mercoledì 21 ottobre 2020
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LE RUBRICHE DI ERIDANOSCHOOL - Astrologia e dintorni a cura di Lidia Fassio

RUBRICHE DI ASTROLOGIA

a cura di Rosamaria Lentini 
NETTUNO E L'ANIMA
 
Nettuno e l'Anima L’astrologia è per me un’affascinante fonte di meraviglia che, nonostante gli anni, mantiene inalterata questa sua misteriosa natura.
La sua straordinarietà si è verificata di nuovo e di recente durante la lettura di “ Ciò che credo” del teologo Hans Kung, quando mi sono inaspettatamente ritrovata a fare una sorta di traduzione astrologica del testo, che, ben presto ho assegnato all’Era dell’Aquario, per poi passare a considerare anche i tanti collegamenti che, durante la lettura, notavo con il segno dei Pesci. Non è possibile redigere il Tema Natale dell’autore, perchè manca l’orario di nascita, ma che il suo Sole sia in Pesci e l’Acquario ospiti tre pianeti personali – Marte, Venere e Mercurio- è significativo e indiscutibile, così come è significativo che l’idea di scrivere questo articolo mi venga quando Nettuno sta per entrare nel secondo segno della mia III casa…
Niente accade mai a caso, come vuole il cerchio ermetico!

“ …la globalizzazione, se non vuole avere effetti inumani, richiede anche una globalizzazione dell’etica. Di fronte ai problemi della politica, dell’economia e del sistema finanziario mondiali, è necessaria un’ etica mondiale che possa essere condivisa dalle religioni del mondo, ma anche dai non credenti, dagli umanisti, dai laici.” E più avanti Kung continua: “ Ma in una società liberal-democratica, in cui vige il libero gioco delle forze spirituali e sociali, come si può raggiungere un consenso minimo su valori, norme e comportamenti fondamentali?”

Così scrive Kung e basta scorrere velocemente un giornale o ascoltare un telegiornale, per rimanere addirittura spaventati: il mondo sembra impazzito, la corruzione, la violenza, un individualismo addirittura ridicolo tanto vicino ai clowns di un povero circo di periferia, la superficialità, la sfrenata ricerca di un benessere effimero, le guerre, il terrorismo, la pedofilia, il turismo sessuale, il commercio di organi…. un elenco ben più lungo di questa galleria degli orrori, mostra in tutta la sua chiarezza che le regole che hanno sorretto l’umanità fino ad ora non sono più dei validi punti di riferimento. Quelle norme, così come ci sono arrivate, fisse, eterne, immutabili, tramandate da chi ci ha preceduto, non hanno più valore, non sono più applicabili ad una società che da allora è tanto e tanto velocemente cambiata e qualsiasi tentativo di restaurazione non fa che peggiorare la situazione. E’ necessario, perciò, tornare a guardare e a considerare la vita sulla terra, perchè è da questa analisi, condotta in maniera attenta e scevra di pregiudizi, che possiamo trovare soluzioni adeguate ai cambiamenti vertiginosi e profondi che la società mondiale sta vivendo. E’ solo da questa osservazione che possono nascere criteri utili alle esigenze di tutti gli uomini e contemporaneamente a ciascuno di loro.

