la metafora del pozzo. Sono gli impulsi più nascosti, più morbosi e avvezzi all'attaccamento, e, in antitesi, ad un sanguinoso distacco. Essere gelosi per loro è anche frutto di un'innata esperienza del tradimento o di rimozione animica. Da qui il loro veleno e il loro frequente ripiegare verso la negatività. Alla luce di questo cominciai a reinterpretare e a spiegarmi in modo diverso tantissimi dei miei comportamenti, soprattutto in ambito relazionale. La mente conscia riusciva ogni volta a trovare una spiegazione e una motivazione diversa ma intravidi una comune e sottostante dinamica in molti dei miei comportamenti, il cui fine da un punto di vista simbolico sembrava costellarsi attorno alla creazione di dinamiche di potere, rapporti di dipendenza e devozione emotiva, e di sfida. La sfida è un modo in cui queste persone sentono la vicinanza degli altri. Mi resi conto quindi che alcuni dei miei comportamenti acquisivano una logica molto distante da quella delle spiegazioni “superficiali” o buoniste, bensì più sottile, ambigua, anfibia, poichè inequivocabilmente condizionata da dinamiche sotterranee che coinvolgevano immagini e archetipi presenti nell'inconscio e con i quali attraverso la Luna è stato possibile cominciare a connettersi. Secondo l'ipotesi che tutto ciò che ci “ri-specchia” la realtà è una proiezione della nostra interiorità, e, in profondo, dell'anima, è significativo che i contenuti che ritroviamo nella realtà esterna sono già presenti in noi a diversi strati e livelli della nostra coscienza. A macchia di leopardo nello spazio e nel tempo la nostra coscienza incamera contenuti, significati, emozioni, sensazioni, percezioni, impressioni che se in un primo momento sembrano esterni, sconosciuti e disordinati e senza possibilità di associazione in realtà determinano la struttura semantica e simbolica di espressione di tante sfaccettature della nostra psiche, e preciso che per psiche intendo il senso originario di anima che davano i greci, il cui mito di Ecate è associato alla Luna in Scorpione. Dea successivamente rappresentata a tre teste, raffigurata anche con un cane a tre teste, con tre cani, o trina in quanto è sia giovane, sia donna, sia anziana. Potente traghettatrice di anime, accompagnatrice dei defunti, colei che ha accesso agli Inferi, dove, nei miti, si reca richiamata dalle urla di Persefone rapita da Ade. Colei che ha dimestichezza col regno dei vivi e dei morti, e con le giovani streghe come Lilith. Sarebbe quindi mia una sensibilità oscuramente femminile che proietterei su immagini di donne particolarmente misteriose, passionali, intense, a tratti oscure, e dotate di una fortissima ombra distruttiva, nonché manipolatrice e vampiresca. La mia immagine interna veniva proiettata su donne che assumevano sembianze di madonne nere, dee oscure, donne ragno. Ero affascinato dall'occulto e dalla stregoneria, mi affascinavano le dee mitologiche e Lunari come Kali e Medusa. Successivamente approfondii un altro aspetto della Luna nel mio Tema Natale, in particolare la Casa in cui essa giaceva, la IV, la casa cosignificante del segno del Cancro, altro segno d'acqua, estremamente lunare, essendo della Luna il naturale domicilio, e quando ad una lezione del corso di Astrologia Umanistica a proposito del Cancro il docente parlò dell'archetipo del ragno sobbalzai dalla sedia, ne fui sconvolto, ma ebbi un'intuizione. Quel ragno era effettivamente il simbolo di parte della mia struttura psichica. A livello proiettivo emergevano contenuti che in uno stato di presenza a me stesso potevo riconoscere come nella mia vita, nonostante la fantasia nelle futili interpretazioni consce, avessero effettivamente guidato, in modo per me inconsapevole, parte delle mie azioni e dei miei comportamenti nei confronti degli altri e di me stesso. Perchè