mercoledì 21 ottobre 2020
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LE RUBRICHE DI ERIDANOSCHOOL - Astrologia e dintorni a cura di Lidia Fassio

RUBRICHE DI ASTROLOGIA

a cura di Francesca Piombo 
SIAMO TUTTI FIGLI DI EDIPO
 
Siamo tutti figli di Edipo La fase edipica è un periodo chiamato così da Freud proprio in ricordo del mito di Edipo che, in piena inconsapevolezza, uccise il padre e sposò la madre, compiendo un assassinio e un incesto; è in questa fase che l’amore per il genitore del sesso opposto è fortissimo e contemporaneamente si provano sentimenti molto ambivalenti verso il genitore dello stesso sesso che da una parte si ama e contemporaneamente si odia, perché viene visto soprattutto come un rivale con cui competere per assicurarsi l’amore del genitore di sesso opposto.

E’ in questa età (che psicologicamente va dai tre ai sei anni di vita ed astrologicamente è messa in relazione alle case quarta/decima e quinta/undicesima dell’oroscopo) che, se ci sono pianeti lesi sugli assi, il bambino ha vissuto un momento di forte creatività interiore e di spinta ad esprimere se stesso e la propria carica vitale, che è stato però subito dopo raffreddato, come congelato da un’esperienza dolorosa a livello emotivo che il bambino ha vissuto contemporaneamente e che gli ha fatto provare frustrazione, dolore e senso di sconfitta.

Analizzare la fase edipica è di fondamentale importanza per chi abbia valori di quarta/quinta casa, perché il rapporto soprattutto col padre, ma anche quello con la madre come radice del maschile e del femminile interni, condizioneranno in un modo o nell’altro anche i rapporti che si avranno con le figure, sia maschili che femminili, della propria vita.

Proprio attraverso questi incontri, si avrà la possibilità di poter accedere a quella parte della psiche che è rimasta “nell’ombra” e che contiene le problematiche irrisolte da affrontare e i complessi infantili da sanare per poter vivere una vita più soddisfacente.

Nel caso si tratti di un tema femminile, per analizzare e comprendere le emozioni che la persona prova soprattutto nei confronti delle figure maschili importanti della sua vita, bisognerà scendere alle radici della sua storia personale e cercare di farle capire, ma anche farle vedere sotto una luce nuova quello che aveva caratterizzato il rapporto col padre, perché è stato lui il primo uomo con cui si è imbastito il modello rudimentale di relazione, proprio attraverso la creazione di tutta una serie di costruzioni e condizionamenti mentali che, per non far scattare meccanismi psicologici automatici nel rapporto con i futuri uomini, bisognerà “smontare” – pezzo dopo pezzo – cercando di impostare su nuove basi la propria vita, soprattutto a livello sentimentale.

Anche perché, soprattutto quando in quarta o in quinta si trova il Sole, la donna è inevitabilmente esposta a vivere una vita sentimentale molto intensa, ma anche contraddittoria ed incoerente, proprio perché intensi, contraddittori ed incoerenti erano stati i sentimenti che aveva provato da bambina nei confronti del padre: sentimenti di amore, di adorazione, quasi di innamoramento, visto che la quinta casa è proprio quella dell’innamoramento e dell’espressione sessuale; sentimenti positivi ed appaganti che sono stati conservati nella memoria cosciente e che la persona, ormai adulta, ricorda con grande affetto e profonda gioia, ma anche sentimenti negativi…di delusione e di svalutazione per aver perduto, ad un certo punto della vita infantile, l’attenzione e la considerazione che aveva prima; per non essersi più sentita amata tanto quanto lo era stata fino a quel momento.
A quei sentimenti di delusione e di svalutazione, hanno fatto anche seguito la rabbia, il risentimento e il bisogno di rivalsa per il rifiuto provato; e ha fatto seguito il desiderio di rivendicare quel primato all’attenzione che si era convinti di aver perduto; sensazioni ed emozioni forti e contraddittorie che non erano facilmente fronteggiabile da una bambina di pochi anni.

Il Super-Io, che è quel bisogno che protegge l’Io da situazioni dolorose e frustranti e che era già attivo in quegli anni così remoti, ha così costruito un contorto schema mentale per cui, nelle relazioni amorose dell’età matura, se per un verso ci si sente fortemente attratti dall’altro, si fantastica su lui e lo si vede solo in una luce positiva, desiderando scambiare solo amore; subito dopo si insinua il sospetto e la delusione… subentra il senso di rifiuto e di svalutazione: non ci si sente più amati come prima, apprezzati e importanti, in due parole: di valore.