L’umanità è il prodotto di miliardi di anni di evoluzione, tutti vissuti all’insegna della tutela della vita, innanzi tutto, e del miglioramento della stessa. Su questi due cardini si è formato il primo abbozzo di un’etica vissuta nella pratica che, prima ancora di essere fermata in leggi e precetti, già si era articolata su quattro campi d’importanza vitale: tutela della vita, protezione della proprietà, tutela dell’onore e regolamentazione dei rapporti fra i sessi. La tutela della vita aveva le sue eccezioni, perchè c’erano le guerre, per esempio, o i sacrifici umani agli dei, che, però rientravano nelle norme sociali e pertanto non costituivano alterazione, erano forme speciali di salvaguardare la vita.
E’ facile verificare che, quando questi quattro principi etici vennero fissati, dettero luogo a < non uccidere, non rubare, non mentire, non compiere atti impuri>. Sono norme che si ritrovano nei 10 comandamenti della Bibbia e nel Nuovo Testamento, nel Corano, nel canone buddista, in Patanjali, il fondatore dello yoga. Da tale diffusione possiamo concordare che questi quattro principi rappresentano un’ etica originaria, sulla base della quale sono avvenute la conservazione e l’evoluzione della specie. Da quest’etica originaria, sostiene Kung, noi dovremmo ripartire e lo dovremmo fare in nome di un’ etica ottimista, che non s’impone più come legge o precetto religioso con il rischio, tanto drammaticamente attuale, di trasformare in un un bene sul quale poggiare e prosperare, esattamente come avvenne in origine, quando questi valori nacquero spontaneamente e liberamente per proteggere la vita umana e quella personale.
Ma non era solo questo il prezioso ritorno nato dalla spontaneità, perchè il rapporto diretto con la vita della terra, con i suoi ritmi e le sue leggi, con la sua consequenzialità onnicomprensiva non permetteva o almeno ostacolava una qualsiasi forma di distruzione in nome del singolo interesse. Paradossalmente i nostri remoti antenati che non sorvolavano i cieli a bordo di potenti jet, che non avevano la televisione dalla quale trarre notizie anche del più sperduto angolo del mondo, dello stesso avevano una visione molto più ampia, totale, unitaria, di quella che abbiamo noi, chiusi nel nostro piccolo e spesso misero interesse. Loro erano veramente i figli del cielo e della terra che, anche quando furono distinti, non diventarono due elementi contrapposti o addirittura antagonisti, perchè l’originaria semplicità e il costante rapporto con la terra e con il cielo faceva sì che ogni singolo aspetto della vita celeste o terrena che fosse, rientrasse nel Tutto. Era l’Uno nel quale si riassorbivano tutte le apparenti contraddizioni.
Oggi questo rapporto è stato annullato, non solo si è spezzata l’unità, ma il proprio “pezzetto di terra” è diventato un bene personale da sfruttare fino all’osso. Costi pure la sua distruzione!
L’attuale disastro ecologico, frutto di una speculazione assassina e non controllata, non riguarda solo le popolazioni che si affacciano sul Golfo del Messico, ma tocca tutti, sia a livello umano, sia a livello di un mare che appartiene a tutti e la cui rottura di equilibrio ricade su tutti, inclusi coloro che hanno perpetrato la tragedia. E’ solo un doloroso esempio, perchè su quanto l’uomo stia distruggendo il pianeta Terra purtroppo si possono scrivere migliaia di pagine.

Sono queste considerazioni che mi fanno sposare l’idea dell’ etica ottimista e in questo ritorno al vecchio per originare un nuovo mi sembra lecito rintracciare l’essenza di quella che dovrebbe essere l’Era dell’Acquario di quel Vecchio Saggio che versa sulla terra una nuova linfa, un connubio di una nuova vita e di un nuovo amore…. una nuova radice, in accordo con il periodo stagionale, che nasce dal seme del precedente raccolto onde produrre un nuovo e futuro raccolto.