la mia attenzione andava su questi contenuti era una domanda che non smettevo di pormi. Premettendo che i miei genitori sono entrambi del segno della Vergine, II segno di Terra, così come chi vi scrive, vorrei sottolineare una metafora che un giorno usò mio padre per spiegare il contributo che egli dava con estremo sacrificio alla nostra famiglia: “vedi Giuseppe, io ho ricevuto questo dai miei genitori, e questo è come una pianta, un albero, e la cosa importante è che questo albero viva”. Scoprii che mio padre è nato con la Luna nel segno del Cancro e mia madre con la Luna nel segno del Sagittario, e realizzai che esisteva una qualche forza sotterranea che impediva una mia vera emancipazione. E questa forza per quanto mia, appartenente alla mia esperienza karmica, era interpretata nella mia realtà in modo esemplare da mio padre, al quale andrebbe associata la IV casa, e la presenza della Luna in questa casa indicava che fosse stato quasi più lui a svolgere nei miei confronti un ruolo materno, ultraprotettivo, ultrainvasivo, ultracontenitivo, ma un ruolo che percepivo comunque inquietante, ambivalente, capace di spronarmi ma anche di annientarmi. Tale forza era inoltre risonante, anche se qualitativamente in modo diverso, in modo altrettanto esemplare in mia madre, altrettanto fagocitante (come evidenzia il fatto che nel mio Tema Natale la X Casa “cade” proprio nel segno del Toro) che mi ha visto sempre come un bambino, e chissà se è per questo che sono stato portato a percepire per i primi anni della mia vita un senso di castrazione nei confronti delle donne, e delle donne particolarmente seducenti. Come se inconsciamente avvertissi un sottoprogramma di negazione della mia crescita personale autonoma e della nascita di una mia matura sessualità. Una volta venivo scoraggiato, un'altra volta venivo ricattato emotivamente, un'altra volta venivo fatto sentire in colpa, altre in cui venivo indebolito psichicamente, e non fu facile per me intravedere una possibile dinamica sottostante, anche perchè tale dinamica, che io in qualche modo riuscivo a percepire, mi veniva spacciata come una delle più alte manifestazioni di amore. Ma a più profondi livelli avvertivo una forza che impediva sostanzialmente la mia individuazione al di fuori di quella “pianta”. Lessi, a proposito della Luna in IV casa un aforisma: “la mela non cade mai lontana dall'albero”. “Caso” volle che alla mia nascita la mia Luna si trovasse in congiunzione, anche se non stretta, con il pianeta Urano, Signore dell'Acquario, per il quale libertà e distacco emotivo sono vitali. Quando quella “mela” ha provato ad allontanarsi da quell'albero sono stati visibili tutti i fili, le dipendenze e le dinamiche che io stesso avevo creato affinchè restassi ancorato a situazioni e persone. Le forze che annientano psichicamente e fisicamente, come le polarizzazioni negative del carattere elementare e trasformatore dell'archetipo della Grande Madre, descritto da Neumann nel libro “La Grande Madre”, sono forze che operano in realtà dal nostro stesso interno e che provano, quando è il tempo, a comunicare con la parte conscia al fine di ricongiungersi ad essa e addivenire ad una completa integrazione dell'Io. All'interno della mia psiche l'archetipo del femminile, per il quale la Luna è una porta nonchè un simbolo, esercita un potente potere gravitazionale attorno al quale l'individuo, e la coscienza, rischiano di esserne risucchiati e distrutti fisicamente o psichicamente quanto più indulgeranno nel regredire negli stati lunari. Come accade in astronomia all'avvicinarsi ad un buco nero. E come scrisse Neumann, ne “Le Origini della Coscienza”, “..ogni pulsione e ogni istinto, ogni tendenza arcaica e ogni tendenza del collettivo può allearsi con l'immagine della Grande Madre e opporsi all'Io.”
