venerdì 18 agosto 2017
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A SCUOLA DI ASTROLOGIA - Nodo Nord in IIa e Nodo Sud in VIIIa
 

Il Nodo nord in IIa casa indica un viaggio personale in cui bisogna costruire in prima persona una serie di sicurezze e di valori personali che riescano a dare senso alla vita della persona.

Ognuno di ha bisogno di poter contare su alcune sicurezze di base; per chi ha il nodo in IIa la parola “sicurezza” non sempre suona come qualcosa di conosciuto ma come qualcosa che deve essere raggiunto e sperimentare. Si sente un grande vuoto interno, ma è fondamentale imparare come costruire un mondo sicuro per sé stessi e per chi sta vicino senza per questo vivere dentro ad una gabbia che imprigioni e che impedisca i cambiamenti necessari che devono essere favoriti.

Per poter essere veramente indipendenti ed avere delle sicurezze che partano dal mondo interno ci sarà bisogno di scoprire quali sono le risorse profonde e vere che si possiedono: per questa ragione occorre individuare quali sono i valori personali, indipendentemente da quello che è stato trasmesso o richiesto; questo servirà per conoscere cosa si desidera veramente ed attraverso quali scelte lo si potrà conquistare. Capire cosa è veramente importante per sé stessi al di là di quelli che sono i desideri di chi sta vicino potrà dare un senso di maggior gratificazione oltre a fornire i mattoni di base per costruire un senso di solidità e di appartenenza al proprio ambiente e al proprio mondo, senza dipendere da questo, né aggrapparsi a questo o sfuggire ad esso.

Chi ha questo nodo tende a sentirsi parte delle tradizioni, anche se a volte può avere l’impressione di essere estraneo a ciò che hai attorno, sarà tuttavia inserito in una cultura e in una famiglia, e non potrà non riconoscere l’importanza di tutto questo anche se dovrà operare scelte senza personali senza farsi condizionare o vivere al di fuori di ciò che conta o dei propri valori personali. La forza interna potrà avere un struttura più stabile se la si appoggerà a qualcosa che possa anche essere tangibile e visibile: la concretezza sarà uno strumento che potrà servire nel difficile viaggio di conoscenza del valore delle cose e delle persone per lavorare su un più solido senso di identità. Poter dire “questo l’ho costruito io” può essere fonte di sicurezza per chi ha il nodo in IIa casa.

Scoprire le risorse per renderle utilizzabili.

Chi arriva da un nodo sud in VIIIa casa sa di avere un potere personale che in qualunque momento aiuta e sostiene, tuttavia deve imparare a riconoscerlo più di chiunque altro; deve rispettare i sentimenti altrui e sapere bene che ciò che gli altri hanno; non si potrà abusare di tutto ciò e tantomeno appropriarsi; che si tratti di cose o di emozioni o di affetti, bisognerà affrontare il rischio di dover lasciar andare senza aggrapparsi e senza disfarsi di ciò che non si senti proprio. Le paure che spesso si avvertono e che spingono a controllare o a manipolare sono le vere nemiche da combattere dall’interno; esse portano a distruggere ciò che invece si vorrebbe costruire.

Il giusto senso di possesso deve riguardare le cose che si hanno nel proprio mondo interiore e che fanno sentire di avere “sostanza” e “sicurezza” e proprio perché se si possiedono queste qualità non ci sarà bisogno di essere sempre sulla difensiva nei confronti del mondo e quindi si vivrà una vita migliori. In caso contrario non ci si sentirà mai al sicuro e si avrà sempre bisogno di trattenere ciò che si ha per paura di perdere o di veder sfumare le proprie sicurezze.

Individuare quali sono le potenzialità e le risorse significa conoscere cosa si può raffinare, padroneggiare e rendere pienamente utilizzabile in modo da guadagnare quelle sicurezze che si stanno cercando facendo perno sulle potenzialità innate. Quando si avrà trovato quello che nutre da dentro quello sarà ciò che veramente “si possiede” ed allora si sarà in grado di fare qualsiasi cosa con le sole forze e non si avrà più paura di mettersi in gioco per ciò che si vuole e si desidera.