Oppure, si finisce per sentire che a un certo punto della storia bisogna dividere l’oggetto d’amore con qualcun altro… competere con qualcun altro che si inserisce nel rapporto e sembra minacciarlo; oppure dividersi nell’amore verso due persone che contemporaneamente si amano e di cui si ha bisogno, come se si fosse obbligati a ricomporre un simbolico triangolo amoroso che è poi quello che si è vissuto da piccoli quando si è sentita una grande rivalità verso il genitore dello stesso sesso con il quale si doveva competere e battagliare per la conquista del genitore del sesso opposto, che diventava “il preferito”… l’ “oggetto” da conquistare.

E la figlia femmina di solito preferirà il padre…guardando alla madre come a una nemica o a un’ingrata. E’ lei l’elemento che disturba nel profondo, perché non riesce a vedere le grandi qualità che ci sono nel padre: le giudica negative, svalutandolo ed umiliandolo ad ogni occasione.
Infatti, mentre il figlio maschio si schiererà a favore della madre, sentendosi paladino e difensore dei suoi diritti, contro il padre che verrà visto come l’oppressore e l’aguzzino, la bambina difenderà il padre in ogni occasione e sarà convinta che lui l’ammiri per questo e l’apprezzi e gliene sia grato.
Ma anche il padre la difenderà e la spalleggerà quando la madre la sgriderà e la farà soffrire… quando la giudicherà e le farà provare umiliazione. E’ lui che calmerà i suoi pianti e la consolerà, facendola sentire compresa ed amata.
Lui le porta regali e la fa sentire come una principessa… la sua principessa adorata, capita ed apprezzata.
Si stabilisce quindi come una tacita intesa ed una complicità psicologica tra di loro, che viene interpretata dalla bambina come un sodalizio, un’alleanza, un sostegno vicendevole per entrambi, tutti e due coalizzati contro la madre. Loro si capiscono e si aiutano a vicenda, mentre la madre è l’intrusa, la nemica…l’unica che può minacciare davvero l’alleanza.

Poi…quasi sempre succede un fatto, un gesto, un atteggiamento del padre nei confronti della bambina che lei traduce come un rifiuto, un “voltafaccia”, come se fosse un tradimento. Come se fosse stato infranto un voto, un giuramento, anche se non era mai stato fatto alcun voto o espresso alcun giuramento.

E’ chiaro che, considerando quanto possa essere intenso il mondo di un bambino, magari è stato fatto un gesto che non aveva poi tutta quella valenza così negativa, come è stata interpretata allora dalla bimba: magari il padre ha dovuto allontanarsi da casa per esempio, oppure ha fatto delle promesse che poi non ha potuto mantenere; oppure ha fatto qualcosa a favore della madre… un qualcosa che metteva in secondo piano la figlia e che ha suscitato la delusione e la gelosia infantile; e poi, magari, non si è nemmeno scusato… per averle procurato quel dolore e quella sofferenza. Non si è nemmeno accorto di quanto lei era stata ferita da quel gesto o da quell’atteggiamento.

Insomma è in quella fase di massimo “innamoramento” e di fiducia totale, in cui si rompe quell’idillio perfetto e la bambina si accorge di non avere più la stessa attenzione che il padre le aveva riservato fino a quel momento e che ora, improvvisamente, dedica alla madre: sembra che la mamma gli piaccia di più…che assorba tutte le sue attenzioni, mentre lei sembra che nemmeno esista… Chissà, forse non merita di essere amata, come merita la madre… non è altrettanto carina, brava, perfetta e desiderabile; in due parole, non ne è all’altezza.
Si era illusa di poter vincere in quella contesa, di aver conquistato per sempre l’amore del padre e che nessuno le avrebbe tolto il primato raggiunto ed ora sente di non contare più nulla… adesso è lei che non può mettersi tra di loro, anzi è lei la vera intrusa… è l’ ”altra” da cui difendersi, da combattere e da fermare.
In più, ha ben capito che col padre non può scambiare le stesse effusioni… non può avere gli stessi comportamenti sessuali che l’ha visto avere con la madre, dato che l’incesto è un tabù molto ben imprintato nella nostra psiche, fin dai tempi dell’infanzia.