Ricordai di aver fatto un sogno, molti anni prima. Ero su una costa che affacciava su un mare sconfinato, blu, di quelle coste a picco sul mare ma coperte da un morbido manto verde. Su un seno di questo promontorio vedo una chiesa, una volta avvicinatomi mi rendo conto dalle persone in fila all'esterno che era in atto una cerimonia importante. Incuriosito decido di farmi largo ed entrare. Vedo la chiesa piena in solenne celebrazione di un matrimonio, ricordo che lo sposo era sulla sinistra seduto con a destra la sposa, mi fermo, dietro tutti, in piedi sulla navata di sinistra e assisto alla cerimonia. Dopo pochi minuti la sposa si volta indietro per puntare gli occhi direttamente verso di me con uno sguardo molto inquietante e colorato di un leggero ghigno per poi rivoltarsi di nuovo verso l'altare. Stupito e terrorizzato esco velocemente dalla chiesa e mi dirigo verso un'altra radura dove vedevo da lontano alcune donne in cerchio che giocavano a pallavolo. Ma purtroppo quando mi avvicinai mi resi conto che non stavano giocando, e quella che io credevo essere una palla era in realtà la testa di un uomo. Nel tempo arrivai ad ipotizzare che quei due sposi potessero rappresentare simbolicamente i miei genitori, e che mia madre in realtà volesse indicarmi con quello sguardo il suo potere su di me, rivendicandone il possesso, nonostante stesse sposando mio padre. E che quelle donne fossero in qualche modo collegate al simbolo di un rito di giovani streghe che festeggiavano la morte di un Io. Ricordo che una grafologa mi fece notare che scrivevo la i molto piccola, a significare quanto la coscienza del mio Io fosse quasi embrionale. E casualmente scoprii un collegamento con il complesso di Edipo. Nelle interpretazioni di Jung e Neumann è molto interessante come questi affrontano il mito edipico da un punto di vista simbolico, inteso come un' uscita da uno stato di inconscietà, di simbiosi lunare, per individuarsi secondo un principio solare maschile. Per fare questo Edipo si scontrò con tutte le forze che impedivano la sua emancipazione, rappresentate nella simbolica lotta con il drago, che potrebbe essere simboleggiato dalla nostra ombra. E non posso non sottolineare come Cancro e Scorpione abbiano tratti notevolmente femminili, che colorano la mia emotività di forte lunarità, forte bisogno di simbiosi, così da vivere con maggiore difficoltà una certa indipendenza emotiva. Ma ciò che in questa sede mi preme sottolineare è che insieme danno vita ad un tipo di energia, la cui ombra, all'interno dell'archetipo della Grande Madre, così come rappresentato da Neumann nel libro “La Grande Madre”, si costella in immagini di un femminile che include l'immagine della Madre Terribile, divinità come Gorgoni e Kali, donne ragno, castranti, divoranti e trattenenti oppure come Lilith e Circe, incantatrici di serpenti, che portano alla dissoluzione e alla follia. Ci si accorge di una forte proiezione quando si avverte maggiore e sproporzionata potenza in una reazione emotiva. E così ricordo che provai molto disgusto e rabbia incontrollata quando al cinema vidi il film “Il Prescelto”, in cui l'attore recatosi su un' isola per cercare una bambina si rende conto che quest'isola è abitata da sole donne che lo incastreranno e lo sacrificheranno, alla fine del film, arso vivo in una costruzione di legno a forma di uomo in onore di una Dea. Non avevo idea, né compresi all'epoca, che il film fosse riferito al Matriarcato e al culto della Grande Madre. Così come ricordo che da piccolo mi rimase fortemente impresso il film “Fuori Orario” in cui l'attore per tutta la notte cercherà invano di tornare a casa ostacolato e trattenuto da donne che alla fine lo perseguiteranno. Le mie immagini interiori hanno rivelato la mia ombra, che dalle profondità ha trovato, attraverso la Luna, la strada per divenire cosciente, e tale ombra, che in un primo momento ha svelato il fatto che io fossi inconsapevolmente un' ibrida figura oscillante tra un ragno e un vampiro, rispecchia i contenuti simbolici dell'archetipo della Grande Madre nel suo lato trattenente, rifiutante, divorante e dissolvente. In una rappresentazione simbolica della lotta tra simbiosi ed individuazione, tra inconscio e conscio, tra Luna e Sole.
Era l'ombra delle Madri, che risuonava potentemente in me, e che la mia coscienza mi impediva di vedere.

Giuseppe Mazzitelli

 
 
 
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