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a cura di Lidia Fassio 
I BAMBINI DIVERSI
 
I bambini diversi Ci sono bambini che, pur avendo apparentemente uno sviluppo normale, da un punto di vista psicologico non riescono invece ad interagire normalmente con gli altri bambini e con gli adulti perché, nel delicato processo di socializzazione, qualcosa non funziona e, anziché aprirsi al mondo, sembrano invece chiudersi e rifiutarne i contatti.

Le nuove teorie di psicologia evolutiva parlano della grande influenza delle emozioni sullo sviluppo cognitivo di un bambino per cui, se qualcosa va storto nei primi passaggi possono nascere problemi che portano a comportamenti bizzarri e inquetanti.. come quelli che si vedono nei bambini autistici.

La parola “autismo” un tempo era praticamente sconosciuta se non da pochi, sparuti addetti ai lavori; è balzata però alla coscienza collettiva con il film “Rain man” in cui Dustin Hoffman interpreta la parte di un uomo con moltissime carenze a livello cognitivo ed emotivo ma, per contro, un talento eccezionale nel calcolo e nei numeri, al punto da permettere al fratello di vincere una discreta somma al casinò.

In questo film risulta evidentissima la difficoltà emotiva del protagonista che, addirittura, tende ad esplodere se viene toccato..fisicamente.

Da quel film però si è creato il mito comune legato alla presunta super intelligenza delle persone affette da questa patologia. Anche se questo non corrisponde a verità o almeno, non costituisce certo una regola, sono però stati individuati e studiati dei soggetti che, pur avendo deficit cognitivi evidenti e, a volte, veri e propri ritardi mentali, hanno però campi in cui non solo eccellono ma sono addirittura geniali. Vediamo di capirci qualcosa.

Nel 1976 lo psicologo Duckett esaminò e catalogò più di quaranta casi, tutti con un quoziente di intelligenza basso (mediamente intorno a 50) , tutti con una particolare abilità, alcuni autistici a gradi più o meno elevati, altri semplicemente mediocri come quoziente intellettivo.

Vennero chiamati “idiot savant” parola composta che sembra rappresentare molto bene questo paradosso: “idioti – sapienti”. Quasi sempre sono persone che, da bambini, hanno avuto grandi difficoltà: non hanno parlato in tempi regolamentari, alcuni hanno presentato disturbi motori, altri erano pressoché isolati, incapaci di interessarsi alle relazioni interpersonali e alla comunicazione, tutti con grossi problemi con le loro emozioni e perlopiù attratti dalle cose inanimate piuttosto che dalle persone o dagli affetti.

Inutile dire che questi soggetti hanno spesso interessato la psicologia proprio perché sembra difficile riuscire a spiegare questa strana combinazione e, fino ad oggi, non si è arrivati ad una vera e propria spiegazione, anche se ci sono ipotesi sicuramente interessanti.

Annoverati tra questi casi c’è quello di Mozart, universalmente riconosciuto come un vero “genio” musicale. Nonostante ciò il salisburghese aveva una serie di problemi ed era considerato mediocre a livello intellettivo; oltre a questo sembrava un soggetto emotivamente instabile, con comportamenti che spesso facevano strabiliare gli altri ma, nonostante questo, in grado di scrivere una intera opera o sinfonia di getto, poiché, come lui stesso sosteneva di avere tutta la partitura nella sua mente.

Tra le caratteristiche che sono state evidenziate in questi soggetti c’è una memoria eccezionale a cui si aggiunge una sorta di ossessione per uno specifico campo di interesse che di solito si annovera tra la musica, l’arte e il calcolo.

La maggior parte di questi soggetti ha comunque anche una patologia autistica anche se, nel caso di Mozart non è provato.

Tra questi 40 casi segnalati ci sono pittori, alcuni dei quali diventati famosissimi come “Raffaello dei gatti” che ha dipinto quadri bellissimi rappresentando sempre e solo gatti. Un altro è un pianista in grado di eseguire difficili brani al pianoforte dopo averli sentiti una sola volta.

Tutti sono in grado di fare di ciò che li interessa una “specializzazione” fino a diventare perfetti.

Tante sono le teorie che si sono avanzate: alcuni hanno detto che non sono creativi, ma questo sicuramente non può essere il caso di Mozart, quindi abbiamo per lo meno qualche eccezione; altri hanno sostenuto che non riescono ad astrarre e ad usare regole; anche in questo caso abbiamo però l’eccezione del pianista che, in realtà era anche in grado di usare le sofisticatissime regole della composizione musicale; altri, come la celebre Temple Grandin, che è diventata una docente universitaria e un’esperta mondiale nell’allevamento dei bovini pur essendo considerata “autistica” ma dotata di un particolare pensiero “visivo” in grado di vedere immagini in movimento e di comporle in modo particolarissimo nella mente fino ad ottenere combinazioni estremamente complesse.

Tanti sono i casi che oggi si possono annoverare in questo elenco: infatti sempre più si studiano queste persone e sempre più si scoprono le loro qualità e i loro deficit.

Ciò che è certo però è che non si può tracciare una linea di confine chiara e definita definita tra intelligenza e talento, tra memoria e organizzazione delle immagini e, ancor più difficile è poter dire con precisione che cosa vuol dire “essere geniali” da un punto di vista cognitivo.

Più ci addentriamo in questi campi e più comprendiamo quanto sia difficile stabilire perchè in alcune persone si sviluppano alcune abilità pur nella vistosa assenza di certe caratteristiche definite “normali”.

Astrologicamente però c’è la risposta. Infatti, la casa dodicesima ci suggerisce che è difficile stabilire confini precisi tra la normalità e la diversità: spesso sono categorie che noi usiamo per definire la realtà che è rappresentata dalla maggioranza ma a cui, la nostra psiche può non rispondere nel modo in cui ci aspettiamo. Ancor di più possiamo pensare ad aspetti tra Mercurio Urano che suggeriscono a volte veri e propri talenti, capacità di cogliere e di coordinare in tempi rapidissimi informazioni ed immagini che altri non colgono; quello che abbiamo detto dei bambini “indaco” potrebbe avere qualche risonanza con ciò che, fino ad oggi, abbiamo definito “autismo” ; infatti, a volte, certe particolarità non trovano poi altrettanta facilità nell’esposizione e quindi, la comunicazione con l’esterno è penalizzata.

Forse un giorno avremo risposte più precise ma, per intanto, la nostra psiche ci dice che sempre più saremo soggetti ad abbandonare limiti e confini e sempre più ci apriremo al “possibile, anche se, spesso questo non è ancora del tutto comprensibile e decodificabile.

 
 
 
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