sabato 19 agosto 2017
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LE RUBRICHE DI ERIDANOSCHOOL - Astrologia e dintorni a cura di Lidia Fassio

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a cura di Lidia Fassio 
IL PROCESSO DEL DIVENIRE
 
Il processo del divenire Se volessimo fare una graduatoria del principale problema che affligge l’uomo moderno, potremmo dire, senza tema di smentita, che si tratta di un problema di autenticità.
Il raggiungimento di un senso di autenticità con sé stessi, richiede che si vada via via verso i propri desideri e bisogni che sono entrambi preposti alla nostra sopravvivenza e che cercano di condurci verso la nostra identità vera, che deve coincidere con l’autenticità. Se non riusciamo a metterci su questa linea non siamo veri, siamo lontani dalla nostra integrità e quello che sentiamo è spersonalizzazione, frustrazione, senso di inutilità e di risentimento verso il mondo e, soprattutto, verso noi stessi.
Ho sempre sostenuto nei miei corsi e seminari che il tema natale rivela con chiarezza il nostro progetto di vita e, al fine del suo raggiungimento, mette in luce tutti i potenziali che abbiamo e le difficoltà che dobbiamo superare nel percorso. Queste ultime sono rappresentate da paure, blocchi, condizionamenti e ostacoli che si frappongono tra noi e la nostra meta finale facendoci rimanere molto più limitati e piccoli di quanto non siamo in realtà.
È fin troppo chiaro che il nostro vissuto, la nostra storia personale sia anch’essa impressa nel nostro tema natale, ma il punto è che non possiamo restare incatenati alla nostra storia, perché, nel caso, anziché essere per noi un punto di forza e di sostegno che ci fa sentire da dove abbiamo origine, rischia di diventare una palude da cui non riusciamo ad uscire.
Io ritengo che nei primi 25-28 anni di vita noi abbiamo scarse o nulle possibilità di decidere e di scegliere cosa fare e come dirigere la nostra vita; in questo arco di tempo si impostano tutte quelle condizioni che il tema natale rivela “in nuce” e che ci danno l’impressione di sapere esattamente “chi siamo”, mentre in realtà rappresentano molto di più ciò in cui ci riconosciamo e ciò che “pensiamo di essere”.
Con il primo ritorno di Saturno ci viene data la prima vera possibilità di uscire dalla nostra storia; ci troviamo infatti di fronte ad una svolta, o meglio in quel momento riceviamo una vera e propria “chiamata” che viene fatta dal Sé e che comincia a metterci in contatto con la nostra “vocazione” che, più che essere un concetto che indica un’attitudine professionale, sottolinea invece un movimento psichico che ci spinge con energia verso una certa direzione.
Da dove giunge però questa vocazione? Forse da un luogo non ben individuato della nostra anima che si rivela in un certo momento e che si mostra a noi con richiami precisi che tendono a farci andare in una direzione piuttosto che in un’altra.
Se nella prima parte della vita siamo dunque stati fruitori del mondo e delle risorse esterne, siamo però stati anche condizionati dall’ambiente, dalla famiglia e dal mondo sociale; con la chiamata abbiamo l’occasione di andare ad attingere dalle nostre risorse interne in modo autonomo ed indipendente liberandoci per sempre dalla necessità di interpretare la copia sbiadita di ciò che siamo in realtà.
Questa è anche l’età in cui le persone con più frequenza approdano all’analisi in piena crisi, a volte già fortemente nevrotizzate ma con la ferma volontà di smettere di raccontarsi bugie, decise a trovare una posizione personale e sociale che aderisca ai propri ideali; vogliono essere aiutate a mettere fine alle false identità che apparentemente sono servite a dare sicurezza, ma che in fondo hanno generato solo grande insoddisfazione.
È in questo preciso momento che ci si accorge che il campo illuminato dalla coscienza è ben poca cosa, non più di un cerchietto circoscritto che si presenta come un “foro” che punta in una direzione ma che lascia tutto il resto nell’ombra; è anche in questo momento che ci si rende conto che, come dell’archetipo della luce il nostro occhio percepisce soltanto la parte centrale lasciando invisibile sia la parte infrarossa che quella ultravioletta, la nostra coscienza non riesce a cogliere né la parte ombra, che è la più bassa, quella che contiene il rimosso e le parti indesiderate di noi e della nostra personalità, né la parte del superconscio che comprende invece tutta quella sfera di potenzialità di elevazione, di creatività e di spiritualità, che fa parte del processo di autorealizzazione dell’individuo che è l’espressione della libertà di cui dispone per intervenire sul proprio destino, al di là di tutti i condizionamenti e blocchi dovuti alle esigenze di adattamento.
