sabato 27 maggio 2017
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A SCUOLA DI ASTROLOGIA -ACCENNI SULLA PROIEZIONE
 

Le proiezioniLa proiezione è la più grande opportunità che abbiamo, dal punto di vista psicologico, di recuperare quelle parti di noi che non sono sviluppate perché sono state rinnegate o, semplicemente, perché non sono state ancora “incontrate all’esterno”. Inizialmente la ‘proiezione’ nasce come meccanismo di difesa dell’ Io perché l’Io non può riconoscere tutte le sue parti e, soprattutto, non quelle che non sono accettate dall’esterno e che , pertanto, metterebbero in discussione la sopravvivenza.

Quindi il processo della nostra coscienza, della nostra consapevolezza è un riconoscimento graduale di ciò che siamo nella nostra interezza. E’ come se fossimo una grandissima torta di cui, però, la coscienza ha capacità di visualizzarne solo una piccola parte; tutto ciò che rimane sarà contatto attraverso la proiezione.

Nel libro dal titolo “Il piccolo libro dell’ombra” - che invito tutti a leggere (è di Robert Bly – edizione Red – Immagini dal profondo) è scritto che la vita, in sostanza, è un grande “cineforum”, in quanto non facciamo altro che proiettare e la proiezione è, da un lato, la più grande opportunità di consapevolezza e di conoscenza, dall’altro, però, se noi non la usiamo come opportunità di conoscenza, diventa una “calamità”, ossia sembra rappresentare a tutti gli effetti “il nostro destino”: di fatto ci costringe ad attirare determinate situazioni e persone nella vita in modo da poterci avvicinare ai nostri contenuti negati; tuttavia, se non le riconosciamo come nostre, continueremo a perepirle come del tutto estranee e a pensare che ci sia qualcosa di esterno che ce l’ha con noi, che non funziona, ecc. ecc.

Al di là dell’astrologia, un passaggio importante è riuscire a capire che in ogni situazione che noi viviamo c’è qualcosa di nostro anche quando ci sembra “lontanissimo” da noi. Più è lontano e più è profondo il conflitto e più potente la dinamica proiettiva: è qui che c’è un grosso nostro nucleo.

Il meccanismo della proiezione è il più comune, tutti lo usiamo; la vita, dunque, parte con un enorme bagaglio di proiezioni poi, man mano che si cresce, alcune si ritirano soprattutto quelle appoggiate sulle le persone con cui siamo più in contatto.

Questo meccanismo di difesa è molto sofisticato e riguarda in particolare quei contenuti della nostra coscienza che l’ Io non solo non è in grado di riconoscere, ma neanche di trattare: quindi li deve rimuovere ossia nascondere sotto la soglia della coscienza pronti per poterli spostare all’esterno. Per “operare” una proiezione entrano in circolo altri due meccanismi di difesa: rimozione e spostamento; l’Io li sposta poi li può finalmente trattare perché li vede a distanza ritenendoli estranei e non appartenenti.

Tutti però sappiamo come funziona un “proiettore”; le immagini vengono riprodotte sul muro o su un telo bianco che è lontano dal punto da cui si proietta. Nessuno però si sognerebbe di pensare che le immagini sono lanciate dal muro stesso. Esattamente così funziona la proiezione da un punto di vista psicologico. Siamo noi a proiettare su una persona esterna i nostri contenuti che, a quel punto, li vediamo come appartenenti all’altro.

E’ una modalità per entrare in contatto con qualche cosa che non possiamo e/o non vogliamo riconoscere (cioè una parte di noi, che, a suo tempo, non ha potuto essere integrata nella personalità). Vedendola riflessa negli altri la persona può cominciare a prendere dimestichezza con quel lato di sé. Yung diceva che i nostri peggiori nemici sono i nostri più grandi amici dal punto di vista psicologico. E’ il nemico che ci insegna , non è l’amico; è quello che ci propone qualcosa di molto distante da noi che ci aiuta a ricontattare le parti rimosse.

Occorre fare un’analisi delle situazioni che capitano con maggior frequenza con persone che apparentemente sembrano non avere a che fare niente con voi. Ad esempio: se incontriamo sempre invidiosi dobbiamo fare i conti con la nostra invidia; la “odiamo” talmente tanto che siamo costretti a proiettarla all’esterno. Partendo da questo discorso la proiezione dà modo di comprendere che, al di là di quello che si conosce, le proiezioni sono enormi; esistono proiezioni molto più facili da riconoscere e sono quelle “positive”; infatti, contrariamente a quanto si pensa, esistono anche proiezioni di qualità positive , come nel caso in cui non si è potuta sviluppare una capacità o una qualità, ossia un qualcosa che non era accettato dalla famiglia e allora la si cercherà in tutte le persone che si incontreranno. Questo per ricordare che nell’inconscio non vi sono solo negatività, ma, come dice Jung l’inconscio è il depositario di tutte le potenzialità.

Ma allontanando la vista, le proiezioni portano alle “grandi ombre”; ci riportano le nostre ombre personali che poi si incrociano con le grande ombre collettive e cioè: noi proiettiamo, gli altri proiettano, quindi, in grande, spostiamo tutti all’esterno contenuti distruttivi: infatti, quando le nazioni entrano in guerra, ogni singola nazione e ogni singolo individuo dovrebbe lavorare sulla proiezioni che ha generato.

