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a cura di Lidia Fassio 
MA L’AMORE….CHE COS’È?
 
MA L’AMORE….che cos’è? Oggi è il 14 febbraio e quindi.. San Valentino ed è imperativo parlare d’amore proprio perché l’amore è un’energia “in grado di far girare il mondo” in quanto tutti, in modo più o meno palese lo hanno sperimentato, lo sperimentano o lo cercano.. in ogni caso “se ne parla”. Ma che cos’è veramente l’amore?

Platone nel Simposio dice ad Agatone che “l’amore è qualcosa che l’uomo desidera ma che non ha”; nell’idea platonica l’amore è attrazione per la completezza.. ma, siccome tale completezza riguarda l’anima, l’amore non si ha poiché noi non riusciamo a raggiungere una vera e propria estasi animica. Platone dice anche che l’amore è l’intermediario tra la divinità e l’uomo infatti possiede qualità che vanno dalla passione all’ammirazione, dalla confidenza alla conoscenza, dall’unione allo scambio; il filosofo sottolinea che l’amore è “desiderio” di qualcosa.. o di qualcuno che ha un grande valore per noi.

Ben diverso è ciò che dice Erich Fromm quando sostiene che l’amore è un’arte e che, pertanto, richiede sforzo e saggezza. Nel celebre libro “l’arte di amare”, lo psicanalista tedesco mette in evidenza gli errori più comuni nell’interpretazione dell’amore, quelli che portano a delusioni cocenti; tra di essi elenca:
- che l’amore sia “essere amati”, anziché amare; proprio a causa di questo primo errore – dice Formm – si cercano strade particolari quali quella di “piacere ad ogni costo” – tipica delle donne – oppure quella di “avere successo nel lavoro ” per diventare ricchi e potenti: quest’ultima più maschile;

- un altro errore è quello di pensare che non vi sia fondamentalmente niente da imparare in questa materia; la maggior parte delle persone ritengono infatti che ognuno sa quello che serve e che, quando l’amore non funziona, il problema sia da attribuirsi all’incontro con la “persona sbagliata”;

- altro fattore erroneo è quello di pensare che l’amore sia un innamoramento che si protrae nel tempo. Fromm dice che questo concetto, anche se la realtà lo smentisce clamorosamente, è quello che continua ad essere prevalente nelle persone.

Fatte queste premesse Fromm sostiene che bisogna quindi convincersi che l’amore, esattamente come la vita, è un’arte che, se si vuole imparare a conoscerla bisogna “applicarsi ad essa ” con disciplina, esattamente come si fa se si vuole imparare a disegnare, dipingere o suonare.

Ci vogliono dunque “teoria e pratica” e così, dopo anni di fallimenti e di disillusioni, si potrebbe cominciare a comprendere cosa è l’arte dell’amore.

Aldo Carotenuto nel suo “Eros e Pathos” sostiene che “amare e tradire” sono un binomio inestricabile; questo lascerebbe sconcertanti se non fosse che con la parola “tradimento” Carotenuto non intende certo l’ “adulterio”, ma quell’inevitabile processo che l’amore innesca e che conduce a dover tradire le aspettative dell’altro per “diventare sé stessi” e per non dover soffocare certe parti di sé che nella relazione non possono trovare espressione.

Queste sono testimonianze illustri sul significato dell’amore.. e noi possiamo essere o non essere d’accordo questi autori, tuttavia, non possiamo non prendere in considerazione che ci cia qualcosa che non funziona nel comune modo di intendere l’amore.. perché, se così non fosse, non ci troveremmo di fronte a tanti fallimenti e a tanta sofferenza.

L’amore viene sperimentato come qualcosa che “accade all’improvviso” e, per questo, porta con sé qualcosa di misterioso.. perché, ovviamente, parte dall’anima.. e non certo dall’Io.. per cui l’uomo prova la sensazione di essere “colpito” o di “cadere innamorato”; in inglese.. si usa il termine “to fall in love” , ma anche il mito ce lo propone sotto forma del putto oppure Eros che, su segnalazione della bella Afrodite prende una freccia e colpisce al cuore il prescelto.. senza che questo possa esimersi o rifiutare e senza che venga avvertito.