E’ a quel punto che, dopo la bellissime sensazioni di amore e di vittoria che aveva provato e che l’avevano fatta sentire al massimo della gioia e dell’appagamento, la bambina si trova a provare una grandissima delusione; il suo piccolo mondo infantile crolla in un attimo e subisce un arresto, ma crolla anche l’autostima e la fiducia in se stessa; non c’è più gioia ed appagamento, ma solo rifiuto e senso di sconfitta. Ma c’è anche rabbia e risentimento per essere stata messa da parte per qualcun altro, per non essere stata in grado di competere e di vincere, per aver perso il primato. Per essere stata tradita. Proprio così, un vero tradimento che la fa soffrire terribilmente.

Ora, quale sia stato l’episodio o il fatto che ha scatenato queste sensazioni spiacevoli in un periodo così antico, l’astrologia non lo rivela e la persona spesso non lo ricorda. Né all’astrologia importa più di tanto rintracciare quel ricordo nella memoria.
Anche perché, il più delle volte, il padre non ha fatto alcun gesto così grave come è stato invece interpretato a quei tempi dalla bambina; infatti la carta astrale non ci dice come fossero o agissero nella realtà i genitori di quella persona, ma ci può dire come quella persona ha vissuto nell’infanzia il rapporto con loro e con chi rappresentava “il suo mondo”; e cioè ci fa vedere quello che viveva il bambino con gli occhi del bambino, al di là di come fossero davvero quei genitori; ci fa capire le impressioni che ha portato dentro; le associazioni mentali che ha cominciato a fare, sulle quali associazioni poi costruirà anche tutti i suoi schemi mentali razionali futuri, di comportamento e di relazione.

E’ chiaro che provare questi sentimenti di affetto e di innamoramento misti a sentimenti di rifiuto e di non accettazione provocano una grande sofferenza per la loro ambiguità; la bambina si accorge di amare e di odiare allo stesso tempo; soprattutto i sentimenti verso la madre le inducono forti sensi di colpa, proprio perché è con la madre che lei ha scambiato il suo primo rapporto fusionale d’amore e d’affetto fino a quel momento. E’ stata lei il suo punto di riferimento e il suo sostegno nei momenti più difficili e delicati.

Così, proprio per la sofferenza che quei sentimenti così forti ma anche contraddittori le fanno provare, la bambina potrà solo rimuovere e negare, e che fa? Mentre conserva nella memoria l’affetto e l’ammirazione per la figura paterna, ricordando solo i bei momenti passati con lui e gli apprezzamenti che c’erano stati nei suoi confronti; ricordando quando la lodava e l’incoraggiava e le permetteva ogni cosa, basta che lei gliela chiedesse; ricordando il suo entusiasmo e l’apprezzamento quando lei faceva qualcosa che piaceva a lui, più che a se stessa, spinge nell’inconscio i sentimenti di rifiuto e svalutazione. Non li ricorda più…
Ma rimuove anche il senso di colpa che aveva sentito per aver deluso le aspettative del padre… e rimuove anche il risentimento e la rabbia per il senso di rifiuto che aveva provato per questo presunto tradimento… e rimuove anche la voglia di rifarsi e di vendicarsi in qualche modo per l’umiliazione sentita e la vergogna provata.
E rimuove la voglia di “fargliela pagare”…

Delusione, risentimento, bisogno di vendetta e senso di colpa cadono in quel momento nell’ “ombra” come un sasso gettato nell’acqua…Non lo si vedrà più, ma lui resterà lì, come una presenza ingombrante da rintracciare e rimuovere.
Contemporaneamente scatterà nella psiche della bambina anche la convinzione che sia solo lei la causa di quel rifiuto paterno… è sua la colpa, se sono andate così le cose, se non si è fatta amare; non certo del padre… tutt’al più sarà della madre, che si è messa in mezzo tra di loro perché gelosa del loro rapporto esclusivo che c’era tra loro e che avevano creato.

Spesso, il senso di rifiuto e di svalutazione sentiti erano stati attribuiti ad alcuni atteggiamenti del padre che magari avrebbe preferito avere un figlio maschio più che una figlia femmina… a lei sembrava che lui desse più attenzione ai figli maschi che giravano per la casa, ad esempio…o personaggi maschili con cui aveva a che fare; fratelli o amici o nipoti o qualcuno che, per quello che faceva o come si proponeva, suscitava l’ammirazione e l’approvazione del padre; come se il solo fatto di essere maschi li facesse partire con “un marcia in più”. Magari il padre non si sognava nemmeno di pensare in questo senso, ma era lei… era la bambina che leggeva questo nei suoi occhi e cominciava a costruire le sue convinzioni, modificando a quel punto anche i suoi comportamenti, sull’onda del bisogno di mettere a tacere l’invidia che sentiva per l’uomo ed il mondo maschile.