Questa potrebbe essere, con l’ingresso di Nettuno nei Pesci, la soluzione di quella Croce a T che nel mondo vicino e lontano sta mietendo vittime e valori come una falce impazzita.
Un’illusione o una speranza? Un pò di tutti e due: sogno e metamorfosi attingono dal mondo di Nettuno il cui ingresso nel suo segno è in pratica alle porte. Chissà se il suo entrare, poi riuscire, poi attraversare una fase di retrogradazione, non siano sottolineature volte a farci avvertire maggiormente la sua presenza e a farci, dunque, riflettere sul significato di questo grande evento.
E’ un grande evento, infatti, che potrebbe costituire uno stimolo consistente ad un uso diverso della croce orientandola verso dei valori cancerini di protezione della vita.
Con queste ultime considerazioni penso alla divisione quaternaria dello Zodiaco: il 3 che nella suddivisione ternaria porta a compimento un’azione, nella quaternità diventa il 3+1 che dà luogo ad un fenomeno di natura diversa, una alla quale è, però, indispensabile il compimento dell’azione del ternario. La successione quaternaria si realizza nei tre segni di Acqua e i Pesci, come XII segno, sono contemporaneamente la chiusura di un ciclo e l’apertura di uno nuovo, che potrebbe trovare la sua realizzazione in quel Cancro, ora così bombardato da Plutone in Capricorno.
Ma cosa dovrebbe accadere affinché nascessero dei valori cancerini? La risposta è molto semplice, molto difficile è il conseguimento di un siffatto obiettivo. E qui il discorso si sposta dai valori aquariani, da soli insufficienti a dare il via ad un nuovo progetto per l’umanità.
La risposta è proprio in quel Nettuno nei Pesci, che in collaborazione con la Luna dovrebbe portarci a sentire la vita in un modo diverso dall’attuale, dovrebbe riportarci ad un’anima che dalla nostra esistenza sembra essere scomparsa. Abbiamo l’anima dell’immortalità - astutamente ce la siamo conservata- ma quella che ci fa sentire la vita umana, l’importanza della stessa, la necessità di cautelarla, che ci fa sentire la vita della terra, l’importanza della stessa, la necessità di cautelarla, quell’anima lì dov’è?
L’anima e la spiritualità hanno due diverse nature, la prima, ripeto, ci dà la possibilità di sentire la vita, la ANIMA, lè dà vitalità e valore, appartiene all’Acqua e perciò alla terra, la seconda riguarda il pensiero, ed appartiene, perciò, all’Aria e al cielo. Oggi preferiamo il cielo, parliamo molto di spiritualità e molto poco di anima, ciò potrebbe anche andare bene se la spiritualità, così staccata dall’anima, non corresse il pericolo di diventare un astrarsi dalla realtà, una fuga per chiudersi in un mondo interiore che non ha alcun aggancio con la realtà esterna..
Condivido ciò che dice Mancuso quando considera la spiritualità come la punta estrema dell’anima, di un’anima spirituale frutto di un sentire che in un lento e progressivo assottigliamento s’innalza verso il cielo. L’albero cosmico era infatti così: le radici saldamente affondavano nella terra e la chioma si protendeva verso il cielo.
Una delle tragedie, sono convinta la più grande, della nostra umanità ha un’origine antica ed è appunto il progressivo distaccarsi dalla materia come illusorio antidoto alla morte; Plutone perciò non è più la terra che segue il suo ciclo vitale e quindi accoglie e custodisce il seme per prepararlo al nuovo raccolto, ma si è trasformato in un mostro che vuole solo possedere in modo sempre più vorace ed ossessivo.
La presenza di Plutone in Capricorno sta facendo emergere esattamente questo, ci mette quotidianamente sotto gli occhi i tanti guasti che noi abbiamo operato, la malattia che la nostra psiche malata, nell’illusione di un’esistenza facile e felice e soprattutto eterna, ha trasmesso alla terra e al cielo. Ma Plutone può anche essere altro, anzi, se non lo travisiamo, è altro, è quel sotto la terra che genera la possibilità di vivere sopra la terra.

Come sono suggestive quelle notti limpide, nelle quali la Luna sembra unirsi al mare, entrare in lui per inondarlo con la sua luce, farlo risplendere di quel particolare colore argenteo che elimina ogni traccia di buio e che parla, perciò, solo di vita pronta ad emergere!
Le nozze fra Cielo e Terra!
Venere che sorge dalle acque!
La Venere della trasparenze morpurghiane!
Una nuova umanità, una nuova vita dell’uomo e della terra, un nuovo senso della vita, dunque, che ci spingano verso la ricerca di un’ etica dell’ottimismo!

