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a cura di Lidia Fassio 
IL BISOGNO DI CREARE E IL LEONE
 
Il bisogno di Creare e il Leone

Ognuno di noi nasce da un atto creativo e, pertanto, vorrà nel tempo ripeterlo. Pertanto, la creatività è presente in ognuno di noi come la componente più rappresentativa della personalità. La creatività è una pulsione presente in ognuno di noi.. non occorre essere artisti per poter dar vita e creare in quanto è semplicemente un modo per esprimere il nostro “essere”. Il grande Jung parlava di “istinto creativo” come dell’istinto che vuole trasformare l’individuo e il mondo. Se l’uomo non fosse stato creativo non avrebbe mai cercato dentro e fuori di sé.. Spesso la creatività è un modo per trasformare stati d’animo complessi e, a volte anche patologie recuperando il senso della vita e del benessere.
La creatività è anche molto legata al gioco, altro simbolo della casa V che ci ricorda il rapporto con il nostro “bambino interiore” che è quella parte di noi legato all’archetipo del bambino divino che resta in contatto con la totalità e che ha bisogno di esprimere lo spirito che in esso è espresso. Creare è dunque condividere qualcosa con Dio, con l’essenza che ha generato e dato vita.
Creare è dunque uno dei bisogni fondamentali dell’uomo che racchiude in sé un impulso a generare e dar vita sia biologicamente che psicologicamente. E’ un atto umano che serve a metterci in relazione con qualcosa di interno.

La creatività personale è un fatto spontaneo che appartiene all’ “esistere” e ce l’hanno tutti gli esseri umani e, per questa sua peculiarità, si distingue e si discosta dal senso artistico che, invece, è presente in alcuni e in altri no e richiede di essere coltivato nel tempo e serve a comunicare attraverso un canale specifico – musica, pittura, scultura, danza – propri stati d’animo e sensazioni.
Le differenze tra arte e creatività sono ben visibili a livello astrologico; la nostra amata materia, è così fortemente saggia ed evoluta da distinguerle e da sistemare la creatività nell’elemento Fuoco e in particolare nella casa Va dell’oroscopo, mentre assegna l’arte al pianeta Nettuno e ai suoi aspetti.

La creatività è un modo di “esprimere sé stessi”, mente l’arte si insinua nell’artista che diventa un canale percettivo attraverso cui corrono informazioni ed emozioni; l’artista - diceva Jung - è colui che percepisce nell’inconscio collettivo particolari contenuti che non sono ancora coscienti e non si sono ancora liberati, li elabora e li comunica attraverso un canale a lui congeniale.
L’artista parla al mondo con un linguaggio simbolico che è comprensibile in quanto è universale per cui, anche se parla di sé, tutti quelli che sentono i suoi stati d’animo, possono identificarsi e comprendere ciò che lui dice.

Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la creatività che, invece, è piuttosto un fattore legato all’Io che sente bisogno imperativo di esprimersi, di sentirsi vivo e vitale e, di conseguenza, trova qualcosa che lo faccia sentire “vicino a Dio” e alle sue potenzialità. Creare da un punto di vista psicologico significa condividere qualcosa con il “principio creativo universale” e mettere il proprio marchio in qualcosa che resterà dopo l’individuo. La creatività è un modo sottile per aggirare la paura della morte.

Infatti, la casa Va - legata alla creatività - è la casa del Leone e del Sole; il luogo in cui noi scopriamo le nostre capacità espressive e ri-creative e, per traslazione è anche la casa in cui c’è la sessualità, la riproduzione e tutto ciò che ricarica le nostre pile, facendoci sentire “unici e speciali”.
La casa Va è una delle case più naturali e spontanee e, se non accadono situazioni che bloccano, un bambino va naturalmente verso l’espressione di sé e non può fare a meno di essere “creativo”.