Questi sentimenti che lei giudicherà comunque negativi per le sensazioni dolorose e conflittuali che le fanno provare, e che lei non conserverà più nella memoria cosciente, rimarranno totalmente sopiti, come imbalsamati e congelati in un angolo remoto della sua psiche e da lì in avanti, buona parte di quello che lei farà, dirà, mostrerà e cercherà di conquistare nella vita, sarà dedicata a recuperare l’accettazione paterna perduta. Si convincerà che c’è un modo per poterla recuperare…per poterla meritare… magari facendo le cose che pensa piacciano al padre, rinunciando ai suoi sogni più veri… fino al punto di snaturare la sua stessa essenza di donna, staccandosi sempre più dal suo centro interiore.
Questo per essere nuovamente guardata, lodata e ammirata da lui…fino a far dipendere da tutto questo recupero agli occhi paterni tutte le scelte che farà da lì in avanti nella sua vita.

E il recupero potrà avvenire in vari modi: ho visto donne con questi aspetti astrologici scegliere degli studi che piacevano al padre, per esempio o un lavoro che assecondasse le aspirazioni del padre; per altri versi, se era più forte il senso di rivincita e di sfida, soprattutto quando il Sole è in un segno di fuoco, le ho viste andare contro ogni suo volere; per esempio scegliere un uomo che al padre non piaceva fino al punto di sposarlo, oppure un lavoro che il padre giudicava di poco valore o non altrettanto “adeguato”, ma proprio per dimostrare di essere in grado di scegliere autonomamente e, anche se lui si mostrava contrario, di scegliere bene.
Spesso mi sono chiesta quanti matrimoni non si sarebbero mai fatti se la donna non avesse avuto come motivo inconscio proprio quello di dimostrare al padre che lui si sbagliava… che si era sempre sbagliato e che lei stava facendo bene.

E comunque, nel caso la donna pensi di recuperare l’accettazione perduta uniformandosi e “modellandosi” sui desideri del padre; nonostante si sforzerà con ogni mezzo di dimostrarsi all’altezza delle aspettative paterne, spesso l’approvazione del padre non arriverà… il riconoscimento non arriverà, o meglio, sarà lei… sarà la bambina ormai diventata donna a sentire di non averlo convinto abbastanza e resterà inconsciamente una sensazione di frustrazione e di svalutazione interna che le farà andare incontro ai successi della vita con un senso di insoddisfazione profonda, un’incapacità di cambiare una volta per tutte quell’ impressione di sfiducia in se stessa che la farà sentire sempre più impotente ed inadeguata.
Il mondo maschile sarà sempre visto come superiore e facilitato nelle conquiste della vita e l’essere donna continuerà ad essere giudicato un ostacolo, un impedimento, come una sorta di “zavorra” sul senso di valore personale che non rispecchierà altro che la scarsa fiducia che la donna ha in se stessa e nella propria femminilità.
Infatti, il danno più grave dell’intera dinamica psicologica è che mina fortemente e alla base la fiducia della donna nella sua femminilità…la fiducia nel potere di conquista e nella capacità di vincere; e questo perché solo negli occhi di un padre la figlia femmina specchia il suo valore di donna e il suo potere femminile … specchia la sua capacità di poter amare ed essere ricambiata e costruisce mattoncino dopo mattoncino la stima in se stessa e la piena fiducia nella sua femminilità.