Quando penso al prossimo arrivo di Nettuno nel suo segno di Acqua penso ad un grande risveglio delle coscienze, “…ma di una coscienza, come scrive Hillman, che non coincida con l’Io; vera coscienza è la consapevolezza che l’anima ha di se stessa come riflesso della psiche colletttiva universale, e non già come consapevolezza di sé come soggettività egoica e separata.”
Sono considerazioni nettuniane che evidenziano un forte stimolo a ritornare al sentimento della totalità e della nostra appartenenza ad essa come “base” su cui poggiare poi la spiritualità e in tal modo unire il mondo dei Pesci con quello dell’Acquario, operando una metamorfosi che ricongiunga la terra al cielo e il cielo alla terra: l’albero che affonda le radici nella terra e protende la chioma verso il cielo e l’altro albero, parallelo al primo, le cui le radici sono in cielo e la chioma è rivolta alla terra.
Ma Nettuno in Pesci, potrebbe determinare anche un ulteriore elemento di confusione che andrebbe ad aumentare lo sbandamento e l’insicurezza nelle quali vive oggi gran parte dell’umanità. Sta a noi, pertanto, la scelta: tornare a vivere sulla terra accettandone, però, tutti i suoi limiti, le sue regole, i suoi ritmi, i suoi bisogni, la sofferenza che l’essere inseriti nel mondo automaticamente comporta, oppure continuare a fuggire innalzandosi verso il cielo come una mongolfiera che ha perso l’ancoraggio alla terra, o rimanendo incatenati alla terra stessa, paghi e soffocati da tutta la che se ne può ancora ricavare.
Da questa scelta dipende la strada che percorrerà la globalizzazione: continuerà ad essere quello strumento che depaupera sempre più la terra e la parte povera della popolazione, oppure potrà essere l’occasione per distribuire in modo più equo e più utile a tutti noi le tante e svariate risorse a nostra disposizione, aiutando la vita umana e dell’universo tutto?
Se e quando prevarrà la seconda possibilità allora il processo ormai inarrestabile della globlizzazione potrà compiere un ulteriore passo, ma ad un livello interiore, profondo, un livello di cui noi, la terra e il cielo, Tutto, abbiamo un urgente bisogno. Torneremo a sentire l’importanza di quell’ etica originaria a cui dobbiamo in parte la nascita, ma soprattutto la continuazione della vita.

Ho iniziato questa riflessione parlando di un teologo, la chiudo con le parole di una psicoanalista junghiana, ebrea e che vive a Gerusalemme: Mirjam Viterbi Ben Horin:
“ La nostra vita, ogni vita, è parte integrante di una vita che ci trascende e che coinvolge l’intero cosmo.
In ogni uomo nato si ripete e si ripropone il mistero del finito che fa tuttavia parte dell’infinito: il mistero dell’uomo che implica anche quello di Dio.
Abbiamo quindi dinanzi a noi l’uomo, con la sua finitudine, la sua sofferenza, la sua morte; ma contemporaneamente anche con tutte le sue possibilità di realizzazione e di apertura verso l’Assoluto.
E abbiamo dinanzi a noi lo Spirito, quale messaggero fra l’uno e l’altro.
Ascoltare la voce della Spirito, tradurre il suo messaggio in pienezza di vita, realizzare l’ , significa per me divenire nel senso più profondo; comprendere che la propria finitudine e l’Eterno sono insieme un’unità dinamica, e che ciò è la verità ultima dell’esistenza.”




Hans Kung: Ciò che credo
Vito Mancuso : L’anima e il suo destino
James Hiilman: L’anima del mondo e il pensiero del cuore
Mirjam Viterbi Ben Horin: Verso l’Uno



 
 
 
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