Ci vuole un approccio più semplice alla vita

La mentalità che è stata sviluppata porta spesso a non fidarsi troppo del mondo esterno e degli altri; c’è invece veramente bisogno di ritrovare fiducia in sè stessi e nel mondo e di scoprire che non tutto è contorto e complicato ma che, più spesso di quanto creda, le cose sono più semplici e lineari, basta vedere il lato luce e non cercare sempre i risvolti sotterranei in ogni situazione; sono le diffidenze e le paure personali che fanno traballare dall’interno; affrontando la vita a viso aperto senza troppe strategie si imparerà ad entrare in rapporto con gli altri senza temere di essere traditi o sopraffatti: un approccio più rilassato e aperto ritornerà sotto forma di maggior benessere e serenità e permetterà di uscire dagli stati di stress continui in cui si cade. Occorre procedere con gradualità verso una visione del mondo più concreta e realistica ma anche più chiara e aperta; percepire ciò che la natura mette a disposizione fidandosi della genuinità e della autenticità dei cinque sensi è un’esperienza che può riempire il cuore che spesso è disincantato e non si gode più di nulla a causa della troppa diffidenza. Riuscire a circondarsi di ciò che può rendere la vita gradevole, degli affetti veri e disinteressati senza essere turbati dall’idea di essere spodestati, sarà un grande sollievo perché permetterà di liberarsi di un modo complicato e un po’ distorto di affrontare le cose.

Se si riuscirà a cogliere la bellezza della semplicità, ci si accorgerai che pian piano anche il mondo attorno diventerà fonte di maggior fiducia e ripagherà con un vero apprezzamento dell’essenza delle cose.

Il giusto equilibrio tra prendere e dare

Forse questi soggetti giungono da una situazione in cui si è molto sofferto; è come se all’interno ci fossero ricordi di difficoltà che condizionano a vivere apparentemente staccati dalle cose e dagli affetti per arginare la paura di affrontare il dolore che nasce dal cambiamento e dal doversi congedare dalle cose, dimenticandosi però che ciò che tutto ciò che si è vissuto e costruito all’interno ci appartiene e nessuno potrà portarlo via ma andrà ad alimentare un senso di “sostanza” vero e non piùperdibile. Sicuramente c’è uno squilibrio che ha portato ad essere eccessivamente difesi e chiusi rischiando molto più del dovuto perché si finisce per investire troppe emozioni su questioni che hanno a che fare con il “potere” e con la “paura di perderlo” più che con i sentimenti.

Le questioni dell’ “avere e del dare” non sono state ancora rivisitate pienamente ed ora si è chiamati a trovare il giusto equilibrio; niente nella vita rimane uguale in eterno perché tutto è in continua trasformazione ed è tempo che si riesca a vivere con pienezza nel “qui e ora” senza tutte quelle riserve che portano poi a rimuginare su ciò che è stato, ciò che si sarebbe dovuto fare e ciò che non si è fatto. Impara a “dare” con naturalezza senza contorsioni e senza sempre fare i conti del dare dell’avere e senza farsi prendere dalla paura che se si concede troppo si finisce col “perdere”; queste sono due delle grandi lezioni che la vita richiede di apprendere.

Non si può temere di costruire le cose per paura della loro trasformazione, tutto nella vita è movimento e tutto è ciclico; ogni cosa che sembra andare via in realtà permette la costruzione di qualcosa di diverso e di nuovo e proprio guardando la natura e le sue continue, inarrestabili trasformazioni si può comprendere che questa è la via. Nutrire il bisogno di costruire le cose e vedere che queste nutrono il mondo delle sicurezze ha qualcosa di miracoloso.

INTEGRAZIONE tra i due nodi

Mettere in comune – un’esperienza importante

Il grande lavoro sulle sue risorse e sui valori porterà a scoprire che ciò che si possiede è molto di più di ciò che si è sempre pensato di avere; infatti, ciò che si ha dentro è ciò che nessuno potrà mai portare via. Il grande C.G. Jung diceva che ciò che abbiamo e che è veramente nostro è ciò che ci resta dopo che abbiamo perso tutto all’esterno; questo per far comprendere che è da ciò che si avverte come proprio che può arrivare quella forza e quella sicurezza che consentirà poi di affrontare il mondo con fiducia, certo che in qualunque situazione si potrà essere sé stessi avendo la possibilità di essere all’altezza della situazione.

Questo favorirà un accrescimento del vero senso di identità che si consoliderà e si rafforzerà attraverso la certezza di non essere “poveri e bisognosi”, ma sentendosi altresì pieni di ricchezze che vorranno semplicemente esprimersi. Questa esperienza accompagnerà a mettere in comune con qualcun altro le cose che si hanno e che si possiedono senza paura di perdere il proprio potere personale. Un vero e proprio senso di padronanza di ciò che si è aiuterà a gestire ciò che si ha e a non contrabbandare in nessuna occasione “l’essere con l’avere”. Occorre ricordare che solo le persone “ricche” possono veramente dare: e se si è ricchi dentro non ci sarà nulla da temere e men che meno che gli altri portino via qualcosa.

a cura di Lidia Fassio
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