Invece, fin da piccolissima, la bambina con questi aspetti astrologici perde gradualmente la fiducia in se stessa e nelle sue capacità e, una volta donna, mentre all’apparenza sembra molto sicura di sé e delle sue scelte, rimane un senso di inadeguatezza interno, un giudice e un sabotatore interno che la giudica e l’umilia ad ogni occasione; una voce impietosa che sembra ripeterle, ad ogni successo: “Be’? Tutto qui?”… che le avvelena il risultato delle conquiste, che lei continua, nonostante tutto, a fare.
Anche dal punto di vista fisico poi, se pur bellissima, si vedrà come “il brutto anatroccolo”… non si piacerà e si giudicherà (ma in fondo, non le è stata forse preferita la madre in questo senso quand’era piccola?...) e s'inserirà giorno dopo giorno nella sua psiche un’idea tutta inconscia del tipo "non valgo nulla" o peggio “non merito nulla”… che diventerà uno schema mentale e finirà per condizionare in un modo o nell’altro tutta la sua vita e le sue esperienze future.
Così, tutte quelle contraddizioni…tutto quell’insieme di sentimenti opposti ed ambivalenti, ma anche di meccanismi mentali automatici che scatteranno senza alcuna volontà cosciente e senza chiederle il permesso, diventeranno il suo “bagaglio di viaggio”, con il quale lei andrà verso il mondo maschile, s’innamorerà e porterà avanti le sue relazioni con l’uomo.

Infatti, via via che cresce, la bambina divenuta donna, rinuncia gradualmente ad avere l’attenzione del padre e sposta questo bisogno inconscio insoddisfatto, di amore, di attenzione, di fedeltà, di riconoscimento e di rispetto sulle figure maschili della propria vita che saranno delegate a darle, come se ci fosse una pretesa da parte della donna più che un reale scambio d’amore, quello che non era stato avvertito o era stato danneggiato in quel tempo lontano. E lei si preparerà inconsciamente ad impostare i rapporti col maschile quasi come una fotocopia di quello che aveva sentito nei confronti di suo padre quando era piccola.

E così, gratta gratta, sotto una grande sicurezza ed apparente fiducia nelle proprie capacità, perché spesso c’è una figura di donna vincente ed apparentemente realizzata, soprattutto dal punto di vista professionale, resta comunque una sensazione di inadeguatezza profonda nelle relazioni con l’altro sesso… una svalutazione di fondo del proprio valore femminile; si crede davvero che essere donna sia una debolezza, una calamità per cui si collega il maschile con la superiorità e ci si impegna, quasi da subito, a dimostrare con tutti i mezzi il contrario.
Ma nello stesso tempo si sente di dipendere dall’uomo, dal suo giudizio, dal suo apprezzamento, anche se si fa di tutto per dimostrare indifferenza e distacco.

E se la donna è bella deve essere sempre un uomo a dirlo perché lei ci creda… e se è brava, deve essere sempre un uomo che glielo confermi per darle la certezza di quello che è già dentro di lei…ma che lei non vede.

In quest’ottica, è chiaro che sarà soprattutto nei rapporti sentimentali che ci saranno le maggiori incomprensioni e confusioni da risolvere; è nei rapporti con l’uomo che tutto si complica e s’ingarbuglia per cui mentre si sente un grandissimo bisogno di relazionare con lui e scambiare solo amore, affetto e dedizione, per altri versi si ha paura di cedergli… mentre si vorrebbe stare ogni attimo con lui e condividere con lui ogni momento della propria vita, per altri versi si fugge da lui… si sente il suo potere. Si sente che si sta barattando, con qualcosa, la propria libertà. Così come nella vita infantile, si era sentito il potere paterno quando procurava gioie o dolori a seconda delle attenzioni che dava, o negava; quando si contrabbandava il proprio desiderio e la propria volontà con qualcosa che sarebbe piaciuto, ma solo a lui; in una condizione di assoluta impotenza contro la quale non si poteva vincere.

Con conseguenze inevitabili anche dal punto di vista sessuale perché, con queste dinamiche, si istaurano relazioni in cui, se l’uomo avrà un ruolo genitoriale o filiale che rimetta in moto la dinamica edipica, con lui non si potrà fare sesso… non ci si potrà esprimere dal punto di vista sessuale col giusto appagamento, oppure se lo scambio ci sarà, ci si sentirà usate e sfruttate per il piacere dell’uomo; quando invece si scambierà a livello sessuale, con trasporto e grande soddisfazione, non si vorrà scambiare a livello emotivo ed affettivo, perché da qualche parte bisognerà evitare di farsi possedere e sottomettersi ad una condizione di dominio.