Ogni genitore e ogni insegnante dovrebbe dunque lavorare in modo da tirare fuori da un bambino la sua creatività anziché premere affinché il bambino impari a riprodurre le cose di altri. Tutto questo è terribilmente demoralizzante per un bambino: dover ripetere e riprodurre la creatività altrui è uno dei modi per inibire la propria.

Ogni bambino è dunque creativo, ma, come tutte le cose semplici, naturali e spontanee, la creatività può inibirsi al punto da ritirarsi del tutto; quando questo accade però, non si perderà solamente il desiderio di creare ma anche tutto ciò che è collegato come la capacità di gioire, di esprimersi e di sperimentare piacere personale.
Una ricerca psicologica fatta dalla dottoressa Amabile individua ben 7 killer della creatività: sorveglianza – valutazione – ricompense – competizione – eccessivo controllo – scelte obbligate – pressione troppo forte – fretta.

I bambini entrano spontaneamente nello stato creativo ma le 7 cose su esposte possono bloccarla e minarla per tantissimo tempo, almeno fino a quando non ci si sentirà senza “significato” e senza “piacere” e, allora, si andrà a ricercare la causa di tanto disinteresse e demotivazione.

La fretta, viene considerata tra le peggiori calamità per il processo creativo: i bambini spesso si perdono nel “tempo”, non amano affatto attenersi ad esso e, quando sono immersi, vorrebbero che il tempo non scorresse in modo da potersi sentire parte di ciò che stanno creando, senza un inizio e senza una fine.
Tra le altre cose, la creatività è più che altro un processo e, come tale, non ha niente a che fare con il prodotto finito, cosa che interrompe il processo creativo e fa sentire il soggetto “svuotato”; infatti, questo è il grande divario tra adulti e bambini: i bambini quando sono dentro al processo creativo, non si sottomettono al tempo e alle sue leggi; per loro conta il momento presente, il qui e ora e ciò che si prova e nasce in quell’istante… (per il Leone il tempo non esiste.. perché lui è il signore del Tempo e, come tale, lo ferma nell’illusoria onnipotenza di poterlo governare); per un adulto questo è praticamente impossibile giacchè l’intervento del “principio di realtà” tende a fargli vedere il prodotto finito anche se, in quel preciso momento, si passa dall’atto creativo a quello realizzativo, e si perde la “magia della creazione”.

Spesso noi consideriamo i bambini come se fossero dei “piccoli adulti” mentre invece sono dei veri “creativi” in grado di esprimersi giocando e sperimentando sé stessi. Se però i genitori pretendono comportamenti adulti criticando frequentemente la “professione di bambino”, ecco che una parte di questa magia andrà insabbiata e il bambino perderà contatto con sé stesso. Se si insiste sempre a voler insegnare ai bambini come si disegna o come si dipingono le cose, lui diventerà un bravo artigiano imitatore, ma non sarà mai un creativo; è dunque importante comprendere che non sarà importante il fatto che lui faccia un bel disegno, ma che faccia “il suo disegno”, quello assolutamente unico e speciale che lo farà sentire orgoglioso di sé.

Tutti i bambini mostrano talenti creativi potenti e molti genitori non resistono alla tentazione di metterli a frutto; magari il bimbo gioca volentieri con il pianoforte e passa tantissimo tempo a battere sui tasti; prova, gioca, si esercita, si … esprime; se però i genitori decideranno a quel punto di farlo diventare un “pianista”, lo manderanno a scuola e lui comincerà a fare scale, solfeggio, esercizi tecnici e…, un bel giorno.. smetterà di amare il pianoforte perché non gli piacerà più; il suo gioco sarà diventato un lavoro .. pesante che lui non amerà più. Il gioco è il lavoro dell’infanzia.. se non potrà giocare non sarà mai creativo.

I grandi creativi hanno praticamente giocato tutta la vita; si sono divertiti, hanno sperimentato piacere e gioia nel fare le cose e.. questa magia se la portano nel cuore anche da adulti fino a farla diventare “passione” vera.



 
 
 
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