mercoledì 28 ottobre 2020
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LE RUBRICHE DI ERIDANOSCHOOL - Astrologia e dintorni a cura di Lidia Fassio

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a cura di Lidia Fassio 
IL MITO DI ATENA
 
Il  MITO  DI  ATENA Tra i miti greci più interessanti vi è sicuramente quello di Atena, la figlia di Zeus, che nasce adulta dalla testa del padre.
Ovviamente, il fatto che nasca dalla testa del padre, fa pensare immediatamente all’assenza di “madre” e di un vero maternage; dunque, questa figlia non ha avuto la possibilità di godere di un utero protettivo ed accogliente nel quale essere supportata e nutrita fino a quando la maturazione non le permettesse la nascita. La testa di Zeus non sembra un luogo così rassicurante; non c’è nulla di morbido e non c’è spazio all’interno di una testa, al limite può essere eccitante dal punto di vista “mentale” per cui, con questa immagine, il mito sottolinea la difficoltà iniziale di questa donna che non ha trovato nessuna delle condizioni fondamentali per poter “pre-sentire e sentire” nonché instaurare un contatto con il mondo attraverso una protezione come può offrire quella materna e non ha avuto neppure la possibilità di poter entrare in empatia con la stessa, condividendo emozioni e sensazioni ma, piuttosto, di essere stata direttamente in linea con la ragione e l’intelletto.

Il mito di Atena è molto complesso e, pur essendo conosciuta come la dea della saggezza, protettrice degli eroi e dea dei mestieri, rivela tratti molto ambivalenti e contraddittori che non possono essere sottovalutati.

Essa nasce adulta, completamente corazzata: in effetti, ha un elmo sulla testa, lo scudo nella mano e la corazza che protegge il suo corpo. La corazza ci parla abbondantemente di “difesa” e, soprattutto di quella particolare paura di “lasciarsi toccare” nel senso più puro ed intimo del termine. Ciò che tocca fondamentalmente nella vita è il sentimento che dà gioia e condivisione ma che, a volte, scalfisce e ferisce in profondità lasciando tracce importanti che modificano il modo di percepire le cose e di vivere. Atena si difende dai sentimenti che, a suo modo di pensare, rendono “fragili e depistano la strategia della mente” per cui preferisce non avvertirli e tenerli a distanza. In particolare si difende da quel particolare “sentire” che permette di mettersi nei panni degli altri, distogliendosi dai propri obiettivi.

La vita di questa divinità è costellata dall’utilizzo delle energie maschili più che di quelle femminili ed in effetti lei si avvicina molto di più al simbolismo di Saturno e di Marte che non a quello lunare e venusiano; nonostante tutto, essendo figlia di Meti – la divinità preolimpica che Zeus aveva sposato in prime nozze e poi ingoiata – eredita la saggezza da questa donna, pur non avendo potuto entrare in contatto con lei per cui, ci sono punti su cui lei potrebbe lavorare per uscire dal suo stato di isolamento emotivo.
E’ singolare il fatto che fosse conosciuta proprio per una delle virtù della madre anche se poi lei divenne la protettrice degli eroi che, quasi sempre, erano maschi; era soprattutto l’artefice delle strategie in battaglia; sua infatti è l’idea di far costruire il cavallo per profanare Troia che non cedeva da tempo; anche in questo vediamo la violenza del maschile che tocca un simbolo prettamente femminile come quello della “città-nazione” che è notoriamente cancerino e lunare.
E’ una delle divinità “vergini” e, come sappiamo la condizione di verginità nel mondo greco aveva a che fare con l’integrità e con la difficoltà sul piano della relazione; le dee vergini non avevano infatti rapporti stabili e preferivano vivere la loro vita in funzione di una realizzazione personale.

Questo ci permette di pensare che in lei sono presenti forza e indipendenza a sottolineare il bisogno di individualità e di preservare sé stessa dalla relazione amorosa che, forse, avrebbe scalfito la sua corazza.
La mancanza del rapporto amoroso è una delle più grandi difficoltà nel percorso di conoscenza di sé stessi e lo è a maggior ragione in una donna; sappiamo tutti quanto è importante lo specchio che l’altro fornisce nella relazione intima ma sappiamo che il principio di “eros” è tipicamente femminile ed ha a che fare con l’unire, il fare spazio e il nutrire; non lasciarsi toccare indica l’impossibilità di giungere a recuperare l’altra parte di sè a cui si può accedere solamente attraverso un vero coinvolgimento emotivo che non può avvenire in presenza di “difese e di corazze”.

La nascita in uno stato “adulto” è una contraddizione in termini perché si nasce “piccoli e indifesi” e solo il nutrimento e la protezione permettono la crescita; nel mito di Atena è sottolineata la privazione della madre ma anche dell’infanzia (altro simbolo lunare) e questo ci autorizza a pensare che proprio la Luna sia per lei l’archetipo più complesso da integrare il che ci riporta alla sua difficoltà a rapportarsi con il femminile, con le emozioni, con la dolcezza e la sensibilità che, da adulti conducono a problemi giganteschi di relazione.
Lei è “figlia del padre” e come tale si comporta.. Il maschile salvaguarda l’Io, la conquista e la penetrazione nel mondo utilizzando per lo più la funzione razionale.

Lei si protegge dal dolore che ha una grande valenza trasformativa e resta distaccata di fronte alla sofferenza e, soprattutto, di fronte a quella femminile che, di solito si lega alla relazione con il maschile; emblematico il caso di Clitennestra che viene portata in giudizio per aver ucciso il marito Agamennone e che lei fa condannare a morte; non è il solo episodio, fondamentale anche quello della trasformazione di Medusa in Gorgone; lei non riesce a partecipare al dolore della ragazza che era stata violentata da Poseidone in un boschetto sacro e, presa dalla rabbia, la trasforma in mostro.

Questi tratti del mito riflettono pienamente la proiezione della sua “ombra”; non sopporta e non può vedere il cedimento all’emozione e alla passione e in quei casi diventa violenta e persecutrice. E’ ciò che non può concedersi e che, di conseguenza, non può tollerare nelle altre donne.

Lei si rapporta esclusivamente con il maschile ed anche in questo mostra la sua incapacità di aprirsi al mondo della Luna e di Venere cosa che la condanna a vivere una vita di strategie, di intelletto e di giudizio che tuttavia, la snatura della sua essenza più preziosa.

Astrologicamente sembra l’incarnazione della lesione Luna Saturno che, spesso, obbliga il soggetto a rimuovere il lato femminile della sua natura in quanto non ha saputo accogliere e proteggere e, per coprire la sofferenza che si prova bisogna rinnegarlo benché questo condanni la donna a diventare rigida e incapace di pietà, combattendo all’esterno la fragilità che non può essere accolta ed integrata in sé stessa.

Queste donne hanno bisogno di confrontarsi con questo lato poiché, in caso contrario, la vita si fa priva di significato e, nel tempo, diventa asettica. Non provare passioni e sentimenti è quanto di più tragico possa accadere agli esseri umani che hanno bisogno di relazionarsi con l’altra parte di sé per illuminare la strada dell’anima.

 
 
 
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