La difesa e la risposta a questo schema mentale rigidissimo che si mette in moto automaticamente non appena si inizi una relazione amorosa può avere due modalità di comportamento, altrettanto dolorose e problematiche: di solito, all’inizio, quando la donna è molto giovane, quasi sempre sceglie un uomo nei cui confronti ha un atteggiamento totalmente succube e sottomesso, sia dal punto di vista fisico che psicologico; addirittura alcune donne arrivano a subire anche violenze, soprusi e ingiustizie prima di prendere consapevolezza del fatto che si tratti di violenze.
Poi, più avanti, magari dopo una delusione o un tradimento e quasi sempre in coincidenza con un transito importante di Plutone ai pianeti maschili, sembra uscire allo scoperto l’ inconscio risentimento verso l’uomo, e si decide di non tollerare più nulla; anzi, spesso, si comincia a prevaricare, si battaglia con gli uomini più che scambiare con loro; si tende a istaurare relazioni di antagonismo e di competizione molto drammatiche dove si va avanti come stando in guerra e dalle quali non si riesce ad uscire, se non facendosi fare a pezzi o facendo a pezzi l’altro, con un vago senso di masochismo ed autolesionismo interni che lascia la donna confusa e nella frustrazione più profonda.
Ma anche per riprendersi quel diritto alla vittoria che non era mai stato sentito nell’età infantile e che viene sentito come un risarcimento da avere.
Costi quel che costi.
Quindi, quando ci sono dinamiche da quarta o quinta casa lese, c’è una donna totalmente succube, che non ne sa niente del suo valore personale e non ha ancora imparato nulla sui suoi diritti, oppure una donna che vuole comandare e pilotare il rapporto perché le sembra che solo così si può riprendere quel risarcimento del danno che aveva sentito quand’era piccola e che l’aveva vista perdente.

La donna si trasforma a quel punto in una sorta di amazzone che combatte l’uomo per vincerlo su un campo maschile, ma non con gli strumenti dell’essere femminile, e cioè l’amabilità, la sensibilità e la capacità di riconoscere e intuire i tempi della resa, ma con i soli strumenti del mondo maschile: la forza, la determinazione e la risposta razionale alla vita.
E anche dal punto di vista amoroso, di solito saranno donne che sceglieranno il distacco oppure storie solo fisiche, visto che è psicologicamente ed emotivamente che non si vogliono concedere; anche perchè l’aver dovuto rinunciare all’approvazione e all’accettazione del padre, quando averla era vitale, può indurle a tenersi alla larga dal mondo maschile… a non mettere più in gioco il loro cuore, visto che è proprio il cuore quello che era stato profondamente ferito in un’età in cui non c’era possibilità di difesa. In fondo si mantengono “vergini nell’anima”, nell’impossibilità di scambiare, di mettersi in gioco e rischiare di perdere.

Scrive Esther Harding ne “La strada della donna”: “Impegnata a fondo a sviluppare il lato maschile della sua natura, la donna ha trascurato di disciplinare l’istinto femminile, che in lei, è la vera forza. Studiando e lavorando alla maniera dell’uomo, la profondità del suo essere non viene toccata, la sua natura sentimentale rimane vergine”. E ancora: “Quando la donna cerca di dare il suo contributo creativo al mondo esterno fuori della casa, è incline a farlo alla maniera dell’uomo. L’unica che conosca. Ma altra è la maniera della donna. Prima che possa toccare la sorgente della sua creatività e dare un contributo veramente originale al mondo dell’uomo, essa dovrà sperimentare innanzitutto la sua natura femminile”.

Quindi, sarebbe importante ricercare nella memoria, l’origine di quei sentimenti per venire a capo anche di certe ambivalenze che si provano nel rapporto con gli uomini, nell’età matura: amore e rifiuto; attrazione e repulsione; guerra e pace; inseguimento e fuga, in un turbinio di sensazioni ed emozioni che non si capiscono, non si spiegano mai dai quali si è completamente posseduti. Ma soprattutto non si riesce a istaurare un rapporto in cui potersi rivelare fino in fondo…parlare fino in fondo, abbandonarsi fino in fondo, mettersi a nudo… perché si rischia di perdere potere ed uscire sconfitti nel confronto; ci si era aperti da piccolini e si era offerto il fianco; come si potrebbe rifarlo ora e non rischiare di riessere feriti? Di soffrire ancora?

Ma c’è un’altra conseguenza abbastanza automatica con cui si devono fare i conti quando si entra in una relazione da “quarta/decima” o da “quinta/undicesima”: e cioè che il più delle volte, dopo un periodo idilliaco in cui i partner sono in armonia e godono l’uno della vicinanza dell’altro; e quindi dopo un periodo di soli sentimenti positivi in cui si proverà la fiducia di poter amare ed essere riamati come si desidera, si inserisce quasi impercettibilmente la sensazione che l’altro stia cambiando…inizia il dubbio di non essere più importanti per l’altra persona, di non essere più sufficientemente amati… capiti, desiderati….insomma c’è qualcosa che inquina il senso di fiducia e di stima iniziali che, giorno dopo giorno agirà come una goccia che corrode e penetra all’interno, avvelenando non solo il rapporto ma ancor di più la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità.