Man mano che ritiriamo le nostre proiezioni, avanziamo nel percorso di consapevolezza e tutto ciò che ritiriamo non butteremo più sull’ombra collettiva. Il cammino è solo e sempre individuale non ci potrà mai essere un cammino collettivo; ogni individuo che strappa pezzi al suo inconscio, ha fornito anche la possibilità di togliere pezzi di ombra dal “grande cumulo” però, occorre comprendere che tutto parte dal basso mentre, generalmente si pensa che debba partire dall’alto, ma in realtà dall’alto non può partire niente, perché la società è fatta di individui e se l’individuo non funziona, la società non funzionerà mai.

Noi proiettiamo partendo prima di tutto sulle persone più vicine: sui nostri genitori, sui nostri figli, sui nostri partners. Già, attraverso di loro, possiamo recuperare molte cose e nel momento del “recupero” si scopre che non si ha più bisogno di cercare “fuori” e quindi si cresce e si va a rimuovere un pezzo di ombra personale posata su quella collettiva.

Per esempio: se si proietta potere su alcune persone, ci si ritroverà sempre circondati da persone che impostano un rapporto di forza con noi. Nel momento in cui si riconosce questo, quel problema lì non ci sarà più, perché anche noi ci saremo ripresi qulla porzione di potere e lo utilizzeremo.

Il bambino quando imposta la sua vita esprime quello che è nella sua totalità; il processo di educazione (quello delle prime sei case sotto l’orizzonte) è un processo in cui si dividono tutti i vari pezzi di sé, quindi il bambino comincia a riconoscerli, ma più l’educazione è rigida e più ci saranno pezzi che non riconoscerà in quanto saranno poco espressi o negati oppure percepiti come negativi in quanto “giudicati tali” come, ad esempio, l’aggressività e la sessualità.

Sono grandi sacche di tematiche non riconosciute a livello proiettivo. Nei secoli scorsi tutte le ombre inerenti la sessualità erano potentissime; oggi sono caduti alcuni tabù ma molti di essi sono infilati nel gran calderone delle proiezioni di “potere” e quindi, a grandi livelli questo problema rimane irrisolto. Più le pulsioni sono ancestrali ossia primitive e più sono combattute dall’esterno; combattute sia a livello di educazione individuale che a livello di società.

Le più grandi ombre di oggi sono: sesso, potere ed aggressività; come vedete non sono cambiate molto dai tempi antichi e continuano ad essere ancora le cose più soffocate nel bambino. Quando il bambino esprime la sua impulsività spesso trova difficoltà, deve quindi ridimensionarla e, in molti casi, rimuoverla.

Da un punto di vista prettamente psicologico, le proiezioni possono avvenire esclusivamente con una persona che ha a sua volta proiezioni che possono “colludere” con le nostre, altrimenti non può esserci quello che si definisce “l’aggancio proiettivo”.

Cosa si proietta?

Le proiezioni si creano dove ci sono i maggiori conflitti come, ad esempio, un conflitto fra due parti di noi che vogliono due cose completamente diverse: nella relazione di coppia questo può instaurarsi tra il bisogno di unione e quello di libertà (un bel quadrato tra Venere e Marte, oppure tra Venere e Urano).

E’ un grandissimo conflitto perché tutti vorremmo stare con qualcuno e, nel contempo, essere liberi. E’ un conflitto atavico che si comincia a percepire da bambini quando si ha un grande bisogno di accettazione e di affetto ma un altrettanto grande bisogno di libertà e di affermazione.

Se c’è stata la sensazione che ogni volta che si sperimentava la libertà (Urano), si perdevano degli affetti, sicuramente questa parte si sarà messa nel cassetto in attesa di poterla riconoscere da adulti proiettata su un’altra persona con lo stesso conflitto, ma rovesciato. La proiezione permette che un conflitto (che si chiama “intra – psichico”) si possa tagliare in due e vivere attraverso un’altra persona ovvero, diventa un “conflitto interpersonale”. L’altra persona, dunque, permetterà di venire a contatto con l’altra metà: ognuna delle due parti si riconoscerà sempre in una parte, ma, per via dell’altro, si sarà costretti a vedere ciò che non si è mai potuto vedere.

Ad esempio: lui che “scappa’” perché dice che lei lo “bracca”; in questo modo i due conflitti “si specchiano” come due metà che insieme formano un intero; diventa una tensione costante e continua che alla fine farà riconoscere il problema comune ossia che tutti e due vogliamo una relazione e che tutti e due vogliamo essere liberi.

Come fare?

Ognuno dei due dovrà incorporare dentro tutti e due i poli quindi la soluzione sarà nel trovare una relazione che permetta molta “individualità”, molto spazio, molta capacità di potersi esprimere e al tempo stesso condivisione ed unità. Ecco perché nella coppia dopo 2-3 anni si instaura una crisi: è il momento in cui ognuno dei due dovrebbe riprendersi la sua parte e lavorarci sopra, perché non è l’altro che può risolvere il problema, in quanto lo si potrà risolvere solo internamente e se non si fa questo passaggio la coppia può finire e ognuno dei due si ritroverà con lo stesso tipo di persona, cambiandone solamente il nome.

La caratteristica della “coazione a ripetere” ci fa capire che si tratta di un problema nostro che, finchè non risolveremo si ripeterà identica: dopo la 3^-4^ volta una persona comincia a chiedersi: “Come mai?”

Questa è la domanda delle 100 pistole. Perché quando ci si comincia ad interrogare allora si è molto vicini a comprendere che non è dall’esterno che giunge il problema, ma dall’interno.


a cura di Lidia Fassio
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