In effetti questa è la sensazione che viviamo nell’innamoramento che è uno stato che si può paragonare ad una “ trance ipnotica” in cui la volontà dell’Io è sopraffatta dal desiderio (ci troviamo a sperimentare la potenza dell’archetipo di Venere che seduce e quasi mette in scacco la forza e la volontà di Marte, celebre Dio della guerra). In questa condizione sperimentiamo qualcosa di “perfetto e di totalizzante”, una sensazione di pienezza, di unità che ci richiama a qualcosa che abbiamo sperimentato un tempo e ricercato praticamente dalla nascita.

La senzazione che assale nell’innamoramento è che sia “l’altro” a produrre quell’ effetto fantastico; infatti, sentiamo lo stato di trance in maniera potente quando c’è la vicinanza dell’altro , quando veniamo “guardati” e quando abbiamo la percezione che anche l’altro condivida il fatto che solo insieme si possa vivere quel particolare senso di completezza.

E’ in quel preciso momento che si crea la “magia”… che è energia allo stato puro.. e che è in grado di far diventare l’altro “insostituibile”.. in quanto viene viene investito di tutte le nostre proiezioni migliori e, pertanto, percepito come l’unico essere al mondo in grado di far “risuonare” il nostro mondo interno.. in quell’unico, preciso e meraviglioso modo.

Infatti… l’innamorato è colui che “tocca certe corde”.. quelle che, vibrando, danno la sensazione di non essere più in grado di vivere senza quella particolare tonalità affettiva ed emotiva che però è personale, …solo personale. Quella magia è creata dall’anima che nell’innamoramento si dischiude lasciando intravedere una dimensione che mai si sarebbe ipotizzato di possedere.

L’innamoramento crea due particolari condizioni una di dolcezza, appagamento e pienezza che si sperimenta in presenza dell’amato; l’altra, che è attesa struggente, ossessione e ansia che invece assale quando l’altro non c’è in cui l’unico desiderio è che ritorni ad essere presente.

Ciò che spesso si dimentica è che ’innamoramento è uno stato “transitorio” che dovrebbe preludere all’amore, passaggio veramente difficile che richiede sforzo e lavoro… cosa che spesso non accade.

Infatti, l’innamoramento dischiude la nostra identità.. ma, perché questo accada e si ritorni ad una unità all’interno, bisogna che tutto ciò che prima era “proiettato” sull’altro venga ritirato per essere ritrovato all’interno. Allora si’ che l’innamoramento diventa amore e si annuncia come qualcosa che permette di condividere il senso di eternità. L’amore è in grado di aprire a quella dimensione di “infinito psichico” che mai e poi mai appartiene all’altro, ma che, però, viene catalizzato dall’altro.

L’amore tende a cambiare il rapporto che si ha con le cose, con le persone e con la realtà.. ma in particolare, cambia il rapporto con sé stessi, facendo ritrovare parti che non si sarebbe mai pensato di possedere.

Quindi possiamo pensare che l’amore in realtà.. quell’energia potente che genera questa possibilità.. perché scioglie le resistenze, abbatte le barriere che separano la coscienza da quella parte che è “altro da sè” e conduce per mano in un mondo meraviglioso e sconosciuto… quello dell’ anima.

Se da un lato è vero che “l’altro”, l’innamorato, è l’unico che può far aprire quella porta, è però altrettanto vero che non è e non potrà mai essere la fonte di felicità infinita tanto fantasticata ma anche ingannevole per sé e per l’altro.

La condizione amorosa predispone una persona ad una diversa e più allargata partecipazione psichica ed è proprio questa alterazione che risulta “trasformante”. L’amore genera dunque un senso profondo di appagamento.. che produce un fortissimo squilibrio per l’Io.. che, suo malgrado, si trova a dover operare una profonda trasformazione per poter ritrovare un senso di identità nuovo.

Per questo in molte culture “amore e morte” vengono associate.. perché lo squilibrio si annuncia all’Io come una perdita, un dissesto.. che produrrà un successivo nuovo assesto.




 
 
 
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