Questo perché nell’infanzia si sono legati insieme il concetto di amore e di rifiuto; quello di fiducia e di tradimento; quello di apprezzamento e di svalutazione per cui, se non si cerca di smontare il binomio psicologico che si è cementato insieme, non appena si proverà amore ed attrazione, ecco che la psiche, a livello inconscio, si aspetterà anche il rifiuto… non appena si proverà fiducia, ecco che subito dopo si insinuerà il sospetto e la diffidenza, e non varranno le rassicurazioni che l’uomo farà per garantire il proprio amore e il proprio apprezzamento, perché non basteranno a convincere la donna che lui è sincero.

In realtà la svalutazione è interna …e cioè le emozioni svalutanti vengono attribuite e proiettate sull’altro, ma in realtà è lei, è la donna che non si piace abbastanza…; è il suo modo interiore di sminuirsi e di non volersi bene che inevitabilmente si riflette come in uno specchio anche all’esterno.

E cioè se io sono portata a svalutarmi da dentro, a non avere fiducia nelle mie possibilità, a non darmi valore e importanza in prima persona per quello che sono, e in più a ritenermi l’unica responsabile se qualcosa non funziona nel rapporto (così come mi ero incolpata ed odiata ed avevo giustificato il padre quando avevo avuto l’impressione di aver deluso le sue aspettative), non sarà possibile attirare da fuori se non realtà svalutanti, e cioè persone che mi deludono, non mi apprezzano e che non ricambiano l’amore che cerco.
Dovrò quindi lavorare sul senso di valore personale; sulla mia autostima e sul principio che nessuno può aggiungere o togliere valore a me, alla mia persona, se non io stessa e le mie paure interne.
Se non lo farò, dando anche al partner l’impressione di dipendere in tutto e per tutto da lui e dal suo amore; se non mi apprezzerò in prima persona ed aspetterò che lui mi rifletta un valore che non riesco a trovare in me stessa, quasi certamente la relazione entrerà in crisi… e quasi sempre si materializzerà in un tradimento, che subirò se non credo in me stessa ed ho una bassa autostima e quindi diventerò “la vittima della situazione”, oppure che farò, vittimizzando l’altro, ma solo perché sto cercando di ritrovare in un’altra figura maschile quell’attenzione e quell’affetto che mi sembra di avere perduto.

Nel primo caso, mi sentirò umiliata, ingannata, tradita. Nel secondo caso, sarò afflitta da tali sensi di colpa se tradirò, che anche l’altro amore sarà vissuto come un peccato e una tortura.

E il senso di tradimento fa spesso parte della donna che non si ama abbastanza, che incontrerà il tradimento sulla sua via proprio per risolvere questa dinamica dolorosa e completamente inconscia che si è creata nella sua psiche automaticamente quand’era piccola e che proprio la sofferenza del tradimento in età adulta le farà riprendere in mano, analizzare e sanare, come se fosse una ferita infetta che va riaperta, pulita e finalmente potrà guarire.

Anche perché dovrà smontare tutto uno schema mentale rigidissimo che proprio perché parte da una grandissima idealizzazione dell’altro, si espone quasi inevitabilmente alla disillusione più cocente.
Nelle storie d’amore ci sono troppe aspettative e troppa idealizzazione; addirittura l’amato sembra quasi un dio che può finalmente soddisfare qualsiasi richiesta d’amore e d’accettazione che magari non è stata sentita per una vita intera. Lui sembra riempire in un attimo il vuoto interno, quel vuoto che si porta dentro da tanto tempo anche se non lo si è mai analizzato e provato a capire.
Tanto che, alle prime difficoltà; alle prime avvisaglie che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe… non perché ci siano reali motivi di preoccupazione, ma perché si SENTE che qualcosa di sotterraneo e di minaccioso sta insinuandosi nel rapporto, ecco che ci si comincia a sacrificare; ad annullarsi per riportare tutto sul binario giusto; si mette da parte la propria volontà e ci si impegna a far rientrare quell’ impressione negativa che sta inquinando e distruggendo il rapporto.
Il fatto è che più ci si annulla e più si riceve indifferenza…; più si rinuncia ai propri desideri e si decide di accontentare il partner in tutto e per tutto e più l’altro s’allontana e si defila.
Non riconosce affatto questi sacrifici. E quasi sempre, al culmine delle proprie rinunce e di tutti gli sforzi fatti per salvare il rapporto annullando se stessi e la propria dignità; facendo anche la parte di lui che ha sempre più mollato le responsabilità e i doveri della relazione, ecco che spunta all’orizzonte un’altra figura… un’altra donna, che si insinua come un’ombra nel rapporto agonizzante e lo minaccia; anche se inizialmente non si parla di lei. Non si ha la certezza, ma si SENTE che “un’altra lei” c’è e che sta portando avanti l’assalto al proprio uomo.