Riuscire in qualche modo a penetrare all’interno di questi due “campi” di coscienza , significa poter integrare quegli aspetti che prima non potevano essere accettati liberando l’energia intrappolata nei meandri della nostra psiche e poterla poi dirigere a fini creativi che possano soddisfare il desiderio di autocompimento, che può essere espresso nel desiderio di “divenire” sempre più ciò che potenzialmente si è alla nascita.
Il recupero di queste due parti di luce permette la valorizzazione di tutte le componenti individuali della personalità umana che culminano nella realizzazione della propria diversità ed unicità .
Riferendoci ai temi astrologici possiamo dire che a noi sfuggono sia le dinamiche plutoniane della nostra personalità (infrarosso), sia quelle nettuniane (ultravioletto) perché appartengono alla nostra ombra le prime e alle nostre capacità superiori le seconde. Tuttavia, è importante accettare un concetto fondamentale: non è possibile giungere ad interpretare e a vivere appieno le potenzialità di Nettuno se non siamo passati prima attraverso la discesa e la conseguente trasformazione e rinascita di Plutone.
Infatti, pur vedendo in Plutone il più lento dei nostri pianeti e quindi l’ultimo in successione, se guardiamo come si forma la struttura della personalità attraverso le case astrologiche, vediamo che questo pianeta trova il suo domicilio primario in casa 8a, mentre dobbiamo giungere fino alla fine del percorso per incontrare il domicilio primario di Nettuno in casa 12a. Questo indica che non può esserci possibilità di giungere agli stadi “superiori” che Nettuno propone se non si è prima scesi a recuperare l’ombra, se non si è fatta luce su “chi siamo” nella nostra totalità e se non abbiamo trasformato ed integrato le energie che prima servivano a trattenere i lati per così dire “inferiori” della nostra psiche.
Partendo da una visione prettamente olistica possiamo però anche dire che il primo cerca l’approfondimento e la comprensione facendoci sprofondare nella Natura e nelle sue parti più istintive, mentre il secondo cerca l’elevazione e l’ampliamento della coscienza facendoci intuire l’unificazione e l’identificazione con il Tutto (la parte spirituale di noi). Sono due fenomeni di “illuminazione” apparentemente molto diversi fra loro, in realtà si compenetrano e permettono l’accesso alla possibilità di allargare sempre di più il campo della coscienza scendendo verso il basso e salendo verso l’alto.
Possiamo però anche dire che molte esperienze plutoniane si concludono poi in maniera nettuniana e qui mi riferisco a quegli stati in cui l’Io è costretto o spinto ad entrare in rapporto con la morte e, se teniamo presente che il Sé – che è l’archetipo centrale della nostra psiche – riunisce i due principi di Eros e Thanatos, significa che nel processo di trasformazione le cose devono in continuazione strutturarsi e destrutturarsi – esattamente come fanno le cellule dei nostri tessuti – e non vi è dubbio che la coscienza dell’IO, una volta entrata in contatto con l’aspetto Thanatos dell’archetipo, è costretta a trasformarsi cercando di recuperare una nuova dimensione di Eros che comprenda anche le parti transpersonali.
Se vogliamo paragonare la luce all’archetipo del Sé possiamo allora vedere che nello studio dei fenomeni psicologici estremi, da un lato abbiamo il polo infrarosso in cui i processi psichici si manifestano sotto forma di istinti, pulsioni, desideri che muovono le nostre azioni (Plutone che “usa” Marte); mentre al polo ultravioletto vi sono le immagini archetipiche che si amplificano e raffinano sempre di più a seconda del grado di spiritualità che incarnano (Nettuno che “usa “ Giove).
La “banda del visibile”, che corrisponde all’IO di un individuo avrà quindi un tratto che tenderà all’infrarosso dove si vanno a situare gli aspetti più istintuali ed un tratto tendente all’ultravioletto dove troviamo le rappresentazioni psichiche più sofisticate. Spingersi al di là della banda del visibile significa per la nostra coscienza confrontarsi con ambiti non solo e non propriamente personali ed è per questo che l’Io teme fortemente una possibile inflazione.
Nella prospettiva del Sé il cammino del processo di individuazione che porterà alla scoperta delle qualità individuali autentiche e specifiche di ognuno di noi passerà attraverso la lenta e graduale sublimazione degli istinti corporei e delle sensazioni materiali avviandosi verso un ordine più elevato; questo ha molto a che fare con il processo alchemico in cui i metalli grezzi (coscienza involuta dell’uomo) vengono trasformati in metallo prezioso (realizzazione spirituale).


 
 
 
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