Così, quasi inevitabilmente, arriva il tradimento; proprio nel momento in cui si stava dando di più e ci si stava sacrificando e rinunciando per il bene di entrambi, arriva quello che viene giudicato l’atto più ignobile ed egoista che l’uomo avrebbe potuto fare nei confronti della donna, proprio perché è come se avesse affondato un pugnale in un fianco nudo e senza difese.
Se poi si tradisce, invece, ci si logora dai sensi di colpa e magari si rinuncia alla propria felicità solo perché si sente di stare facendo un abuso inconfessabile e ci si punisce di aver avuto, anche solo per un attimo, un orribile cedimento.

In entrambe le situazioni, il proprio mondo interiore crolla…crolla l’autostima, già così bassa, crolla la fiducia in se stessi e nella vita, ma anche nell’uomo che ha calpestato un amore così grande e l’ha gettato via. Fino a pensare, magari dopo aver iniziato con fiducia altre storie d’amore che poi si sono concluse anche loro con un tradimento, che gli uomini siano tutti dei traditori…insensibili, egoisti e profondamente bugiardi.
A tal punto che, anche quando la donna incontrerà qualcuno che la saprà apprezzare, e davvero amare e valutare, non lo riconoscerà…perché gli occhiali che si è messa addosso inconsciamente non la vedono felice, ma delusa, rifiutata, tradita e abbandonata.

E allora, sarà importante invece lavorare sulla natura di questi sentimenti e scoprire che hanno invece una radice molto più antica di quello che pensiamo: per esempio, i morsi della gelosia che si erano provati nei confronti della madre che rubava l’amore paterno e ci faceva passare in secondo piano davanti a lui, si potrebbero riprovare verso un partner, che non ci apprezza, ma anzi sembra apprezzare qualcun’altro; e il senso di invidia verso un fratello o una sorella o qualcun altro che il padre apprezzava di più, che lodava e incoraggiava preferendolo a noi, lo potremmo riprovare magari verso un collega che ottiene più riconoscimenti di noi, più apprezzamenti, nonostante non li meriti; e infine il senso di impotenza e di sconfitta che abbiamo provato tutti quando nostro padre ci giudicava e ci umiliava per qualcosa di sbagliato che stavamo facendo, li potremmo riprovare verso un superiore che non riconosce il nostro valore e non ci considera.

Anche solo il vedere certe situazioni e riconoscere queste debolezze (perché in sostanza si tratta semplicemente di riconoscere dentro di noi alcune fragilità ed accettarle) si potrà avviare il processo di guarigione, sicuri di aver subito qualche danno infantile, certo… che se c’è stato un danno non è avvenuto consapevolmente e che il padre deve essere assolto, e soprattutto che non siamo vittime di un destino sfortunato che ci perseguita e ci vuole infelici; o meglio, che questo rimarrà un destino solo fino a quando non cominceremo a cambiare certi schemi mentali troppo rigidi e cristallizzati che, col loro rimettersi in moto automaticamente, loro sì ci condanneranno sempre ad avere le stesse storie infelici e sfortunate.
Finchè non ci toglieremo quegli occhiali distorti che ci siamo messi addosso nell’infanzia, la realtà continuerà ad essere distorta, dolorosa e profondamente deludente.

Dovremo invece imparare che non ci sarà nessuno a darci valore da fuori se non avremo imparato a darcelo da dentro…e che il valore di noi stessi lo potremo trovare SOLO IN NOI STESSI
Non ci sarà nessuno in grado di darci importanza se non saremo i primi a darcela da soli.

 
 
 
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